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venerdì 8 maggio 2020

La Barilla di Foggia dona alimenti al comune di Volturara Appula. I Ringraziamenti del Sindaco Zibisco


Con questa lettera il Sindaco di Volturara Appula, dott. Vincenzo Zibisco, ha voluto ringraziare pubblicamente la Barilla di Foggia per il dono alimentare ricevuto per l'emergenza sanitaria CoVid-19 in corso. Un gesto che il Gruppo Barilla ha e sta compiendo in tutta Italia, da tutti i suoi stabilimenti dislocati sul territorio nazionale. Doni fatti col cuore di un’azienda che da sempre è al fianco dei cittadini e si prodiga per il suo benessere. I fatti parlano da soli. Volturara Appula, come ormai le cronache nazionali hanno divulgato, non è solo quel piccolo incantevole centro del SuAppennino dauno con poco più di 400 abitanti, incastonato a circa 500 metri tra il confine campano e poco distante da quello molisano, bensì il paese natio dell’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Giuseppe Conte. Un luogo, dei Monti Dauni, da visitare, da vivere, da apprezzare per la sua semplicità e grande storicità culturale architettonica.

Ecco la lettera del Sindaco.

«A nome mio personale, dell'Amministrazione Comunale e di tutta la Comunità di Volturara Appula, voglio esprimere una profonda gratitudine per la donazione di prodotti alimentari offerti dalla Vs. società a nome di tutti i dipendenti Barilla dello stabilimento di Foggia, per un sostegno concreto alle nostre Famiglie, in questo difficile momento di emergenza sanitaria COVID 19.

La donazione andrà ad aggiungere nuove disponibilità agli aiuti previsti dallo Stato con l'Ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 658 del 29.3.2020 e costituirà un determinante apporto nella distribuzione di beni di prima necessità a tutta la Popolazione.

Questo gesto manifesta un sentimento di vicinanza al Territorio, ai nostri Cittadini, a tutta la nostra Comunità. E' il segno tangibile della sensibilità di una grande Azienda, da sempre leader internazionale del proprio settore, da tempo cuore dell’intera economia di capitanata.

La BARILLA rimane inevitabilmente un esempio sincero non solo in campo industriale, ma anche solidale, soprattutto in un momento delicato per l'economia della Nazione che ha travolto cittadini ed imprese. Con la speranza di poter ricambiare il vostro gesto di grande solidarietà.

Con rinnovata gratitudine e stima a tutti i dipendenti dello stabilimento di Foggia.
La Cittadinanza».

Il Sindaco
Dott. Vincenzo ZIBISCO

sabato 16 gennaio 2016

CCNL Alimentaristi, è rottura tra Sindacati confederali e Federalimentare. Programmati gli scioperi.

di Nico Baratta

A memoria d'uomo non si era mai verificato una rottura così lacerante tra le due parti. Le contrattazioni tra sindacati confederali, FAI Cisl, FLAI Cgil, UilA, e Federalimentare, si son rotte. Secondo le tre sigle confederali, la delegazione trattante ha ritenuto insoddisfacenti le risposte fornite dalla controparte in merito alle richieste contenute nella piattaforma unitaria, nonché irricevibili le richieste avanzate dalla controparte stessa.  Il tutto è avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 gennaio nel corso della plenaria, alla presenza della delegazione trattante di FAI-FLAI-UilA. In quella seduta, ultima di tante altre, improvvisamente si è interrotta la trattativa per il rinnovo del CCNL industria alimentare, scaduto il 30 novembre 2015 e che già dal 14 settembre, sempre del 2015, era stata presentata la piattaforma unitaria. Complice dello strappo, secondo quanto dicono alcune indiscrezioni giunte nelle segreterie sindacali, sarebbe anche la difficile situazione economico-finanziaria che attanaglia sia l'industria, sia il Governo. Certo è che a tirarne le cuoia son sempre i lavoratori, sottoposti a sacrifici pur di essere garantito un lavoro. E chi paga dazio più di tutti sono sempre i neo assunti che vedono scemare più di tutti i diritti acquisiti dai loro predecessori con lotte sindacali, spesso cruente, lotte a suon di scioperi dove per ottenere un diritto ci si rimette parte dello stipendio. Purtroppo la situazione è drammatica giacché le richieste di Federalimentare, che difficilmente indietreggerà, sono al mimino di quelle garanzie che un lavoratore dipendente nel settore privato può recriminare. Lo stesso dicasi per la remunerazione, ottenuta con anni di sacrifici e cessioni a perdere alla controparte. Nel testo di Federalimetare si cita in pompa magna il "Jobs Act", che non assicura più la continuità del posto di lavoro sia per gli addetti interni alla filiera alimentare, sia per quelli in appalto. Come  a dire che cambia il padrone, cambiano gli operai. E ciò è racchiuso nel testo di legge 223/91 per tutti i lavoratori, sia prima che dopo il Jobs Act, una retroattività in barba all’armonizzazione delle procedure dei licenziamenti collettivi previsti prima della suddetta legge. Ma quello che fa scalpore, a parte l'importanza primaria di garanzia del posto di lavoro, è la retribuzione, dove Federalimentare non è stata in grado di formulare una proposta complessiva sul salario e su tutte le voci di costo presenti in questo rinnovo contrattuale, ribadendo però ancora una volta il necessario riferimento ad indicatori economici non presenti nel nostro contratto come base di calcolo degli aumenti salariali, nonché la possibilità di spalmare gli aumenti stessi solo in parte sui minimi tabellari e la necessità di non prevedere aumenti per il 2016.
Non solo, le richieste delle controparte hanno riguardato una ulteriore penalizzazione delle retribuzioni dei lavoratori attraverso l’eliminazione degli scatti di anzianità e del premio di produzione congelato. Ovviamente, si spera, che tal richiesta sia rivolta ai neo assunti, anche se non è giusto tal vizio. Ma, come sappiamo, da questo Governo possiamo aspettarci di tutto. E quando diciamo Governo intendiamo chi lavora per esso, ovvero Federalimentare, la Federazione aderente a Confindustria che rappresenta e tutela l’Industria alimentare in Italia, o dovrebbe se l'industria è per i lavoratori.
Inoltre, da Federalimentare è stato richiesto l’alzamento delle ore di flessibilità contrattuale, l’aumento del periodo di calcolo della durata media settimanale della prestazione lavorativa, compreso lo straordinario, (da 4 a 6 mesi art. 30 ter), e l’introduzione di una casistica di eventi a fronte dei quali può essere previsto un ulteriore aumento del periodo stesso così vasta e dettagliata che in pratica lo renderebbe possibile sempre. Ancora una volta ai sindacati confederali è stata ribadita la necessità di un contenimento dei costi, da realizzarsi attraverso una non sovrapponibilità dei cicli negoziali, nazionale e di secondo livello: tutto ciò significa una destrutturazione della contrattazione di secondo livello.
Da rilevare che a pagarne le conseguenze, oltre a chi già opera nelle fabbriche, saranno i giovani assunti sempre più sottoposti a rinunce, con meno salario e sempre con la mannaia del licenziamento facile. A dir il vero, oggi le fabbriche sfruttano i vari contratti messi in essere dal Governo per assumere giovani ma con contratti giornalieri e spesso con preavvisi di poche ore dall'inizio turno, mettendo in atto un comportamento poco civile e non propriamente democratico in linea con le più elementari basi di equità tra indeterminati e determinati e rispetto della persona. Ma “Viva Dio” che c’è lavoro, secondo il Governo e le applicazioni di Federalimentare, mettendo in atto cavilli burocratici in tema di contratto e numerando le assunzioni determinate e giornaliere come quelle indeterminate. L’Italia va a rotoli, altro che lavoro caro Renzi. E non bastano dei selfie o delle slide per ridare dignità a chi si affaccia al mondo del lavoro e a chi sta attendendo un reintegro per lo sbaglio della Fornero.  E come sempre i lavoratori scendono in piazza, a scioperare, a rimetterci parte del salario, a recriminare quei diritti negli anni vituperati da Governi sempre più restrittivi. 

In un comunicato stampa di Luigi Sbarra, Commissario nazionale della Fai Cisl «La rottura con Federalimentare era inevitabile per loro chiusure ideologiche». Una dichiarazione che non lascia dubbi sul futuro del CCNL Alimentaristi e, ancor più grave, sulle contrattazioni svolte in precedenza che presagivano una più armoniosa soluzione. Di seguito si riporta il comunicato stampa di Sbarra.
«Abbiamo lavorato fino all'ultimo per scongiurare una rottura determinata da precise responsabilità della controparte, ma questa si è resa indisponibile a discutere su pezzi importanti della piattaforma, che costituiscono la base del rinnovo contrattuale». Lo afferma in una nota Luigi Sbarra, Commissario nazionale Fai Cisl e Segretario Confederale Cisl, commentando l'interruzione della trattativa sul rinnovo del contratto nazionale dell'industria alimentare. «Da parte di Federalimentare - aggiunge il sindacalista - non c'è stato alcun dialogo su salario, welfare, appalti, formazione, mercato del lavoro, bilateralità. La controparte ha deciso così di ignorare le forti sollecitazioni arrivate dal mondo del lavoro e da migliaia di delegati, che nelle settimane scorse hanno dato vita nelle fabbriche a centinaia di assemblee e attivi unitari. Lavoratrici e lavoratori che hanno chiesto responsabilmente una accelerazione per arrivare all'accordo sul rinnovo in tempi stretti. La nostra era ed è una proposta responsabile, sostenibile, che va incontro anche alle esigenze delle imprese, coniugando competitività, produttività e crescita. Una piattaforma che non si limita a una giusta e legittima rivendicazione salariale, ma rilancia le relazioni industriali e la partecipazione come elemento cardine di uno sviluppo condiviso. Le preclusioni miopi e ideologiche di Federalimentare hanno reso la mobilitazione inevitabile. Le nostre iniziative di lotta sono la risposta necessaria non solo a rivendicare il sacrosanto e giusto diritto alla contrattazione, ma anche ad impegnare la parte datoriale a una seria riflessione. L'auspicio è che le controparti rivedano le proprie posizioni di chiusura pregiudiziale e si aprano al dialogo su basi nuove, responsabili, lavorando per far ripartire un confronto necessario per arrivare al rinnovo e dare risposte concrete alle attese dei lavoratori», conclude Sbarra.

Con tal situazione, per i "NO" di Federalimentare alla Piattaforma proposta, sia la FAI Cisl, FLAI Cgil, UilA, rendono noto:
- L’immediato blocco degli straordinari e di tutte le flessibilità contrattuali.
- La programmazione di un fitto calendario di assemblee in tutti i luoghi di lavoro.
- Un pacchetto di 4 ore di sciopero articolato a livello aziendale entro il 22 gennaio 8 ore di sciopero nazionale di tutto il settore.

In definitiva le trattative comprendevano le seguenti richieste:

Per i sindacati confederali:
- L’applicazione del CCNL dell’industria alimentare a tutti i lavoratori utilizzati lungo la stessa filiera produttiva. 
- La garanzia di continuità occupazionale in caso di cambio di appalto. 
- Il riconoscimento della “comunità di sito”.
- L’armonizzazione delle procedure dei licenziamenti collettivi con l’applicazione della legge 223/91 per tutti i lavoratori, (prima e dopo il Jobs act). 
- Il mantenimento delle norme contrattuali che regolano i licenziamenti individuali.

Per  Federalimentare, invece:
- Possibilità di spalmare solo una parte degli aumenti retributivi sui minimi tabellari e la necessità di non prevedere aumenti per il 2016. 
- Eliminazione degli scatti di anzianità e del premio di produzione congelato. 
- Alzamento delle ore di flessibilità contrattuale. 
- Aumento del periodo di calcolo della durata media settimanale della prestazione lavorativa. 
- Contrattazione di secondo livello ad invarianza di costi. 

lunedì 16 marzo 2015

Colletta Alimentare a Monte. Il 28 marzo tutti Volontari

Qualche ora, solo qualche ora della nostra giornata dedicata a chi ha bisogno. I tempi sono duri. Manca il lavoro. I servizi prioritari, quelli per una vita decente, sono sempre più labili e spesso burocratizzati da leggi e regole che guardano più al servizio che alla persona. Mancano vestiti. Mancano viveri. Mancano i farmaci, spesso quelli salvavita. 
In quest’ottica, quella di fornire aiuto, sussistenza, a  Monte Sant’Angelo è stata indetta la giornata della “Colletta alimentare cittadina”.  Ad organizzarla è la Caritas Diocesana Vicaria del centro garganico. Grazie all’instancabile lavoro di Don Domenico Facciorusso, Parroco della Chiesa Santa Maria del Carmine e Direttore della Caritas Diocesana, il 28 marzo 2015 si svolgerà la colletta. Nel frattempo Don Domenico lancia un accorato appello “Cerco volontari per l’iniziativa”. Persone che tra giovani,  fedeli e non, organizzazioni varie come Protezione Civile, Scout, Sportivi, etc.. dedichino gratuitamente e con amore e fratellanza del tempo per gli altri.
Ecco che anche quest’anno, si rinnova l'invito alla solidarietà attraverso un gesto concreto nei confronti dei più indigenti. Donare alimenti ai più bisognosi è un atto caritatevole che va vissuto con intima volontà di far del bene. In passato Monte ha risposto positivamente a tal gesto. Basta poco: recarsi presso i supermercati aderenti all’iniziativa e acquistare prodotti alimentari a lunga conservazione, che saranno destinati ai più poveri. 
Tuttavia, non solo Caritas e Chiesa, negli anni scorsi hanno aderito e prodigati alla colletta alimentare. Le Istituzioni son sempre state al fianco di tal iniziativa, conferendo aiuti sostanziali. Il Sindaco Antonio di Iasio auspica che l’iniziativa veda la partecipazione di tutti i montanari «Per questa giornata, e non solo, invito tutti noi a vivere l'esperienza del dono. Un gesto semplice in grado però di restituire valore e dignità alla vita umana, a quanti vivono in condizioni di indigenza». Dello stesso parere è il Vice Sindaco nonché Assessore alle Politiche Sociali e alla Solidarietà, Felice Scirpoli, «Sono certo che anche quest'anno Monte Sant'Angelo risponderà con slancio e generosità a questa ‘gara' di solidarietà».
Che dire, insomma, tutti volontari affinché il 28 marzo sia il più bel giorno dei bisognosi di Monte Sant’Angelo.

lunedì 12 gennaio 2015

Sicurezza alimentare: Coop ritira dagli scaffali dei supermercati alcuni lotti di "Sale di Sicilia Italkali"

Coop ha ritirato dai punti vendita dei supermercati in via precauzionale e volontario, al fine di garantire la sicurezza, alcuni lotti di "Sale di Sicilia Italkali". La notizia è stata diffusa anche come allerta sul sito Coop per avvisare i clienti. La catena di supermercati ha ritirato subito le confezioni di sale dagli scaffali di tutti i punti vendita che hanno ricevuto i lotti interessati nelle regioni di
Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Repubblica di San Marino, Marche, Abruzzo, Puglia e Basilicata. Motivi del richiamo: potenziale non conformità dell'imballaggio.
La non conformità riguarda le confezioni appartenenti ai lotti
RL 21064328 RL 21064328
RL 21064344 RL 21064344
Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” invita i consumatori di astenersi dall’acquisto dei lotti interessati invitando chi ha già effettuato la relativa spesa a non utilizzare il sale e a riconsegnare le confezioni al punto vendita, per il rimborso o la sostituzione.

info: sportellodeidiritti.org

giovedì 27 novembre 2014

Alimentazione: dal 13 dicembre allergeni nel menu

Arachidi, latte, senape, pesce, glutine: le sostanze che provocano allergie o intolleranze alimentari dovranno essere indicate nei menu di ristoranti e bar, di gelaterie e gastronomie. Non si sa ancora se ci sarà un “foglietto informativo” come per i farmaci, o un libro degli ingredienti, ma questo è l’obbligo previsto da un regolamento europeo che entrerà in vigore il prossimo 13 dicembre, quando gli ingredienti fonte di allergia e intolleranze alimentari dovranno essere segnalati da tutti gli operatori dell’alimentare.

Il regolamento europeo 1169 del 2011 prevede infatti che i clienti andranno informati della presenza di tutte quelle sostanze responsabili di intolleranze alimentari e che possono causare reazioni avverse, dal latte al pesce, dal frumento alle uova ai crostacei, eventualmente presenti nei piatti servizi. Si apre però un nuovo fronte di dibattito. I ristoranti ad esempio non sanno ancora come inserire tale lista di ingredienti nei menu: in una scheda unica? In un foglietto illustrativo come i bugiardini dei farmaci? In un grande libro degli ingredienti? Se scattano le sanzioni, insomma, non si sa ancora bene come il regolamento andrà applicato.

Spiega ad esempio la Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe-Confcommercio): “Il regolamento, pubblicato nell’ottobre 2011, prescrive che per i prodotti somministrati o venduti sfusi il livello minimo di informazione sia la indicazione  degli allergeni utilizzati nella preparazione, lasciando agli Stati membri la facoltà sia di richiedere ulteriori indicazioni che di scegliere la forma con la quale queste debbano essere rese disponibili ai consumatori”. Il problema è che non si hanno ancora indicazioni precise su come applicare la norma. “A tre anni dalla pubblicazione del regolamento e a pochi giorni dalla sua applicabilità – denuncia Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio – gli esercenti italiani  attendono ancora di sapere quali indicazioni dovranno fornire e come lo dovranno fare, cioè se per  iscritto o verbalmente. L’inerzia dei nostri governanti è inaccettabile, sia nei confronti dei consumatori con problemi di allergie che degli operatori economici sui quali incombe anche un severo regime sanzionatorio in caso di inadempimento”.  Nel frattempo la Fipe si è organizzata predisponendo una metodologia semplificata di comunicazione degli allergeni dei prodotti somministrati,  validata dal Ministero della Salute, inserita all’interno del manuale di corrette prassi igieniche (HACCP) e ha predisposto un software di gestione del problema, per fornire un aiuto a ristoratori, baristi, pasticceri, gelatieri e gastronomi.

Sul fronte dei consumatori si segnala l’apprezzamento espresso dall’Adoc nei confronti della misura: “Il 10% dei consumatori italiani è allergico, anche in forma grave, ad alcuni alimenti. Per questo l’Adoc ritiene fondamentale applicare, nei ristoranti e negli esercizi pubblici, il Regolamento europeo 1169 del 2011 sulla nuova etichettatura, che specifica l’obbligo di evidenziare gli allergeni”, afferma l’associazione.

“Tutelare la salute e la sicurezza alimentare è primario, l’indicazione degli allergeni nei ristoranti e negli esercizi pubblici è fondamentale e irrinunciabile – dichiara Lamberto Santini, presidente dell’Adoc – il 10% degli italiani risulta allergico, anche in forma grave, ad alcuni alimenti, non si può non aumentare la loro tutela. Di allergia si può morire, occorre prestare la massima attenzione e adottare tutte le misure più idonee per prevenire questa eventualità. L’adozione e l’applicazione del Regolamento europeo 1169/2011 renderà la vita più sicura per tutti i consumatori allergici. Siamo convinti che, grazie alla nuova etichettatura, anche gli stessi ristoratori ne beneficeranno. Più tutela del Made in Italy, più sicurezza dei prodotti alimentari, sulla loro origine e provenienza, più informazioni ai consumatori e risalto della qualità degli alimenti, maggiore tracciabilità degli stessi. Con la nuova etichettatura tutto questo sarà possibile”.

www.helpconsumatori.it

mercoledì 29 ottobre 2014

La truffa del cioccolato bianco

Il cioccolato bianco non contiene cacao a differenza di altri cioccolatini

E' come il cioccolato, ha l'odore del cioccolato ed anche il suo nome: si chiama cioccolato bianco. Tuttavia è un impostore. Lo sapevate, osserva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, infatti, che il cioccolato bianco non contiene cacao a differenza di altri cioccolatini?
Il cioccolato bianco è in realtà un composto di burro di cacao, latte, zucchero e lecitina, un componente di grasso che aiuta ad amalgamare tutti i componenti.
Ricordiamo che per essere considerato 'vero' cioccolato, deve contenere almeno il 35% di cacao. Il budino al cioccolato, per essere tale deve contenere almeno il 25% di cacao.

Sportello dei Diritti

sabato 12 aprile 2014

Sicurezza alimentare: Coop ritira un lotto di acqua minerale naturale sorgente Monte Cimone

È scattato l’allerta e il ritiro per un lotto di naturale Coop ha ritirato in via precauzionale dai punti vendita dei supermercati l’acqua minerale sorgente Monte Cimone. La segnalazione è stata fatta da alcuni clienti a seguito ad alcuni episodi di malessere da loro accusati dopo avere bevuto acqua minerale naturale Coop sorgente Monte Cimone, acquistata presso il negozio Coop di Montevarchi. La catena di supermercati ha ritirato subito le bottiglie dagli scaffali di tutti i punti vendita che l hanno ricevuto il lotto. La notizia è stata diffusa anche come allerta sul sito Coop per avvisare i clienti. Le persone che hanno accusato malori e si sono rivolte al pronto soccorso sono quattro e dopo le prime cure sono state dimesse. Il prodotto ritirato è un lotto di acqua minerale naturale Coop sorgente Monte Cimone da 1,5 litri, lotto 40902- scadenza giugno 2015 .
Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” invita i consumatori di astenersi dall’acquisto del lotto interessato invitando chi ha già effettuato la relativa spesa a non utilizzare l’acqua e a riconsegnare le bottiglie al punto vendita, per il rimborso o la sostituzione. Inoltre Coop ha fatto presente che la procedura di ritiro dai supermercati è in fase di completamento e sono in corso analisi chimiche, anche se dai risultati analitici non è fino ad ora emersa alcuna irregolarità.

Sportello dei Diritti

Rischio di malattie cardiache ridotto con la dieta mediterranea

Aggiungere una manciata di fagioli, ceci o lenticchie alla vostra dieta di ogni giorno può ridurre il colesterolo 'cattivo' e diminuire il rischio di malattie cardiache. Ricercatori canadesi hanno scoperto che mangiare una piccola quantità di questi legumi quotidianamente, aiuta a tagliare il colesterolo delle lipoproteine a bassa densità del 5 %.Questo si tradurrebbe in una riduzione del cinque-sei % del rischio di malattie cardiovascolari, la principale causa di morte anche in Italia.Ne basterebbe una modesta porzione di legumi, l'equivalente del peso di una piccola mela.
I legumi hanno un basso indice glicemico, il che significa che sono alimenti che abbattono lentamente e tendono a ridurre o spostare le proteine animali, nonché i grassi "cattivi".
Il dottor John Sievenpiper, del centro di modificazione clinica di nutrizione e fattori di rischio all'ospedale di St Michael a Toronto, in Canada, che ha guidato la ricerca ha detto: "abbiamo un sacco di spazio nelle nostre diete per aumentare la nostra assunzione di legumi".
"I legumi svolgono già un ruolo in molte cucine tradizionali, tra cui quella mediterranea e asiatica del sud. E sono poco costosi."
Sulla base di una revisione di 26 studi, che includevano 1.037 persone, i risultati, sono stati pubblicati sul Canadian Medical Association Journal.
Essi hanno dimostrato che gli uomini avevano una maggiore riduzione nei loro livelli di colesterolo cattivo rispetto alle donne.
Ma i ricercatori hanno sottolineato che gli uomini tendono a beneficiare maggiormente delle essere diete più povere in termini di livelli di colesterolo, e questo sarebbe il motivo per cui essi ne hanno beneficiato più marcatamente.La maggior parte delle persone coinvolte aveva provato già diete a basso contenuto di grassi, che producono anche una riduzione di 5-10 per cento del colesterolo delle lipoproteine a bassa densità, hanno sottolineato i ricercatori.
I legumi, sono alimenti nutrienti e poco costoso, a basso contenuto di grassi e ci forniscono proteine, vitamine, minerali e fibre. Per Victoria Taylor, della British Heart Foundation: "questo studio sostiene che cosa già sappiamo circa i benefici di salute del cuore della dieta mediterranea ricca di fagioli, piselli e lenticchie.
Gli esperti anche dei paesi anglosassoni, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, da tempo hanno riconosciuto i benefici per la salute della dieta "Mediterraneanstyle" a base di olio d'oliva, pesce azzurro, fagioli, piselli, lenticchie e verdure.
La chiave del successo di questa dieta è che è a basso contenuto di grassi e ad alto contenuto di minerali e vitamine vitali.
L'olio di oliva ha un elevato contenuto di grassi monoinsaturi e costituisce una buona fonte di antiossidanti e fenoli che aiutano a combattere il cancro ed aiuta anche a proteggere contro le malattie cardiache.
Nel 2012, un altro studio presso l'Università di Toronto effettuato dal dottor David Jenkins, anch'egli dell'ospedale di St Michael, aveva rivelato che i legumi possono controllare i livelli di zucchero nel sangue, riducendo anche il rischio di malattie cardiache.

Sportello dei Diritti

Le proprietà benefiche e nutrizionali della soia

La soia è un legume originario della Cina e Giappone, dove viene coltivata a scopo alimentare da oltre 5000 anni. I suoi effetti benefici erano già noti sin dall'inizio, tanto da essere annoverata nel primo libro medico di cui si abbia conoscenza: il Pen Tsao Gong Mo.
La soia, come già accennato, è una pianta appartenente alla famiglia delle leguminacee, presenta un fusto eretto che può arrivare sino agli 80 cm di altezza e i frutti sono baccelli piatti, simili ai nostri fagiolini o pisellini. Della soia al giorno d'oggi si usano moltissimi derivati: salsa di soia, germogli di soia, latte di soia, farina di soia, dalla quale poi derivano altrettante varietà di prodotti alimentari. Ma quali sono i benefici della soia?

Proprietà benefiche e nutrizionali
Nella soia troviamo un alta percentuale di proteine (quasi il 40%), grassi e minerali come il calcio, il fosforo, il potassio, il magnesio e il ferro. Sono presenti inoltre vitamine A, B1, B2, B3, B5, B6 e vitamina C.

Di questo legume ne esistono di diversi tipi e ognuna viene utilizzata in maniera diversa. La soia rossa viene utilizzata soprattutto per combattere i problemi renali. La soia verde (che altro non è che la soia gialla raccolta prima della maturazione completa) è rinomata per il suo alto contenuto di minerali come il magnesio e la clorofilla, importante fonte di benessere.
La soia gialla invece, è meno utilizzata per via della lunga cottura che deve subire prima di essere assunta.

La soia, oltre ad apportare un alto contenuti nutritivo, è in grado di esercitare diversi effetti benefici sul nostro organismo, tra i quali citiamo: abbassa il colesterolo, combatte l'osteoporosi, apporta benefici all'apparato digerente, le donne in menopausa possono avere benefici dal consumo di questo legume e infine è un buon antitumorale.

Viversano.net

martedì 19 novembre 2013

“Lu pane d’Monte” sbarca all’Eurospin

Il pane di Monte - foto Arcangelo Palumbo
di Nico Baratta
MONTE SANT'ANGELO (FG) - Acqua, semola di grano duro, un pizzico di sale e lievito, quello naturale, quello che da queste parti lo chiamiamo “ lu crescente”, gli ingredienti del buon pane di Monte Sant’Angelo. Lontana nei tempi la tradizione del “pane di Monte” si tramanda di padre in figlio, nei vecchi panifici dove forni a legna cuociono il profumato impasto giallo lavorato rigorosamente a mano con amore da “mastri fornai”. Un impasto lievitato per tante ore, che anticamente (ma alcuni panettieri lo fanno tuttora) lasciavano riposare in casse di legno per poi farlo cuocere per due ore nei forni alla temperatura di 200°.

Il pane di Monte, un prodotto tipo locale che ha la sua peculiarità sia nella forma, sia nella fragranza e della bontà. Un pane che da anni è richiesto in molte parti d’Italia. Un pane che Monte Sant’Angelo esporta all’estero. Un pane che ha dato e da “pane per vivere” a chi crede ancora, e fa bene, nelle tradizioni. Oggi il pane di Monte è lavorato dalla maggior parte di chi lo produce, con macchinari, seppur artigianali, ma continua ad avere quel fascino e gusto di un tempo. Pochi lo producono con il vecchio metodo, limitandone il numero per ovvie ragioni di tempo in base alla richiesta. Tuttavia la tecnologia ha saputo ben armonizzare la produzione di questo prodotto, mantenendo i sapori e la morbidezza della crosta, molto croccante, cui  all’interno sofficità e compattezza sono unicità che ha solo questo pane.

Ora il “pane di Monte” sbarca nei supermercati. Lo fa con l’Eurospin. Difatti da domani il “pane di Monte”, quello prodotto da “Chichino Pane” sarà venduto sui banconi degli Eurospin di Modugno, Bari, Triggiano, Sannicandro, Rutigliano, ed altri della provincia di Bari. Un lodevole passo in avanti del nostro prodotto e della comunità di Monte che ha saputo fornire e mantenere invariato nel tempo un prodotto che da lustro alla provincia di Foggia. Merito a “Chichino Pane” che ha saputo unire tradizioni e affari nel nome di un Gargano che ha bisogno di export del food tipico locale nei centri commerciali che oggi sono i maggiori venditori. L’augurio è che l’affare si amplifichi e che riesca a sbarcare all’estero.

Unica chiosa è che ancora una volta l’imprenditoria barese ha saputo cogliere l’attimo fiutando l’affare, cosa che nel foggiano, quello imprenditoriale, pare essere stantio e inarrivabile.

venerdì 15 novembre 2013

Il 30 novembre torna la Colletta Alimentare

Ritorna sabato 30 novembre la 17esima edizione della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare organizzata dal Banco Alimentare su tutto il territorio nazionale e che vedrà anche quest'anno la Capitanata come grande protagonista della solidarietà.
La 17esima edizione della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare verrà presentata durante una conferenza stampa che si svolgerà presso la sede del Centro di Servizio al Volontariato Daunia in Corso del Mezzogiorno 10 a Foggia, giovedì prossimo 14 novembre alle ore 11.
Durante la conferenza stampa interverranno tra gli altri il Direttore del CSV Carlo Laronga, il Presidente del Banco Alimentare della Daunia Francesco Vassalli Onlus Giuseppe Brescia, il nuovo Responsabile Provinciale della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare Massimo Mezzina ed il Responsabile del progetto Partnership Sociali Fabio Quitadamo.
Infatti anche il progetto Partnership Sociali sarà tra i temi al centro della conferenza stampa in quando alcune imprese della Capitanata stanno aiutando in maniera attiva il Banco Alimentare della Daunia, come nel caso dell'azienda cerignolana Adventa, che parteciperà con i suoi dipendenti alla GNCA del 30 novembre.

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