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giovedì 15 novembre 2018

Dopo Motta S. Anastasia Oikos si appresta ad aprire una nuova mostruosa discarica a Centuripe


Il 18 novembre si terrà a Centuripe (EN) una manifestazione nazionale contro la costruzione di una nuova piattaforma per la lavorazione dei rifiuti della società Oikos. La giornata prevede il raduno dei manifestanti alle ore 09.00 a Corradino per proseguire insieme verso Pietra Perciata, in c.da Muglia (luogo dov’è prevista la costruzione della discarica). Alle ore 16.00 partirà il corteo da Corradino con arrivo previsto in P.zza Sciacca dove alle ore 18.00 si terrà una conferenza/incontro con i rappresentanti delle istituzioni regionali e nazionali, tra i quali il Senatore Fabrizio Trentacoste (Commissione ecomafie), la presidente regionale di SiciliAntica Simona Modeo, l’ingegnere ambientale Angelo Parisi, la presidente dell’associazione “Sicily zero waste” Anna Bonforte e i rappresentanti delle associazioni e dei comitati territoriali.

Di seguito si pubblica la nota stampa del comitato cittadino spontaneo “NO Discarica - Centuripe RestiamoPuliti” contro la costruzione di una mega discarica di rifiuti

Nota in premessa al comunicato stampa
- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno del mittente. Pertanto questo contenuto non è un articolo prodotto dalla redazione.

“La società Oikos, già celebre per la sua poco attenta e discutibile gestione della piattaforma ecologica di Motta Sant’Anastasia “Valanghe d'inverno”, ha presentato al Comune di Centuripe il progetto per la realizzazione di una nuova piattaforma che dovrebbe sorgere in c.da Muglia, a pochi chilometri dal centro abitato e a soli 4 Km da Catenanuova. Già nel 2016 l’allora presidente della regione siciliana Rosario Crocetta aveva chiesto alla famiglia Proto, proprietaria dell’azienda Oikos, di delocalizzare quella sita a Motta Sant’Anastasia.

La nuova Piattaforma avrà dimensioni mostruose. La società proponente prevede l’acquisto di circa 300 ettari (500 campi da calcio) di terreno ad uso agricolo per la quale chiederà una variante del piano regolatore. Questo è il primo insensato e folle passaggio di una lunga serie. Di solito quando si vuol costruire e aprire una nuova discarica si scelgono territori “morti”, improduttivi, come ad esempio vecchie cave in disuso. Quella in c.da Muglia invece è una terra ancora viva, fertile. Le particolarità paesaggistiche, come ad esempio Pietra Perciata, rendono questo posto unico al mondo, un piccolo angolo di paradiso nel bel mezzo del caos.

L’associazione SiciliaAntica inoltre fa notare come questa contrada sia luogo d’interesse archeologico e storico, i militari americani infatti marciarono su quelle pianure durante l’operazione Husky.

La nuova piattaforma che tratterà i rifiuti attraverso un processo meccanico-biologico accoglierà ogni giorno 1000 tonnellate di rur (rifiuti urbani residui) proveniente da mezza Sicilia e sarà fornita di una vasca per lo smaltimento dei residui inerti grande 2 milioni e 800 metri cubi; dimensioni davvero poco provinciali e spaventose per un territorio così piccolo. La piattaforma inoltre gestirà e smaltirà all'aperto circa 90.000 tonnellate di percolato (rifiuto speciale) all’anno, altro dato terrificante, vista la pericolosità di questo avanzo tossico che inquina le falde acquifere e distrugge la salubrità di intere comunità. Dove verrà infine conservato rimane solo un’ipotesi poco chiara. E cosa accadrà quando la su detta vasca, tra massimo 7/8 anni, sarà piena? Chi si farà garante del suo virtuoso utilizzo visti i precedenti dei Proto?

Il sindaco di Centuripe Elio Galvagno si dice fiducioso stupendo i suoi cittadini storicamente attenti ai problemi ambientali legati al territorio. Non sarà contro a priori dato che per lui la piattaforma rappresenta un buon mezzo d’impiego e sviluppo. Di certo produrrà dei guadagni per l’ente (royalty e Imu) ma svuoterà un paese già in declino.

Per questi motivi il 01/11 nasce il Comitato “Centuripe #Restiamopuliti” che aggrega associazioni, movimenti e singoli cittadini. “C’è una guerra da combattere” dicono i portavoce del comitato, “un territorio da salvare, un futuro a cui ridar speranza e non lasceremo nulla al caso. Questa discarica, chiamiamola con il suo vero nome, non rappresenta un punto di partenza ma un vero e proprio incubo da cui vorremmo svegliarci presto e da cui vorremmo proteggere le nostre famiglie, i nostri figli. Faremo tutto ciò che è in nostro potere per impedirne la realizzazione. Il nostro paese è una perla che non bisogna lanciare lontano ma custodire e valorizzare con intelligenza perché alla fine, nonostante tutto, possa brillare ancora.”

Le chiamavano discariche ma il progresso impone nuove terminologie come “Piattaforma ecologica”. Basterà forse cambiar nome a tutto ciò che fa paura per renderlo accettabile? È la domanda principale che ormai da settimane gli abitanti di Centuripe si pongono senza tregua e una risposta ad oggi ci sembra più che ovvia: no!”

lunedì 12 novembre 2018

Concessione gratuita di locali alla Tecneco. A Monte è scontro politico. Definita “contra legem” dalle forze di Minoranza

 L'ingresso dello stabile della ex Comunità Montana a Monte Sant'Angelo (foto Google Maps)

di Nico Baratta

Iniziamo questo articolo in modo diretto. Al Primo Cittadino Pierpaolo d’Arienzo, Sindaco di Monte Sant’Angelo, responsabile in capo della comunità che governa, si chiede la visione pubblica del documento che disciplina l’utilizzo da parte della Tecneco dei locali in uso presso la struttura dell’ex Comunità Montana, in Via Sant’Antonio Abate, struttura comunale non compresa nel contratto in essere tra Comune e Tecneco.

Ora veniamo ai fatti. Sarà una cronistoria, perché è giusto che i montanari sappiano tutto, la verità oggettiva prodotta dalla lettura di documenti pubblici in nostro possesso, ma difficilmente reperibili, e da quella di documenti presenti sull’Albo Pretorio del Comune in oggetto. Questa “operazione verità”, senza retropensieri e strumentalizzazioni varie, che chiede spiegazioni a chi amministra Monte, è legittima da parte della stampa, che nel caso precipuo e del soggetto scrivente, è garante della democrazia, conferendo trasparenza dei fatti, e perciò legalità, in base ai fatti conosciuti e dalle carte lette. Chi da pulpiti istituzionali, dapprima in opposizione e ora in maggioranza, ha sempre sventolato la bandiera della trasparenza e legalità ora la mostri, perché dal dire al fare la differenza è nell’assumersi responsabilità politiche verso chi lo ha destinato a rappresentarlo. Il messaggio è rivolto a tutti; sia chiaro! 

Sono ore concitate a Monte Sant’Angelo, che potrebbero tramutarsi in veri fuochi d’artificio da una parte e specchi per le allodole dall’altra. Le forze politiche d’opposizione, presenti sia in Consiglio comunale, sia fuori, insorgono contro una decisione che perdura da mesi: chiedono, giustamente, al Sindaco Pierpaolo d’Arienzo spiegazioni sull’utilizzo prolungato della Tecneco di alcuni uffici pubblici.

Tecneco Servizi Generali Srl, è l’azienda che tempo a Monte si occupa della raccolta e trasporto rifiuti urbani, regolarmente iscritta all'Albo Nazionale degli Smaltitori, che lavora anche in altri comuni della provincia di Foggia. Un servizio rafforzato dal Comune stesso per la raccolta dei rifiuti umidi in specifici contenitori e buste messe a disposizione dalla Tecneco, come riportato in due note stampe sulla home page del sito garganico (quella del 12.12.2017 “AMBIENTE, DA OGGI SARÀ POSSIBILE RITIRARE FORNITURA DI BUSTE BIOCOMPOSTABILI PER L’UMIDO” e del 21.12.2017 “AMBIENTE, RITIRO FORNITURA DI BUSTE E CONTENITORE: DAL 27 DICEMBRE DISTRIBUZIONE ALL’EX COMUNITÀ MONTANA DEL GARGANO”).

Nulla da eccepire sul servizio di entrambe le parti, sennonché sulla sede di espletamento del servizio. Difatti, e come si legge nelle due note anzidette, il servizio sopra riportato è stato, e lo è tuttora, compiuto in edifici pubblici, nell’ex struttura della eclissata Comunità Montana, parte di proprietà della Regione Puglia. Ora, quei locali sono del Comune di Monte Sant’Angelo, ottenuti attraverso un atto pubblico tra Regione Puglia e Comune, cui una parte è rimasta regionale in utilizzo all’ARIF (Agenzia Regionale per le attività Irrigue e Forestali), mentre tutto il resto (parliamo di tanti metri quadrati) è in utilizzo e di proprietà comunale, tant’è che li si svolge anche il Consiglio comunale. Ebbene, alcune aree, ben divise dall’ARIF e con accesso interno separato, sono in dotazione alla Tecneco

Perché questa distinzione a premessa chiarificatrice? E ciò che le forze politiche di opposizione all’attuale governance montanara ha chiesto al Primo Cittadino, che conosce bene i dirigenti della Tecneco fin da quando (Pierpaolo d’Arienzo) era dipendente del comune di Mattinata, dove, appunto, la Tecneco esegue il servizio preposto.

In una nota stampa del gruppo politico “Verso il Futuro”, con titolo “DA CHI ARRIVA IL “REGALO DEI MORTI” ALLA TECNECO?”, si chiede apertamente e in modo legittimo come mai un “bene pubblico viene concesso ad un soggetto privato senza alcun atto della Giunta o del Consiglio comunale!”. La legge stabilisce che tali operazioni siano svolte attraverso un regolare atto legale, firmato, protocollato e poi reso pubblico sull’Albo Pretorio del Comune in oggetto. Prevede anche che in caso di più soggetti interessati a un locale pubblico vi sia un bando, ma non è il nostro caso. Il tutto previo compenso remunerativo, salvo che il destinatario svolga attività sociali, di volontariato, dove il comodato d’uso lo giustifichi. La Tecneco non fa volontariato, né tanto meno attività sociale, esegue un servizio strutturato contrattualmente. Dall’altra parte, dalla maggioranza comunale e precisamente dal gruppo CambiaMonte (costola attiva del PD) la risposta non s’è fatta attendere: con “VERSO IL FUTURO: DOLCETTO O SCHERZETTO, OVVERO L'ENNESIMA CONGIURA?” il gruppo di maggioranza montanaro innanzitutto precisa che non c’è stata “Nessuna concessione dunque, men che meno a soggetti privati!”, giustificandola come “unico e precipuo scopo di consentire il ritiro della fornitura presso locali più centrali e prossimi al cittadino, con l'idea di agevolare quanti avessero avuto serie difficoltà a raggiungere la sede CCR ubicata in zona cimitero”.

Risposta parziale quella di CambiaMonte, (oltretutto irridente e fuori luogo con un “Dolcetto o scherzetto…” se non per il periodo temporale) che rammenta il servizio ma tergiversa sulla richiesta di “Verso il Futuro” fatta sui locali in uso e con quali modalità alla Tecneco. Infatti, nella nota stampa non v’è traccia di una risposta sulle regole: in altre parole se in essere esiste una delibera o determinazione o contratto che giustifichi tal insediamento. “Il Comune di Monte Sant'Angelo, nei giorni 12.12.2017 e 21.12.2017 informava la cittadinanza, attraverso il portale istituzionale, circa le modalità di ritiro dei sacchetti biocompostabili e dei contenitori dapprima presso la Casa comunale, per poi spostare la distribuzione presso la sede dell'ex Comunità Montana del Gargano, indicando altresì i relativi orari” la giustificazione fornita da CambiaMonte, senza entrare nei meriti giurisprudenziali amministrativi contrattuali che devono esistere quando un bene pubblico è utilizzato da un’azienda privata.

Contra legem” è la risposta che viene alla mente a chi s’è posto il quesito, poiché in tutto l’Albo Pretorio non c’è un documento che disciplina quanto detto e, ancor più grave, nel contratto Comune Monte Sant’Angelo - Tecneco Servizi Generali Srl non c’è traccia di clausole concedenti i locali in oggetto. La Tecneco è un’azienda privata, seppur concessionaria di un servizio, che ha vinto un bando pubblico, che deve sostenere dei costi per una sede che ha, che utilizza e che paga regolarmente come da contratto, che non è quella in Via Sant’Antonio Abate, e che dapprima era in Corso Giannone e poi Via Manfredi, zone centrali dove davvero il cittadino si recava. C’è comunque da porre in evidenza che dalle testimonianze di molti cittadini recarsi presso la ex struttura Comunità Montana è disagevole; preferivano le due anzidette sedi più centrali. Voci parlano anche di alcune lamentele da parte dei dipendenti degli uffici Tecneco operanti presso l’oasi ecologica del C.C.R. sottoposti a temperature proibitive per mancanza di riscaldamento. Sono voci circolate in piazza, durante le testimonianze pocanzi dette, ma che lasciano quel retrogusto amaro su una verità da conoscere e probabilmente obliata.

“Il suo comunicato tenta maldestramente di evitare di rispondere alle nostre legittime domande” replica “Verso Il Futuro” nella successiva nota stampa “LA COALIZIONE “CAMBIAMONTE” CONFERMA IL PROPRIO COMPORTAMENTO ILLEGITTIMO”, ponendo in evidenza un importante tassello che regolarizza utilizzi pubblici con privati, sostenendo che “Quanto alle nostre legittime domande, CambiaMonte conferma, né può fare altrimenti, che la Tecneco sta lì dal mese di febbraio ad oggi senza alcun atto e soprattutto senza versare alcunché al Comune per l’uso dei locali, il consumo di energia elettrica e le spese di riscaldamento”.

Botta e risposta tra minoranza e maggioranza, dove concretezza diventa materia da chi chiede perché l’utilizzo personalistico del bene pubblico non è corroborato da giustificazioni che i cittadini hanno il dovere di conoscere, allorquando le spese sono a carico della comunità.

Precisiamo, ma lo riprenderemo dopo per tenerlo ben in vista, che il periodo concesso alla Tecneco dal Comune di Monte Sant’Angelo di occupare quei locali pubblici andava dal 12 dicembre 2017 al 13 gennaio 2018. Ciò per far fronte ai disagi che i cittadini avrebbero affrontato recandosi presso la struttura che la Tecneco regolarmente ha in uso, con un contratto, versando il fitto e tutto ciò che gli spetta. Di questo si da atto al Comune di Monte e le fa onore, ma protrarre il tempo oltre quello stabilito, con deroghe non regolate formalmente e senza documenti pubblici consultabili, va ben oltre il buon vicinato.

Ovviamente dallo scrivente son state chieste spiegazioni ai soggetti citati, chiamandoli in causa, contattandoli. La maggioranza, come per quasi tutti e come accade da mesi, non ha risposto, pubblicando una nota su facebook; diversamente la minoranza ha interloquito, ha risposto. Dettagli che rispecchiamo lo spessore politico e soprattutto umano di chi rifiuta il confronto con la stampa, che è al servizio della comunità, in modo, nel caso specifico, imparziale e garante di trasparenza, equilibrio e democrazia.

Andiamo avanti… Per Monte Sant’Angelo il servizio di raccolta rifiuti solidi urbani diventa una priorità giuridica, eco-sostenibile ed economica, con le indicazioni ministeriali sul conferimento del “porta a porta”. Con una Determinazione in pieno periodo di Commissariamento Straordinario Prefettizio, la n° 671 del 26/09/2016 "AMPLIAMENTO DEL SERVIZIO SPERIMENTALE DI RACCOLTA DOMICILIARE “PORTA A PORTA” NELLE ALTRE AREE STRETTAMENTE URBANE DI MONTE SANT’ANGELO ED AVVIO DELLA SPERIMENTAZIONE NELLA FRAZIONE MACCHIA" (presente sull’Albo Pretorio), cambiano i termini in materia, conferendo maggiore attenzione allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani che tradotto vuol dire differenziazione e ritorno economico per la città. Difatti con “Determinazione Gestionale n° 605 del 29/08/2016 con la quale è stata affidata alla Tecneco Servizi Generali Srl la gestione del Centro Comunale di Raccolta (C.C.R.) per i rifiuti urbani ed assimilati del Comune di Monte Sant’Angelo” Monte si correda di un servizio innovativo e formulato dalla stessa Tecneco. Fin qui va bene tutto. Il problema sorge quando la Tecneco, per distribuire gli strumenti per la raccolta (buste biocompostabili necessarie per il conferimento dell’umido e del contenitore da lt. 35 di colore grigio) avrebbe dovuto far giungere i cittadini presso il C.C.R., ubicato quasi fuori città, vicino al cimitero, e perciò scomodo. In favore di tal inconveniente il 27 dicembre 2017 interviene, giustamente, il Comune, spostando (temporaneamente) la distribuzione nella sede dell’ex Comunità Montana del Gargano, ubicata in pieno centro cittadino in via Sant’Antonio Abate, precisando che “Si comunica a tutte le utenze residenti nel centro abitato del Comune di Monte Sant’Angelo che dal 12 dicembre al 13 gennaio sarà possibile ritirare una fornitura di buste biocompostabili necessarie per il conferimento dell’umido per tutto il 2018. Per le sole utenze residenti nelle zone Piano regolatore, C1 – Stamporlando, Sant’Antonio Abate – Galluccio sarà consegnato anche un contenitore da 35 litri di colore grigio da utilizzare per il conferimento delle altre frazioni secondo le frequenze e le modalità indicate nel nuovo prontuario che vi verrà fornito. La distribuzione avverrà presso l’ufficio preposto nella Casa Comunale, in Piazza Municipio 2, nel periodo indicato e osserverà i seguenti orari: dal lunedì al sabato dalle ore 8.30 alle ore 13”.

Temporaneamente, come anzidetto, dal 12 dicembre 2017 al 13 gennaio 2018, e non come sta avvenendo ora, che quei locali pubblici del Comune, dell’ex Comunità Montana, sono ancora occupati dalla Tecneco senza versare un centesimo al Comune e tra l’altro senza pagare i consumi energetici, con un danno all'erario che si protrae da mesi. Ovviamente il problema non lo riversiamo all’azienda privata ma all’istituzione comunale. Insomma, i montanari con le tasse cittadine oltre a pagare il servizio di raccolta rifiuti, sono sobbarcati da altre spese finora tacitate dal suo stesso Comune. Un paradosso che va eliminato quanto prima, poiché la Tecneco nel contratto stipulato con il Comune di Monte Sant’Angelo “AFFIDAMENTO DEI SERVIZI DI RACCOLTA, TRASPORTO RIFIUTI URBANI ED ASSIMILATI E SERVIZI CONNESSI PER ANNI NOVE (9)”, Registrato a Manfredonia l’11/07/2011, n° 360 mod. 1 (cui abbiamo copia cartacea), all’art. 52 è ben specificato che la sede è a spese della Tecneco e non della popolazione. Una sede che per legge dev’essere presente in ogni comune dove l’azienda espleta il servizio, come avviene per gli altri comuni e dove (si riporta la parte in oggetto dell’art. 52, a pag. 21, del “CAPITOLATO SPECIALE D’APPALTO PER L’AFFIDAMENTO DEI SERVIZI DI RACCOLTA, TRASPORTO RIFIUTI URBANI ED ASSIMILATI E SERVIZI CONNESSI PER ANNI NOVE”) “L’impresa appaltatrice dovrà eleggere un domicilio nel Comune di Monte Sant’Angelo, facilmente raggiungibile dall’utenza, dove dovrà istituire la propria sede operativa ed un ufficio dotato di telefono e fax con obbligo di utilizzo stesso come punto di recapito per eventuali segnalazioni dell’Utenza e dell’Amministrazione Comunale, almeno dalle ore 8.00 alle ore 12.00 di tutti i giorni feriali”. Mentre nella sezione degli “Allegati Tecnici-Economici” del suddetto contratto è riportata la tabella che disciplina “Le spese per fitti – costi relativi ai fitti di locali per l’erogazione dei servizi”, ove è ben definito il costo affittuario annuale pari a € 28.200,00. La tabella riporta ben definite le voci: Capannone ricovero servizi, Area attrezzata per lavaggio mezzi, Locali spogliatoi e servizi igienici per maestranze, con Canone mensile pari a € 1.850,00 , per mesi 12, unità 1, costo annuo € 22.000,00; Uffici amministrativi con Canone mensile pari a € 500,00, mesi 12, unità 1, costo annuo € 6.000,00”. Un appalto che prevede tanti servizi e costi importanti, tant’è vien da chiedersi (senza approfondire sul fine poiché i contratti legalmente lo prevedono) se la spesa sostenuta dal Comune di Monte sia a totale copertura dei servizi forniti. Basta leggersi l’art. 1 e 2 del Capitolato suddetto.

Il documento in nostro possesso comprende più documenti, dal contratto stupilato alle determinazioni del caso, il capitolato, le specifiche dei servizi, le tabelle dei costi, il parco mezzi e suoi utilizzi e manutenzioni. Un file che per la verità non è stato facile recuperare e che, dopo ricerche approfondite, abbiamo scovato nel sito del comune di Monte Sant’Angelo: ecco il link:

http://www.montesantangelo.it/files/file/tecneco/contratto_raccolta_rifiuti3.pdf

Contestualmente per dover di cronaca, ovvero l’affidamento alla Tecneco, è giusto dire che tutto ebbe inizio con la Determinazione Gestionale n° 330 del 26/04/2011 “SERVIZIO DI RACCOLTA E TRASPORTO RIFIUTI URBANI ED ASSIMILABILI E SERVIZI CONNESSI. AFFIDAMENTO SERIVIZIO ALLA DITTA TECNECO SERVIZI GENERALI S.R.L. DI FOGGIA”.

Insomma, gli ancora oggi uffici occupati dalla Tecneco per volontà del Comune di Monte, nella struttura ex Comunità Montana, mancano di regolamentazione giuridica, mancano di un passaggio fondamentale quello dell’assise comunale. Tutto potrebbe essere oggetto di interessamento di organi istituzionali preposti affinché facciano chiarezza. La Prefettura di Foggia potrebbe chiedere spiegazioni, come pure la Procura e il ministero di riferimento. Mentre l’ANAC – l’Autorità Nazionale AntiCorruzione-, presieduta dal dott. Raffaele Cantone, potrebbe volere delucidazioni. Ma il vero dilemma che dovrebbe far alzare le antenne a chi oggi amministra Monte Sant’Angelo è la Corte dei Conti che potrebbe intervenire.

Se davvero il Comune vuole conferire quella sede in via definitiva fino alla fine del contratto in essere con la Tecneco abbia la bontà, e legalità, di farlo attraverso gli strumenti e mezzi giuridici che un’Amministrazione deve obbligatoriamente adempiere. Potrebbe ritener giusto che quella sia la sede più appropriata, soprattutto per facilitare i cittadini, ma che dia luogo a un documento che lo disciplini e che non metta ulteriormente le mani nelle tasche dei montanari. Ipoteticamente se un cittadino durante una visita in quegli uffici s’infortuna, chi lo paga, giacché non esiste contrattualizzazione? Sicuramente il Sindaco, come responsabile in capo al Comune. Perciò, il buon senso invita tutti a riflettere e rivedere posizioni, anche consiliari, che oggi dividono piuttosto di unire per affrontare un problema, che non è marginale. Il Comune volendo potrebbe anche rivedere, nel caso specifico, il contratto in essere, scorporare i costi per la sede prevista nel contratto e rimodularli con l’attuale. Ma tutto va fatto attraverso la struttura politica comunale, qual è la Giunta, poiché la volontà popolare va rispettata incondizionatamente se davvero siamo in democrazia.



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giovedì 13 settembre 2018

ULTIM'ORA: «Non ho avuto nessuna giustizia…solo 10 anni. Non si può sentire», il gido di dolore e rabbia di Ermelinda santoro, mamma di Felice.

di Nico Baratta

A pochi minuti dalla sentenza che ha condannato R.L.A. per l’omicidio del giovane montanaro 23 Felice Fischetti (nella foto), la sig.ra Ermelinda Santoro ha fatto giungere presso lo scrivente un chiaro messaggio: «Non ho avuto nessuna giustizia…solo 10 anni. Non si può sentire».

Stiamo parlando dell’omicidio avvenuto a Monte Sant’Angelo il 16 luglio 2017, dove il giovane Felice fu accoltellato da R.L.A. perché credeva che avesse urinato sotto il suo uscio.

Questa mattina, 13 settembre 2018, come anticipato da un altro articolo, presso il Tribunale di Foggia si è celebrato il processo con rito abbreviato secco. L’imputazione presentata è stata di omicidio con l’aggravante di «aver commesso il fatto per futili motivi» ma la sentenza è stata tutt’altra. Difatti all’omicida R.L.A. gli son stati conferiti 10 anni di reclusione, pur sapendo che il PM aveva chiesto almeno 12 anni dopo il cambio di imputazione a omicidio preterintenzionale.

A fine sentenza c’è stato sgomento nei volti dei presenti della famiglia Fischetti, e dolore e rabbia in quella della mamma di Felice, la sig.ra Ermelinda Santoro.

Al momento non si conoscono le motivazioni formali che hanno portato alla sentenza predetta. Bisognerà attendere le carte e particolarmente le dichiarazioni della sig.ra Santoro, che giustamente, per ora, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Comprendiamo il momento e il dolore.

Tuttavia c’è da fare una riflessione, non a giustificare i 10 anni conferiti a R.L.A, bensì per ricostruire le dinamiche del diritto processuale penale che tiene conto di vari fattori, pro e contro. Ciò solo per come ci è possibile essendo non tecnici in materia giurisprudenziale. Da quanto c’è dato sapere, e per come abbiamo anticipato, l’aggravante di omicidio volontario per «aver commesso il fatto per futili motivi» dal Tribunale di Riesame di Bari, subito dopo l’arresto, è stata impugnata, riqualificando il reato in omicidio preterintenzionale, facendo notare fattori non scatenanti la volontà di uccidere.

Ovviamente appena si potranno leggere le carte potremo comprendere quali sono stati i vari fattori suddetti.

Ora è il momento di rispettare il dolore di una famiglia tragicamente privata di un suo caro, un affetto reciso per futili motivi. E’ il momento di abbracciare la sig.ra Ermelinda, mamma di Felice, di darle conforto e starle vicino. Il resto non conta, per ora.




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Monte Sant’Angelo, assassinio Fischetti. «Vi sarà giustizia? Finirà in carcere il tuo assassino?» Lettera della mamma in ricordo del figlio

di Nico Baratta

Due mesi fa ricorreva il drammatico anniversario della morte del giovane Felice Fischetti (nella foto di E.S.), il 23enne di Monte Sant’Angelo perito dopo tre giorni in seguito ad alcune ferite inferte con un coltello dall’allora 60enne. R.L.A., accusato di aver urinato, in compagnia di un suo amico, G.P., sotto l’uscio dell’abitazione del suo esecutore. Era il 16 luglio del 2017 quando la vita di Felice, e dei suoi cari, fu tragicamente “violata” da un atto inconsueto, troppo violento per una banale causa, tra l’altro tutta da verificare, secondo le testimonianze raccolte dagli inquirenti e poi confermate dallo stesso omicida. Difatti nella richiesta di giudizio immediato del GIP, R.L.A. si legge che «dopo aver visto passare dinanzi a casa sua (riferendosi ai due giovani, ndr.), pensando che volessero ivi urinare, scendeva dall’abitazione colpendo Felice Fischetti in regione inquinale con un coltello della lunghezza di cm 30… (con lama da 18 cm, ndr.) con conseguente e immediata abbondante perdita di sangue che faceva entrare il ragazzo in uno stato di coma… con conseguente decesso, avvenuto due giorni dopo nell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza».

Da allora son trascorsi quattordici mesi e oggi, 13 settembre 2018, a Foggia, alle ore 09:00 presso il Tribunale, si celebrerà la prima udienza del processo con rito abbreviato secco. L’imputazione è omicidio con l’aggravante di «aver commesso il fatto per futili motivi». Per la cronaca giudiziaria è bene ricordare che, come scritto nelle carte legali, «su opposizione delle sole parti civili, nonostante il parere favorevole del PM, sono state rigettate le richieste del difensore dell’imputato, tendenti ad acquisire una propria perizia di parte e che venisse esperita come condizione l’ascolto del proprio perito di parte, e della consulente del Pubblico Ministero sulle lesioni alle mani del ragazzo deceduto». Richieste «tendenti a dimostrare che la vittima non avesse aggredito l’autore dei fatti ma si fosse solo difesa».

Oggi la redazione, su richiesta della sig.ra Ermelinda Santoro, mamma di Felice, che ha contattato il giornalista Nico Baratta, pubblica una sua “Lettera Aperta”, in attesa di conoscere l’esito dell’odierno dibattimento, cui divulgheremo notizia.

«VOGLIO GIUSTIZIA PER MIO FIGLIO FELICE FISCHETTI». LETTERA APERTA DELLA MAMMA

«È arrivato il fatidico giorno. Vi sarà giustizia? Finirà in carcere il tuo assassino?

Ho aspettato 1 anno e 55 giorni per la sua condanna perché, credimi, non ho mai tollerato il fatto che lui stesse iniziando a pagare la pena con gli arresti domiciliari. Oggi spero di trovare un giudice, che sia una madre o un padre, perché solo un genitore può capire questo tremendo dolore.

Mi sveglio ogni mattina credendo che sia solo un brutto sogno. Invece mi tocca affrontare questa terribile realtà. Ho imparato a vivere di immaginazione perché tu sei ovunque io guardo.

Percorrerò la strada verso il tribunale chiedendoti di starmi vicino, per darmi la forza di non crollare fino al momento della sentenza. Io non potrò e non voglio capire che la mano di un uomo, anzi no, non può essere definito tale quell’essere spregevole che ti ha tolto la vita, ti abbia portato via da me.

Avrei voluto trovarmi lì: sarei stata il tuo scudo, la tua salvezza. Avresti potuto continuare a vivere e a essere felice.

Oggi sarò la tua guerriera. Voglio che tu sappia che ci hai lasciato un vuoto incolmabile, una cicatrice indelebile e che da quel giorno ci tocca vivere, anche se dentro ci sentiamo morire
».

La tua mamma.
Ermelinda Santoro

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sabato 14 luglio 2018

Ci risiamo, parte del CCR Rifiuti di Monte Sant’Angelo va in fiamme e non si dice. VIDEO

di Nico Baratta


Ancora una volta una parte del Centro Comunale Raccolta Rifiuti (CCR) di Monte Sant’Angelo va in fiamme. Come è accaduto l’altra volta, la notizia non è stata confermata istituzionalmente, ma solo attraverso il tam-tam dei social. Benedetto sia facebook per aver informato i montanari dell’ennesimo atto criminale perpetrato a danno di una popolazione che merita informazione, coerenza e soprattutto verità e legalità.

La notizia dell’incendio, a dir il vero, è stata diffusa dal MeetUp “Monte in MoVimento”, attraverso un comunicato pubblicato su facebook.

Ora, qui non si sta facendo politica, propagandando un movimento, si fa solo informazione perché il cittadino ha il diritto di sapere e le istituzioni di informare, anche quelle in divisa, poiché il bene comune si ottiene collaborando, intrecciando con il tessuto sociale reciproca fidelità osmotica.

Alle ore 01:30 circa, nella notte tra il 12 e il 13 luglio 2018, da dati raccolti in loco, oltre che dal comunicato del MeetUp, al CCR di Monte, quello ubicato a due passi dal cimitero e con vista Foresta Umbra (panorama da mozzafiato), le fiamme hanno illuminato il paesaggio. Precisamente sono andati in fiamme i tre cassoni che contenevano i rifiuti. Non sappiamo né la matrice, né il movente (anche se l’immaginario è verosimilmente legato alla criminalità), il dolo è certo, giacché l’autocombustione chimicamente in quel luogo è improbabile, forse impossibile. Della notizia abbiamo chiesto conferma ai Carabinieri della locale stazione, i quali ci hanno risposto che non possono dare indicazioni poiché ci sono in indagini in corso.



Tuttavia le prove dell’incendio sono state immortalate da alcune foto scattate dal MeetUp, oltre che da un nostro video dove abbiamo ripreso l’area e i tre cassoni imbruniti dal fumo delle fiamme di questa notte. Prove confermate, tra l’altro, negli ambienti istituzionali del Comune angolino, e di ciò prendiamo atto per il responsabile dovere assunto.

Ciononostante c’è un problema, quello dell’assente comunicazione istituzionale dell’Amministrazione comunale. Essa ha il dovere di informare nel bene e nel male i suoi concittadini. Il Sindaco, quale Primo Cittadino, ha il sacrosanto dovere di comunicare tal vile attacco al bene pubblico, innanzitutto prendendone le distanze e poi attaccando la criminalità che, impavida, mina e pretende la Cosa Pubblica. Giammai!

Ovviamente il nostro dire è un invito al Sindaco, non è un attacco, sia molto chiaro. Noi giornalisti lo facciamo perché crediamo nella libertà d’informazione, attuandola, spronando chi doverosamente prima di noi deve farla nei confronti della comunità che amministra. Mai e poi mai ci sentiremo di dire “come gli struzzi”, un epiteto che sa di affronto, salvo che anche nei nostri confronti si manifestassero mutismi. Ma se i fatti lo evidenziano altri, vicini a quei problemi, che li vivono e che cercano di affrontarli per migliorarli, non possiamo girar la testa dall’altra parte.

L’invito che facciamo al Sindaco di Monte Sant’Angelo è di comunicare ai montanari, e non solo…, ciò che è accaduto al Centro Raccolta Rifiuti durante la notte tra il 12 e il 13 luglio 2018, verso le ore 01:30. Ciò in virtù della trasparenza, responsabilità, legalità e maggiormente fidelità verso chi a distanza di 14 mesi dalla sua elezione si chiede e chiede concretezza nei fatti, perché qui si parla del futuro di una comunità che ha bisogno di palesi e tangibili azioni di cambiamento.


Innanzitutto, come sempre, c’è l’informazione. E per questo che di seguito si riporta il comunicato del MeetUp “Monte in MoVimento” pubblicato sulla loro pagina facebook:
« ...COME LO STRUZZO.
Gira voce che questa notte, intorno all'1,30, sia stato nuovamente incendiato il centro raccolta rifiuti di Monte Sant'Angelo.
Se così fosse, avremmo alcune domande da porre ai nostri amministratori:
1. Perché la notizia non è stata diffusa?
2. Cosa c'è dietro questo continuo attacco al centro raccolta?
3. Le telecamere installate funzionano o fungono solo da arredamento?
Già lo scorso atto vandalico é caduto nel silenzio fra l'indifferenza di tutti, a cominciare dall'amministrazione; sarà così anche questa volta?
Crediamo invece sia giunto il tempo di capire, e far capire, cosa stia succedendo veramente e non ficcare la testa sotto la sabbia come lo struzzo».




©NicoBaratta all rights reserved - Tutti i diritti sono riservati

giovedì 19 aprile 2018

Ultim'Ora. Monte Sant’Angelo, a fuoco autobus SITA. Tanta paura e lo sfogo di un genitore [VIDEO]

di Nico Baratta

Per i pendolari poteva terminare davvero male la corsa di un autobus SITA, trasporto pubblico pugliese, con tratta Monte Sant’Angelo – Manfredonia (prov. di Foggia). Difatti, durante il tragitto di ritorno, perciò da Manfredonia verso il centro garganico, all’improvviso l’automezzo ha preso fuoco. Nel mezzo c’erano alunni e lavoratori che stavano rientrando. Immediatamente il conducente ha fermato il mezzo sul ciglio della strada e ha fatto scendere i viaggiatori. Da qualche vampata in pochissimo tempo il mezzo è stato avvolto dalle fiamme, andando completamente bruciato. Sul posto si sono recati mezzi e uomini delle FF.OO. del luogo e i Vigili del Fuoco che hanno domato l'incendio, mettendo in sicurezza le persone, il mezzo e l’intera area interessata dal rogo. Ovviamente sulla tratta si sono registrati forti rallentamenti della viabilità, prontamente comunicata dal Comune di Monte Sant’Angelo.

“Autobus in fiamme sulla strada provinciale 55 Macchia-Monte Sant’Angelo. Interrotta la viabilità in direzione Manfredonia.
Questa mattina, un autobus di linea partito da Manfredonia e diretto a Monte Sant’Angelo è andato in fiamme sulla strada provinciale 55. Sul posto sono intervenuti la Polizia Municipale, i Vigili del Fuoco, i Carabinieri e i Carabinieri forestali. L’autista è stato accompagnato al Pronto Soccorso di Manfredonia.
Non si registrano feriti tra i passeggeri. La viabilità, quindi, è momentaneamente interrotta sul tragitto Monte Sant’Angelo - Manfredonia per garantire in sicurezza lo sgombero del mezzo.
Seguiranno aggiornamenti”. www.montesantangelo.it

Insomma, oggi si è sfiorata una tragedia, con tanta paura e ancora per una volta un mezzo SITA bruciato durante il servizio pubblico.
Un evento, quello di oggi, non unico per interruzioni di servizio pubblico dovuto a malfunzionamenti tecnici. C’è da chiedersi, giustamente, come vengono svolti i controlli ai mezzi pubblici utilizzati dalla SITA e maggiormente della qualità  degli automezzi giacché molti sono in evidente stato di fatiscenza tecnica. La SITA fornisca una risposta, a beneficio degli utenti e maggiormente per la loro incolumità e sicurezza.



 Il video amatoriale di un viaggiatore e pubblicato sul portale ilgiornaledimonte.it

Di seguito si riporta l’appello di un genitore di un’alunna presente sul mezzo andato in fiamme, lo sfogo/denuncia di Pietro Accarrino di Monte Sant’Angelo.
«Autobus della SITA vecchi ed insicuri.
Il servizio di trasporto pubblico della SITA nella tratta Monte Sant'Angelo-Manfredonia, e viceversa, viene svolto spesso con automezzi fatiscenti ed inaffidabili.
Molti dei pullman impiegati in questa zona hanno ormai molti anni di "servizio" alle spalle.
Si tratta di automezzi obsoleti, insicuri, estremamente inquinanti e non più rispondenti alle prerogative e agli standard di sicurezza richiesti.
Oggi si è sfiorata la tragedia con un pullman che trasportava alunni e lavoratori di ritorno da Manfredonia. Un principio d'incendio è divenuto in breve un pericolo per i passeggeri, essendosi trasformato in un vero e proprio rogo: il pullman in poco tempo è stato avvolto dalle fiamme ed è andato completamente distrutto; per fortuna, a parte il grande spavento, nessun passeggero ha riportato ferite o altro.
Denuncio pubblicamente quanto accaduto affinché il  mancato intervento farà ritenere responsabile di tutto ciò che potrà accadere chi doveva e poteva intervenire per porre fine agli infiniti problemi di incolumità di autisti e passeggeri dovuti alla scarsissima sicurezza dei veicoli.
Sono genitore di una studentessa che, quotidianamente, utilizza mezzi della SITA e che PRETENDE sicurezza per i passeggeri che, pagando il servizio, devono viaggiare in assoluta sicurezza!!!»

©NicoBaratta all rights reserved - Tutti i diritti sono riservati.

lunedì 7 agosto 2017

L'imbecillità di pochi condanna l'intelligenza di molti

di Nico Baratta


Degrado urbano non è solo un luogo comune che accomuna molti comuni italiani. Scusate il gioco di parole, ma l'accostamento di sostantivi, aggettivi e verbi simili, fa ben comprendere il senso del concetto.
È vero, le difficoltà economiche comunali inducono gli amministratori a far scelte piuttosto di altre. Ma qui il problema è un altro. È l'imbecillità di pochi che condanna l'intelligenza di molti. Di quelli che vorrebbero una città vivibile, sana, sicura, a misura di tutti, senza barriere e con tanto verde e colori, dove il sorriso di un bambino o un bicchier d'acqua ad un'anziana signora ti affranca per tutta la giornata. 
A Foggia, come tante altre città di un Belpaese che sta svilendo nel suo estetismo culturale per politiche tranchant, prevale il grigiore, non solo dei palazzi ma del comun vivere e rispetto altrui, delle regole e del bene pubblico, dove ormai il cittadino cammina a testa china, anche per non cadere.  In queste ore su facebook si è aperta un'altra discussione, la solita ma significativa per il rispetto del bene comune. Una panchina, come altre, vandalizzata dal balordo di turno, che barbaramente l’ha privata di alcune travi in legno, non potrà più ospitare il cittadino stanco. 

E nelle stesse ore anche una fontanella, tra le ultime rimaste funzionanti, è stata "assassinata" da chi crede che dimostrare superiorità significa distruggere un bene comune. Due avvenimenti che non devono cadere nell'oblio di un'amministrazione che ha il dovere di porre rimedio, cercando i colpevoli tra i fotogrammi di quelle telecamere che dovrebbero servire anche a combattere, e perché no, eliminare il vandalismo urbano. Grazie al costante lavoro che anche la pagina social "Voce di Foggia" compie per denunciare simili incivili e illegali comportamenti, si è venuto a conoscenza che questa notte nella piazza antistante la Cattedrale una panchina è stata vandalizzata. Lo stesso dicasi per la fontanella adiacente il palazzo dell'ASL (ex Inam), quella su corso Roma ubicata sopra il parcheggio comunale. Si spera che mentre le Autorità competenti cercano gli imbecilli che hanno privato molti cittadini di due beni pubblici e comuni, il Comune di Foggia provveda a ripristinare il maltolto, nel bene di tutti e per l'intelligenza di molti.

lunedì 31 luglio 2017

Manfredonia sulla SS89 c’è una discarica di sacchi bianchi [FOTO]

di Nico Baratta


Due anni fa, nell’aprile del 2015, lo denunciai a Foggia per un analogo problema, per il solito sciatto comportamento che un ente dovrebbe immediatamente mettere in campo quando si parla di sicurezza ambientale. In quell’occasione furono interessate il Comune di Foggia, l’ASL che prese coscienza del pericolo, l’ARPA Puglia che subito si interessò per sollecitare chi di competenza, l’ANAS ente preposto a tal adempimento. Oggi, ma è già capitato altre volte, si ripete quel comportamento. E accade in un altro comune, quello di Manfredonia. 


Sulla SS89, direzione  Manfredonia, a circa 2,5 km dall’uscita sud per il centro marittimo, c’ è una grande area di sosta per automobilisti. Lì, da alcuni giorni, giacciono decine e decine di sacchi bianchi, con tanto di codice CER –Catalogo Europeo dei Rifiuti-, contenenti vari rifiuti raccolti su entrambe i cigli della statale. Una prassi svolta periodicamente per ripulire le strade, per tenerle in sicurezza in tuti i sensi, per adempiere a regole di buona e sicura gestione del bene pubblico. Il problema è che una volta raccolti i rifiuti e contenuti negli apposti sacchi bianchi preposti a tal fine, questi dovrebbero essere rimossi dalla strada e portati nel centro di raccolta, smistamento e lavorazione rifiuti di pertinenza. Invece giacciono all’aperto, sotto il sole. E in quei sacchi c’è di tutto: rifiuti organici, plastici, cartacei, gommosi, vetrosi, ferrosi, residui di scocche di automobili e pneumatici, finanche elettrodomestici. Una vera e propria discarica a cielo aperto. 


Attendendo circa 20 minuti in quella discarica, a debita distanza anche per lo stomachevole odore che emana, si è potuto appurare che sia cani, gatti e topi, hanno visitato quei sacchi. Inoltre per chi si reca sul Gargano, riferendoci ai turisti, stranieri e conterranei, quella discarica e ben visibile e oggetto di commenti. Ora, senza star qui a ricordare che la nostra provincia è sempre all’attenzione per simili comportamenti, spesso crimini come quelli per gli scandali su discariche a cielo aperto similarmente a quelle come la Terra dei Fuochi come è avvenuto in un’area agricola nel sud foggiano, chi ha responsabilità su quei sacchi si adoperi celermente per rimuovere quello scempio e chi ha responsabilità amministrative solleciti la rimozione.
A quando la loro rimozione? La domanda la rivolgiamo al Comune di Manfredonia affinché solleciti l’ente responsabile e preposto di tal scempio e abbandono. Non arriviamo, come è avvenuto per Foggia, che ASL e ARPA Puglia facciano ciò che il Comune dovrebbe fare dopo la suddetta sollecitazione.


Tuttavia è doveroso precisare che quei sacchi bianchi, come detto, sono contrassegnati da una targhetta gialla riportante un codice CER, rispondente presumibilmente al numero CER 15 01 06. Presumibilmente perché si legge poco il codice. Per dovere informativo il CER 15 01 06 riguarda “imballaggi in materiali misti”, utilizzato per identificare rifiuti costituiti da imballaggi di diverso materiale, tra loro raggruppati. Questo secondo una sentenza della Corte UE - Sez. II, 11/12/2008, causa C 387/07 –che nel merito ha stabilito che un imballaggio composto è definito dall’art. 2, n. 1, lett. a), della decisione 2005/270 come «l’imballaggio costituito da materiali diversi che non è possibile separare manualmente, ognuno dei quali non superi una determinata percentuale del peso dell’imballaggio». Con tal definizione si evince che l’imballaggio composto corrisponde a quella di imballaggio “multimateriali”. Inoltre nell’elenco allegato alla decisione 2000/532 sono stati attribuiti due codici diversi agli imballaggi “multimateriali” e gli imballaggi in materiali misti. Ciò lascia dedurre che la nozione di imballaggi in materiali misti non comprende gli imballaggi “multimateriali”, ma si applica ai rifiuti costituiti da imballaggi di diverso materiale, tra loro raggruppati. Ecco perché il codice CER 15 01 06 dovrebbe riguardare gli “imballaggi in materiali misti”, utilizzato per identificare rifiuti costituiti da imballaggi di diverso materiale, tra loro raggruppati. Tuttavia questa sentenza ha avuto interpretazioni varie, seppur minoritarie, sostenendo che, pur ammettendo tale commistione di rifiuti, il codice 15 01 06, corrispondente agli “imballaggi in materiali misti”, può essere assegnato solo agli imballaggi “multimateriali” e non ai rifiuti costituiti da imballaggi di diverso materiale, tra loro raggruppati. 


Senza dubbio la definizione data dalla Corte Ue è un pugno in faccia a chi con metodo certosino differenzia i rifiuti per ottenere migliori soluzioni per tutto l’eco-sistema, dove per la sentenza in oggetto l’unica definizione identificativa è “Ubi maior, minor cessat”- “dove vi è il maggiore, il minore decade”. È il caso di dire che dove è presente chi ha maggiore autorità, cessa il potere di chi è inferiore. Se noi, comunità, popolazione, siamo i minori, i conti tornano. Lascio a voi comprendere chi ha maggiore autorità.

venerdì 28 luglio 2017

Siponto. Sterrato Ozita, altro che viale [VIDEO]

di Nico Baratta


Che la crisi dei comuni si evidenzi anche con il degrado urbano, oltre che con l’aumentare delle tasse e mancanza dei servizi (a volte primari), è un dato di fatto. Come lo è lo stato delle strade di moltissime città e paesi dell’orami adombrato Belpaese. 
Siponto, un tempo ridente centro balneare della provincia di Foggia, è diventato quel triste lido da cui tutti oggi evitano di andarci. Molti foggiani hanno abitazioni da quelle parti, di cui pochi continuano a riempire durante i tre mesi estivi e molti affittandole a chi vuol spendere meno in confronto ad altre località.

Trent’anni fa non era così. Siponto, in provincia di Foggia e sempre sotto la gestione del Comune di Manfredonia, era un centro balneare sempre pieno di villeggianti, con un servizio molto frequente di treni e pullman che comunicavano con Foggia, con spiagge e mare pulito, lidi lussureggianti sempre sold-out, con colonie convenzionate e ogni sera era una festa. Trent’anni fa quando col treno, stracolmo, arrivavi a Siponto eri accolto dal canto delle cicale e dal vocio dei ragazzi della colonia, da una partita di calcio del fu campo di fianco la stazione, dalla fontanella sempre zampillante, dal bar con la fila, in attesa di percorrere le vie, pieni di piccoli ciottoli dai molti colori e sempre pulite, profumate, che ti portavano al mare. E mentre le percorrevi facevi a gara con i tuoi parenti e amici per trovare il ciottolo più colorato, liscio e tondeggiante. Poi, quando arrivavi alla piazzetta con la fontanella col daino, con acqua zampillante, eri felice perché intravedevi il mare, il lido, il fiumetto dal perenne gracidio.


Oggi sembra imbronciata, una tristezza che permane da anni e che non cambierà se non si apportano sostanziali politiche urbanistiche, economiche, turistiche.
E questa tristezza è anche evidenziata dal dimenticatoio istituzionale che l’amministra giacché se ha piste ciclabili trasformate in parcheggi auto, luoghi di intrattenimento abbandonati al degrado e molte strade dissestate, le responsabilità sono ben definite.


Viale Ozita, il viale che dal lungomare comunica del centro urbano all’uscita di Siponto ne è una prova tangibilissima. Chiamarlo tratturo offenderebbe quelli storici in terra battuta ma percorribili e sicuri. Lo chiameremo sterrato. Un viale, Ozita, fatto di buche, dossi, avvallamenti, crepe, tombini pericolosi, dove la natura cerca, giustamente, di farsi strada attraverso le radici dei secolari pini presenti lungo il tratto. Una situazione che permane da anni, non diversa da altre strade locali, che mai è stata affrontata per sistemarla, per lo meno renderla sicura sia alla veicolazione dei mezzi che per quella pedonale. Viale Ozita, un viale ad oggi chiuso al traffico pubblico giacché è corredato da un cartello di divieto di transito eccetto i residenti. Un viale che mette in comunicazione il centro sipontino con la SS89, per Foggia e per il Gargano, che anche i residenti si rifiutano di percorrere per la sua alta pericolosità. 


L’appello è rivolto al Comune di pertinenza, quello di Manfredonia, affinché sistemi al più presto quel viale, senza chiuderlo completamente, altrimenti sarebbe una sua sconfitta per la gestione del bene pubblico.
Sindaco, si può fare!

Ad Maiora!

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