Chi porta nel cuore questa sanguinante incurabile ferita, è unito dagli stessi sentimenti, dalle stesse emozioni, da ricordi che ti lacerano il pensiero, da quella sordida e latente rabbia dell’evitabile errore umano che non ha giustificazioni. [N. B.]
Vent’anni e sembrano ieri, e Foggia ricorda, e piange, ma vive.
19 secondi della nostra vita che si sono sbriciolati con i nostri cari. Quelle colonne di grigia polvere acre, che ha imbiancato i nostri volti, le nostre labbra paralizzate all’orrendo scenario cui non potevamo far nulla, otturando le narici inumidite dalle lacrime, ritornano in mente come fantasmi intrappolati da quel fragile cemento.
Sembra ieri, appunto, quando alle ore 03 e 12 minuti Foggia è stata ferita indelebilmente, dilaniata per la seconda volta dopo i bombardamenti. Ognuno di noi quell’11 novembre del 1999 ha perso qualcuno, anche qualcosa, soprattutto un parente o un amico o un conoscente. L’ha pianto.
Il ricordo è vivido, lacera il cuore di ogni foggiano straziato per sempre. L’inferno salì in Terra, portando la morte. Lamenti, urla, sangue, corpi martoriati tra lamiere contorte e fiamme gialle pallide, azzurre, blu e viola, di gas assassini si mescolavano alle grida di chi a mani nude cercava una vita da salvare e alle continue e assordanti sirene di ambulanze che affollavano viale Pinto e a quelle dei Vigili del Fuoco giunti da ogni dove. Un ricordo che ci induce a visitare quella piazza, che ci porta al cimitero per osservare dove son sepolti i 67 Angeli di Viale Giotto. Bambini, giovani, donne e uomini ricordati da 67 camelie che a novembre fioriscono come anime candide, che rivivono al civico 120.
Vent’anni e le unghie di molti di noi sembrano ricordare quelle terribili e interminabili ore, alla ricerca di sopravvissuti, sporche di terra, doloranti e sanguinanti, desiderose di rubare alla morte anche una vita inconsapevole di quell’errore umano.
Guardi la piazza e ricordi le macerie. E la mente ritorna a quel tempo; è inevitabile.
È come un film che ti rimane impresso, dove le scene più cruente sovrastano quelle più dolci, le stesse che ti martellano la testa, che a volte ti fa impazzire perché eri lì e non potevi far più nulla. Ti sforzi di pensare ad altro, ma i volti di chi quel giorno ha marcato le nostre menti, quelli che scavavano con le mani e di chi cercava un sospiro e un lamento, si rincorrono nei ricordi, gli stessi di corpi martirizzati, mutilati, inermi. Non puoi farne a meno.
Poi osservi il grande bronzeo cuore e leggi i nomi dei 67 Angeli, e ti vien in mente un parente, un amico, un conoscente. Le lacrime ti ribagnano quelle narici e quelle labbra vent’anni fa impolverate e paralizzate, che oggi si chiedono «perché?», che gridano ancora giustizia.
Ma bisogna andar avanti. La vita continua. E con essa la memoria, per non dimenticare, perché erano, sono e rimarranno nostri fratelli e nostre sorelle, 67 Angeli, quelli di Viale Giotto.
La notizia ha fatto subito il giro dei media e dei web social,
diventando quasi virale: «È una vittoria dell'università» il commento a
caldo del nuovo Magnifico. Pierpaolo Limone è il nuovo Rettore dell'Università di Foggia.
All'UniFg per 11 voti ha prevalso il Dipartimento degli Studi
Umanistici, facendo tramontare il sogno di Lorenzo Lo Muzio, suo
avversario. Con 223 voti Limone supera i 212 di Lo Muzio.
Il Magnifico Rettore Limone (nella foto) è giovane, ha 44 anni e per i prossimi sei
sarà lui a guidare l'UniFg e dare nuova linfa a una struttura che vuole
riscattarsi e dir la sua. Dal suo fodero Limone sfodera la giovane età,
vicina agli studenti, essendo il più giovane d'Italia dei "Magnifici" in
carica. Il suo insediamento ufficiale è previsto dal 1 novembre 2019 e
sarà il quarto Rettore dell'Ateneo foggiano.
La Confesercenti si congratula
Il presidente provinciale di Confesercenti, Alfonso Ferrara, si
congratula con il prof. Pierpaolo Limone per la sua elezione a nuovo
Rettore dell'Università di Foggia.
Sicuro che la scommessa sulla modernita rappresentata dalla meritata
elezione del prof. Limomi comporti nei prossimi sei anni, oltre al
prosieguo della crescita della nostra amata Università, più servizi a
favore delle imprese e dello sviluppo di prossimità dell' intera nostra
Provincia, auguro al neoeletto magnifico rettore buon lavoro a nome mio
personale e della Confesercenti tutta.
Nella mattinata di ieri i Carabinieri della Compagnia di Lucera hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Foggia su richiesta della Procura della Repubblica, che dispone la custodia in carcere a carico dei coniugi lucerini Vincenzo AQUILANO, 36enne, e Maria Lucia DE PALMA, 33enne, e la misura dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria a carico di Vincenzo COLASANTO, 26enne cognato della coppia, e Raffaele VALENTINO, 52enne, tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, del reato di spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina e hashish.
Il provvedimento giunge al termine di una complessa attività investigativa condotta, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Foggia, dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile e della Stazione di Lucera tra i mesi di ottobre e dicembre dello scorso anno.
Le indagini erano partite a seguito di numerosi sequestri di stupefacenti durante tutto il 2018, effettuati dai militari dell’Arma nell’area del centro storico di Lucera - in modo particolare nelle adiacenze della Cattedrale, come piazza Oberdan, vico Prignano, via Schiavone, via Gramsci, via D’Angicourt, ma pure della villa comunale, che hanno consentito di acclarare la diffusione del preoccupante fenomeno del consumo di stupefacenti soprattutto tra i più giovani, e che hanno condotto, tra le altre cose, anche all’arresto in flagranza di due persone, una delle quali minorenne, trovate in possesso di significativi quantitativi di stupefacente.
D'intesa con la Procura della Repubblica era stata così avviata un’attività tecnica che ha portato ad accertare l’esistenza di un fiorente traffico di cocaina gestito dalla coppia, documentato da oltre 90 cessioni in quattro settimane.
Le cessioni avvenivano a qualsiasi ora del giorno e della notte, anche con modalità particolarmente sfrontate, tanta era la convinzione della coppia di trovarsi in un fortino inespugnabile. Il COLASANTO, addirittura, oltre ad avere un ruolo attivo nello spaccio, sovente vigilava il vicolo dove insiste l’abitazione, effettuando vere e proprie ronde per scongiurare brutte sorprese da parte dei Carabinieri. In un’occasione, addirittura, dopo aver scorto due persone a lui sconosciute - in realtà erano dei militari in abiti borghesi - si era avvicinato loro chiedendo chi fossero e le ragioni della loro presenza lì.
E tale era la certezza degli acquirenti di trovare la disponibilità di cocaina che quasi mai fissavano appuntamenti telefonici con la coppia - cosa che ha reso ancor più complicata l'indagine - presentandosi direttamente presso la loro abitazione, come se quello fosse un vero e proprio supermarket della droga. In un episodio, addirittura, i Carabinieri avevano avuto modo di notare un uomo fermarsi in auto e suonare il clacson sotto casa e, poco dopo, uscire l'AQUILANO per consegnargli della cocaina, poi sequestrata dai militari a scopo di riscontro.
In un’altra circostanza la DE PALMA, che stava rientrando a casa dopo aver prelevato il figlio a scuola, notato un acquirente in attesa non aveva esitato a cedergli dello stupefacente che teneva in borsa, nonostante la presenza del bambino.
Ancora, in un’occasione una dose di cocaina era stata ceduta ad un migrante di origine senegalese giunto in bici presso l’abitazione, “accolto” dal COLASANTO che, nei panni di sentinella, sorvegliava vico Prignano.
Ma un’altra sorpresa attendeva gli investigatori: sebbene l’attività tecnica fosse "dedicata" ai due coniugi è stato possibile riscontrare l’attività di spaccio anche di un loro vicino di casa, Raffaele VALENTINO.
Ad far scattare il sospetto che anche lui fosse dedito al commercio di sostanze stupefacenti era stato un uomo che, dopo essere entrato nella sua abitazione, ne era uscito con atteggiamento estremamente circospetto, controllando con cura qualcosa che teneva in mano: immediatamente bloccato da personale in borghese, era stato trovato in possesso di hashish.
Così si è giunti ai provvedimenti odierni. Gli arrestati, dopo le formalità di rito espletate presso la Compagnia Carabinieri di Lucera, sono stati associati presso Casa Circondariale di Foggia, a disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, che ha coordinato le indagini.
È notizia dell’ultima ora. Il Ministro delle Infrastrutture e dei
Trasporti, Danilo Toninelli, ha firmato lo sblocco della vertenza che
bloccava l’ampliamento della pista dell’aeroporto civile di Foggia, il
Gino Lisa.
«Dopo tanto tempo sprecato per carenze istruttorie da parte dei
sottoscrittori dell’accordo, ovvero Regione Puglia e la società di
gestione aeroportuale, si è finalmente arrivati a un punto di chiusura e
la Direzione preposta del MIT ha dato l’approvazione a istituire nello
scalo di Foggia un SIEG, Servizio di Interesse Economico Generale» è la
dichiarazione rilasciata alla stampa da Toninelli subito dopo aver posto
in calce la firma.
Una dichiarazione che mitiga i malumori diffusi in queste ore dopo
l’annullamento della visita del Ministro in Terra di Capitanata per
risolvere l’annosa vicenda che si protrae da anni, tanti anni.
«Sono soddisfatto del risultato raggiunto. Ora mi auguro che la Regione e
la concessionaria si adoperino per raggiungere al più presto
l’obiettivo dell’ampliamento prospettato, che darà all’aeroporto di
Foggia possibilità di crescita sia in qualità di centro operativo della
Protezione civile, sia per il rilancio del turismo del territorio
circostante» la chiosa finale del Ministro.
Di seguito si riporta la nota stampa del Sindaco di Foggia, Franco Landella (nella foto), in merito agli ultimi due atti intimidatori, primi dell'anno 2019, nei confronti di due attività commerciali, una friggitoria e una profumeria.
«Le intimidazioni criminali sono un fenomeno che non può più essere tollerato. –dichiara il Sindaco di Foggia Franco Landella, in relazione agli attentati alla friggitoria “Mordi e Gusta” e alla profumeria “Gattullo” del capoluogo.- Esprimo indignazione, oltre che la più sentita solidarietà ai proprietari egli esercizi commerciali, per questa vergognosa condizione di esposizione alla prepotenza della malavita cui molti imprenditori sono costretti a sottostare. I gesti in sé sono inaccettabili, ma lo è ancor di più l’arroganza di ripeterlo –nel caso dell’incendio alla friggitoria- poche ore dopo che il primo era stato sventato. Un episodio che -salvo risultanze contrarie- attesta la recrudescenza del fenomeno estorsivo e che deve far concentrare su questo aspetto gli sforzi della Magistratura e delle Forze dell’Ordine già notevoli e spesso coronati da importanti successi. Dobbiamo cancellare un fattore criminale che ostacola lo sviluppo del nostro territorio e contribuisce in maniera determinante a farci stazionare nelle posizioni più basse di alcune classifiche sulla qualità della vita nelle province italiane. In questi giorni, chiederò al Prefetto un incontro per studiare le strategie di intervento più efficaci e determinare l’apporto che l’Amministrazione può dare in una lotta che, oltre che riguardare la legalità, riguarda il grado di civiltà di una società moderna e delle sue comunità cittadine».
Nelle prime ore della mattinata odierna i Carabinieri della Compagnia di Vico del Gargano, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia e del 6° Nucleo Elicotteristi di Bari, hanno dato esecuzione a un’Ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura della Repubblica, che ha coordinato fin dall'inizio tutte le attività investigative, nei confronti di quattro persone, tutte residenti a Vico del Gargano, ritenute responsabili in concorso tra loro di spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. L'Ordinanza cautelare in carcere è stata eseguita nei confronti di LIBERTI Leonardo, classe 1963, DELLI MUTI Alessandro, classe 1972, e GURLIACCIO Lorenzo, classe 1971, mentre è stata sottoposta all'obbligo di dimora CALABRESE Prudenzia Chiara, classe 1989.
Le indagini avevano preso le mosse da un'altra attività, già da tempo avviata, che nel febbraio del 2017 aveva portato all’arresto in flagranza di reato di MONACO Donato Elia, classe 1991, MONACO Paolo, classe 1993, DEL CONTE Michele, classe 1989, e TRICARICO Emilio, classe 1989. I quattro, anch'essi tutti di Vico del Gargano, dopo aver acquistato a San Severo, dal pregiudicato NARDINO Matteo Nazario grazie all’intermediazione di PALUMBO Carmine e SPARANERO Angelo, una pistola mitragliatrice Skorpion cal. 7,65 parabellum, completa di 2 caricatori e 30 cartucce, erano stati intercettati e bloccati dai militari dell’Arma mentre, a bordo della loro auto, la stavano portando a Vico. Nei loro piani la pistola mitragliatrice sarebbe dovuta servire per uccidere LIBERTI Leonardo, che non si era piegato alla loro pretesa di esclusività nel controllo della lucrosa piazza di spaccio, continuando a "lavorare" in proprio insieme ai suoi complici.
Le indagini al tempo effettuate nei confronti di MONACO Donato Elia e del suo gruppo, quando erano impegnati alla ricerca di un’arma per liberarsi dello scomodo rivale, insieme alle loro inequivocabili intenzioni aveva infatti portato alla luce l'esistenza a Vico del Gargano di un secondo gruppo criminale dedito allo spaccio su larga scala di sostanze stupefacenti, in netta contrapposizione a quello già indagato. La scoperta aveva quindi consentito di espandere il quadro investigativo che, sempre con il coordinamento della Procura della Repubblica di Foggia, attraverso numerosi sequestri e riscontri aveva rapidamente confermato l’esistenza della seconda fazione criminale, facente capo al LIBERTI. Questi, infatti, era emerso reggere le fila di un intenso e remunerativo spaccio di rilevanti quantitativi di cocaina, hashish e marijuana.
L’attività tecnica effettuata nell’ambito dell’operazione “Santa Muerte” aveva portato in evidenza la figura del LIBERTI come riferimento di questo secondo gruppo, e come suo braccio destro DELLI MUTI Alessandro, anche questi noto pregiudicato del posto. Un’attività fiorente che era favorita anche dalla personalità criminale dei due, che vengono così descritti dal Giudice per le Indagini Preliminari nell'Ordinanza: " ... Il Delli Muti manifesta una personalità incline alla violazione della legge e nelle conversazioni si manifesta anche propenso all'utilizzo della forza fisica per recuperare il denaro dovuto per le cessioni. Quanto al Liberti, i precedenti penali per reati contro la persona mettono in evidenza una propensione spiccata alla violenza ed un'indole predisposta all'uso della forza. ...".
GURLIACCIO Lorenzo, invece, inizialmente inseritosi nel gruppo grazie all’amico DELLI MUTI, a seguito dell'arresto in flagranza di quest'ultimo, il 21 luglio dello scorso anno per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e di una pistola modificata, ne aveva "ereditato" la clientela, rifornendola anche direttamente nella propria abitazione, in concorso con la compagna convivente CALABRESE Prudenzia Chiara, che partecipava a pieno titolo nell’attività di spaccio. Ed era stata proprio lei, in occasione di una perquisizione domiciliare, a ritardare l’ingresso dei Carabinieri e a gettare lo stupefacente, poi recuperato, nel water. Tale circostanza aveva dimostrato come la stessa non solo fosse consapevole dell’attività di spaccio del compagno, ma che abbia anche concorso nella detenzione dello stupefacente.
Determinante nella ricostruzione delle dinamiche interne al sodalizio è stata poi la circostanza che gli assuntori che contattavano il GURLIACCIO risultavano essere contemporaneamente clienti anche degli altri indagati.
Nel corso delle indagini i Carabinieri e Procura hanno riscontrato oltre un centinaio di episodi di spaccio e sequestrato, complessivamente, 190 dosi di cocaina, 80 dosi di marijuana e 20 di hashish, rinvenuto e sequestrato una pistola scacciacani, modificata e resa perfettamente funzionante ed offensiva con munizionamento cal. 7,65.
La Procura della Repubblica di Foggia e i Carabinieri della Compagnia di Vico del Gargano, pertanto, hanno oggi stroncato l’ascesa di un pericoloso gruppo criminale in espansione, che poteva contare non solo sul potenziale delinquenziale dei correi, ma anche su una maggiore libertà nella loro azione, dovuta ai precedenti arresti operati in occasione della precedente operazione, la "Santa Muerte".
Vico del Gargano si è quindi confermato centro di approvvigionamento importantissimo, con un ruolo centrale nelle dinamiche criminali e delinquenziali del promontorio del Gargano, specie per ciò che riguarda la sua parte settentrionale, e sicuramente la più rifornita piazza di spaccio per tutti i paesi limitrofi. Alcuni frammenti di intercettazione utili a comprendere la spregiudicatezza degli indagati.
- Relativa al tipo di sostanza: A:”la coca che ho pigliato ultimamente… Cavolo era buona! Pulita! Precisa!”
- Relativa al confezionamento dello stupefacente: B:”Te la dovevi far dare tutta in un pezzo! Poi te la dovevi aggiustare tu! Perchè a bustine già fatte? “
- Relativa ad un riscontro effettuato, per sviare le indagini: C: “Non ho niente in casa! Noi siamo puliti, giusto? Noi siamo puliti, cioè tu sai che io non ho niente, no?”
Il 6 dicembre c.a. presso L’Aula Magna del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Foggia si terrà un evento organizzato dalla Polizia di Stato Questura di Foggia e dal Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Foggia: un incontro sul tema "LA SOPRAVVIVENZA FISICA, MENTALE E GIUDIZIARIA NEL CORSO DEI CRIMINI VIOLENTI” durante il quale verranno affrontati gli aspetti giuridici, psicologici e pratici degli scontri a fuoco e dei crimini violenti.
I lavori, introdotti dal Questore di Foggia dr. Mario Della Cioppa e dalla la prof.ssa Donatella Curtotti Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza rappresentano un opportunità unica rivolta a tutti coloro che sono interessati a comprendere che cosa accade nello sviluppo dei Crimini Violenti e degli Scontri a Fuoco che avvengono in Italia. Un occasione per analizzare accuratamente casi di cronaca accaduti, per poter tracciare le caratteristiche dei crimini violenti, giungendo, infine, a trovare diverse soluzioni per imparare a sopravvivere alle varie tipologie di incidente critico. Si intende, con questo evento, costruire un percorso di crescita finalizzato ad aiutare chiunque possegga un’arma a non diventare violenti ma cittadini migliori, consapevoli e responsabili.
Per la prima volta a Foggia il dr. Alessio Carparelli, ideatore del metodo di insegnamento di tirooperativo.it, ed autore del libro “l’Atteggiamento Mentale e la Gestione della paura nella Dinamica degli Scontri a Fuoco” presenterà il primo studio realizzato in Italia sulle modalità con cui si sviluppano le aggressioni, i crimini violenti, le invasioni domestiche e gli scontri a fuoco che riguardano le forze dell’ordine ed i privati cittadini. Il dr. Carparelli ha analizzato oltre 80 incidenti critici individuando innovativi elementi di comprensione circa:
-le caratteristiche e le modalità attuative con le quali si sviluppano gli scontri a fuoco, i crimini violenti e le invasioni domestiche che avvengono nel nostro Paese;
-gli effetti, le modificazioni e le alterazioni della mente e del corpo che si scatenano durante il processo della paura;
Gli esiti di questa analisi, grazie anche ai molteplici anni trascorsi a contatto con questa singolare realtà, hanno consentito di delineare le criticità legate alla sopravvivenza fisica, mentale e giudiziaria delle persone che sono chiamate a fronteggiare e gestire una carica di violenza intensità inimmaginabile.
Un evento unico, rivolto a tutti i cittadini che posseggono un arma o che siano interessati all'argomento, ed agli appartenenti alle forze di Polizia e Forze Armate.
Nell’occasione verranno inoltre approfonditi importanti temi giuridici riguardanti la difesa personale e le norme che giustificano l’uso della forza grazie all'intervento della dr.ssa Del Vecchio Francesca Dottore di ricerca in Diritto processuale penale.
Gli aspetti psicologici relativi all'aggressività e all'impulsività verranno trattati dalla prof.ssa Grazia Terrone docente di Psicologia della persuasione del Dipartimento degli Studi Umanistici. Affronterà l'argomento relativo alla gestione delle emozioni nelle attività critiche dei servizi di Polizia il dr. Giovanni Ippolito, psicologo della Polizia di Stato, fornendo una spiegazione di ciò che avviene nella mente degli operatori di Polizia allorquando combattono per difendere se stessi, i propri colleghi o i cittadini.
Perchè continuarlo a chiamare "clan dei montanari" quando questo è stato smembrato da anni. Oggi è mafia garganica (ndr.)
Agenti della Polizia di Stato del Servizio Centrale Operativo, delle
Squadre Mobili di Foggia, Bari e del Commissariato di P.S. di
Manfredonia (nella foto il "gruppo Gargano"), nella notte del 03 dicembre u.s., a Manfredonia hanno
eseguito ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, nei confronti di PACILLI Francesco Pio, classe 96’, CAPUTO Libero, classe 77’, CAPUTO Matteo, classe 98’, PACILLO Salvatore, classe 63’, PACILLO Ciro, classe 97’, CONOSCITORE Valentino,
classe 72’, alcuni contigui alla criminalità organizzata garganica del
gruppo mafioso dei Montanari, ritenuti a vario titoli partecipi
dell’organizzazione criminale operante a Manfredonia e capeggiata dal
PACILLI Francesco Pio, figlio del noto PACILLI Giuseppe, detto “Peppe u
muuntaner”, elemento di spicco della sanguinosa organizzazione mafiosa
nota come “clan LI BERGOLIS”, catturato dalla Squadra Mobile di Foggia
nel maggio 2011 a seguito di un periodo di latitanza di anni due e
condannato per i reati di cui all’art. 416 bis, c.p.
Inoltre, con il medesimo provvedimento cautelare il G.I.P. ha disposto
la misura degli arresti domiciliari a carico di GUERRA Antonio, classe
80’, e la misura dell’obbligo di dimora a Manfredonia nei confronti di
QUITADAMO Raffaele, classe 96’, sodali intranei alla medesima
organizzazione criminale, dediti, a vario titolo, all’approvvigionamento
ed alla gestione dello spaccio al dettaglio dello stupefacente nella
città di Manfredonia.
Il provvedimento cautelare del G.I.P. presso il Tribunale di Bari dott.
Marco GALESI, che conferma in toto l’impostazione accusatoria
rappresentata con riguardo all’intero gruppo criminale, ha portato alla
disarticolazione della consorteria criminale che aveva di fatto
monopolizzato lo smercio dell’hashish nella cittadina garganica,
stroncandone il fiorente traffico.
L’ordinanza custodiale è stata eseguita alle prime luci dell’alba
odierna a Manfredonia da personale del Servizio Centrale Operativo,
della Squadra Mobile di Foggia, della Squadra Mobile di Bari e del
Commissariato di Ps di Manfredonia, coadiuvati da personale dei Reparti
Prevenzione Crimine “Puglia Settentrionale”, “Puglia Meridionale” e
“Lucania” e del gabinetto provinciale di Polizia Scientifica della
Questura di Foggia, che ha fatto irruzione nelle abitazioni degli
indagati, traendoli in arresto.
In particolare, l'attività di indagine è stata totalmente condotta sul
campo dagli investigatori della Polizia di Stato denominato “Gruppo
Gargano”, composto da personale del Servizio Centrale Operativo, della
Squadra Mobile di Foggia e Bari e del Commissariato di Ps di
Manfredonia, fortemente voluto dal Questore di Foggia dr. Mario Della
Cioppa e costituito lo scorso anno grazie al supporto del Servizio
Centrale Operativo (S.C.O.) diretto dal dr. Alessandro Giuliano.
L'attività in questione è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale
Antimafia di Bari, diretta dal Procuratore Giuseppe Volpe e con i
Pubblici ministeri direttamente impegnati, sostituti Procuratori dr.
Pasquale Drago e dr. Ettore Cardinali. Essa ha permesso di delineare
l’esistenza di un sodalizio criminale finalizzato al traffico di
sostanze stupefacenti ex art. 74 D.P.R. 309/90 avente come base
operativa la città di Manfredonia e dedito allo smercio di consistenti
quantitativi di stupefacente del tipo hashish.
Più nel dettaglio, le fondamentali risultanze emerse dalle attività
tecniche, supportati da importanti riscontri, hanno permesso di
accertare l’esistenza di una struttura organizzativa caratterizzata da
un sistema verticistico facente capo a CAPUTO Libero, imprenditore nel
settore del commercio a Manfredonia, e PACILLI Francesco Pio - figlio
del noto PACILLI Giuseppe, detto “Peppe u muuntaner”, intraneo al
sanguinoso clan dei montanari, catturato dalla Squadra Mobile di Foggia a
seguito di un periodo di latitanza di anni due e condannato per i reati
di cui all’art. 416 bis, c.p. – entrambi deputati alla gestione, in
prima persona, degli acquisti delle forniture di consistenti
quantitativi di stupefacente, sfruttando relazioni privilegiate con
altre consorterie criminali della provincia, ed occupandosi della
gestione contabile dei consistenti ricavi generati dalla vendita al
dettaglio attraverso una collaudata e ben organizzata rete di spaccio
composta dagli altri sodali sotto-ordinati con grado di pusher a cui il
PACILLI Francesco Pio ed il CAPUTO Libero imponevano precise regole per
lo spaccio al minuto.
L’attività investigativa ha permesso di accertare come proprio la
caratura criminale del PACILLI Francesco Pio, che come detto vanta
parentele importanti nel mondo criminale garganico, permetteva
all’intera associazione di poter agire indisturbata nel Comune di
Manfredonia, assumendo di fatto il monopolio della gestione e smercio al
dettaglio dell’hashish.
Peraltro, ad ulteriore conferma della scaltrezza e dello spessore
criminale del CAPUTO Libero e del PACILLI Francesco Pio, le attività
tecniche hanno evidenziato il tentativo dei due di sbarazzarsi delle
attenzioni rivolte loro dalle Forze di Polizia, sfruttandone la
risonanza del gesto nel rapporto con i sodali e più in generale con gli
altri concorrenti, dapprima incendiando l’auto di un appartenente alle
forze di Polizia e successivamente arrivando addirittura a formalizzare
una denuncia per atti persecutori nei confronti del medesimo per
allentare i frequenti controlli di Polizia.
Inoltre, la presente indagine ha dimostrato che gli interventi degli
operatori di Polizia a carico dei vari esponenti di questa
organizzazione criminale, caratterizzati da arresti e sequestri di
consistenti quantitativi di stupefacente, comunque non interrompevano
l’acquisto dello stupefacente ed il costante rifornimento delle piazze
di spaccio.
Invero, in data 11.11.17 CAPUTO Libero, PACILLI Francesco Pio e PALENA
Lorenzo venivano tratti in arresto da una volante del Commissariato di
Manfredonia, che, sotto la direzione degli operatori del “Gruppo
Gargano” di questa Squadra Mobile, simulando un casuale controllo di
Polizia sulla strada provinciale che porta a Manfredonia, trovavano i
tre in possesso di 5 panetti di hashish del peso complessivo di 1 kg.
Il tentativo di disfarsi dello stupefacente per sfuggire al controllo di
Polizia ed al conseguente arresto era vanificato dalla prontezza degli
operatori di Polizia che notavano il lancio dal finestrino
dell’involucro contenente lo stupefacente, nonché cristallizzato
dall’attività tecnica precedentemente installata da personale di questo
Team investigativo a bordo dell’autovettura su cui i tre viaggiavano. In
particolare, proprio le microspie ambientali ivi presenti permettevano
di captare l’accordo tra i tre finalizzato ad addossare al solo PALENA
l’eventuale responsabilità circa la detenzione del consistente
quantitativo di stupefacente lanciato poco prima dal finestrino
dell’auto, disvelando la reale motivazione del viaggio intrapreso dai
tre verso Cerignola.
Ad ogni modo, come detto, l’arresto di CAPUTO Libero, PACILLI Francesco
Pio e PALENA Lorenzo non impediva alla consorteria criminale di
proseguire i lucrosi traffici illeciti. Invero, a soli due giorni dal
loro arresto, il PACILLI Francesco Pio ed il CAPUTO Libero, ristretti in
regime di detenzione domiciliare, pianificavano l’ennesimo viaggio
verso la città di Cerignola per l’approvvigionamento di un ulteriore
consistente quantitativo di hashish volto a recuperare la perdita
inflitta con il citato intervento degli operatori di Polizia.
Su esplicito incarico dei vertici dell’organizzazione, infatti, CAPUTO
Matteo e QUITADAMO Raffaele, opportunamente istruiti dal PACILLI
Francesco Pio, si procuravano un’auto a loro non riconducibile e
intraprendevano il viaggio alla volta di Cerignola in visto di un nuovo
approvvigionamento di hashish.
Pertanto, una volta assicuratisi la disponibilità di un altro
chilogrammo di hashish, i due facevano ritorno a Manfredonia, stavolta
percorrendo strade secondarie e di campagna proprio al fine di
scongiurare un altro intervento di Polizia. Tuttavia, il servizio di
osservazione e pedinamento efficientemente svolto dagli operatori del
“Gruppo Gargano” della Polizia di Stato permetteva di documentare e
accertare l’avvenuto approvvigionamento dello stupefacente. Difatti, in
data 13.11.17 il CAPUTO Matteo veniva trovato in possesso di 1
chilogrammo di hashish e tratto in arresto in flagranza di reato proprio
appena arrivato sotto l’abitazione del CAPUTO Libero, cui avrebbe
dovuto consegnare lo stupefacente.
Le attività investigative permettevano altresì di accertare che i vari
sodali dell’organizzazione criminale erano particolarmente attenti nella
scelta dei luoghi di stoccaggio dell’hashish, provvedendo, con cadenza
quasi quotidiana, ad effettuare numerosi spostamenti dello stupefacente
con il preciso obiettivo di scongiurare ed ostacolare un’eventuale
intervento delle forze di Polizia, potendo contare sulla disponibilità
di numerosi locali a loro non direttamente riconducibili in quanto
intestati ad insospettabili prestanome.
Durante l’intera indagine, infatti, è stato accertato
l’approvvigionamento e lo smercio di consistenti quantitativi di
stupefacente, nella dimensione di decine di kg., che l’organizzazione
riusciva a procurarsi agevolmente sfruttando proprio la caratura e le
entrature criminali del PACILLI Francesco Pio e le capacità manageriali
del CAPUTO Libero. I due, infatti, nel giro di qualche mese sono
riusciti a conquistare l’egemonia dello smercio al dettaglio
dell’hashish nella città di Manfredonia, impadronendosi di punti
strategici quali “piazzetta Mercato” e più in generale alcuni luoghi di
ritrovo dei giovani manfredoniani situati in zona Monticchio di
Manfredonia.
Questa inchiesta ha altresì evidenziato l’attuale interesse della
criminalità organizzata garganica nel traffico di stupefacenti e che la
spartizione dei relativi ingenti profitti costituisce elemento di
tensione tra i diversi gruppi che operano in quell’area.
La minuziosa e capillare attività investigativa ha altresì permesso di
accertare e documentare numerosi episodi di spaccio al dettaglio dello
stupefacente, appurando che la citata organizzazione criminale aveva di
fatto egemonizzato il mercato dell’hashish nella città di Manfredonia,
eleggendo la “piazzetta Mercato”, luogo frequentato dai giovani della
“movida” manfredoniana e per questo motivo strategico per massimizzare i
proventi della vendita al dettaglio dello stupefacente, quale base
logista per il continuo e massivo rifornimento di stupefacente a giovani
e meno giovani manfredoniani.
Con questo provvedimento della Direzione Distrettuale di Bari si è
quindi riusciti a disarticolare il gruppo criminale operante a
Manfredonia, dimostratosi capace di trattare e smerciare consistenti
quantitativi di hashish ed assumendone via via il monopolio della
vendita nell’intera città di Manfredonia.
Il provvedimento eseguito oggi si inserisce a pieno titolo nell’azione
corale portata avanti nel territorio garganico e più in generale
nell’intera provincia di Foggia dalla Polizia di Stato, dalla Direzione
Distrettuale Antimafia di Bari e dalla Procura della Repubblica di
Foggia, finalizzato ad annientare ogni forma di criminalità nell’intera
area garganica e segue analoga operazione compiuta nei giorni scorsi a
San Severo, quella denominata Agosto di Fuoco del settembre scorso e
quella straordinaria denominata Decima Azione a Foggia.
Nel corso della notte Agenti della Polizia di Stato della Squadra Mobile
di Foggia e del Servizio Centrale Operativo e Militari del Reparto
Operativo Nucleo Investigativo dell’Arma dei Carabinieri di Foggia,
hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei
confronti di 30 persone, indagate, a vario titolo per associazione di
stampo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco e
tentato omicidio.
L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari,
ha ricostruito la struttura organizzativa e le dinamiche criminali
dell’associazione mafiosa denominata Società Foggiana, in continuità con
altre precedenti indagini già cristallizzate in sentenze, molte delle
quali passate in giudicato. E’ per questo che viene definita
convenzionalmente “DECIMA AZIONE”, in quanto rappresenta appunto la
decima (in ordine di tempo) delle più importanti operazione antimafia
messa in campo dalla DDA di Bari nel capoluogo dauno, una operazione che
ha documentato anche la contrapposizione tra le due c.d. “batterie”
mafiose egemoni sul territorio (da una parte quella dei
SINESI-FRANCAVILLA e dall’altra quella dei MORETTI-PELLEGRINO-LANZA), e
purtuttavia il loro inquadramento in un unico contesto all’interno della
Società Foggiana.
L’attività investigativa sulla “Società Foggiana”, sulle sue dinamiche
interne e sulle sue proiezioni criminali esterne è stata portata avanti,
senza soluzione di continuità, anche in epoca successiva ai fatti
accertati nell’ultima indagine, chiamata “Corona”, e si è protratta fino
all’attualità: in tal modo è stato possibile documentare come la
predetta organizzazione mafiosa abbia continuato:
- a mantenere la sua fisionomia strutturale, caratterizzata da una
suddivisione in batterie e da una forte connotazione a base familiare
- a ridefinire al suo interno, in maniera violenta e spregiudicata, gli
equilibri di potere tra le diverse batterie, con una ulteriore
sanguinosa guerra di mafia;
- a sviluppare processi di gestione centralizzata delle risorse
economiche del sodalizio, soprattutto per garantire una regolare
assistenza economica agli associati detenuti;
- a consolidare la sua capacità di controllo territoriale mediante
l’intensificazione dell’attività estorsiva e lo sviluppo di altre forme
di infiltrazione nel tessuto socio-economico.
L’esistenza e l’operatività della c.d. “Società Foggiana” è stata da
ultimo sancita, proprio di recente, nel processo “Corona” dalla sentenza
del GUP del Tribunale di Bari emessa in data 28.4.2016. Anche la Corte
di Cassazione ha ultimamente confermato gli esiti dell’indagine Corona,
sancendo, l’8.10.2016, la definitività della configurazione del reato di
cui all’art 416 bis c.p. in relazione all’organizzazione mafiosa in
questione e delle relative condanne inflitte ai soggetti che ne fanno
parte.
Come emerge dai precedenti giudiziari in precedenza citati, la Società
Foggiana si è fin da subito caratterizzata per due fattori fondamentali,
talmente interdipendenti tra loro da rappresentare una sorta di binomio
costitutivo:
− un’unica organizzazione a base familiare che, tuttavia, opera sul territorio magmaticamente, ripartendosi per “batterie”;
− la presenza di una ciclica forza centrifuga generatrice di scontri,
talora anche armati, tra le stesse “batterie”. A tali fasi di turbolenta
ridefinizione dei rapporti di forza hanno fatto puntualmente seguito
fasi di ricerca della ricomposizione, in un andamento sinusoidale teso
alla elaborazione di più efficienti modelli organizzativi, capaci di
governare la complessità del processo espansionistico in atto mediante
il recupero della coesione interna.
Più specificamente, la causa del nuovo conflitto armato è rappresentata
dal conseguimento della primazia e della leadership all’interno della
Società Foggiana che trova il suo inizio il 13 settembre 2015 quando
viene ferito Mario PISCOPIA (convivente della figlia di Rocco MORETTI).
Subito dopo questo grave fatto di sangue, il successivo 17 ottobre,
avviene il tentato omicidio di Bruno Vito LANZA. Sono questi i 2 episodi
che rappresentano la doppia offensiva lanciata alla famiglia
“MORETTI-PELLEGRINO-LANZA”, cui è susseguita nel tempo una lunga scia di
omicidi e tentati omicidi.
Nella sua proiezione esterna, il sodalizio ha operato in numerosi settori illeciti in forma quasi monopolistica.
E’ emerso che uno dei settori di maggiore interesse è rappresentato
dalle estorsioni, realizzate a tappeto nei confronti di tutti gli
operatori economici operanti nella città di Foggia: dalle agenzie
funebri ai gestori di slot machine, passando per gli esercizi
commerciali e gli imprenditori edili.
Si è registrato anche il tentativo di condizionamento della società
calcistica del Foggia, all’epoca militante nel campionato di Lega Pro.
Infatti In alcune intercettazioni telefoniche è emerso che, i membri
della Società Foggiana hanno imposto alla società sportiva Foggia Calcio
la stipulazione di contratti di ingaggio nei confronti di soggetti
vicini all’associazione mafiosa, pur non disponendo di qualità sportive
significative.
E’ emerso come l’attività di infiltrazione si realizzava anche imponendo
l’assunzione delle persone indicate dagli appartenenti alla Società
Foggiana, come nel caso dell’azienda Tamma.
E ancora l’attività estorsiva riguardava tutte le sale scommesse, anche
quelle gestite da familiari e parenti …(“perché non ce ne frega niente …
il giro delle macchinette quelli noi li dividiamo ogni tre mesi”) e i
costruttori edili … (“devono pagare: ho detto se non stai vendendo, tu
neanche costruisci. Comunque ho detto a noi non ce ne frega niente…ci
devono pagare tutti quanti, tutti i costruttori”).
Relativamente alle estorsioni in danno delle agenzie funebri, l’attività
captativa ha evidenziato come i membri della Società Foggiana hanno
inquinato non solo i settori economico/produttivi della città di Foggia,
ma anche quelli sociali ed amministrativi, potendo avere notizie
riservate – evidentemente trasmesse da dipendenti comunali – relative al
numero giornaliero dei morti.
Afferma il Giudice per le indagini preliminari che “… la Società
Foggiana riesce ad inquinare tutti i gangli vitali della vita sociale,
economica, amministrativa di Foggia”.
Gli esponenti della Società Foggiana nello svolgimento dell’attività
estorsiva per conto del sodalizio mafioso dispongono di una famigerata
“lista delle estorsioni”, in cui sono riportati i nomi degli
imprenditori foggiani che sistematicamente pagano il “pizzo”.
Aggiunge ancora il Gip, che “L’attività d’indagine, altresì, ha
evidenziato lo stato di omertà assoluta lo si rileva anche dal dato
numerico delle denunce, che dimostra chiaramente un limitatissimo
apporto all’accertamento di reati commessi in danno di cittadini,
imprenditori, operatori commerciali, rispetto alla elevatissima
percentuale di ipotesi che vengono colte durante le attività tecniche e
investigative in corso. Che questi fatti-reato non siano denunciati è
un’ulteriore conferma della totale soggezione di larghe fasce della
popolazione, indotte a subire silenziosamente i torti e le angherie
poste in essere da coloro che agiscono evocando l’appartenenza a questo
determinato contesto criminale: la Società foggiana”.
Naturalmente La Società Foggiana è attiva anche nel settore della
cessione di sostanze stupefacenti avendo la disponibilità di ingenti
quantitativi di droga
La forza della Società Foggiana emerge anche dalla volontà di colpire le
forze dell’ordine impegnate ad assicurare il rispetto delle leggi, per
come risulta dai propositi di uccidere un ispettore capo presso la
squadra mobile di Foggia
Altra fonte di guadagni illeciti è rappresentata dal progetto di
infiltrazione nel settore delle scommesse truccate con alterazione dei
risultati delle corse dei cavalli. Tale circostanza emerge dall’attività
intercettiva che ha evidenziato come i membri della Società Foggiana
avevano agganciato il vecchiarello, uomo di Napoli, in grado di truccare
le corse tris, facendo vincere il fantino di volta in volta
individuato, corrompendo gli altri fantini con 600,00 euro per non
piazzarsi.
Comunque qualche segnale positivo di rottura del muro di omertà è stato
registrato attraverso il contributo di alcune vittime di estorsioni che
hanno consentito di assicurare alla giustizia i responsabili. E’ un
segnale positivo che ci consente di guardare al futuro con maggiore
ottimismo.
I NOMI DEGLI ARRESTATI PER ASSOCIAZIONE DI STAMPO MAFIOSO EX ART. 416 BIS, TENTATO OMICIDIO, ESTORSIONI, ARMI
ABBRUZZESE Angelo, classe 1948;
ABBRUZZESE Francesco classe 1977;
ALBANESE Giuseppe classe 1980;
APRILE Alessandro, classe 1984;
BISCOTTI Luigi, classe 1976;
D’AMATO Emilio Ivan, classe 1973;
D’ANGELO Domenico classe 1993;
FRANCAVILLA Ciro classe 1974;
FRANCAVILLA Giuseppe classe 1978;
FRASCOLLA Gioacchino classe 1985;
GATTA Ernesto classe 1974;
LANZA Leonardo classe 1979;
LANZA Savino classe 1983;
LANZA Vito Bruno classe 1953;
MIRANDA Antonio classe 1957;
MORETTI Alessandro classe 1991;
MORETTI Rocco classe 1950;
PALUMBO Raffaele classe 1984;
PERDONO’ Massimo classe 1977;
PESANTE Francesco classe 1988;
RIZZI Fausto classe 1980;
SALVATORE Antonio classe 1991;
SINESI Cosimo Damiano classe 1985;
SINESI Francesco classe 1985;
SINESI Roberto classe 1962;
SPIRITOSO Giuseppe classe 1956;
SPIRITOSO Lorenzo classe 1981;
TIZZANO Fabio classe 1980;
TIZZANO Francesco classe 1972;
VILLANI Patrizio classe 1977;
La misura della custodia cautelare in carcere è stata eseguita nei
confronti di tutti i suddetti, pertanto sono attualmente in carcere.
Abbiamo appreso con sgomento che qualche stupido - perché la violenza è
solo degli stupidi - ha danneggiato la macchina dell'Assessore Generoso
Rignanese.
La sezione di Forza Italia di Monte Sant'Angelo esprime all'Assessore Rignanese la massima solidarietà e la vicinanza.
Siamo certi che, dopo la sicura denuncia dell'Assessore Rignanese, le
Forze dell'Ordine faranno di tutto per dare un nome e un volto a chi
crede che la violenza debba prendere il posto della ragione e della
civiltà!
Nei giorni scorsi i Carabinieri di quartiere al rientro dal servizio nel centro cittadino avevano ripor-tato al Comandante della Stazione una notizia che più persone avevano riferito loro. La confidenza riguardava una coppia di ragazzi che, addirittura con un bambino molto piccolo, spacciavano so-stanze stupefacenti all’interno della villa comunale a giovanissimi consumatori.
Ieri mattina, quindi, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia cittadina si sono confusi tra le persole a passeggio lungo i viali della villa comunale e, dopo aver individuato la coppia, effettivamente con un bimbo in braccio, avendo notato un inequivocabile viavai di giova-nissimi che si fermavano solo per pochi istanti a parlare con loro, si sono diretti verso i due per pro-cedere ad un controllo.
Alla vista dei militari i due giovani hanno affrettato il passo, per quanto possibile, simulando non-chalance, utilizzando allo scopo anche il figlio di poco più di un anno che la ragazza teneva in brac-cio, venendo però rapidamente raggiunti e identificati. Lui, venticinquenne pluripregiudicato per reati connessi allo spaccio di hashish e marijuana, lei, ancora minorenne ma già conosciuta alle Forze dell’Ordine sempre per condotte connesse alla droga.
I due sono stati trovati in possesso di 44 dosi di hashish, già confezionate in piccole “stecche” pron-te per la vendita, per un totale di 40g circa, e di oltre 650 euro, considerati dagli investigatori il pro-vento dello spaccio.
Le Procure della Repubblica competenti, quella di Foggia per il ragazzo e quella per i minori per la ragazza, subito informate dai Carabinieri, hanno disposto la traduzione dell’uno nel carcere cittadino e l’accompagnamento a casa della ragazzina, dove dovrà ora rimanere.
L’operazione, che rientra nel quadro di intensificazione dei servizi in città disposta dal Comando Provinciale, è stata mirata a restituire ai foggiani un importante polmone verde della città, punto di ritrovo per ragazzi e famiglie, ma che si è recentemente visto inquinare dalla presenza di spacciatori e tossicodipendenti, è nato grazie alle informazioni raccolte dai Carabinieri di Quartiere che, con il loro quotidiano, costante, servizio di prossimità al cittadino, sono venuti a conoscenza di notizie utili alla localizzazione, e conseguente repressione, del traffico di stupefacenti.
A Ischitella i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Vico del Gargano, con l’ausilio di personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia, hanno tratto in arresto il 34enne ARCAROLI Francesco con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I militari, nel corso di una perquisizione a casa sua, in località Foce Varano, hanno rinvenuto e sequestrato un barattolo contenente circa 50 grammi di marijuana, un involucro di cellophane contenente circa 90 grammi di hashish, una "cipollina" termosigillata con all’interno circa 3 grammi di cocaina e materiale vario per il confezionamento dello stupefacente, consistente in quattro bilancini elettronici di precisione e altrettanti coltelli a serramanico ancora sporchi di sostanza stupefacente. Nella stessa circostanza, i Carabinieri hanno poi sequestrato anche nove grimaldelli utilizzabili per la forzatura delle serrature, provvedendo a denunciare l'ARCAROLI anche per il possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli. L’uomo, espletate le formalità di rito, è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Foggia, a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.
Nell’ambito delle attività di contrasto al fenomeno dei reati predatori, si segnala la sottonotata attività di contrasto coordinata dal Commissariato P.S. di Cerignola.
Alle ore 13,45 di ieri, a seguito di segnalazione di furto, personale dipendente e unità della Guardia di Finanza, venivano inviati in quella via Napoli, dove si apprendeva di un furto di alcuni cartoni contenenti cioccolata e barattoli di Nutella dall’interno di un furgone intestato ad una ditta di Altamura, specificando che i prodotti sottratti erano destinati a vari esercizi della zona.
Immediatamente la pattuglia della Guardia di Finanza procedeva ad estrapolare le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza del bar dove si era recato il denunciante le quali riprendevano i momenti salienti del furto che era stato compiuto da due persone.
Dalla visione delle immagini, personale dipendente riconosceva, senza ombra di dubbio, nell’uomo che aveva perpetrato il furto il noto pregiudicato D. C. cl.84, con svariati precedenti penali per furto; le immagini visionate, al contrario, non consentivano di individuare colui che era alla guida dell’autovettura utilizzata per trasportare la merce rubata.
Agenti del Commissariato, coadiuvati dal Reparto Prevenzione Crimine di Basilicata, si recavano immediatamente presso l’abitazione del D. C. dove, dopo aver bussato alla porta dell’abitazione per svariati minuti, quest’ultimo apriva la porta di casa; l’uomo indossava lo stesso abbigliamento rilevato dalle immagini del sistema di videosorveglianza. Si procedeva pertanto ad eseguire una perquisizione all’interno dell’abitazione la quale dava esito positivo poiché, all’interno dell’armadio della camera da letto, nascosti tra gli indumenti, venivano rinvenuti nr. 6 barattoli in vetro di Nutella da gr. 30 ciascuno ed all’interno del ripostiglio situato in cucina, nascosti da vari oggetti ed indumenti, venivano rinvenuti nr. 2 sacchetti trasparenti contenti ciascuno nr. 12 cioccolate Kinder.
La merce veniva recuperata e portata presso il Commissariato dove nel frattempo il malcapitato aveva sporto denuncia e riconosceva la merce recuperata come quella contenuta nei colli che gli erano stati sottratti.
D. C., condotto presso il Commissariato per le incombenze di rito, ammetteva di essere l’autore del furto e decideva di consegnare spontaneamente buona parte della merce sottratta dal furgone riferendo di averla lasciata presso l’abitazione della madre dove veniva immediatamente inviata una pattuglia che recuperava nr. 4 cartoni contenenti ciascuno nr. 64 barattoli di Nutella, nonché altri 29
barattoli in vetro di Nutella da gr. 30 ciascuno e nr. 9 buste trasparenti contenenti nr. 12 cioccolate Kinder. Tutto la merce recuperata veniva restituita immediatamente al denunciante.
D. C. veniva denunciato in stato di libertà per furto aggravato in concorso.
Nella mattina di giovedi scorso i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Manfredonia hanno eseguito un’ordinanza di aggravamento della misura cautelare degli arresti domiciliari con la detenzione in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari, nei confronti del 37enne RIGNANESE Pietro di Manfredonia. Il provvedimento scaturisce dalle intense attività di controllo che hanno portato a riscontrare le violazioni alle prescrizioni imposte all’uomo dall’Autorità Giudiziaria, che gli aveva concesso da meno di un mese il beneficio degli arresti domiciliari. Il RIGNANESE, infatti, in precedenza si trovava ristretto presso il carcere di Foggia dal 26 ottobre scorso, quando i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Manfredonia, unitamente alla locale Stazione Carabinieri ed a quella di Monte Sant’Angelo, nonché al personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori Carabinieri Puglia di Jacotenente e del Nucleo Cinofili di Modugno, lo avevano arrestato per detenzione di droga, nel corso di un’operazione di contrasto al traffico illecito di sostanze stupefacenti a Manfredonia. Nel corso di quel servizio erano stati controllati, tra gli altri, Rignanese e il 34enne Palumbo Salvatore, entrambi già noti alle forze dell’ordine per i loro specifici trascorsi in materia di detenzione e traffico illecito di droghe, nei cui confronti erano state eseguite perquisizioni domiciliari e veicolari che si erano concluse con il rinvenimento, complessivamente, di circa 65 grammi di cocaina, occultati in parte nelle loro abitazioni ed in parte in un vano creato ad hoc nel fondo di una delle auto perquisite e sotto il carter di una biciletta riposta in un garage, oltre a bilancini di precisione e materiale da taglio e confezionamento. In quella circostanza, inoltre, solo grazie al fiuto del cane antidroga i Carabinieri avevano potuto svelare l’astuto stratagemma per occultare la droga ideato dai due, che erano stati arrestati in flagranza. In particolare, all’interno di alcune lattine di bibite, opportunamente svuotate senza alterarne le linguette di chiusura, erano stati creati degli alloggiamenti in cui nascondere la cocaina, che era poi stata fissata con del silicone ed altro materiale di riempimento. Una volta richiusa con la sommità recante ancora la linguetta integra, ogni lattina appariva, alla vista ed al peso, come nuova. Le lattine, inoltre, venivano conservate nel frigorifero, in modo tale da non destare sospetti in caso di controlli, nemmeno se effettuati per strada, in quanto la loro temperatura non ne tradiva il reale utilizzo. Sia il Palumbo che il Rignanese, inoltre, avevano installato presso le rispettive abitazioni un completo sistema di videosorveglianza, con telecamere che inquadravano anche le strade limitrofe, potendo così notare per tempo l’eventuale sopraggiungere delle Forze di polizia ed eludere ogni controllo. L’accesso fulmineo in casa e le minuziose perquisizioni effettuate dai Carabinieri avevano tuttavia permesso di rinvenire lo stupefacente, ancorché tanto abilmente occultato. Nell’abitazione del PALUMBO erano state, inoltre, trovate diverse armi bianche, mai denunciate all’Autorità di pubblica sicurezza, ed in particolare più spade giapponesi (c.d. katane) ed alcuni grossi pugnali, oltre ad una pistola ad aria compressa, dalla quale era stata rimossa la verniciatura rossa all’estremità della canna, in modo da sembrare indistinguibile da un’arma vera, e per tale motivo l’uomo era stato deferito all’Autorità Giudiziaria anche per il reato di detenzione abusiva di armi. I Carabinieri avevano, quindi, sequestrato, oltre alla droga rinvenuta, anche i bilancini di precisione, le lattine di bibite modificate, le sostanze da taglio ed il materiale da confezionamento trovati in casa, l’autovettura in cui era occultata parte della droga e la bicicletta, le armi bianche e la pistola ad aria compressa modificata, nonché la somma complessiva di quasi 1900 euro, ritenuta essere il provento delle illecite attività di spaccio ad opera dei due arrestati. Dalle analisi di laboratorio era poi risultato che dal quantitativo di droga sequestrata nel complesso, stando alle tabelle ministeriali sarebbero potute essere ricavate in totale circa 300 dosi. Entrambi gli arresti erano all’epoca stati convalidati dall’Autorità Giudiziaria, che aveva poi disposto per i due la misura cautelare degli arresti domiciliari, presso le rispettive abitazioni.
Sembra che qualcuno a Monte Sant'Angelo ce l'abbia con il Circolo Legambiente-Festambiente. A distanza di qualche mese si sono ripresentati i soliti vandali e ladri. Dalla sede del circolo, importante luogo di cultura, eventi, storia e promozione del territorio, son stati sottratti alcuni materiali in uso. Uno sfregio che non impaurisce chi è del circolo ma soprattutto sprona a far meglio e di più per la legalità. «Violata ancora la nostra sede a Monte Sant'Angelo. Purtroppo è la seconda volta. È stata scassinata la porta, trafugati alcuni materiali, e i locali messi a soqquadro.
Fare associazionismo è sempre più difficile, ma noi non ci scoraggiamo. Sempre più convinti che occorre fare di più e fare meglio. Saremo sempre più attivi e sempre più presenti. #rassegnatevi!#FestambienteSud» il messaggio lanciato su facebook dal Circolo.
Di seguito il comunicato stampa della sezione di Forza Italia in solidarietà con il Circolo.
Solidarietà al Circolo Legambiente-Festambiente da parte di Forza Italia di Monte Sant'Angelo
«Non avremmo mai pensato di dover intervenire nuovamente su un fatto grave come questo, ma è accaduto e la Monte perbene deve indignarsi.
Abbiamo appena appreso, dai social, del tentativo di furto a danno della sede del Circolo Legambiente-Festambientesud di Monte Sant'Angelo.
FORZA ITALIA condanna questo vile atto di violenza che non ha colpito solo il Circolo di Legambiente ma tutta la Monte Sant'Angelo perbene.
Come abbiamo avuto modo di dire in altre occasioni, Monte non dovrà mai piegarsi alla violenza, alla illegalità e ai soprusi; i montanari perbene hanno l'obbligo di condannare ogni forma di violenza, il vero cittadino non si gira dall'altra parte!
FORZA ITALIA confida nella collaborazione di chi, eventualmente, ha visto, perché il silenzio è complicità: solo così le Forze dell'Ordine potranno avere ulteriore forza nell'individuare i colpevoli di ogni atto delinquenziale per assicurarli alla Giustizia».
Nella giornata del 19 novembre, Agenti della Polizia di Stato della Squadra Mobile della Questura di Foggia Gruppo Falchi e Militari dell’Arma dei Carabinieri – Nucleo Radiomobile hanno tratto in arresto FASANO Francesco, anni 18, ed un altro giovane minorenne di anni 17, entrambi di Cerignola.
Verso le ore 10:00 la Sala Operativa dava la segnalazione di rapina in atto presso la Banca Popolare di Puglia e Basilicata in Via Matteotti ad opera di due persone entrambe travisate di cui una armata di taglierino.
Immediatamente la pattuglia con a bordo gli Agenti della Squadra Mobile, Gruppo Falchi, si portavano presso la banca ove proveniva la segnalazione. Sul posto i poliziotti notavano due persone, con abbigliamento corrispondente a quello descritto nella nota della sala operativa che stavano precipitosamente dandosi alla fuga.
Gli Agenti immediatamente si ponevano all’inseguimento dei due a piedi. Uno dei due rapinatori durante la corsa, si liberava della maschera buttandola a terra e i poliziotti avevano modo di vederlo in viso mentre si girava. All’altezza di via Normanno i due fuggitivi facevano perdere le loro tracce per pochi istanti, difatti di lì a poco gli Agenti rintracciavano il giovane che poco prima si era liberato della maschera e che nel frattempo si era liberato anche dei vestiti. Lo stesso alla vista dei poliziotti tentava di darsi alla fuga, senza però riuscirci in quanto veniva fermato.
Nel video gli autori della rapina alla Banca Popolare di Puglia e Basilicata in Via Matteotti a Foggia, avvenuta il 19 novembre 2018.
A circa trenta metri dal luogo ove era stato fermato il giovane poi identificato per il FASANO venivano ritrovati abiti, maschera e cutter utilizzati per la rapina. A brevissima distanza da dove era stato fermato il FASANO, invece, i militari dell’Arma dei Carabinieri del Nucleo Radiomobile, prontamente intervenuti anch’essi a seguito della segnalazione di rapina via radio pervenuta, con altrettanta ed immediata tempestività, intercettavano l’altro giovane, come detto, un minore di 17 anni. Gli stessi Militari dell’Arma dei Carabinieri procedevano alla relativa perquisizione rinvenendo addosso, occultata sotto la giacca, tutta la refurtiva ammontante a 16.710,00 euro. Tra le banconote venivano anche rinvenute le cosiddette banconote “Civetta” ossia banconote preventivamente segnate come prevede la procedura antirapina.
Dopo gli accertamenti di rito il FASANO veniva associato presso la locale Casa Circondariale di Foggia, mentre il minore veniva accompagnato presso il carcere Minorile di Bari a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
La refurtiva veniva restituita al Direttore della filiale rapinata.
Questa mattina lo Stato ha proseguito nell’opera di ripristino della legalità nella provincia di Foggia e di restituzione del suo territorio alla collettività, estirpandolo da soggetti sospettati di appartenenza o comunque di contiguità ad associazioni mafiose. Poche ore fa, infatti, un nucleo composto da appartenenti all'Arma dei Carabinieri, alla Polizia di Stato e alla Guardia di Finanza di Foggia ha notificato a Francesco Silvestri il provvedimento di revoca dell’autorizzazione comunale inizialmente concessa per la sola “occupazione di 210 m.q. di suolo pubblico e per la posa in opera di una roulotte su ruote gommate con zona d’ombra in struttura precaria” in località “agnuli” del comune di Mattinata, ente recentemente sciolto per infiltrazioni mafiose ex art. 143 t.u.e.l. per accertate forme di condizionamento operate dalla criminalità organizzata ed attualmente amministrato dalla commissione straordinaria nominata dal consiglio dei ministri, avendo rilevato la presenza di realizzazione di manufatti ed opere abusive in luogo di quelle che erano state autorizzate. Si tratta di revoca di concessione, con intimazione di rilascio dell’area, che incide in zona compresa nel parco nazionale del gargano sottoposta a vincolo paesaggistico ed a forte richiamo turistico. In particolare l’adozione di detta determina è scaturita da un accertamento dello stato dei luoghi da cui e’ emersa la realizzazione di manufatti ed opere abusive in completa violazione delle condizioni contenute nell’autorizzazione in quanto, anziché posizionare una roulotte, è stato installato un manufatto prefabbricato e, anziché una zona d’ombra in struttura precaria, è stato realizzato un locale in muratura con conseguente totale alterazione dello stato dei luoghi preesistente. Ciò aveva condotto all’adozione, in data 30.5.2016, di un’ordinanza per la demolizione delle opere abusive, rimasta tuttavia ineseguita proprio a causa del condizionamento operato dalla criminalità organizzata nei confronti della precedente amministrazione comunale successivamente sciolta. La Revoca delle concessioni è stata notificata da parte di rappresentanti delle tre Forze di polizia che assieme alla Prefettura di Foggia, alla Procura della Repubblica di Foggia ed alla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, stanno alacremente lavorando da mesi in Capitanata per affermare la legalità in tutti i suoi aspetti. Essa costituisce l’ulteriore riscontro del contrasto alla mafia con cui lo Stato, nel suo complesso, sta impegnando i suoi sforzi nella provincia di Foggia. Il Consiglio Comunale di Mattinata è stato sciolto con decreto del Presidente della Repubblica lo scorso 19 marzo per il sospetto di infiltrazioni mafiose. L'azione in atto rappresenta la logica, ma anche innovativa conseguenza dello scioglimento ex articolo 143 TUEL. Si è, infatti, ritenuto, in perfetta sinergia con le Forze dell'ordine, di avvalersi del quadro info-investigativo emerso in seguito all'accesso, per far si che lo scioglimento del consiglio comunale di Mattinata non si esaurisse nella mera sostituzione degli organi di governo elettivi con una Commissione straordinaria di nomina governativa. Al contrario è in pieno svolgimento un'azione sinergica di sistema di tutte le componenti dello Stato, nessuna esclusa, sia sotto il profilo preventivo che repressivo ed amministrativo, oltre che presidiale di controllo del territorio, intesa a dare corpo a un risanamento non solo della macchina amministrativa, ma anche di quelle situazioni che rappresentavano la chiara manifestazione di un controllo da parte di soggetti ritenuti contigui a realtà criminali di tipo mafioso. Detta azione, come si è avuto modo di precisare in precedente comunicato stampa, relativo ad analogo intervento nei riguardi del citato Silvestri, si basa su strumenti normativi ben precisi applicati in modo coordinato, come le misure di prevenzione personali e patrimoniali del Questore, le Interdittive Antimafia del Prefetto, le continue operazioni di servizio e di Polizia Giudiziaria, queste ultime coordinate dalla Procura della Repubblica di Foggia e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, nonché il controllo asfissiante sui pregiudicati ad opera della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza attraverso il Piano Straordinario di Controllo del Territorio in atto sulla macro area in riferimento. In particolare, la Revoca della concessione odierna a Francesco Silvestri è frutto della penetrante attività di controllo posta in essere dall'Arma dei Carabinieri, dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza che sempre di più presidiano il territorio per renderlo sicuro. Tali accertamenti hanno permesso l’emanazione di una informazione antimafia interdittiva, che costituisce presupposto indispensabile per la revoca della concessione su bene demaniale, come quella in argomento, atto che l'Amministrazione Comunale di Mattinata è obbligata per legge ad emanare. Già il 4 agosto ed il 27 settembre ultimi scorsi, erano state revocate la concessione provvisoria dell’area destinata a parcheggio in località Agnuli, prima, e delle Concessioni Demaniali marittime relative a Stabilimenti Balneari nella baia di Mattinata, poi ad altri esponenti del gruppo Silvestri. L'azione della Prefettura di Foggia, della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, che lavorano in strettissima sinergia con la Procura della Repubblica di Foggia e con la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, rappresenta una risposta di sistema contro ogni forma di illegalità e criminalità comune ed organizzata: questa è l'azione posta in essere in questa provincia dalla “Squadra Stato”.