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venerdì 2 giugno 2017

Arrivano in Italia gli occhiali che registrano e Snapchat divulga. E la Privacy?

di Nico Baratta

Pare proprio che la rete abbia preso il sopravvento sulla quotidianità delle nostre azioni. Non bastavano più i social network a far conoscere al mondo intero cosa facciamo. Da oggi tutti sapranno tutto anche in presa diretta. Difatti in commercio a breve in Italia arriveranno gli occhiali da sole che registrano per 10 secondi e in diretta divulgheranno le immagini attraverso Snapchat. Il costo degli occhiali si aggira intorno ai 150 euro e avranno tre colori, rossi, verdi e neri. In pratica si socializzerà, secondo i nuovi dogmi delle abitudini odierne, attraverso mini filmati. A divulgare le nostre abitudini, anche in pubblico, per strada, in spiaggia, in montagna, sarà come detto il social network Snapchat, che avrà una sezione dedicata dal nome “Ricordi su Snapchat” e che conserverà ciò che gli occhiali hanno ripreso. Saranno piccoli video girati in soggettiva dal formato circolare, ritoccabili con filtri, scritte ed emoticon. In pratica gli occhiali sono forniti di una microcamera posizionata alla destra e alla sinistra delle lenti, che si attivano mediante un pulsante posto sulla stanghetta sinistra. Tuttavia, per dovuta correttezza e legalità, ad avvertire che è in corso la registrazione di uno “snap” a chi vi è di fronte saranno dei led luminosi che circondano le piccole telecamere. Una volta finita la registrazione, gli occhiali potranno essere infine riposti nella custodia che funge sia da protezione, sia da caricabatteria.

Ora il problema che molti si pongono è la questione riservatezza. È vero che la registrazione è avvisata dai led luminosi che si accendono sugli occhiali, ma non tutti sapranno che quel aggeggio registra e lo fa anche a te. E qui nascono i dubbi, e forse anche le probabili rimostranze verso il Garante per la privacy che sarà inondato di domande e che dovrà esprimersi. 



Se eravamo spaventati da una privacy poco osservata in pubblico, ora sarà il caso di cautelarsi verso chi un giorno vedremo con un paio di occhiali strani e colorati, con led accesi, se non vogliamo finire in rete per 10 secondi a nostra insaputa.

mercoledì 13 maggio 2015

L'era digitale ha contribuito a creare una generazione di persone miopi

L'avvento del computer e di stili di vita sempre più vissuti in casa, hanno creato una generazione di giovani europei miopi. Lo dimostra un nuovo studio. Circa un quarto della popolazione in Europa fra i 25 ed i 29 anni soffre di miopia. La ricerca è stata condotta dai ricercatori di uno dei due college fondatori dell'Università di Londra, il prestigioso Kings College, che ha esaminato i risultati di tutto il continente. La miopia di solito appare durante l'infanzia, l'adolescenza o nei primi venti anni, ma i giovani di oggi hanno maggiori probabilità di sviluppare questa anomalia refrattiva rispetto alle generazioni precedenti. A livello europeo, circa una persona su quattro soffre di miopia. L'esposizione a lungo termine a schermi di computer, l'uso prolungato degli occhiali da vicino, come la lettura e la scrittura, e la mancanza di luce naturale e di attività all'aria aperta sono tutti collegati a questo difetto di refrazione che provoca una visione sfocata da lontano. In Italia ne è affetto circa il 25% della popolazione, circa uno su quattro sono miopi. I ricercatori, che hanno esaminato i risultati da 15 studi diversi, hanno scoperto che le persone che vanno all'università hanno il doppio delle probabilità di diventare miopi.In Occidente si ritiene che abbia una prevalenza indicativa del 30%. In genere insorge in età scolare, aumenta nel periodo dello sviluppo corporeo e tende a stabilizzarsi intorno ai 20-25 anni, aumentando lievemente dopo quell'età, tranne se non sono presenti particolari patologie che la fanno peggiorare. In una piccola percentuale di soggetti il difetto visivo si presenta nella forma degenerativa della retina, che provoca scarsa visione: insorge nei bambini piccoli, a 2-3 anni di età, progredisce col passare degli anni, arrivando anche a valori molto elevati (30 diottrie). I tassi di miopia sono però aumentati in tutti i gruppi a partire dai primi del Novecento, probabilmente come conseguenza di più urbanizzati stili di vita al chiuso, e lo spostamento a lungo termine da una forza lavoro prevalentemente manuale per lavori rilegato in ufficio che coinvolgono lavoro con documenti cartacei e, più recentemente, con computer. La miopia è un difetto visivo a causa del quale si vede sfocato da lontano anche se la visione da vicino può essere buona. Nel linguaggio medico è considerata un "vizio di refrazione" (o di rifrazione). Il termine "miopia" deriva dal termine greco “myo”, che significa "chiudere", per indicare l'abitudine tipica dei miopi di strizzare gli occhi per vedere meglio da lontano. Nell'occhio normale (emmetrope) i raggi luminosi che provengono dagli oggetti distanti vengono messi a fuoco esattamente sulla retina. Nell'occhio miope, invece, questi stessi raggi cadono davanti alla retina e poi divergono: si forma un'immagine sfocata. Generalmente i pazienti miopi strizzano gli occhi socchiudendo le palpebre per cercare di mettere a fuoco gli oggetti lontani. Quanto maggiore è il difetto visivo, tanto minore è la distanza alla quale si vede bene. Il difetto si misura in diottrie; ad esempio, se a una persona mancano tre diottrie all'occhio destro, significa che con quell'occhio riesce a vedere da sette metri una lettera che una persona non miope distingue da dieci metri di distanza. Gli studi in Cina, dove i tassi di miopia sono ancora più alti, hanno dimostrato che i bambini che sono esposti a più luce esterna hanno meno probabilità di sviluppare la malattia e suggerisce che più la luce è naturale, più può aiutare a prevenire la malattia. Lo studio condotto dal Dr Katie Williams, ricercatore clinico presso il Dipartimento di Oftalmologia al Kings, è stato pubblicato sulla rivista Ophthalmology. Il professore, ha detto che l'aumento di tassi più elevati di miopia nelle generazioni più giovani "non era legata al corso naturale dell'invecchiamento"."E 'qualcosa dell'ultima parte del 20 ° secolo, e certamente del 21 ° secolo e, ricade sui nostri stili di vita moderni. L'aumento coincide con la scoperta del computer e certamente dell' iPad e iPhone ", ha dichiarato il ricercatore, aggiungendo che i bambini nati nel 21 ° secolo possono avere tassi ancora più elevati. Una ricerca di Ofcom rivela che la quantità di tempo dei giovani nel Regno Unito che trascorrono online è triplicato negli ultimi 10 anni, mentre in tutta la popolazione mondiale, il tempo online è raddoppiato. Le persone di età compresa tra i 16 ed i 24 ora spendono in media 27 ore e 36 minuti in linea ogni settimana. Il professor Chris Hammond, co-autore dello studio, ha dichiarato che sarebbe necessaria una ricerca più approfondita sulla vista per comprendere meglio l'impatto di lettura sull'infanzia, l'uso del computer, l'istruzione e l'attività all'aperto. Una grave miopia è in grado di aumentare il rischio di sviluppare condizioni di visibilità pericolose, più avanti nella vita, tra cui il distacco della retina, il glaucoma e la degenerazione della retina. Il dottor Williams ha detto che i nuovi dati sulla prevalenza della miopia avevano "importanti implicazioni per il futuro onere da questa malattia dell'occhio che può minacciare la vista in età avanzata, in particolare nelle persone molto miopi."I tassi di miopia sono aumentati nelle successive generazioni, del 18 per cento tra le persone nate tra il 1910 e il 1939, del 23,5 per cento in coloro che sono nati tra il 1940 e il 1979, e aumentate del 47 per cento in quelli ormai sulla trentina. Una Storia familiare di miopia può anche aumentare il rischio di sviluppare ipertensione oculare e la ricerca in corso è focalizzata sulla comprensione di come la complessa interazione dei rischi genetici ed ambientali sono combinati per portare ad un aumento così significativo. Una nuova ricerca in campo medico che per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, dimostra come la vita "artificiale" sia associata a una maggiore probabilità di essere miopi. Inoltre, va sottolineato che una prolungata deprivazione visiva (privazione della luce) provoca miopia in seguito ad allungamento del bulbo oculare, legato all'aumento del cortisolo nel plasma sanguigno. Secondo una recente ricerca negli Usa si è riscontrato un aumento consistente del numero di miopi tra il periodo che va da 1999 al 2004 e i primi anni '70 (+66,4%); dunque, uno stile di vita artificiale sembra avere un ruolo nello sviluppo del vizio refrattivo.

 Sportello dei Diritti

venerdì 8 maggio 2015

Il volto di Gesù ragazzo ricostruito dalla Polizia partendo dalla Sacra Sindone

di Nico Baratta

La scienza e tecnologia a braccetto con la religione. Lo fa nel nome della verità, quella millenaria che avvolge il mistero del volto della Sacra Sindone. Quel volto, Santo e Sacro Volto per i credenti custodito a Torino nella Cappella del Guarini, raffigura il volto di Gesù Cristo avvolto post-mortem secondo le usanze temporali e locali di Gerusalemme nel 33 d.C. 

Il mondo è dibattuto sulla sua veridicità e stabilirne l’autenticità è ancor oggi un tema caldo, che richiama a se studiosi di ogni scienza. A Torino, e fino al 24 giugno 2015, in questi giorni c’è l’Ostensione della Sacra Sindone. Milioni di fedeli, di persone anche non credenti, si stanno recando al capezzale di quel “lenzuolo di lino”. Una stoffa che nel tempo ha subito di tutto: furti, incendi, sottrazioni, a dimostrazione che la fede e il mistero che la avvolge ha sempre sortito interesse, anche laico. Ultime peripezia della Sacra Sindone furono ripetitivamente quella che dal 1939 al 1942 fu custodita segretamente a Montevergine (AV) per sottrarla alle grinfie di Hitler che la voleva per se, e il salvataggio dall’incendio del nella notte tra venerdì 11 e sabato 12 aprile 1997 divampò nella cappella che la custodiva. In quell’occasione grazie al tempismo, coraggio e professionalità del Corpo dei Vigili del Fuoco, la teca che custodisce la Sacra Sindone fu salvata dalle fiamme. Una nota di merito va dato a quel Vigile che a colpi di mazzuola ruppe il vetro per il blocco del sistema automatico di apertura. Grazie.

Oggi, e grazie alla scienza e alla tecnologia sapientemente e professionalmente messa in opera da specialisti in ricostruzione dei volti, la Polizia di Roma, della criminologia, ha ricostruito il volto giovanile di Gesù. Un software specializzato a tal compito, e precisamente più sofisticato di quelli per la ricostruzione degli identikit dei criminali, partendo dal volto raffigurato, immortalato, sulla Sindone è riuscito a farci conoscere, seppur tecnologicamente e con margini di errore relativamente bassi e legati ai dati del volto iniziale, il viso di Gesù adolescente.


La sequenza è sorprendente in quanto ci fa conoscere il Cristo nelle varie età, fino a quelle del ragazzetto. Merito va dato all’equipe che ha lavorato a questo straordinario progetto, che sta facendo il giro del mondo e sta facendo discutere importanti scienziati di ogni genere. Un’equipe che ha preso spunto da precedenti lavori della Polizia, come quello per la cattura di Bernardo Provenzano, il boss dei boss mafiosi, la cui ultima immagine disponibile era di quarant'anni prima, perciò ricostruendo da vecchie fotografie.

Tuttavia il dubbio sulla Sindone rimane. Per la giustezza della cronaca bisogna dire che la datazione al carbonio 14 del Sacro Lenzuolo in cui secondo la Chiesa fu avvolto il corpo di Cristo nel sepolcro, il manufatto risalirebbe al XIII secolo. Per la Chiesa è questione di fede, per i laici è tutto ancora da provare. Ciononostante può essere che lo stesso Papa Francesco dia l'autorizzazione per ulteriori indagini scientifiche, a prescindere dai risultati che se ne potranno trarre.


lunedì 20 aprile 2015

Le nuove tecnologie applicate alla sicurezza dei cittadini sfondano nel mondo ma non in Italia

La Polizia Stradale di Delhi ha ricevuto quasi 85.000 denunce in materia di violazioni del traffico e questioni correlate sul suo WhatsApp helpline da quando è stato lanciata la novità nel mese di ottobre dello scorso anno. Dopo le necessarie verifiche, ha richiesto l'intervento finora di oltre 7.500 poliziotti.
La possibilità di utilizzare WhatsApp che risponde al numero helpline 8750871493, è stata implementata il 16 ottobre dello scorso anno. Il Commissario straordinario della polizia (Traffic) Muktesh Chander ha dichiarato: "Fin dalla sua nascita, sono state ricevute 84.621 denunce in materia di parcheggio ostruttivo, ingorgo, violazione del traffico, semafori difettosi, buche stradali, violazioni del codice della strada da parte dei conducenti di auto e suggerimenti per migliorare il flusso regolare del traffico sulle strade Delhi ".
Di questi, 7.738 denunce sono sfociate in contestazioni perseguibili a cui è corrisposta un'azione obbligatoria.
Oltre a ricevere reclami e suggerimenti attraverso messaggi, immagini e video, la helpline WhatsApp può essere usata se il veicolo di qualcuno è trainato per un parcheggio improprio, e che sarebbe stato inviato un numero di telefono sul luogo in cui si trova il veicolo e sarebbe anche aiutato con il percorso più breve per raggiungere il posto.
Chander ha concluso: "L'introduzione di WhatsApp da parte della Polizia Stradale Delhi si è rivelata una buona piattaforma per l'interazione con il pubblico e siamo sopraffatti dal suo successo in collegamento con Delhiites. I servizi sono disponibili in hindi ed inglese tutto il giorno e sono monitorati h24 da un ispettore e da circa 25 agenti di polizia stradale monitorano."
La polizia stradale ha una presenza molto forte sui canali social con oltre 250'000 seguaci sulle sue pagine di Facebook e di Twitter.
Lo sfruttamento delle nuove tecnologie di comunicazione e delle social app da parte delle forze di polizia, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” rappresenta un'importante innovazione che appare ancora sottovalutata in Italia e che meriterebbe, al contrario, maggiore attenzione per una molteplice serie di ragione tra cui gli esigui costi che comporta e l'immediata interconnessione con i cittadini che in materia di sicurezza può significare salvare vite umane e impedire o ridurre la commissione d'infrazioni e reati.

Sportello dei Diritti

sabato 18 aprile 2015

Contraffazione, quanto ne sai? Scoprilo con l’App di “Io sono originale”

Dall’alimentare ai cosmetici, dalla moda ai giocattoli, ma anche pneumatici ed elettrodomestici: la lista dei prodotti a rischio contraffazione è lunga e non sempre i consumatori hanno gli strumenti adatti per orientarsi nel mercato. E’ possibile mettere alla prova le nostre conoscenze sulla contraffazione, soprendo se siamo capaci di distinguere un falso dall’originale, grazie all’App del Quiz di “Io sono originale” disponibile gratuitamente su App store e Play Store. Potremo scoprire il nostro profilo di consumatore: attento, critico, superficiale o a rischio, quale sarà il risultato?

L’APP è una delle attività del progetto IO SONO ORIGINALE, finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico-Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione-Ufficio Italiano Brevetti e Marchi e realizzato dalle associazioni dei consumatori: Acu, Altroconsumo, Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, Assoutenti, Casa del Consumatore, Codacons, Codici,  Confconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori per approfondire le tematiche relative alla contraffazione e informare i consumatori sui rischi connessi.  Lo sviluppo dell’APP è stato seguito da GIOTTO Adv srl.

Sul sito iosonoriginale.it si trovano consigli utili sulle varie categorie merceologiche e un canale diretto con gli esperti delle associazioni, pronti ad aiutarci per problemi di contraffazione e di tutela della proprietà industriale.

www.helpconsumatori.it

sabato 21 marzo 2015

Pensate che le vostre mail siano private?

Venticinque anni fa, gli scienziati del CERN hanno creato il World Wide Web. Da allora Internet ha trasformato il nostro modo di comunicare, il modo di fare business e anche il modo in cui viviamo.

Google, Facebook, Twitter e tanti altri social hanno davvero trasformato le nostre vite e questo ci ha portato molti vantaggi reali, siamo una società più connessa. Tuttavia, ci sono anche alcuni aspetti negativi. Oggi, la persona media ha distribuite una quantità incredibile di informazioni personali online e aggiungiamo altre informazioni online in ogni singolo momento in cui pubblichiamo su Facebook, ogni volta che cerchiamo su Google e ogni volta che inviamo unA email.

Si può certo pensare che una mail non è poi tanto; ma se consideriamo un anno di mail, queste sono in grado di rappresentare la nostra vita nei momenti quotidiani: cosa abbiamo fatto in un dato momento, con chi abbiamo parlato, dove siamo stati, cosa abbiamo condiviso; in verità dobbiamo essere consapevoli che abbiamo ormai perso il controllo di tutte le nostre informazioni, questi archivi immensi sopravviveranno a noi.
La verità è che non abbiamo perso solo la nostra privacy, ma abbiamo perso addirittura il senso della stessa parola di privcay. Gli attuali 40 enni possono certo ricordare come si viveva prima di internet, ma oggi esiste una nuova generazione, quella digitale che domani non saprà trattare il tema della privacy per come la intendono i 40enni, semplicemente non capiranno la differenza perché non avranno vissuto il tempo in cui esisteva la privacy, visto che tutta la loro vita, la nostra si trovano immerse in questo flusso continuo di bit.
Quindi, è il momento di riflettere e prendersi una pausa, pensando: "possiamo fare qualcosa per diferendere la nostra privacy?".

Diamo uno sguardo a una delle più diffuse forme di comunicazione nel mondo di oggi: la e-mail.
Prima dell'invenzione della posta elettronica comunicavamo utilizzando le lettere postali e il processo era semplice: si scriveva su un foglio di carta, si imbustava e si spediva al destinatario. La posta non poteva essere violata, perchè si commetteva un reato aprendo la busta.
Rimaneva traccia della violazione.
Oggi, dobbiamo essere consapevoli che inviando una e-mail, non stiamo inviando una comunicazione protetta per come era ieri la posta sigillata, ma stiamo inviando una sorta di cartolina, il cui contenuto può essere letto.
Oggi la posta viene crittografata e viaggia attraverso grandi server che però contengono le chiavi di crittografia, chiunque: providers, governi (legittimamente) e terzi (intrusi) potrebbero interecettare le vostre comunicazioni senza che voi veniate mai a scoprirlo.
La soluzione è abbastanza semplice: rilasciare delle chiavi private ai mittenti e ai destinatari che così possono, solo questi, decriptare i messaggi.
Un gruppo di scienziati del CERN ha riflettuto su come sarebbe stato possibile neutralizzare questo rischio ed è così che è nata PROTON MAIL una soluzione software che consente di generare una coppia di chiavi, una privata ed una pubblica che sono collegate tra loro matematicamente e che risiedono nel browser del destinatario, Quindi se BOB vuole comunicare con Alice, scrive il messaggio e il software lo cripta con la chiave pubblica di Alice, quando il messaggio giunge ad Alice, questa è l'unica che potrà leggerlo perchè possiede la chiave privata con la quale può decriptare il messaggio. Il server di Alice non è coinvolto in questo processo perché non è in possesso della chiave privata di Alice.
La comunità di PROTON MAIL ha raggiunto oltre 550 milioni di dollari di donazioni, ciò rivela quanto è ritenuto un valore la nostra provacy dai comuni cittadini.

Internet si basa su interessi economici di proporzioni astronomiche, il modello di internet è tale che la nostra privacy è sacrificata al business delle multinazionali. Dovremmo poter costruire un nuovo modello di internet che consenta di garantire la nostra privacy ma per farlo occoorrerebbero ingenti risorse pubbliche.
La buona notizia è che la comunità di coloro che vogliono intensamente ricostruire il modello sta espandendosi ed oggi ci sono progetti che hanno ambiziosi obiettivi: proteggere i nostri file, le nostre comunicazioni vocali, la nostra navigazione online e molte altre cose .
La privacy dipende da ognuno di noi e dobbiamo proteggerla ora perché i nostri dati online sono più di una semplice raccolta d informazioni: si tratta della nostra vita, delle nostre storie personali, dei nostri amici, delle nostre famiglie, anche delle nostre speranze e delle nostre aspirazioni. Senza privacy e senza il potere di condividere le nostre informazioni solo con chi riteniamo degno della nostra fiducia rischiamo di perdere libertà importanti.

freesbee.net

giovedì 12 marzo 2015

Il Governo blocca l'innovazione fermando il passaggio alla fibra ottica

Nonostante l’Italia navighi in internet più lentamente della Namibia il governo, per salvare il capitale di Telecom, ha deciso di cancellare l’unica misura che avrebbe aiutato il nostro Paese a colmare il divario nei confronti del resto del mondo. E pensare che, questa volta, ci avevamo creduto davvero. Il progetto di spingere il passaggio alla fibra sembrava davvero serio.

Invece, in perfetto stile Italiano, tutto va in fumo in pochi secondi. Il governo fa dietro-front e cancella dall’agenda digitale il passaggio alla fibra attraverso l’intervento pubblico, dando come motivazione le solite inutili scuse inventate, a partire da quella ai limiti del ridicolo che distingue “banda larga” e “banda ultra larga”. Un gioco di parole mediatico che vorrebbe spacciare l’Adsl a 30 Mb come una connessione ottima e la fibra come un “prodotto di super lusso”. Questo ha permesso al ministro Federica Guidi di dichiarare con sicurezza: “lasciamo al mercato e agli operatori la scelta della tecnologia più efficiente”.

L’Adsl è una tecnologia vecchia e inadeguata, che penalizza gli utenti soprattutto in fase di upload (l’invio di dati verso la rete) impedendo di utilizzare Internet in maniera adeguata ai tempi. A spiegarlo al ministro potrebbero essere per esempio le aziende che nell’evoluta Lombardia si trovano ad affrontare tempi biblici (un giorno o più) per la trasmissione di dati che con la fibra potrebbero essere inviati nel giro di un’ora scarsa. Dubito però ministri ed il loro staff abbiano bisogno di spiegazioni in merito. È solo che quando si tratta di scegliere tra l’innovazione del paese e gli interessi finanziari, curiosamente finiscono sempre per scegliere i secondi.

Risultato, 60 milioni di italiani possono continuare a impiccarsi al doppino di rame, mentre la fibra e’ e resterà un privilegio per pochi fortunati.

www.gianlucacompagno.com

mercoledì 11 marzo 2015

Donne e cellulari: non spendono cifre folli e preferiscono la tradizione

Più di una donna su quattro (26%) usa due numeri di cellulari diversi e nel 90,4% dei casi le esponenti del gentil sesso scelgono schede ricaricabili. È falso lo stereotipo che le dipinge come responsabili di spese telefoniche altissime e, ancora, continuano ad amare i telefoni tradizionali senza essere troppo affascinate dagli smartphone. Questi sono alcuni dei risultati emersi dall’indagine* condotta dall’Istituto di ricerca Demoskopea per Facile.it, sito specializzato anche nella comparazione di tariffe telefoniche (http://www.facile.it/telefonia-mobile.html). Scorrendo i dati dell’indagine si scopre che il 53% dei conti telefonici femminili non supera i 10 euro al mese.

Il profilo delle donne al cellulare tracciato da Demoskopea e Facile.it grazie alle interviste condotte su un campione rappresentativo della popolazione italiana, evidenzia come esse non siano assolutamente tecnomaniache e se, a livello nazionale, il 20% degli utenti di telefonia usa ancora un cellulare tradizionale, quando si centra l'analisi sul solo universo femminile, continua a preferire la tastiera il 24,2% del campione.
Escludendo WhatsApp, usata dal 58,1% delle donne al telefono rispetto al 57,8% del totale nazionale, le donne sembrano essere meno amanti delle tecnologie legate al mondo degli smartphone: il 63,5% naviga in Internet dal cellulare (contro il 67,8% del campione totale); usa la posta elettronica da telefono il 55% delle intervistate (60,8% il campione totale); si collega ai social network dal cellulare il 45,4% (vs 49%); utilizza Skype su mobile appena il 17,7% (vs 20,4%).

È soprattutto nell’uso delle app che si allarga il divario fra l’universo totale e quello femminile: se a livello nazionale scarica applicazioni sul telefono il 55,2% degli intervistati, la percentuale scende al 48,1% fra le donne e risale al 62,9% fra gli uomini. Da evidenziare, invece, come le signore continuino ad amare SMS ed MMS (92,3% contro l’87,9% dei maschi).
Come detto, lo stereotipo che dipinge le donne come responsabili di grandi costi telefonici si è rivelato sbagliato e, anzi, la loro attenzione alle spese del cellulare è dimostrata anche dal fatto che, nei 12 mesi precedenti alla rilevazione, oltre il 94% delle intervistate abbia valutato di sottoscrivere un piano telefonico diverso o migrare verso un altro operatore. Nel 77% dei casi, fra l’altro, a spingere al cambiamento è stata proprio la volontà di risparmiare. Risparmio che, sempre secondo l’indagine, è stato effettivamente conseguito dal 90,4% di chi ha cambiato.

www.facile.it

lunedì 9 marzo 2015

Lo smartphone, sarà sempre più bersaglio di attacchi informatici

"Il mercato della telefonia mobile è governato dall'innovazione e si concentra sull'aggiunta di funzionalità legate al marketing, piuttosto che alla sicurezza ed al rispetto della vita privata", è questo che sinteticamente ha detto James Lyne, responsabile per la sicurezza generale di Sophos, intervistato a margine del Mobile World Congress (Congresso mondiale della telefonia mobile) che si conclude giovedì a Barcellona. Lo stesso dirigente ha quindi sottolineato la responsabilità dei produttori nell'infondere insufficiente consapevolezza nei confronti dei consumatori, dei quali tanto per dirla in breve, solo il 40% utilizzando un codice PIN per proteggere i propri dati. Lo studio più recente di una società specializzata in antivirus quale Kaspersky ha rivelato che solo il 28% degli utenti non conoscono o quasi i malware mobile che si trovano nelle mani dei criminali informatici. Più sorprendentemente, il 26% degli intervistati sono consapevoli dei rischi ma non si preoccupano. Questa irresponsabilità avvantaggia di circa due anni i cybercriminali che hanno deciso di mirare maggiormente gli smartphone. Secondo Alcatel-Lucent, 16 milioni di possessori di smartphone sono stati vittime nel 2014 di cyber attacchi. Come emere dagli esiti del congresso, l'ultima generazione di cellulari non risulta essere progettata secondo una prospettiva di sicurezza, con l'eccezione rara di un modello dedicato come Blackphone 2 svelato lunedì a Barcellona. Come il suo predecessore lanciato nel 2014, questo smartphone protegge il suo proprietario degli attacchi informatici e, almeno in teoria, dalla sorveglianza delle agenzie di intelligence. Per poco più di 600 dollari, l'ultimo modello della Silent Circle, consente di effettuare chiamate cifrate con un corrispondente utilizzando un classico smartphone. Nell'immediato futuro, sottolinea Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti", gli esperti di sicurezza informatica consigliano di installare software antivirus e scaricare le applicazioni solo su piattaforme ufficiali. Consigli, quindi, da prendere al volo prima che i nostri dati siano intercettati dalle migliaia di malintenzionati che si muovono sulla rete e che hanno puntato i nostri smartphone come modo di fare in fretta i loro loschi affari.

Sportello dei Diritti

Facebook: dai prossimi giorni andranno giù i “like”

Dai prossimi giorni Facebook comincerà a rimuovere dai “Mi piace” (like) delle pagine gli account Facebook non attivi, disattivati o appartenenti a persone defunte: le pagine potrebbero dunque subire una diminuzione dei “Mi piace” dopo il 12 marzo, dicono alcuni siti specializzati, una volta rimossi appunto i “like” degli account non attivi. La notizia si sta diffondendo sui diversi siti specializzati.

Scrive ad esempio il blog di news e tecnologia Geek Italia: “Facebook ha deciso di mettere una pietra sopra alle pagine fan, riducendo di gran lunga il numero dei ‘Mi Piace’: “Di recente abbiamo aggiornato il modo in cui misuriamo a quante persone piace la tua Pagina. Le Pagine potrebbero registrare una diminuzione dei “Mi piace” dopo il 12 marzo, una volta rimossi i “Mi piace” degli account Facebook non attivi”. Sotto i riflettori ci sono gli account fasulli che generano dunque like fasulli, che a loro volta attirano più di una pagina con pochi click. Prosegue Geek Italia: “Ecco perché parecchi admin di pagine fan di Facebook – e sono davvero parecchi nel mondo – hanno optato spesso per account fasulli, mediante i quali ‘gonfiare’ i Like di una pagina che si intendeva spingere. Ma queste pagine, ed era forse anche ora, come ha ammesso lo stesso Zuckerberg e come si può leggere direttamente sul blog ufficiale e sull’Alert di ogni pagina, subiranno un brusco calo, a partire dal 12 di marzo, quindi fra una settimana, quando i follower, i Like, i dati di insight, tutto quello che è connesso ed interconnesso alle pagine social non proprio naturali, il crollo di tantissime pagine, su Facebook, sarà evidente”.

In una nota Facebook ha comunicato: “Molte aziende usano i dati delle loro Pagine per capire chi sono i loro iscritti e cosa sta loro a cuore. Per far sì che quei dati siano più affidabili e significativi, stiamo aggiornando il modo in cui vengono contati i “Mi piace” delle Pagine, rimuovendo dalla conta degli iscritti gli account che nel frattempo sono stati disattivati o appartengono a persone morte. Questo cambiamento fa sì che i dati di Facebook siano aggiornati e coerenti”. Facebook per ora parla di “un piccolo calo nel numero dei “Mi piace” come conseguenza di questo aggiornamento”, precisando che i like rimossi appartengono comunque a persone che erano già inattive su Facebook. “Per il futuro – dice ancora la nota del social network – tutti gli account volontariamente disattivati o appartenenti a persone morte saranno rimossi automaticamente dalla conta dei “Mi piace” delle pagine a cui erano iscritti. Qualora un account disattivato venisse poi ri-attivato, sarebbe aggiunto alla conta dei “Mi piace” delle pagine a cui era iscritto”.

www.helpconsumatori.it

mercoledì 11 febbraio 2015

In Namibia navigano in rete più velocemente che in Italia

L’Italia si posiziona come ultima in Europa per prestazioni medie della banda larga con un valore pari a 9,1 Mbps. Peggio della Namibia che viaggia a 9,4 Mbps.

Nel mondo, lo sviluppo della rete veloce e’ talmente aumentato che, negli Stati Uniti, hanno addirittura rivisto la definizione stessa di banda larga, alzando il livello minimo per ritenerla tale a 25 Mbps in download e a 3 in upload.

La comunità europea, vista la crescente necessità nell’ accedere ad internet per molte attività legate alla vita quotidiana di ogni cittadino, ha predisposto la mappatura delle zone prive di connettività a 30 Mbps o 100 Mbps in cui gli operatori potranno candidarsi a intervenire. L’obiettivo comunitario rimane quello di portare (almeno) i 100 Megabit a metà della popolazione nel 2020, anno in cui tutti dovranno aver assaggiato i 30 Megabit di media.

Sulla mappa vengono indicati con il colore rosso, tutte le nazioni sotto i 20 Mbps, e via via sino al verde le nazioni con più di 60 Mbps.

I due Paesi più veloci sono, ed un po’ lo sapevamo, Singapore, 104,42 Mbps, e Hong Kong, 96,38. Il picco negativo, 1,08 Mbps, viene toccato dallo stato africano del Benin. L’Australia sfiora i 16,5 e la Cina viaggia a 25.

www.gianlucacompagno.com

giovedì 11 dicembre 2014

App su smartphone e tablet, Garanti Privacy: utenti vanno informati sui loro dati

Prima di scaricare le App sul proprio smartphone o tablet, gli utenti devono sapere esattamente quali dati personali verranno raccolti e come questi verranno usati. E’ quanto hanno chiesto le Autorità per la privacy, raggruppate nella rete internazionale del Global Privacy Enforcement Network (GPEN), in una lettera aperta inviata Apple, Google, Samsung, Microsoft, Nokia, BlackBerry e Amazon, sollecitandoli ad assicurare precise garanzie a protezione dei dati degli utenti che usano le applicazioni mobili.

Le Autorità del network – nato per rafforzare la cooperazione tra le Autorità della privacy di tutto il mondo e di cui il Garante italiano fa parte – hanno chiesto alle piattaforme che propongono App su smartphone e tablet di obbligare gli sviluppatori ad informare gli utenti, prima che questi scarichino le app, sugli eventuali dati personali che verranno raccolti e sul loro uso.

“Mettere a disposizione degli utenti una informativa prima del download è fondamentale per la tutela dei diritti, perché consente alle persone di decidere liberamente e consapevolmente, prima dell’installazione, se permettere l’uso dei propri dati o meno. Senza questa informazione, gli utenti sono esposti ad una raccolta massiccia a loro insaputa – sottolinea Antonello Soro, Presidente dell’Autorità per la protezione dei dati personali – Le app ci semplificano la vita, ma ad esse concediamo di accedere, troppo spesso inconsapevolmente, ad un numero sempre più ampio di dati personali anche molto importanti: non solo la rubrica telefonica o le foto, ma anche la posizione geografica, oppure, come nel caso delle app a carattere medico, dati sanitari. Il rischio – conclude il Presidente del Garante – è un monitoraggio digitale permanente al quale ci stiamo via via assuefacendo”.

La raccomandazione del network segue l’ “indagine a tappeto” (“sweep”) promossa dal GPEN in primavera, i cui risultati hanno destato molta preoccupazione tra i Garanti per la privacy: molte delle app più scaricate dagli utenti chiedono infatti l’accesso ad una gran quantità di dati senza spiegare adeguatamente per quali scopi queste informazioni sarebbero state usate. Su un totale di oltre 1200 applicazioni esaminate in tutto il mondo, appena il 15% risulta dotato di un’informativa privacy realmente chiara. Nel 59% dei casi è stato difficile per le Autorità di protezione dati reperire un’informativa privacy prima dell’installazione.

www.helpconsumatori.it

martedì 9 dicembre 2014

Shopping natalizio, online è meglio!

I consigli di LetBonus per chi desidera sfruttare i vantaggi di internet per i propri acquisti delle Feste

Il periodo che precede le festività è per tanti caotico e carico di impegni. Cercare il regalo ideale per ciascuno dei propri amici e famigliari è spesso una vera e propria impresa. Lo shopping online si sta sempre più affermando e diffondendo a livello globale, perché offre una serie di vantaggi in termini di risparmio, tempo, possibilità di confronto e completezza dell’offerta pressoché senza confronto rispetto ai negozi fisici.

Secondo una ricerca di Netcomm, Consorzio del Commercio Elettronico Italiano in collaborazione con Human Highway, circa il 20% degli acquirenti prevede quest’anno di acquistare gran parte dei regali di Natale sul web. Si tratta di circa un terzo in più del numero stimato l’anno scorso (1,9 milioni vs 1,4 milioni): sono persone che faranno del Web il canale preferenziale di ricerca e acquisto dei regali di Natale nel 2014. Il commercio elettronico si dimostra, così, una risorsa molto apprezzata dai tanti italiani che scelgono questa soluzione per arrivare preparati ai festeggiamenti natalizi. Il tasso di crescita registrato in questo periodo dell’anno risulta superiore a quello degli acquirenti online in generale, indice evidente di come la prassi di acquisto online sia ormai stata assunta a nuova normalità da molte persone.
Il risparmio e la praticità sono quindi a portata di clic, ma LetsBonus vuole mettere in guardia gli acquirenti con alcuni consigli per ottenere solo il meglio che l’e-commerce ha da offrire, in particolar modo in questo periodo dell’anno.
Che si tratti di shopping online, di donazioni ad associazioni di beneficenza, o di ricerche per individuare il regalo migliore, è importante fare dei semplici controlli per rendere i propri acquisti una vera “festa”:

1. Confronto prima di tutto. I siti e i motori di ricerca mettono a disposizione tantissime informazioni, spunti, idee, consentendo agli utenti di avere una panoramica dell’offerta e dei brand presenti, oltre che dei prezzi più convenienti del momento. Ma non cadete nella tentazione di rivolgervi esclusivamente al marchio/prodotto più conveniente, ma valutate una serie di altri criteri riportati di seguito.
2. Ricerche: grazie a una semplice ricerca è possibile evitare possibili problemi o truffe: effettuate una ricerca online dell'azienda presso cui intendete fare acquisti per verificare se esistono notizie di problemi o pericoli recenti. Eviterete così anche pubblicità ingannevoli e promozioni fittizie.
3. Recensioni dei clienti. Confrontate le recensioni dei clienti sul sito: oggi l’85% degli utenti su Internet legge le recensioni dei clienti prima di fare un acquisto online, e il 63% preferisce comprare da un sito dove sono visualizzate le recensioni, per avere un riscontro sul prodotto che si intende acquistare o sulla qualità e la professionalità offerti dal sito.
4. Siti sicuri: Non cliccate su qualsiasi link o promozione presente in email o link dei motori di ricerca: a volte si nascondono delle truffe o si viene indirizzati a siti contententi malware. Visitate direttamente l'homepage dell'azienda per accertarvi che si tratti effettivamente del brand che stavate cercando.
5. Policy di acquisto e reso: controllate sempre i dettagli dei prodotti che state per acquistare, il servizio post-vendita e le policy del servizio offerto: in caso di errore o di semplice ripensamento, saprete come comportarvi e come l’azienda vi dovrà rispondere, ed eventualmente a quali costi.
6. Portafoglio virtuale, sicurezza reale: Con la stagione festiva il pericolo di frodi o truffe online è più elevato, per questo è importante effettuare acquisti solo sui siti che garantiscono piena sicurezza delle transazioni e delle informazioni degli utenti. Controllate inoltre l’estratto conto bancario per essere certi di non aver subito danni.
7. Privacy online: Mantenete il controllo sui vostri dati controllando e compilando con attenzione le informazioni personali necessarie per l’acquisto e il relativo consenso al trattamento dei dati personali, che deve essere indicato chiaramente.
8. Attenzione alle app: Prima di scaricare una nuova app, assicuratevi di sapere esattamente che cosa state mettendo sul vostro smartphone. Scaricate le app solo da app store ufficiali per acquisti in mobilità e sicurezza.
9. Occhio alle Pubblicità ingannevoli - Nel periodo festivo sono tutti alla ricerca dei migliori affari. Ma è importante tenere gli occhi aperti quando si fa shopping online per conquistare i prodotti più ambiti della stagione. Link pericolosi, concorsi fasulli sui social media e coupon regalo contraffatti sono solo alcuni dei modi con cui i truffatori cercano di impossessarsi delle informazioni personali rovinando il piacere dell’atmosfera natalizia.
10. Passaparola: fidatevi del parere e dell’esperienza di amici e di altri utenti sulla rete, e a vostra volta suggerite siti, forum e prodotti che ritenete convenienti e utili. L’educazione e la consapevolezza possono evitare brutte sorprese online. E la convenienza è… virale.
Ora sei pronto a risparmiare!

www.letsbonus.com

lunedì 8 dicembre 2014

Whooming, la App contro lo stalking che rivela le chiamate anonime

Letteralmente 'Who might be Whooming', rivela il numero anonimo che ci sta chiamando.

Nonostante ci sia stato un inasprimento delle pene e un aumento delle denunce, in Italia il fenomeno stalking, che spesso sfocia nel femminicidio, sta dilagando. Ormai non passa giorno che i telegiornali o i siti non ci raccontano qualche caso di cronaca nera relativo all'uccisione di una donna da parte di un uomo. In genere un ex marito o un ex fidanzato che non accetta la separazione; oppure un marito che arriva ad uccidere la propria moglie dopo una banale lite. Prima della violenza vera e propria, però, la donna paga un'ulteriore supplizio: le intimidazioni e lo stalking. Riceve tante telefonate anonime e la sua vita diventa un incubo. Ma la tecnologia può venire loro incontro: arriva Whooming, la App che svela il numero delle chiamate anomime.

Come funziona
Il nome per intero di questa App è "Who might be Whooming". Come funziona: quando lo smartphone della vittima riceve una chiamata anonima, sul display comparirà ugualmente il numero; non solo, sarà anche possibile registrare la telefonata, per poterla così usare come prova per una doverosa successiva denuncia. Ma non finisce qui. Se la chiamata viene rifiutata, essa sarà automaticamente deviata a Whooming che a sua volta la trasformerà in cifre numeriche. E poi non ci sarà alcun tipo di invasione della privacy, in quanto si identifica solamente il numero della telefonata e lo si inserisce in un elenco di chiamate all'interno del profilo dell'utente interessato.

Mitigherà il problema?
Insomma, uno strumento interessante che speriamo si diffonda quanto prima per mitigare questa piaga. Un'altra idea potrebbe essere un braccialetto elettronico da apporre a vittima e carnefice. Certo, gli omicidi in famiglia sono sempre avvenuti, e oggi un'informazione più capillare e istantanea sembra aver ingigantito il problema. Ma sicuramente un aumento dei casi è palese, considerando che ad alimentare le fratture matrimoniali sono la crisi economica e il ricorso troppo veloce e facile dei divorzi. Un po' di mea culpa in più e di riflessione non guasterebbe da ambo le parti.

it.blastingnews.com

giovedì 27 novembre 2014

In Italia un bambino su 4 "dipendente da tablet o smartphone"

Quasi un bambino su quattro (22,7%) in Italia passa circa 3 ore e mezza del suo tempo davanti a uno schermo, sia esso del pc, di un tablet o di uno smartphone, a fronte di una media rilevata negli altri Paesi (Inghilterra, Francia, Germania e Russia) del 9,3%. È il dato che emerge da una ricerca commissionata da Duracell per comprendere le abitudini di gioco delle famiglie. L'87% degli intervistati (quasi 9 su 10), ammette di giocare sempre più sui dispositivi dotati di video a discapito di altre attività più tradizionali. La ricerca, condotta da Censuswide in Italia, Inghilterra, Francia, Germania e Russia, ha rilevato la forte crescita dei nuovi giochi digitali ma, a fianco a questa tendenza, ha anche evidenziato il desiderio di trovare un'alternativa a questo tipo di attività. Così, nonostante i giochi su schermo siano i protagonisti indiscussi dei pomeriggi in casa, il 60% delle famiglie intervistate si dichiara disponibile ad accogliere un'alternativa diversa dal gioco digitale e a trascorrere più tempo all'aria aperta. Quasi la metà (47%) degli intervistati giocherebbe ai classici giochi di società, mentre il 43% trascorrerebbe volentieri del tempo a raccontare favole ai propri bambini. Ma quali sono le alternative ai giochi digitali preferite dai bambini? Tra i giochi attivi riscontrano ancora un grande successo le costruzioni (56,3%), seguite dall'andare in bicicletta (51,6%), dipingere (40,4%) e cucinare (40,2%), mentre le bambole ed i trenini si fermano a quota 22%. Ma nelle case italiane esistono ancora dei luoghi digital free? I primi tre luoghi sacri "non digitali" sono rappresentati dalla vasca da bagno (53,50%), dai servizi igienici (51,10%) e dal letto (35,50%). Anche in questo caso i "genitori digitali" hanno espresso un parere discordante: la convivialità e le relazioni sono più importanti tanto che oltre il 70% ha individuato nella tavola, il posto off limits per i device.

askanews

mercoledì 26 novembre 2014

Famezero, l’app che trasforma lo spreco alimentare in risorsa solidale

Famezero, un’app compatibile con sistemi operativi iOS e in seguito Android, nata per ridurre lo spreco di cibo e aiutare le persone più bisognose.

L’applicazione verrà lanciata l’8 dicembre a Roma, nel giorno in cui si ricorda l’Immacolata Concezione.

Scopo dell’app è mettere in contatto i singoli cittadini e le aziende (donatori) con incaricati (angeli) che si occuperanno di raccogliere il cibo messo a disposizione e portarlo ai centri di raccolta (mense o associazioni di volontariato). Scaricando l’app sul proprio dispositivo e registrandosi anche tramite i propri profili social, sarà quindi possibile visualizzare i centri di raccolta sulla mappa interattiva e inviare segnalazioni in tempo reale. L’angelo più vicino riceverà tale comunicazione e procederà al ritiro del cibo.

La vera innovazione, che sarà possibile grazie agli avanzati sistemi creati da Passmakers che sfruttano la geolocalizzazione, il cibo verrà tracciato in modo che il donatore possa sapere se e quando la donazione sarà andata a buon fine, in real time. La tecnologia di Passmakers consentirà inoltre la totale trasparenza, certificando tramite un voucher digitale il ruolo e l’identità di ciascun angelo e donatore, garantendo (se richiesto) l’anonimato dei donatori e classificando i soggetti coinvolti in un sistema di ranking: laddove angeli o donatori non si dimostrino all’altezza del ruolo, verranno infatti segnalati con un punteggio negativo e bloccati dal sistema.

Sviluppata all’insegna della semplicità di utilizzo, l’app Famezero intende mettere tutti in contatto in tempo reale tramite un sistema di notifiche push che vanno incontro alle esigenze di utenti sempre in movimento.

“Nell’era digitale in cui smartphone e tablet sono diventati il principale mezzo di comunicazione e informazione, abbiamo ritenuto importante sfruttare le tecnologie all’avanguardia di cui disponiamo per sensibilizzare le persone su un tema come la fame, che spesso coinvolge da vicino anche chi vive nella moderna società occidentale”, spiega Gianluca Orsini, Responsabile Settore Tecnico e Socio di Passmakers. “L’app Famezero consente, in 3 semplici click, di entrare in contatto e contribuire attivamente alla community della solidarietà con uno strumento intuitivo e alla portata di tutti. Siamo fiduciosi che questo progetto possa dare risultati molto positivi, rappresentando un’importante svolta nel modo di approcciare le necessità dei più bisognosi”, conclude Orsini.

Per ulteriori informazioni:
Sound PR
Elisa Bortolozzo
e.bortolozzo@soundpr.it
Tel. 02 205695.1
www.soundpr.it
www.facebook.com/SoundPR

sabato 22 novembre 2014

Fuoriprezzo.it: la green idea di smartphones e tablet ricondizionati e usati

Webcomm s.r.l.s. gestisce il primo concept italiano dedicato alla vendita di smartphones e tablet ricondizionati e usati con una sezione dedicata anche ai nuovi prodotti, offrendo all'utente una scelta più completa, in un unico store online.
La mission di fuoriprezzo.it sta nel poter accontentare anche il cliente con budget più limitato, ma che di fatto non vuole rinunciare ad un prodotto di alto livello.

L'utente infatti avrà a disposizione 3 fasce di prezzo differenti per ogni singolo prodotto, a seconda che si tratti di un dispositivo usato, piuttosto che nuovo o ricondizionato. Il risultato è che cosi potrà permettersi anche un modello di massima qualità, senza dover per forza rinunciare a metà dello stipendio!

Nonostante l'usato presente su fuoriprezzo.it sia tutto esclusivamente di grado A (vengono interamente testati e sono tollerati solo dei minimi segni di usura), il miglior vantaggio per i nostri utenti sta proprio nell'acquistare un prodotto ricondizionato.
Per chi non sapesse di cosa si tratta, la rigenerazione degli smartphones e tablet è un idea che sta letteralmente spopolando negli Stati Uniti e che si sta diffondendo a macchia d'olio anche nel mercato Italiano.

Il punto di forza infatti sta nel risparmio che è notevole e garantito, mentre la qualità è la medesima di un prodotto nuovo! In poche parole si tratta di dispositivi che vengono restituiti dagli acquirenti per svariati motivi, dopodichè vengono sottoposti ad accurate verifiche tecniche di funzionalità per garantire il perfetto funzionamento, infine viene riportato a nuovo anche l'aspetto estetico (tolti strisci, sostituito lo schermo), nel caso fosse necessario.

I test sono molto approfonditi in quanto riguardano tutte le funzionionalità del modello specifico (chiamata, ricezione, suoni, luminosità, connessioni varie, test di burn-in, etc). Soltanto dopo questi lunghi e complessi processi, il prodotto viene re-imballato in scatola originale con inclusi manuale, caricabatterie (nuovo), auricolari (nuovi) e pellicola protettiva dello schermo. A questo punto il dispositivo può essere paragonato alla pari di un nuovo prodotto e solo un vero esperto del settore può essere in grado di capire se si tratta di uno smartphone o tablet nuovo o ricondizionato!

Un ulteriore vantaggio che ci discosta dalla stragrande maggioranza dei nostri competitor è che abbiamo deciso di offrire la garanzia di 12 mesi anche sui prodotti ricondizionati ed usati, cosi da non farvi rinunciare alla serenità di acquisto che per legge è presente solo sul nuovo.

Nella speranza che questa iniziativa possa davvero accontentare tutte le più svariate tipologie di clienti, ci auguriamo anche che questa green idea del ricondizionamento degli smartphones e tablet possa essere considerata un gesto importante per la salvaguardia dell'ambiente.

www.fuoriprezzo.it

martedì 18 novembre 2014

Facebook prepara la versione "per ufficio": sfida a Google e Linkedin

Facebook per tutti in ufficio? E' l'idea della società di Mark Zuckerberg, che starebbe approntando una versione ad hoc della piattaforma sociale, proprio perché sia utilizzato al lavoro. Secondo le indiscrezioni del Financial Times, l'idea è di arrivare a competere con Google Drive, Microsoft office, Linkedin.

Sdoganando al contempo l'utilizzo di Facebook, oggi vietato da molte aziende, che temono ripercussioni sulla produttività dei loro dipendenti a causa del tempo passato tra post, tag, condivisione di foto e via dicendo.

"Facebook at work" - così si chiamerebbe la nuova versione - sarebbe al momento in fase di prova presso alcune società e tra i dipendenti di Facebook, che lo utilizzano in realtà da qualche tempo: permette di condividere materiali e di chattare con altre persone, ma separatamente dalla versione "personale".

Facebook, precisa Ft, ha declinato le richieste di commentare sul progetto. Che prevederebbe un periodo iniziale gratuito, per convincere le imprese a provarlo e a verificare che non si tratta di una perdita di tempo e di forza lavoro.

Fonte: APCOM

mercoledì 29 ottobre 2014

Marketing telefonico: cosa sapere per dire “basta”

Sembra facile: “Basta col marketing telefonico”. Non lo è, specialmente se il proprio numero di telefono è trascritto in diversi elenchi o se si è dato il consenso, in qualche contratto sottoscritto, anche per operazioni di marketing. Le segnalazioni di cittadini indispettiti dalle telefonate pubblicitarie si moltiplicano (anche sulla posta di redazione della nostra testata) e allora vale la pena ripercorrere alcuni passi che si possono fare per cercare di limitare quella che viene percepita come una indebita invadenza. A tracciare un breve vademecum è il Centro Tutela Consumatori Utenti di Bolzano, che però avverte: “Una premessa: non sarà possibile eliminare del tutto le chiamate pubblicitarie. Ma vi sono alcuni accorgimenti almeno per ridurne il numero. Se, nonostante tutto, veniamo contattati da un venditore, la cosa più semplice ed efficace risulta ancora dire semplicemente “No, grazie” e chiudere la conversazione”.

Se il numero di rete fissa è sull’elenco telefonico, il cittadino può chiedere l’iscrizione al registro delle opposizioni. Spiega il CTCU: “I numeri inseriti in questo registro non possono più essere chiamati per proposte pubblicitarie. Chi non rispetta questo diritto può essere pesantemente multato dall’Autorità Garante della Privacy (tutte le informazioni sul nostro sito www.centroconsumatori.it). Attenzione però che chi ci contatta può aver preso il nostro numero da altri elenchi, nel qual caso anche se fossimo iscritti al Registro, la nostra opposizione non avrebbe alcun valore. Bisognerebbe di volta in volta conoscere da dove arrivano i nostri dati e richiederne la cancellazione”.

Quando viene sottoscritto un contratto viene richiesto l’assenso all’uso dei dati: in questo caso l’assenso al trattamento dei dati ai “fini del contratto” (ad esempio per il perfezionamento di contratto per un cellulare) deve essere chiaramente distinto dall’assenso per operazioni di marketing, che è meglio non dare se non si vuole ricevere pubblicità. Così come bisogna prestare attenzione quando viene chiesto di dare l’assenso di fornire dati a terzi, che non hanno nulla a che fare con il contratto (consenso che è possibile revocare il qualunque momento).

Il cittadino ha comunque il diritto, ribadisce il CTCU, di avere le informazioni circa la provenienza dei dati, di conoscere scopi e modi del trattamento dei dati e ha diritto alla cancellazione e anonimato dei dati elaborati in violazione della legge. Ci si può rifiutare di lasciar trattare i propri dati a scopi pubblicitari e il non rispetto della legge può provocare sanzioni amministrative. Per informazioni e segnalazioni, ci si può rivolgere al sito del Garante Privacy www.garanteprivacy.it/home/modulistica.

fonte: www.helpconsumatori.it

martedì 28 ottobre 2014

Giovani e salute, contro la disinformazione nasce sballatidisalute.it

Sensibilizzare gli adolescenti sulle sane abitudini di vita e sull’importanza della prevenzione primaria e secondaria. E’ questo l’obiettivo di www.sballatidisalute.it il sito internet interattivo lanciato da O.N.Da e Miur che, attraverso un percorso guidato e un linguaggio digitale familiare al target di riferimento, tratta temi legati agli stili di vita corretti. Tramite uno strumento di facile e ampia fruizione, verranno raggiunti circa 7 milioni di giovani in tutta Italia, grazie anche alla collaborazione dei distretti scolastici e degli ex provveditorati regionali e provinciali che saranno coinvolti nella divulgazione del portale. Il progetto, inoltre, avrà una pagina Facebook dedicata (https://www.facebook.com/sballatidisalute), che consentirà di promuovere il sito anche sui social network. Attraverso il sito gli adolescenti avranno la possibilità di esplorare e approfondire alcuni temi legati a stili di vita salutari, alla sessualità e alla prevenzione.

“In base ai dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – spiega Francesca Merzagora, Presidente O.N.Da, Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna – in tutto il mondo sono in costante aumento tra i giovani le malattie a trasmissione sessuale e l’utilizzo di sostanze stupefacenti. Inoltre, secondo il sistema di sorveglianza del Ministero della Salute (OKkio alla salute), soltanto 1 ragazzo italiano su 10 pratica attività fisica regolare. Questi sono solo alcuni dei dati allarmanti che testimoniano una disinformazione giovanile preoccupante riguardo i corretti stili di vita. Ecco perché l’Osservatorio ha ritenuto indispensabile creare uno strumento dedicato agli adolescenti, dove i ragazzi possano informarsi in autonomia su alcuni argomenti delicati, che hanno difficoltà ad affrontare con gli adulti”.

fonte: www.helpconsumatori.it

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