Nella mattinata di ieri i Carabinieri della Compagnia di Lucera hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Foggia su richiesta della Procura della Repubblica, che dispone la custodia in carcere a carico dei coniugi lucerini Vincenzo AQUILANO, 36enne, e Maria Lucia DE PALMA, 33enne, e la misura dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria a carico di Vincenzo COLASANTO, 26enne cognato della coppia, e Raffaele VALENTINO, 52enne, tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, del reato di spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina e hashish.
Il provvedimento giunge al termine di una complessa attività investigativa condotta, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Foggia, dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile e della Stazione di Lucera tra i mesi di ottobre e dicembre dello scorso anno.
Le indagini erano partite a seguito di numerosi sequestri di stupefacenti durante tutto il 2018, effettuati dai militari dell’Arma nell’area del centro storico di Lucera - in modo particolare nelle adiacenze della Cattedrale, come piazza Oberdan, vico Prignano, via Schiavone, via Gramsci, via D’Angicourt, ma pure della villa comunale, che hanno consentito di acclarare la diffusione del preoccupante fenomeno del consumo di stupefacenti soprattutto tra i più giovani, e che hanno condotto, tra le altre cose, anche all’arresto in flagranza di due persone, una delle quali minorenne, trovate in possesso di significativi quantitativi di stupefacente.
D'intesa con la Procura della Repubblica era stata così avviata un’attività tecnica che ha portato ad accertare l’esistenza di un fiorente traffico di cocaina gestito dalla coppia, documentato da oltre 90 cessioni in quattro settimane.
Le cessioni avvenivano a qualsiasi ora del giorno e della notte, anche con modalità particolarmente sfrontate, tanta era la convinzione della coppia di trovarsi in un fortino inespugnabile. Il COLASANTO, addirittura, oltre ad avere un ruolo attivo nello spaccio, sovente vigilava il vicolo dove insiste l’abitazione, effettuando vere e proprie ronde per scongiurare brutte sorprese da parte dei Carabinieri. In un’occasione, addirittura, dopo aver scorto due persone a lui sconosciute - in realtà erano dei militari in abiti borghesi - si era avvicinato loro chiedendo chi fossero e le ragioni della loro presenza lì.
E tale era la certezza degli acquirenti di trovare la disponibilità di cocaina che quasi mai fissavano appuntamenti telefonici con la coppia - cosa che ha reso ancor più complicata l'indagine - presentandosi direttamente presso la loro abitazione, come se quello fosse un vero e proprio supermarket della droga. In un episodio, addirittura, i Carabinieri avevano avuto modo di notare un uomo fermarsi in auto e suonare il clacson sotto casa e, poco dopo, uscire l'AQUILANO per consegnargli della cocaina, poi sequestrata dai militari a scopo di riscontro.
In un’altra circostanza la DE PALMA, che stava rientrando a casa dopo aver prelevato il figlio a scuola, notato un acquirente in attesa non aveva esitato a cedergli dello stupefacente che teneva in borsa, nonostante la presenza del bambino.
Ancora, in un’occasione una dose di cocaina era stata ceduta ad un migrante di origine senegalese giunto in bici presso l’abitazione, “accolto” dal COLASANTO che, nei panni di sentinella, sorvegliava vico Prignano.
Ma un’altra sorpresa attendeva gli investigatori: sebbene l’attività tecnica fosse "dedicata" ai due coniugi è stato possibile riscontrare l’attività di spaccio anche di un loro vicino di casa, Raffaele VALENTINO.
Ad far scattare il sospetto che anche lui fosse dedito al commercio di sostanze stupefacenti era stato un uomo che, dopo essere entrato nella sua abitazione, ne era uscito con atteggiamento estremamente circospetto, controllando con cura qualcosa che teneva in mano: immediatamente bloccato da personale in borghese, era stato trovato in possesso di hashish.
Così si è giunti ai provvedimenti odierni. Gli arrestati, dopo le formalità di rito espletate presso la Compagnia Carabinieri di Lucera, sono stati associati presso Casa Circondariale di Foggia, a disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, che ha coordinato le indagini.
Nelle prime ore della mattinata odierna i Carabinieri della Compagnia di Vico del Gargano, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia e del 6° Nucleo Elicotteristi di Bari, hanno dato esecuzione a un’Ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura della Repubblica, che ha coordinato fin dall'inizio tutte le attività investigative, nei confronti di quattro persone, tutte residenti a Vico del Gargano, ritenute responsabili in concorso tra loro di spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. L'Ordinanza cautelare in carcere è stata eseguita nei confronti di LIBERTI Leonardo, classe 1963, DELLI MUTI Alessandro, classe 1972, e GURLIACCIO Lorenzo, classe 1971, mentre è stata sottoposta all'obbligo di dimora CALABRESE Prudenzia Chiara, classe 1989.
Le indagini avevano preso le mosse da un'altra attività, già da tempo avviata, che nel febbraio del 2017 aveva portato all’arresto in flagranza di reato di MONACO Donato Elia, classe 1991, MONACO Paolo, classe 1993, DEL CONTE Michele, classe 1989, e TRICARICO Emilio, classe 1989. I quattro, anch'essi tutti di Vico del Gargano, dopo aver acquistato a San Severo, dal pregiudicato NARDINO Matteo Nazario grazie all’intermediazione di PALUMBO Carmine e SPARANERO Angelo, una pistola mitragliatrice Skorpion cal. 7,65 parabellum, completa di 2 caricatori e 30 cartucce, erano stati intercettati e bloccati dai militari dell’Arma mentre, a bordo della loro auto, la stavano portando a Vico. Nei loro piani la pistola mitragliatrice sarebbe dovuta servire per uccidere LIBERTI Leonardo, che non si era piegato alla loro pretesa di esclusività nel controllo della lucrosa piazza di spaccio, continuando a "lavorare" in proprio insieme ai suoi complici.
Le indagini al tempo effettuate nei confronti di MONACO Donato Elia e del suo gruppo, quando erano impegnati alla ricerca di un’arma per liberarsi dello scomodo rivale, insieme alle loro inequivocabili intenzioni aveva infatti portato alla luce l'esistenza a Vico del Gargano di un secondo gruppo criminale dedito allo spaccio su larga scala di sostanze stupefacenti, in netta contrapposizione a quello già indagato. La scoperta aveva quindi consentito di espandere il quadro investigativo che, sempre con il coordinamento della Procura della Repubblica di Foggia, attraverso numerosi sequestri e riscontri aveva rapidamente confermato l’esistenza della seconda fazione criminale, facente capo al LIBERTI. Questi, infatti, era emerso reggere le fila di un intenso e remunerativo spaccio di rilevanti quantitativi di cocaina, hashish e marijuana.
L’attività tecnica effettuata nell’ambito dell’operazione “Santa Muerte” aveva portato in evidenza la figura del LIBERTI come riferimento di questo secondo gruppo, e come suo braccio destro DELLI MUTI Alessandro, anche questi noto pregiudicato del posto. Un’attività fiorente che era favorita anche dalla personalità criminale dei due, che vengono così descritti dal Giudice per le Indagini Preliminari nell'Ordinanza: " ... Il Delli Muti manifesta una personalità incline alla violazione della legge e nelle conversazioni si manifesta anche propenso all'utilizzo della forza fisica per recuperare il denaro dovuto per le cessioni. Quanto al Liberti, i precedenti penali per reati contro la persona mettono in evidenza una propensione spiccata alla violenza ed un'indole predisposta all'uso della forza. ...".
GURLIACCIO Lorenzo, invece, inizialmente inseritosi nel gruppo grazie all’amico DELLI MUTI, a seguito dell'arresto in flagranza di quest'ultimo, il 21 luglio dello scorso anno per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e di una pistola modificata, ne aveva "ereditato" la clientela, rifornendola anche direttamente nella propria abitazione, in concorso con la compagna convivente CALABRESE Prudenzia Chiara, che partecipava a pieno titolo nell’attività di spaccio. Ed era stata proprio lei, in occasione di una perquisizione domiciliare, a ritardare l’ingresso dei Carabinieri e a gettare lo stupefacente, poi recuperato, nel water. Tale circostanza aveva dimostrato come la stessa non solo fosse consapevole dell’attività di spaccio del compagno, ma che abbia anche concorso nella detenzione dello stupefacente.
Determinante nella ricostruzione delle dinamiche interne al sodalizio è stata poi la circostanza che gli assuntori che contattavano il GURLIACCIO risultavano essere contemporaneamente clienti anche degli altri indagati.
Nel corso delle indagini i Carabinieri e Procura hanno riscontrato oltre un centinaio di episodi di spaccio e sequestrato, complessivamente, 190 dosi di cocaina, 80 dosi di marijuana e 20 di hashish, rinvenuto e sequestrato una pistola scacciacani, modificata e resa perfettamente funzionante ed offensiva con munizionamento cal. 7,65.
La Procura della Repubblica di Foggia e i Carabinieri della Compagnia di Vico del Gargano, pertanto, hanno oggi stroncato l’ascesa di un pericoloso gruppo criminale in espansione, che poteva contare non solo sul potenziale delinquenziale dei correi, ma anche su una maggiore libertà nella loro azione, dovuta ai precedenti arresti operati in occasione della precedente operazione, la "Santa Muerte".
Vico del Gargano si è quindi confermato centro di approvvigionamento importantissimo, con un ruolo centrale nelle dinamiche criminali e delinquenziali del promontorio del Gargano, specie per ciò che riguarda la sua parte settentrionale, e sicuramente la più rifornita piazza di spaccio per tutti i paesi limitrofi. Alcuni frammenti di intercettazione utili a comprendere la spregiudicatezza degli indagati.
- Relativa al tipo di sostanza: A:”la coca che ho pigliato ultimamente… Cavolo era buona! Pulita! Precisa!”
- Relativa al confezionamento dello stupefacente: B:”Te la dovevi far dare tutta in un pezzo! Poi te la dovevi aggiustare tu! Perchè a bustine già fatte? “
- Relativa ad un riscontro effettuato, per sviare le indagini: C: “Non ho niente in casa! Noi siamo puliti, giusto? Noi siamo puliti, cioè tu sai che io non ho niente, no?”
Nei giorni scorsi i Carabinieri di quartiere al rientro dal servizio nel centro cittadino avevano ripor-tato al Comandante della Stazione una notizia che più persone avevano riferito loro. La confidenza riguardava una coppia di ragazzi che, addirittura con un bambino molto piccolo, spacciavano so-stanze stupefacenti all’interno della villa comunale a giovanissimi consumatori.
Ieri mattina, quindi, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia cittadina si sono confusi tra le persole a passeggio lungo i viali della villa comunale e, dopo aver individuato la coppia, effettivamente con un bimbo in braccio, avendo notato un inequivocabile viavai di giova-nissimi che si fermavano solo per pochi istanti a parlare con loro, si sono diretti verso i due per pro-cedere ad un controllo.
Alla vista dei militari i due giovani hanno affrettato il passo, per quanto possibile, simulando non-chalance, utilizzando allo scopo anche il figlio di poco più di un anno che la ragazza teneva in brac-cio, venendo però rapidamente raggiunti e identificati. Lui, venticinquenne pluripregiudicato per reati connessi allo spaccio di hashish e marijuana, lei, ancora minorenne ma già conosciuta alle Forze dell’Ordine sempre per condotte connesse alla droga.
I due sono stati trovati in possesso di 44 dosi di hashish, già confezionate in piccole “stecche” pron-te per la vendita, per un totale di 40g circa, e di oltre 650 euro, considerati dagli investigatori il pro-vento dello spaccio.
Le Procure della Repubblica competenti, quella di Foggia per il ragazzo e quella per i minori per la ragazza, subito informate dai Carabinieri, hanno disposto la traduzione dell’uno nel carcere cittadino e l’accompagnamento a casa della ragazzina, dove dovrà ora rimanere.
L’operazione, che rientra nel quadro di intensificazione dei servizi in città disposta dal Comando Provinciale, è stata mirata a restituire ai foggiani un importante polmone verde della città, punto di ritrovo per ragazzi e famiglie, ma che si è recentemente visto inquinare dalla presenza di spacciatori e tossicodipendenti, è nato grazie alle informazioni raccolte dai Carabinieri di Quartiere che, con il loro quotidiano, costante, servizio di prossimità al cittadino, sono venuti a conoscenza di notizie utili alla localizzazione, e conseguente repressione, del traffico di stupefacenti.
A Ischitella i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Vico del Gargano, con l’ausilio di personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia, hanno tratto in arresto il 34enne ARCAROLI Francesco con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I militari, nel corso di una perquisizione a casa sua, in località Foce Varano, hanno rinvenuto e sequestrato un barattolo contenente circa 50 grammi di marijuana, un involucro di cellophane contenente circa 90 grammi di hashish, una "cipollina" termosigillata con all’interno circa 3 grammi di cocaina e materiale vario per il confezionamento dello stupefacente, consistente in quattro bilancini elettronici di precisione e altrettanti coltelli a serramanico ancora sporchi di sostanza stupefacente. Nella stessa circostanza, i Carabinieri hanno poi sequestrato anche nove grimaldelli utilizzabili per la forzatura delle serrature, provvedendo a denunciare l'ARCAROLI anche per il possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli. L’uomo, espletate le formalità di rito, è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Foggia, a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.
Nell’ambito delle attività di contrasto al fenomeno dei reati predatori, si segnala la sottonotata attività di contrasto coordinata dal Commissariato P.S. di Cerignola.
Alle ore 13,45 di ieri, a seguito di segnalazione di furto, personale dipendente e unità della Guardia di Finanza, venivano inviati in quella via Napoli, dove si apprendeva di un furto di alcuni cartoni contenenti cioccolata e barattoli di Nutella dall’interno di un furgone intestato ad una ditta di Altamura, specificando che i prodotti sottratti erano destinati a vari esercizi della zona.
Immediatamente la pattuglia della Guardia di Finanza procedeva ad estrapolare le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza del bar dove si era recato il denunciante le quali riprendevano i momenti salienti del furto che era stato compiuto da due persone.
Dalla visione delle immagini, personale dipendente riconosceva, senza ombra di dubbio, nell’uomo che aveva perpetrato il furto il noto pregiudicato D. C. cl.84, con svariati precedenti penali per furto; le immagini visionate, al contrario, non consentivano di individuare colui che era alla guida dell’autovettura utilizzata per trasportare la merce rubata.
Agenti del Commissariato, coadiuvati dal Reparto Prevenzione Crimine di Basilicata, si recavano immediatamente presso l’abitazione del D. C. dove, dopo aver bussato alla porta dell’abitazione per svariati minuti, quest’ultimo apriva la porta di casa; l’uomo indossava lo stesso abbigliamento rilevato dalle immagini del sistema di videosorveglianza. Si procedeva pertanto ad eseguire una perquisizione all’interno dell’abitazione la quale dava esito positivo poiché, all’interno dell’armadio della camera da letto, nascosti tra gli indumenti, venivano rinvenuti nr. 6 barattoli in vetro di Nutella da gr. 30 ciascuno ed all’interno del ripostiglio situato in cucina, nascosti da vari oggetti ed indumenti, venivano rinvenuti nr. 2 sacchetti trasparenti contenti ciascuno nr. 12 cioccolate Kinder.
La merce veniva recuperata e portata presso il Commissariato dove nel frattempo il malcapitato aveva sporto denuncia e riconosceva la merce recuperata come quella contenuta nei colli che gli erano stati sottratti.
D. C., condotto presso il Commissariato per le incombenze di rito, ammetteva di essere l’autore del furto e decideva di consegnare spontaneamente buona parte della merce sottratta dal furgone riferendo di averla lasciata presso l’abitazione della madre dove veniva immediatamente inviata una pattuglia che recuperava nr. 4 cartoni contenenti ciascuno nr. 64 barattoli di Nutella, nonché altri 29
barattoli in vetro di Nutella da gr. 30 ciascuno e nr. 9 buste trasparenti contenenti nr. 12 cioccolate Kinder. Tutto la merce recuperata veniva restituita immediatamente al denunciante.
D. C. veniva denunciato in stato di libertà per furto aggravato in concorso.
La notte scorsa i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia cittadina hanno effettuato un nuovo servizio “antisballo”, nel solco dell’impegno assunto dal Comando Provinciale per la tutela della sicurezza dei giovani che intendono le serate del fine settimana come un’occasione di leggero svago e sano divertimento, il più possibile al riparo da chi, al contrario, non sa divertirsi senza bruciarsi un po’ di neuroni o dando prova della propria tanto stupida quanto gratuita violenza. Le pattuglie, sempre dotate degli strumenti necessari a smascherare chi si mette al volante in condizioni pericolose, questa volta si sono dedicate alle zone più centrali, andando a controllare le comitive che trascorrono le nottate passando da un locale ad un altro, e nemmeno in questa occasione, purtroppo, sono mancati gli interventi di carattere repressivo, anche se in misura nettamente minore rispetto a qualche tempo fa. A fronte di un’ottantina di auto controllate, con quasi duecento persone identificate, sono state elevate 6 contravvenzioni al Codice della Strada, con sanzioni per un totale di 3.500 euro, sono anche state ritirate 2 patenti, una delle quali rilasciata recentissimamente, e un’auto, a causa delle condizioni psicofisiche del conducente-proprietario, è stata sequestrata ai fini della confisca. Una persona è anche stata denunciata alla Procura della Repubblica perché sorpresa alla guida, peraltro senza patente, di una vettura già sottoposta a sequestro. Posti di blocco di breve durata, rapidità nello spostarsi da una zona all’altra della città, sempre in prossimità dei ritrovi più frequentati, dove costituirne di nuovi e controlli “al volo” sono stati i metodi per riuscire ad effettuate tante verifiche, che, oltre ai numeri della “repressione”, registrano comunque una maggioranza che ha positivamente reagito alla vista della paletta dei Carabinieri. E anche questo fa ancora ben sperare.
A Vieste continuano incessanti le perlustrazioni delle aree rurali da parte dei Carabinieri degli Squadroni Eliportati Cacciatori di Sicilia, Calabria e Sardegna, unitamente ai militari della locale Tenenza, per scoprire nascondigli di armi, stupefacenti o altri materiali che gli appartenenti alla locale criminalità organizzata sanno ormai di dover occultare in luoghi non ad essi direttamente riconducibili. Nel corso di tali rastrellamenti, alcuni giorni addietro in località Palude Mezzane, una Squadriglia di "Cacciatori", nello smuovere un ammasso di pietre che, nascosto tra la fitta vegetazione, aveva destato la loro attenzione in quanto del tutto simile a quelli dai quali, dallo scorso agosto, sono emerse numerosissime armi, hanno invece trovato un barattolo di plastica, del tipo utilizzato per le conserve alimentari, che conteneva, suddivisi in alcuni sacchettini, quelli che poi sarebbero risultati essere 850 grammi di cocaina purissima. Lo stupefacente sequestrato, esaminato dal Laboratorio Analisi Sostanze Stupefacenti del Comando Provinciale Carabinieri di Foggia, è risultato di qualità purissima, e con un alto contenuto di principio attivo, che, una volta immesso sul mercato, stando alle tabelle ministeriali avrebbe potuto fruttare oltre 70 mila euro. Considerato il quantitativo molto consistente, non si esclude che fosse destinato non solo alle piazze di Vieste e paesi limitrofi ma, più probabilmente, che fosse stato stoccato in attesa del periodo estivo, quando, grazie al massiccio afflusso turistico, aumenta la domanda da parte dei consumatori vacanzieri. La sostanza è stata sequestrata a carico di ignoti, e sono ora in corso indagini per accertare le responsabilità della detenzione di un quantitativo così importante di cocaina. E’ già il secondo ingente sequestro di stupefacenti recentemente operato dai Carabinieri a Vieste. Solo qualche mese fa, infatti, gli stessi Carabinieri avevano sequestrato ben 150 chilogrammi di marijuana occultati, all’insaputa del proprietario, nelle pertinenze di un’abitazione da questi utilizzata solo nel periodo estivo.
A Foggia erano da poco passate le 11.30 quando, domenica 18 marzo scorso, in via Ruffo, nel cuore del noto quartiere cittadino del "Candelaro", un 55enne del posto era stato affrontato da due soggetti a volto scoperto, uno dei quali, dopo averlo fatto cadere a terra con un violento pugno al volto, aveva estratto una pistola esplodendogli contro due colpi che gli avevano trapassato entrambi i polpacci. Un'autentica spedizione punitiva, come è da subito apparso chiaro ai Carabinieri. A causa dell’assenza di chiamate ai numeri di emergenza e della totale mancanza di testimoni, gli investigatori dell’Arma hanno potuto raggiungere il ferito solo in ospedale, dove nel frattempo era stato trasportato. Il ritardo nell'individuazione del teatro dell'aggressione e del conseguente sopralluogo, non ha comunque impedito ai carabinieri della Compagnia di Foggia, coadiuvati da quelli della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale, di rinvenire e repertare i due bossoli esplosi, cal. 9x21, e mettersi subito alla ricerca dei sospetti responsabili della gambizzazione, che erano entrambi stati riconosciuti sia dalla vittima che da alcuni suoi famigliari che avevano assistito al fatto. I due, infatti, non solo, si sono presentati a volto scoperto, ma hanno addirittura sfrontatamente tenuto a far capire da dove arrivasse la "punizione". Un atteggiamento proprio degli ambienti più vicini a quelli della criminalità organizzata, ma anche ad un tanto dilagante quanto preoccupante senso di impunità, sicuramente rafforzato da consensi e complici protezioni. Le immediate ricerche, infatti, dei soggetti ormai individuati hanno dato esito negativo, scontratesi con un'assoluta mancanza di collaborazione di tutte le persone sentite, permettendo comunque di recuperare dapprima l'auto utilizzata nell'azione criminale, e, subito dopo, le registrazioni delle immagini riprese proprio dalle telecamere dell'abitazione di uno di questi, che si sarebbero poi rivelate preziose per le indagini. Le indagini, coordinate e guidate dalla Procura della Repubblica di Foggia, sono poi effettivamente proseguite in modo fruttuoso, individuando anche il "mandante", tanto che il Magistrato inquirente, sulla base delle risultanze ottenute dai Carabinieri, in pochi giorni ha richiesto e ottenuto dal G.I.P. tre Ordinanze di Custodia Cautelare nei confronti di MORELLI Michele, cl. '89, censurato; PERDONO' Massimo, cl. '77, censurato, e LA GRASTA Vincenzo, cl. '79, incensurato, tutti foggiani, il primo destinatario del provvedimento in carcere, gli altri due ai domiciliari. La cosa davvero sconcertante di tutta la vicenda risiede però nelle motivazioni che hanno scatenato quest'ennesimo episodio di violenza, ancora una volta portato a termine con l'utilizzo di un'arma da fuoco. Una lite innescata da futili motivi, tra il LA GRASTA e il fratello della vittima, che aveva portato quest'ultima a prendere le parti del congiunto, fino ad aggredire, alcuni giorni prima del ferimento, il LA GRASTA che, umiliato da alcuni schiaffi ricevuti sul proprio posto di lavoro davanti a testimoni, non ha saputo fare di meglio che chiedere al MORELLI, fratello della propria moglie, e al PERDONO', a sua volta zio della stessa, di lavare al suo posto l'onta ricevuta. La gambizzazione è avvenuta a pochi giorni dalla XXIII edizione della “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, organizzata dall’Associazione Libera e per questo aveva creato non poca preoccupazione. Le indagini hanno però dimostrato che l’episodio è totalmente riconducibile a criminalità comune e scollegato dall’evento. Si precisa che il MORELLI si è già reso responsabile di un episodio analogo qualche anno fà, riportando una condanna per lesioni, avendo ferito un'ex guardia giurata sempre a colpi di pistola, sempre in pieno giorno, sempre a volto scoperto e, sempre, avendo avuto come unico testimone a carico solamente una telecamera.
Comunicato Stampa Comando Prov.le Foggia Arma dei Carabinieri
Roma: la dea dell’amore Afrodite torna in Italia. Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ha rimpatriato dalla Germania, un’importante scultura del I sec. d.C., raffigurante la divinità greca, rubata nel 2011 dall’Università di Foggia.
Il 30 gennaio 2018 è stata rimpatriata da Monaco di Baviera (Germania) la scultura archeologica in marmo, del I sec. d.C., acefala, raffigurante la dea greca dell’amore Afrodite. L’indagine dei militari della Sezione Archeologia del Reparto Operativo del Comando Tutela Patrimonio Culturale (TPC) nasce da attività di monitoraggio del mercato antiquariale, sia nazionale che estero, che ha rilevato, nel 2013, una vendita sospetta, presso una casa d’aste bavarese, di un reperto di chiara provenienza italica. Infatti, la successiva comparazione dell’immagine della statua, con quella contenuta della Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita da questo Comando, confermava che il bene era provento del furto, perpetrato nell’agosto 2011, ai danni dall’Ateneo pugliese, come confermato dagli approfondimenti, svolti anche in collaborazione con i funzionari del MiBACT. Il ritrovamento della statua, del valore commerciale di € 350.000,00, è stato il prologo di un’articolata indagine, che grazie alla consolidata e proficua collaborazione con la polizia tedesca, ha permesso di identificare un trafficante tedesco, solito approdare in Italia, per visionare i reperti scavati illecitamente e scegliere quelli di migliore fattura per le sue attività illegali in Germania. Le ulteriori investigazioni hanno permesso di individuare i soggetti che, spesso, caratterizzano il fenomeno della ricettazione di un reperto depredato dall’Italia: il venditore, in questo caso, un soggetto di Ladispoli (RM), che gestiva un “supermarket” di reperti, sia scavati illegalmente che sottratti, un secondo personaggio che effettuava le consegne all’estero e il destinatario, ovvero il contrabbandiere tedesco, che poi a sua volta, rivendeva al mercato nero, i beni esportati illecitamente. Nel 2016, tutti i protagonisti di questa vicenda, sono stati tratti in arresto e recuperati oltre 2.500 reperti, tranne la statua di Afrodite, che è stata finalmente restituita al patrimonio culturale italiano a seguito di attività rogatoriale internazionale, promossa dalla Procura della Repubblica di Roma. Quanto prima la scultura potrà essere nuovamente ammirata dal pubblico.
Proprio in queste ore a Foggia, dalle ore 17 circa è in corso una vasta operazione di Polizia Giudiziaria al Quartiere Ferrovia. Dispiegati decine di mezzi e personale delle Forze dell’Ordine, con l’impiego di auto e furgoni blindati, agenti in divisa e in borghese della Polizia, Guardia di Finanza, Carabinieri, Polizia Municipale. Sono stati svolti più di un centinaio di controlli a persone extracomunitarie e a molte delle loro attività commerciali.
«È un’operazione già svolta nei giorni precedenti, che coinvolge tutte le FF.OO., con l’impiego di molte risorse e mezzi -ha affermato il dott. Caricato, della Questura di Foggia-. È un lavoro per ridare legalità e sicurezza a un’area cittadina che da tempo è sotto osservazione. I cittadini foggiani, come del resto chi arriva da fuori per mezzo della ferrovia, sentono il bisogno di essere al sicuro e noi gli siamo vicini».
Un’area compresa tra via Montegrappa, via Monfalcone, via Piave, via Podgora e via Isonzo, completamente chiusa per circa tre ore al traffico urbano, con ingressi controllati, anche per i residenti.
[Foto di due Cacciatori Calabria e Sardegna - foto CC Foggia]
Nell’ambito della nuova strategia per combattere il crimine organizzato, in particolare quella mafiosa presente in provincia di Foggia, con particolare attenzione all’area garganica, il Comando Provinciale di Foggia dell’Arma dei Carabinieri rende noto, ad oggi, il resoconto dei risultati ottenuti.
1. 11/08/2017
Torremaggiore
I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Foggia hanno arrestato, per “detenzione e porto abusivo di armi” e “ricettazione”, 4 pregiudicati, di età compresa tra i 27 e i 39 anni, trovati in possesso - a seguito di una perquisizione locale in un garage nella loro disponibilità - di 1 pistola cal.9 e 2 revolver cal.38SP, con matricole abrase, 27 cartucce v.t.c., 1 avt e 1 scooter, risultati provento di furto, nonché 3 targhe di veicoli contraffatte e materiale vario per il travisamento.
2. 11/08/2017
San Marco in Lamis
I Carabinieri della Compagnia di San Giovanni Rotondo - supportati da quelli delle Compagnia di Manfredonia e di Vico del Gargano, nonché della C.I.O. dell’11° Btg. “Puglia” - hanno arrestato, per “rissa” e “lesioni personali”, 13 persone, di età compresa tra i 21 e i 53 anni (7 delle quali pregiudicate), nonché deferito, per gli stessi reati, un 56enne e una 47enne.
I predetti - in una pubblica via, utilizzando bastoni e attrezzi metallici - avevano dato luogo a una violenta lite, scaturita da un diverbio per futili motivi, riportando lievi lesioni, guaribili nel massimo in 10 gg..
3. 12/08/2017
Lesina
I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Foggia hanno arrestato, per “porto abusivo di armi”, “detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti”, “detenzione di segni distintivi” e “ricettazione”, un 39enne, pregiudicato. Il prevenuto deteneva, in un garage, 2 uniformi complete dell’Arma, 7 pettorine blu riportanti la scritta “Carabinieri”, una paletta per segnalazioni stradali priva di matricola, riportante la scritta “Polizia Municipale di San Severo”, 2 pistole semiautomatiche con matricole abrase, 81 cartucce, un silenziatore per pistola, 2 ordigni esplosivi artigianali, 2 Kg. di cocaina, 8 Kg. di marijuana e 100 gr. di hashish.
4. 13/08/2017
Vieste
I Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia hanno arrestato, per “detenzione e porto abusivo di armi” e “ricettazione”, Girolamo PERNA, 26enne, pregiudicato.
Il predetto, deteneva, nella propria abitazione, un fucile cal.12 con canne mozzate, provento di furto, e 8 cartucce.
5. 14/08/2017
Cerignola
I Carabinieri della Compagnia di Cerignola hanno arrestato, per “rapina impropria” e “resistenza a P.U.”, un 43enne, pregiudicato, sorpreso, poco prima, dopo aver tentato - insieme a 3 complici dileguatisi, tutti travisati - di commettere un furto in un appartamento, ubicato in un condominio del centro.
Nella circostanza, gli operanti hanno:
-sorpreso i 4 malviventi all’uscita dell’edificio, venendo da questi spintonati e minacciati;
-notato il 43enne portare la mano alla cintura, suscitando la reazione degli operanti, i quali hanno esploso - in aria, a scopo dissuasivo e senza conseguenze - 5 colpi con le pistole d’ordinanza;
-rincorso i fuggitivi, riuscendo a bloccare il solo 43enne.
6. 15/08/2017
Monte Sant'Angelo
I Carabinieri della Compagnia di Manfredonia hanno sottoposto alla misura della sorveglianza speciale di p.s. con obbligo di soggiorno (della durata residua di 2 anni e 7 mesi) un 34enne, pregiudicato, ritenuto "vicino" al clan “LI BERGOLIS”.
7. 15/08/2017
San Severo
I Carabinieri della Compagnia del luogo hanno arrestato, per “rapina in concorso”, un 18enne, pregiudicato, il quale - nella serata del 14.8 u.s., insieme a 2 complici, in corso d’identificazione, travisati e armati di pistola - aveva perpetrato una rapina ai danni di una tabaccheria di San Severo.
Nella circostanza, l’arrestato è stato trovato in possesso di un proiettile cal. 7.65, nonché di 2 passamontagna e degli indumenti indossati nel corso del cit. evento delittuoso.
8. 15/08/2017
Apricena
Nell’ambito di uno specifico servizio finalizzato al contrasto dei reati inerenti agli stupefacenti, i Carabinieri della locale Sta., insieme a quelli della CIO dell’11° Btg. “Puglia”, hanno arrestato, per “detenzione di sostanze stupefacenti”, un 33enne, pregiudicato. Il predetto - a seguito di una perquisizione domiciliare - è stato trovato in possesso di 400 gr. di hashish, di 180 gr. di marijuana e di un G.A.P. privo di etichetta identificativa, nonché di 3 coltelli a serramanico, della somma contante di 3.000 € e di materiale per il confezionamento dello stupefacente.
9. 16/08/2017
Manfredonia
I Carabinieri della Compagnia di Manfredonia - supportati da quelli dell’11° Btg. “Puglia” e dello Sqdn. Eliportato Cacciatori “Sardegna” - hanno deferito, a vario titolo, per “sottrazione di cose sottoposte a sequestro”, “porto di armi od oggetti atti ad offendere”, “guida senza patente”, “spendita e introduzione nello stato di monete false”, “guida in stato di ebrezza e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti”, “circolazione con targa contraffatta”, “lesioni personali colpose”, “evasione”, “inosservanza dell’autorità”, “minaccia aggravata”, “omessa custodia delle armi” e “detenzione di sostanze stupefacenti”, 25 persone, di età compresa tra i 22 e i 56 anni, nonché segnalato alla Prefettura di Foggia, 4 assuntori, trovati in possesso di modiche quantità di stupefacenti.
10. 17/08/2017
Vieste
I Carabinieri della Tnz. del luogo hanno arrestato, per “detenzione illegale di armi”, Bartolomeo Pio NOTARANGELO, 29enne. Il predetto deteneva un fucile cal.12 con matricola abrasa, occultato in un cespuglio di un terreno pertinente alla sua masseria, ubicata in località Paradiso Selvaggio.
11. 18/08/2017
San Marco in Lamis
I Carabinieri della Cp. di San Giovanni Rotondo, insieme a quelli dello sqdn. Eliportato “Cacciatori Sardegna” e della Sta. del luogo, hanno arrestato, per “detenzione illegale di armi comuni da sparo”, “ricettazione” e “detenzione ed uso sostanze stupefacenti”, un 33enne, operatore ecologico, pregiudicato. Gli operanti, a seguito di perquisizione domiciliare, hanno rinvenuto 1 pistola cal.38, 1 fucile a canne mozze cal.12, 1 caricatore per pistola cal.7,65, 1,5 gr. di marijuana, 1 visore notturno e indumenti atti al travisamento.
24 unità già operative sul Promontorio del Gargano per catturare latitanti, boss e mafiosi. Questo è il loro compito. Nel frattempo ve li raccontiamo, chi sono, cosa fanno, come agiscono.
[I Cacciatori di Calabria -foto Repubblica.it]
Da pochi giorni sul Gargano è operativo lo Squadrone eliportato Carabinieri Cacciatori "Calabria", un reparto speciale dell’Arma con sede a Vibo Valentia, dipendente dal Gruppo operativo Calabria. Questo, come lo ha presentato il Ministro Marco Minniti durante la conferenza stampa dopo il summit del Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica tenutosi in Prefettura a Foggia il 10 agosto 2017, avrà il «compito particolarmente attivo e particolarmente “aggressivo” perché sono reparti capace di fare qualunque tipo di operazione. Sono reparti che hanno avuto una capacità di attività notevole in Sardegna, in Sicilia e in Calabria». Un vertice, quello del 10 agosto, voluto e dovuto dai massimi esponenti dello Stato per contrastare la dilagante escalation di agguati e morti ammazzati per mente e per mano della mafia locale, quella di Capitanata. Dall’inizio di quest’anno sono 17 le vittime di mafia e oltre 300 da trent’anni, come ha ricordato il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti , definendo la mafia locale «…non di serie B», omicidi molti dei quali ancora senza colpevoli.
Giunti a Foggia per diventare immediatamente operativi presso la Tenenza Carabinieri di Vieste, i militari dei Cacciatori di Calabria, 24 uomini, affiancheranno le FF.OO. territoriali ma con il preciso compito di pattugliare le zone impervie del Gargano, e precisamente quelle della Foresta Umbra e zone limitrofe, anche costiere, da tempo aree preferite per nascondersi dai latitanti e dai boss. Ogni giorno per loro sarà proprio una “battuta di caccia” all’uomo e a ciò che cagiona morte. Non a caso il Ministro Minniti ha utilizzato il termine “aggressivo” poiché questi uomini hanno il compito di stanare la preda. «È un corpo d’élite, in grado di essere immediatamente impiegato sul territorio e dispiegato in zone impervie per ricerche in aree più complesse dal punto di vista orografico. Per noi, è un valore aggiunto notevole» come li ha presentati il Comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Foggia, il Colonnello Marco Aquilio.
Ma vediamo nello specifico, chi sono, come sono scelti, come si addestrano e come operano. Fondato il 1° luglio del 1991 in seno al Gruppo operativo Calabria dell'Arma dei Carabinieri, i Cacciatori di Calabria, anche detti di Sardegna e di Sicilia, sono la naturale evoluzione delle squadriglie che un tempo operavano in Aspromonte e in Barbagia, per contrastare e assicurare alla giustizia componenti inizialmente della ‘Ndrangheta e Anomia Sarda, ed oggi impiegati laddove colpisce la mafia operativa sul campo, qualunque essa sia. Contraddistinti con il caratteristico Basco Rosso e un distintivo tondo con sfondo rosso su cui c’è raffigurata la Fiamma dell’Arma, un elicottero, un’ala e per soli quelli di Calabria una spada, i Cacciatori vengono scelti, per chi ne fa richiesta, solo dopo aver superato dure prove psico-fisico attitudinali. Poi vengono mandati presso il Reggimento Carabinieri Tuscania, dove svolgeranno un corso specifico per l’abilitazione alle tecniche operative in piccoli nuclei all'interno di zone impervie ed in totale autonomia operativa e logistica. Qui, per quattro settimane sotto la diretta supervisione degli istruttori del Tuscania, gli aspiranti acquisiranno la padronanza di materie e di tecniche di topografia, tecniche di elisbarco tramite il "fast rope" o del “barbettone” utilizzate dalle unità di sbarco e attacco della Marina Militare (Marò, Incursori, Lagunari), di ardimento, di addestramento al combattimento e al tiro, padronanza delle trasmissioni, utilizzo e impiego di mezzi e apparecchiature speciali, esplodenti e di trasporto, prevalentemente con mezzi fuoristrada. Dopodiché verranno inviati presso il comando di Vibo Valentia per specializzarsi come “Cacciatori” addestrandosi e specializzandosi in discipline come l’esplorazione tattica (ovvero ricognizione ed acquisizione di obiettivi), occultamento, tecniche avanzate di combattimento in edifici (C.Q.B., Close Quarters Battle), topografia, attività ginnica-sportiva di educazione fisica, tecniche particolari di tiro e di primo soccorso, studio approfondito della fenomenologia della criminalità organizzata calabrese e varie in essere nei tempi odierni, addestramento e tecniche di difesa personale e di disarmo come il Krav Maga (letteralmente “combattimento con contatto/combattimento a corta distanza”) tecnica israeliana di combattimento ravvicinato e autodifesa estrapolando e semplificando i movimenti e le tecniche apprese attraverso lo studio delle arti marziali in modo da renderlo il più semplice ed efficace possibile durante un combattimento senza regole. I Carabinieri diventati "Cacciatori" opereranno esclusivamente per combattere la lotta al crimine organizzato. Il modus operandi sarà innanzitutto quello di battere “palmo a palmo” il territorio, con perlustrazioni a squadre e setacciando ogni punto del terreno calpestato. Si avalleranno di attività d’indagine e raccolta informazioni, appoggiandosi ai diversi comandi competenti per territorio. Difatti saranno (e sono) in continua e stretta collaborazione con le altre FF.OO. (Baschi Verdi, ROS, SCO, Unità speciali militari varie, Servizi Segreti, etc…), pianificando ogni battuta e intervento con lo standard tipicamente militare, che tra l’altro prevede l'attuazione di tecniche di controguerriglia, oltre quelle di infiltrazione occulta nel territorio con ricognizione speciale e controllo del territorio, di appostamento con l’acquisizione degli obiettivi e attacco d’assalto rapido, diretto ed inatteso.
Nello specifico, come preannunciato, i Cacciatori di Calabria di stazza sul Gargano hanno già iniziato il loro arduo ma importante e fondamentale lavoro per combattere e debellare la mafia locale, quella mai riconosciuta ufficialmente dallo Stato e che ora, dopo il quadruplo omicidio avvenuto il 9 agosto 2017, lungo la S.P.272, nei pressi della stazione di San Marco in Lamis direzione Apricena, in provincia di Foggia, e per voce del Ministro Marco Minniti, sarà oggetto di attenzione particolare da parte dello Stato Italiano e perciò, si spera, ufficializzata. Una decisione attesa da anni, dopo una lunga scia di sangue, anche innocente, iniziata negli anni ’80 per una faida consumata a Monte Sant’Angelo, che potrebbe dar luogo a utilizzare le leggi antimafia, come il 41 bis, misure di prevenzione personale e patrimoniale anche con la confisca dei beni, tutela gestione e amministrazione dei beni, tutela delle persone in tutte le sue forme e durante e dopo i processi, azioni investigative particolari, e tante altre misure previste dal codice. E tra il lavoro svolto in questi pochi giorni i “Cacciatori” hanno già colpito, scovando uomini pericolosi affiliati ai clan mafiosi locali e armi ben occultate e pronte per probabili altre mattanze.
Certo, mattanze, perché è quello che avviene in questa terra, tanto generosa quanto aspra se non lavorata col duro lavoro delle mani. Una terra che spesso puzza di polvere da sparo per bombe del racket, per l’utilizzo di fucili d’assalto Kalashnikov AK-47, per quelli da caccia calibro 12, per fucili a pompa e a canne mozze e proiettili di pistole semiautomatiche di grosso calibro. Ma puzza anche e purtroppo di omertà, a quella che molte persone oggi si ribellano ma che poi non denunciano, anche avvalendosi di associazioni preposte a tal fine. Foggia, San Severo, Torremaggiore, Apricena, Cerignola, Monte Sant’Angelo, Vieste, Mattinata, Manfredonia, San Giovanni Rotondo, ed ora anche San Marco in Lamis nella lista dei centri urbani e periferici dei morti ammazzati, della scia di sangue mafioso che cagiona morte ai boss, agli affiliati e purtroppo agli innocenti, rei –per modo di dire- di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Ma qui, come ha detto e scritto giustamente sull’Avvenire Antonio Maria Mira «Al posto sbagliato ci sono i mafiosi. Le vittime erano al posto giusto». Un posto che da sempre ospita latitanti, anche di altre organizzazioni criminali e mafiose, come quelle dei Casalesi, della Santa e Picciotteria, albanese. Le FF.OO. stanno cercando gli esecutori del quadruplo omicidio pocanzi detto, che hanno freddato due pregiudicati, Mario Luciano Romito, 50enne di Manfredonia, boss dell’omonima famiglia contrapposta alla storica dei Li bergolis da sempre in cima a quella garganica, meglio conosciuta come il “Clan dei Montanari”, e quella di suo cognato, 44enne, Matteo De Palma. Ma cercano anche, e soprattutto, chi il 9 agosto scorso ha trucidato due innocenti, i fratelli Luigi e Aurelio Luciani, agricoltori incensurati di 47 e 43 anni, che erano lì non per caso perché stavano lavorando nei loro campi, stavano guadagnandosi da vivere, col sudore della fronte e la forza delle braccia, per dar da mangiare a loro e i loro cari, forse testimoni scomodi o scambiati per i guardia spalle di Romito.
Cacciatori di Calabria, cacciatori di mafiosi, di quelli che in questi giorni tremano nei loro nascondigli poiché i militari super addestrati stanno setacciando anche l’area della Foresta Umbra per trovarli, stanarli e arrestarli. L’attività investigativa svolta nei mesi scorsi da altri uomini dello Stato sta dando i suoi frutti, assegnando ai “Cacciatori” tutte le informazioni per snidare i fedelissimi dei vari clan mafiosi locali e delle storiche faide garganiche. Gli affiliati dei Li Bergolis potrebbero avere le ore contate, come pure quelli degli storici Notarangelo, Romito, Ricucci e quelli emergenti affiliati ai Perna e ai Raduano. Proprio su questi ultimi due clan che si sta cercando di chiudere il cerchio. Il motivo è la non reperibilità di alcuni esponenti di spicco, forse boss o futuri tali, che pur non essendo soggetti a misure di restrizione si stanno rendendo irreperibili, quanto affermato dal Comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Foggia, il Colonnello Marco Aquilio. Un’operazione, quella delle forze dispiegate dallo Stato, che in questi giorni stanno perquisendo decine e decine di casolari, abitazioni, aree segnalate come possibili nascondigli, grotte e boscaglie varie, che sta interessando tutta la provincia di Foggia. Tuttavia, come delinea il Col. Aquilio, la non reperibilità di alcuni esponenti di spicco della mafia di Capitanata fa pensare a due ipotesi: o che il nascondersi è dovuto alla paura di diventare bersaglio di altri clan o che alcuni di loro sarebbero coinvolti nelle mattanze di questi ultimi periodi. Circostanze, quelle degli omicidi, che hanno un punto in comune: chi è stato ammazzato era da poco uscito di galera. Unico non ancora totalmente “intercettato” e controllato a vista è il viestano 32enne Marco Raduano, anche detto “pallone” o “faccia d’angelo”, ex luogotenente del fu Angelo Notarangelo, meglio conosciuto come “Cintaridd”, che seppur libero ma con un’ordinanza di sorveglianza speciale con obbligo di dimora nella sua Vieste, non ne vuol sapere di uscire allo scoperto. Un mese e più fa, l’indomani dell’arresto di Matteo Pettinicchio avvenuto nella sua abitazione per mano della Polizia di Stato, Raduano fu ritrovato nella sua dimora, solo per una volta, e poi sparì nuovamente. Qui si concentrano le indagini degli inquirenti “speciali” in campo in tutta la Capitanata, dove, e come sempre, pongono Foggia in primis poiché i clan del capoluogo sarebbero al vertice di tutte le altre, e anche in guerra tra loro.
[I clan mafiosi presenti in Capitanata - foto aggiornata nell'anno 2016]
Concludendo la nostra provincia deve cambiar rotta, modo di pensare, virando verso quel modus operandi chiamato collaborazione, perché tutto si ottiene anche se la Cultura alla Legalità, tanto declinata in cortei, convegni, sit-in, proclami, comizi, dibattiti, talk show, e chi più ne ha ne metta, mette in campo quelle forze collaboratrici chiamate persone, cittadini, che purtroppo e da sempre e non solo da queste parti manca. Per farlo, a detta del popolo, tuttavia l’azione dello Stato dev’essere sempre più energica e preventiva, ma soprattutto convincente, efficace, protettiva e principalmente con leggi dalla pena certa e repressiva, altrimenti il cittadino non parla, non vede, non sente, perciò non collabora perché ha paura.
Con l’accusa di detenzione e porto illegale di arma clandestina in concorso e ricettazione i Carabinieri della Compagnia di Vico del Gargano hanno tratto in arresto tre giovanissimi di Cagnano Varano e Ischitella, sempre dell’area garganica, in provincia di Foggia. M. B. 18enne, D.M.G. 19enne e un diciassettenne, sono stati intercettati da una pattuglia dell’Arma sulla S.S. 693 dove era di pattuglia. All’intimazione dell’ALT da parte dei Carabinieri, i tre giovanissimi hanno cercato di fuggire. Dopo un breve inseguimento i militari sono riusciti a bloccarli nell’area di San Nicola di Sannicandro Garganico. Alla guida dell’auto, una Fiat Panda, v’era il minorenne. Poco prima di essere bloccati i tre hanno cercato di disfarsi, buttandoli dal finestrino, delle armi, una pistola marca Beretta calibro 6,35 con matricola abrasa e una fedele riproduzione di pistola calibro 7,65 priva del previsto tappo rosso, che avevano a bordo. Durante la perquisizione i militari dell’Arma hanno rinvenuto all’interno dell’auto anche tre passamontagna ed uno “spadino”, arnese da scasso comunemente utilizzato per forzare le portiere delle auto. Le armi, giacenti sul ciglio della strada, sono state recuperati dai Carabinieri. Il materiale è stato tutto sottoposto a sequestro. Per la cronaca i due maggiorenni, dopo le formalità di rito, sono stati tradotti presso la Casa Circondariale di Foggia, mentre il minore è stato associato presso l’Istituto Penitenziario Minorile “Fornelli” di Bari.
Era sua prassi, una tecnica messa a punto da tempo e che si ripeteva ogni qual volta adocchiava l’auto da rubare. Un noto pregiudicato di Cerignola, B. R. cl.’75, è stato tratto in arresto dai Carabinieri della Compagnia ofantina. I reati contestati sono furto aggravato e resistenza a Pubblico Ufficiale. I fatti risalgono a martedì sera. Difatti una pattuglia dell’Arma, transitando lunga la via vecchia per Trinitapoli, ad alcuni chilometri di distanza dal centro cittadino, hanno intercettato un’autovettura che veniva spinta da una seconda auto. I militari, percependo da subito che si stavano trovando davanti ad un caso di “furto con spintarella”, si ponevano all’inseguimento dei fuggitivi. Uno dei malfattori, in particolare quello che era alla guida dell’autovettura che veniva spinta, accortosi della presenza dei Carabinieri abbandonava l’auto, rubata pochi minuti prima in via Terminillo, e tentava una disperata fuga a piedi. I Carabinieri, senza farsi sorprendere dal delinquente, lo rincorrevano e dopo una breve colluttazione riuscivano a bloccarlo. Per la cronaca l’autovettura, una Chevrolet, seppur con qualche danno, è stata restituita alla legittima proprietaria. Il B. R. è stato giudicato con il rito direttissimo e sottoposto all'obbligo di firma.
I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Foggia hanno tratto in arresto un pregiudicato, P. A., classe '88, di Ascoli Satriano, il quale nella serata di domenica, unitamente ad un complice in corso di identificazione, si è reso responsabile del reato di rapina ai danni di una signora.
Domenica sera, infatti, un giovane, dopo essersi calato sulla testa il cappuccio del giubbotto, raggiunta da tergo la vittima, con un taglierino tagliava la tracolla della borsa che la signora teneva sotto la spalla, tentando di sottrargliela. La donna cercava però di trattenere a sé la borsa, ma il malfattore con forza gliela strappava dalle mani e, con un violento spintone, la faceva cadere rovinosamente a terra. Il rapinatore saliva quindi a bordo di una Ford Focus, alla cui guida lo stava aspettando il P. A. I due così fuggivano ma, dopo pochi metri, si scontravano con una Fiat Croma all’altezza del bar Cocò. I Carabinieri, allertati da alcuni passanti che avevano assistito all’accaduto e che avevano anche soccorso la donna, immediatamente giungevano sul posto, bloccando il P. A., mentre il complice era già fuggito a piedi dileguandosi nelle vie circostanti. All’interno dell’autovettura veniva rinvenuto il taglierino utilizzato poco prima nonché la refurtiva sottratta alla vittima, che le veniva restituita.
La malcapitata, soccorsa da personale del 118, se la caverà con 7 giorni di prognosi. Il P. A. è stato arrestato e portato presso la locale Casa Circondariale.
I Carabinieri di Zapponeta hanno tratto in arresto il 20enne I. V., già sottoposto alla detenzione domiciliare in località “Fonterosa” del Comune di Manfredonia, dando esecuzione ad un ordine di carcerazione emesso nei suoi confronti dall’Autorità Giudiziaria a seguito dell’arresto per evasione dello stesso effettuato nel periodo natalizio proprio dai Carabinieri di Zapponeta. L’uomo infatti, sottoposto alla misura detentiva domiciliare, era stato sorpreso dai militari durante un controllo, fuori dal luogo in cui deve espiare la pena e, più precisamente, all’interno di un esercizio commerciale.
Tratto in arresto e ricondotto ai domiciliari è stato quindi segnalato per l’ennesima violazione al provvedimento cui era sottoposto, motivo per il quale, la Corte di Appello di Bari, ritenuta concretamente inadeguata la misura domiciliare con le esigenze di difesa sociale, ha disposto l’accompagnamento in carcere dello stesso.
I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Manfredonia hanno invece tratto in arresto il pluripregiudicato 50enne A. D.N., già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno in Manfredonia, in esecuzione di un provvedimento emesso nei suoi confronti dall’Autorità Giudiziaria di Foggia su richiesta della locale Procura della Repubblica, che ha concordato con le investigazioni poste in essere proprio dai Carabinieri di Manfredonia.
L’uomo è accusato di svariati reati, tra cui ricettazione di merce provento di furto, furto aggravato e inosservanza continuata delle prescrizioni impostagli proprio dalla misura di prevenzione cui è sottoposto.
Al termine delle formalità è stato posto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione.
Erano circa 20 giorni che i Carabinieri di Cerignola lo cercavano, da quando, a novembre, era riuscito a fuggire abbandonando la propria autovettura con all’interno refurtiva di vario genere trafugata durante la nottata, nonostante la misura dell’affidamento in prova lo obbligasse a rimanere in casa nottetempo. Si tratta di M. F. P., cl. '84, pluripregiudicato cerignolano, che durante la mattinata di sabato veniva tratto in arresto per resistenza a Pubblico Ufficiale e ricettazione, ed al quale veniva contestualmente notificata la revoca della misura alternativa alla detenzione dell’affidamento in prova ai servizi sociali.
Era la terza decade di novembre quando, intimatogli l’alt da una pattuglia della Stazione di Cerignola, lo stesso si dava a repentina fuga per le vie cittadine, abbandonando l’autovettura e continuando la fuga a piedi. All’interno dell’auto, e poi anche della propria abitazione, i Carabinieri rinvenivano un televisore da 80 pollici, rubato la stessa notte all’interno di un ristorante, e vari capi d’abbigliamento trafugati all’interno di un negozio del centro. La merce veniva restituita agli aventi diritto.
Intanto, preso atto della condotta del M. F. P., il Tribunale di Sorveglianza di Bari gli revocava il beneficio dell’affidamento in prova ai servizi sociali. Dopo giorni di incessanti ricerche, di perquisizioni, di appostamenti, gli uomini della Stazione Carabinieri di Cerignola, la mattina di sabato sorprendevano il M. F. P mentre era all’interno della propria abitazione per prendere dei vestiti puliti, dopo che per settimane aveva dormito all’addiaccio. Dopo aver fatto irruzione all’interno dell’abitazione, i militari venivano aggrediti sia dal M. F. P che dal fratello R., incensurato cl. '93, che veniva arrestato per resistenza a Pubblico Ufficiale. All’interno dell’abitazione del M. F. P venivano nuovamente rinvenuti vari oggetti rubati sia all’interno di private abitazione che di alcuni negozi del centro cittadino, tra cui orologi di valore, oro, occhiali, mentre in una zona di sua pertinenza venivano rinvenute due auto rubate. L’intera refurtiva veniva restituita ai legittimi proprietari. In un'altra sua autovettura, invece, veniva rinvenuta una coperta, che ha usato durante tutto il periodo della fuga, oltre a tutta l’attrezzatura del perfetto ladro, che veniva sottoposta a sequestro.
I due fratelli, su disposizione del P.M. di turno, Dott. Di Liso, venivano associati presso la Casa Circondariale di Foggia in attesa della convalida degli arresti.
I Carabinieri della Compagnia di Cerignola hanno svolto un servizio straordinario di controllo del territorio che ha consentito di trarre in arresto nove soggetti.
Il primo è stato operato nei confronti di M. F., cerignolano cl. 72, responsabile del reato di evasione. Nello specifico il malfattore, detenuto in regime di arresti domiciliari per il reato di resistenza a Pubblico ufficiale, veniva sorpreso per le strade del quartiere “Torricelli”, in violazione della misura cautelare.
Altro arresto è stato operato nei confronti di R. C., cl. 94, responsabile di spaccio di sostanze stupefacenti. In particolare i militari, dopo accurati e mirati servizi di osservazione, controllo e pedinamento, hanno sorpreso il malfattore nel momento in cui cedeva dell’hashish ad un altro giovane; gli operanti procedevano anche ad immediata perquisizione domiciliare, rinvenendo ulteriori 16 grammi della predetta sostanza stupefacente.
I Carabinieri hanno poi tratto in arresto S. V., cl. 82, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere poiché, già detenuto agli arresti domiciliari per associazione a delinquere, era stato più volte sorpreso dagli operanti mentre violava degli obblighi cui era sottoposto.
I Carabinieri hanno arrestato inoltre sei cittadini rumeni, di età compresa tra i 18 e i 33 anni. Gli stessi erano stati sorpresi in un fondo agricolo mentre stavano raccogliendo delle olive. In particolare, i militari, dopo un breve inseguimento, riuscivano a bloccarli e a recuperare le olive già raccolte in alcuni sacchi, del peso di circa 4 quintali, restituite in seguito al legittimo proprietario.
Nel corso del medesimo servizio, infine, i Carabinieri recuperavano un autocompattatore asportato da un’azienda agricola in provincia di Bari che veniva successivamente restituito al legittimo proprietario.
I Carabinieri della Compagnia di Foggia e della Compagnia di Intervento Operativo del Battaglione “Puglia” di Bari hanno effettuato un servizio straordinario di controllo del territorio finalizzato alla repressione dello sfruttamento della prostituzione. Nel corso di tale attività i militari hanno svolto una serie di controlli a tappeto nelle aree in cui più volte è stata riscontrata la presenza di prostitute e, in particolare, nei pressi della Stazione Ferroviaria e della zona antistante il cimitero.
Nel corso del servizio i militari hanno proceduto al controllo di quindici donne, tutte straniere di cui cinque, sprovviste di documenti di riconoscimento, sono state accompagnate in caserma per gli accertamenti finalizzati ad una compiuta identificazione delle stesse.
Gli accertamenti hanno consentito di appurare che sul conto di due prostitute di nazionalità rumena pendevano altrettanti provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale, emessi dalla Prefettura di Foggia nel 2015. A quel punto, una volta identificate tutte le prostitute, i Carabinieri hanno dato attuazione ai provvedimenti di allontanamento predetti.
Foggia, 06 novembre 2016, si è appena conclusa la partita di calcio Foggia - Catania terminata 0 a 0. La gara era valevole per il campionato di Lega Pro. Alla fine della partita la tifoseria locale ha atteso l'uscita dei circa 120 sostenitori catanesi ben protetti dalla Forze dell'Ordine. Ci sono stati scontri tra la tifoseria locale e le FF.OO. che in tenuta antisommossa hanno controllato e represso le varie cariche. Durante le varie cariche è stato lanciato di tutto, sassi, bottiglie, fumogeni, spranghe di ferro, ogni cosa che potesse produrre danno è stata scagliata contro gli agenti delle FF. OO., auto e abitazioni circostanti, causando ingenti danni. Cassonetti dell'immondizia incendiati, auto danneggiate, vetri di finestre rotti, impalcature di strutture in fase di ristrutturazione smontate e utilizzate come armi e lanciate contro gli agenti. Una città messa a ferro e fuoco per una partita di calcio è qualcosa che non va bene.