giovedì 21 giugno 2018

Mamme in forma con il Mamanet: per la prima volta anche a Foggia con la responsabile nazionale Aics Monica Zibellini

Per la prima volta a Foggia si gioca il Mamanet. Sport di squadra nato circa quindici anni fa in Israele, si sta diffondendo su tutto il territorio nazionale grazie all’attività dell’Aics (Associazione Italiana Cultura e Sport) che ha deciso di scommettere su questa nuova disciplina dedicata alle donne e alle mamme che hanno voglia di mettersi in gioco. In ogni senso. Il 7 giugno l’ASD Volley Canguri Foggia – in collaborazione con la responsabile provinciale Maria Vescera -  ha organizzato una giornata dimostrativa con la presenza della responsabile nazionale dell’Aics, Monica Zibellini, presso la palestra dell’istituto Blaise Pascal di Foggia: tante le partecipanti di ogni età provenienti anche dai paesi limitrofi, accomunate dalla voglia di imparare. In anteprima per i lettori di Culttime tutti i dettagli di questo nuovo sport che fa bene al fisico e allo spirito delle donne. E non solo. 

Monica Zibellini

Monica come hai scoperto il Mamanet?
Ho conosciuto questo sport nel 2015 in occasione del World Sport Game di Lignano Sabbia d’Oro durante una dimostrazione in palestra: me ne sono innamorata giocando perché ho colto subito le sue potenzialità. E’ nata in me questa nuova passione così ho deciso di parlarne con il presidente nazionale Bruno Molea nonché presidente CSIT (Confédération Sportive Internationale Travailliste et Amateur): anche lui è stato tra i primi a credere in questo sport e mi ha appoggiata. Da quel momento il nostro obiettivo è diventato promuovere il Mamanet in Italia tramite l’Aics. 

Ma che cos’è precisamente il Mamanet?
Nato in Israele circa 15 anni fa, il Mamanet è ispirato al cachiball, un gioco semplice, adatto a portare in palestra chi lo sport non lo ha mai praticato. Non è un gioco statico, anzi: si tratta di un gioco molto veloce, gli allenamenti sono normalmente di 1h 30 o 2 h mentre il riscaldamento prepartita è quello classico, simile alla pallavolo. Al contrario della pallavolo però,  la palla si deve bloccare e tenere per 1 secondo tra le mani. In seguito si passa ad una compagna oppure la si manda nel campo avversario. Si possono fare al massimo due passaggi: al terzo la palla deve essere mandata nel campo avversario. Sono presenti però le schiacciate e anche il classico muro a rete.

A chi si rivolge?
Il Mamanet è un’opportunità dedicata alle mamme e alle donne over 30. Ma non solo. 

Ci sono dei requisiti particolari per poter giocare?
Assolutamente no. Non è necessario aver praticato altri sport oppure provenire da una precedente esperienza di pallavolo. Esistono poi diverse “tipologie” di Mamanet a seconda dei giocatori a cui si rivolge, permettendo così a tutti di poter giocare: per esempio esiste quello per la “Golden Age” adatto agli over 65. C’è poi il Mamanet giocato con dei protocolli particolari per permettere a chi ha delle disabilità di poter scendere ugualmente in campo. E c’è anche il Mamanet protagonista di progetti speciali come quello portato nelle carceri dall’AICS nazionale. 

Si tratta di un sport che da poco si sta diffondendo in Italia: a che punto siamo oggi?
Il Mamanet  attualmente conta 16mila giocatrici in Israele, qualificandosi come il secondo sport più praticato dopo il calcio. In Italia, siamo all’inizio: l’obiettivo è quello di portarlo presto in ogni città per creare delle leghe e dei campionanti fino ad arrivare alle gare nazionali ed internazionali. Ma il Mamanet non è un semplice sport: oltre questi numeri va precisata l’importanza della condivisione e dell’approccio con le altre culture durante i workshop o i tornei. Esperienze che non per tutte le mamme sono all’ordine del giorno. 

Dimostrazione Mamanet a Foggia


Credi che gli sport giocati dalle donne abbiano un valore aggiunto?
Si assolutamente, perché c’è un tipo diverso di sensibilità: per la prima volta è la mamma che diventa protagonista di un sport che può coinvolgere tutta la famiglia. Le mamme giocatrici possono contare sul tifo di mariti, figli e parenti: nel Mamanet poi è molto importante il fair play. Basti pensare che, da regolamento, non è ammessa la tifoseria scorretta e discriminatoria ed è vietato persino il semplice “buu”. Si vogliono incoraggiare solo i messaggi positivi: le mamme poi sono le prime che, mettendosi in gioco sul campo, possono trasmettere i valori sportivi ai propri figli, tramite il buon esempio. 

Quali sono le aspettative nei confronti del nostro territorio?
Indubbiamente far conoscere il Mamanet qui a Foggia e sul Gargano, costituire delle squadre che possano gareggiare tra loro. Ma l’aspettativa più importante va oltre il mero valore sportivo: il bello di questo sport è la possibilità offerta alle donne di fare rete, di coinvolgere le proprie famiglie e di farsi ascoltare anche dalle istituzioni che, di questi tempi, non guasta mai. 

Un pronostico per il prossimo anno?
Sono molto orgogliosa delle attività che già si stanno facendo sul vostro territorio: spero che le squadre possano moltiplicarsi e, collaborando con i referenti territoriali, di poterle coinvolgere in un campionato. Ovviamente bisogna anche puntare alle qualificazioni nazionali come è già successo per le squadre di Lecce. Sarebbe una bella soddisfazione veder qualificate squadre che provengono dall’altro versante della Puglia. 

Che cosa significa giocare a Mamanet in questo momento storico?  
Significa smetterla di porsi confini: non ci sono limiti geografici, non ci sono limiti di età, non ci sono differenze di alcun tipo. Chi gioca a Mamanet è semplicemente una persona che vuole godere il bello di questo sport e i suoi valori positivi. Lo sport è unione in un mondo in cui ancora imperversano guerre e discriminazioni. 

I partecipanti con l'attestato finale


Possiamo dire infine che il Mamanet è uno sport adatto a mandare un messaggio: quale?
Il Mamanet è uno sport di pace riconosciuto come tale dalle Nazioni Unite. La sua fondatrice, Ofra Abramovich, dice sempre che: “Gli uomini fanno la guerra, le donne attraverso il Mamanet invece vogliono portare la pace”. Credo che al giorno d’oggi, sia proprio il messaggio più importante da veicolare.

Per info e contatti:
www.mamanetitalia.it


Dalila Campanile

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