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martedì 4 dicembre 2018

Con l'operazione “Santa Muerte 2” arrestati a Vico del Gargano i “venditori di morte”. Duro colpo alla criminalità garganica. Le intercettazioni


Nelle prime ore della mattinata odierna i Carabinieri della Compagnia di Vico del Gargano, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia e del 6° Nucleo Elicotteristi di Bari, hanno dato esecuzione a un’Ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura della Repubblica, che ha coordinato fin dall'inizio tutte le attività investigative, nei confronti di quattro persone, tutte residenti a Vico del Gargano, ritenute responsabili in concorso tra loro di spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. L'Ordinanza cautelare in carcere è stata eseguita nei confronti di LIBERTI Leonardo, classe 1963, DELLI MUTI Alessandro, classe 1972, e GURLIACCIO Lorenzo, classe 1971, mentre è stata sottoposta all'obbligo di dimora CALABRESE Prudenzia Chiara, classe 1989.
Le indagini avevano preso le mosse da un'altra attività, già da tempo avviata, che nel febbraio del 2017 aveva portato all’arresto in flagranza di reato di MONACO Donato Elia, classe 1991, MONACO Paolo, classe 1993, DEL CONTE Michele, classe 1989, e TRICARICO Emilio, classe 1989. I quattro, anch'essi tutti di Vico del Gargano, dopo aver acquistato a San Severo, dal pregiudicato NARDINO Matteo Nazario grazie all’intermediazione di PALUMBO Carmine e SPARANERO Angelo, una pistola mitragliatrice Skorpion cal. 7,65 parabellum, completa di 2 caricatori e 30 cartucce, erano stati intercettati e bloccati dai militari dell’Arma mentre, a bordo della loro auto, la stavano portando a Vico. Nei loro piani la pistola mitragliatrice sarebbe dovuta servire per uccidere LIBERTI Leonardo, che non si era piegato alla loro pretesa di esclusività nel controllo della lucrosa piazza di spaccio, continuando a "lavorare" in proprio insieme ai suoi complici.
Le indagini al tempo effettuate nei confronti di MONACO  Donato Elia e del suo gruppo, quando erano impegnati alla ricerca di un’arma per liberarsi dello scomodo rivale, insieme alle loro inequivocabili intenzioni aveva infatti portato alla luce l'esistenza a Vico del Gargano di un secondo gruppo criminale dedito allo spaccio su larga scala di sostanze stupefacenti, in netta contrapposizione a quello già indagato. La scoperta aveva quindi consentito di espandere il quadro investigativo che, sempre con il coordinamento della Procura della Repubblica di Foggia, attraverso numerosi sequestri e riscontri aveva rapidamente confermato l’esistenza della seconda fazione criminale, facente capo al LIBERTI. Questi, infatti, era emerso reggere le fila di un intenso e remunerativo spaccio di rilevanti quantitativi di cocaina, hashish e marijuana.
L’attività tecnica effettuata nell’ambito dell’operazione “Santa Muerte” aveva portato in evidenza la figura del LIBERTI come riferimento di questo secondo gruppo, e come suo braccio destro DELLI MUTI Alessandro, anche questi noto pregiudicato del posto. Un’attività fiorente che era favorita anche dalla personalità criminale dei due, che vengono così descritti dal Giudice per le Indagini Preliminari nell'Ordinanza: " ... Il Delli Muti manifesta una personalità incline alla violazione della legge e nelle conversazioni si manifesta anche propenso all'utilizzo della forza fisica per recuperare il denaro dovuto per le cessioni. Quanto al Liberti, i precedenti penali per reati contro la persona mettono in evidenza una propensione spiccata alla violenza ed un'indole predisposta all'uso della forza. ...".
GURLIACCIO Lorenzo, invece, inizialmente inseritosi nel gruppo grazie all’amico DELLI MUTI, a seguito dell'arresto in flagranza di quest'ultimo, il 21 luglio dello scorso anno per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e di una pistola modificata, ne aveva "ereditato" la clientela, rifornendola anche direttamente nella propria abitazione, in concorso con la compagna convivente CALABRESE Prudenzia Chiara, che partecipava a pieno titolo nell’attività di spaccio. Ed era stata proprio lei, in occasione di una perquisizione domiciliare, a ritardare l’ingresso dei Carabinieri e a gettare lo stupefacente, poi recuperato, nel water. Tale circostanza aveva dimostrato come la stessa non solo fosse consapevole dell’attività di spaccio del compagno, ma che abbia anche concorso nella detenzione dello stupefacente.
Determinante nella ricostruzione delle dinamiche interne al sodalizio è stata poi la circostanza che gli assuntori che contattavano il GURLIACCIO risultavano essere contemporaneamente clienti anche degli altri indagati.
Nel corso delle indagini i Carabinieri e Procura hanno riscontrato oltre un centinaio di episodi di spaccio e sequestrato, complessivamente, 190 dosi di cocaina, 80 dosi di marijuana e 20 di hashish, rinvenuto e sequestrato una pistola scacciacani, modificata e resa perfettamente funzionante ed offensiva con munizionamento cal. 7,65.
La Procura della Repubblica di Foggia e i Carabinieri della Compagnia di Vico del Gargano, pertanto, hanno oggi stroncato l’ascesa di un pericoloso gruppo criminale in espansione, che poteva contare non solo sul potenziale delinquenziale dei correi, ma anche su una maggiore libertà nella loro azione, dovuta ai precedenti arresti operati in occasione della precedente operazione, la "Santa Muerte".
Vico del Gargano si è quindi confermato centro di approvvigionamento importantissimo, con un ruolo centrale nelle dinamiche criminali e delinquenziali del promontorio del Gargano, specie per ciò che riguarda la sua parte settentrionale, e sicuramente la più rifornita piazza di spaccio per tutti i paesi limitrofi.

Alcuni frammenti di intercettazione utili a comprendere la spregiudicatezza degli indagati.

-    Relativa al tipo di sostanza: A:”la coca che ho pigliato ultimamente… Cavolo era buona! Pulita! Precisa!”
-    Relativa al confezionamento dello stupefacente: B:”Te la dovevi far dare tutta in un pezzo! Poi te la dovevi aggiustare tu! Perchè a bustine già fatte? “
-    Relativa ad un riscontro effettuato, per sviare le indagini: C: “Non ho niente in casa! Noi siamo puliti, giusto? Noi siamo puliti, cioè tu sai che io non ho niente, no?”

Scacco alla mafia garganica. “Stirpe Criminale” l’operazione messa a segno dallo SCO, Polizia di Foggia, Manfredonia e Bari [NOMI e VIDEO]


Perchè continuarlo a chiamare "clan dei montanari" quando questo è stato smembrato da anni. Oggi è mafia garganica (ndr.)

Agenti della Polizia di Stato del Servizio Centrale Operativo, delle Squadre Mobili di Foggia, Bari e del Commissariato di P.S. di Manfredonia (nella foto il "gruppo Gargano"), nella notte del 03 dicembre u.s., a Manfredonia hanno eseguito ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, nei confronti di PACILLI Francesco Pio, classe 96’, CAPUTO Libero, classe 77’, CAPUTO Matteo, classe 98’, PACILLO Salvatore, classe 63’, PACILLO Ciro, classe 97’, CONOSCITORE Valentino, classe 72’, alcuni contigui alla criminalità organizzata garganica del gruppo mafioso dei Montanari, ritenuti a vario titoli partecipi dell’organizzazione criminale operante a Manfredonia e capeggiata dal PACILLI Francesco Pio, figlio del noto PACILLI Giuseppe, detto “Peppe u muuntaner”, elemento di spicco della sanguinosa organizzazione mafiosa nota come “clan LI BERGOLIS”, catturato dalla Squadra Mobile di Foggia nel maggio 2011 a seguito di un periodo di latitanza di anni due e condannato per i reati di cui all’art. 416 bis, c.p.
Inoltre, con il medesimo provvedimento cautelare il G.I.P. ha disposto la misura degli arresti domiciliari a carico di GUERRA Antonio, classe 80’, e la misura dell’obbligo di dimora a Manfredonia nei confronti di QUITADAMO Raffaele, classe 96’, sodali intranei alla medesima organizzazione criminale, dediti, a vario titolo, all’approvvigionamento ed alla gestione dello spaccio al dettaglio dello stupefacente nella città di Manfredonia.
Il provvedimento cautelare del G.I.P. presso il Tribunale di Bari dott. Marco GALESI, che conferma in toto l’impostazione accusatoria rappresentata con riguardo all’intero gruppo criminale, ha portato alla disarticolazione della consorteria criminale che aveva di fatto monopolizzato lo smercio dell’hashish nella cittadina garganica, stroncandone il fiorente traffico.
L’ordinanza custodiale è stata eseguita alle prime luci dell’alba odierna a Manfredonia da personale del Servizio Centrale Operativo, della Squadra Mobile di Foggia, della Squadra Mobile di Bari e del Commissariato di Ps di Manfredonia, coadiuvati da personale dei Reparti Prevenzione Crimine “Puglia Settentrionale”, “Puglia Meridionale” e “Lucania” e del gabinetto provinciale di Polizia Scientifica della Questura di Foggia, che ha fatto irruzione nelle abitazioni degli indagati, traendoli in arresto.
In particolare, l'attività di indagine è stata totalmente condotta sul campo dagli investigatori della Polizia di Stato denominato “Gruppo Gargano”, composto da personale del Servizio Centrale Operativo, della Squadra Mobile di Foggia e Bari e del Commissariato di Ps di Manfredonia, fortemente voluto dal Questore di Foggia dr. Mario Della Cioppa e costituito lo scorso anno grazie al supporto del Servizio Centrale Operativo (S.C.O.) diretto dal dr. Alessandro Giuliano. L'attività in questione è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, diretta dal Procuratore Giuseppe Volpe e con i Pubblici ministeri direttamente impegnati, sostituti Procuratori dr. Pasquale Drago e dr. Ettore Cardinali. Essa ha permesso di delineare l’esistenza di un sodalizio criminale finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti ex art. 74 D.P.R. 309/90 avente come base operativa la città di Manfredonia e dedito allo smercio di consistenti quantitativi di stupefacente del tipo hashish. 
Più nel dettaglio, le fondamentali risultanze emerse dalle attività tecniche, supportati da importanti riscontri, hanno permesso di accertare l’esistenza di una struttura organizzativa caratterizzata da un sistema verticistico facente capo a CAPUTO Libero, imprenditore nel settore del commercio a Manfredonia, e PACILLI Francesco Pio - figlio del noto PACILLI Giuseppe, detto “Peppe u muuntaner”, intraneo al sanguinoso clan dei montanari, catturato dalla Squadra Mobile di Foggia a seguito di un periodo di latitanza di anni due e condannato per i reati di cui all’art. 416 bis, c.p. – entrambi deputati alla gestione, in prima persona, degli acquisti delle forniture di consistenti quantitativi di stupefacente, sfruttando relazioni privilegiate con altre consorterie criminali della provincia, ed occupandosi della gestione contabile dei consistenti ricavi generati dalla vendita al dettaglio attraverso una collaudata e ben organizzata rete di spaccio composta dagli altri sodali sotto-ordinati con grado di pusher a cui il PACILLI Francesco Pio ed il CAPUTO Libero imponevano precise regole per lo spaccio al minuto.
L’attività investigativa ha permesso di accertare come proprio la caratura criminale del PACILLI Francesco Pio, che come detto vanta parentele importanti nel mondo criminale garganico, permetteva all’intera associazione di poter agire indisturbata nel Comune di Manfredonia, assumendo di fatto il monopolio della gestione e smercio al dettaglio dell’hashish.
Peraltro, ad ulteriore conferma della scaltrezza e dello spessore criminale del CAPUTO Libero e del PACILLI Francesco Pio, le attività tecniche hanno evidenziato il tentativo dei due di sbarazzarsi delle attenzioni rivolte loro dalle Forze di Polizia, sfruttandone la risonanza del gesto nel rapporto con i sodali e più in generale con gli altri concorrenti, dapprima incendiando l’auto di un appartenente alle forze di Polizia e successivamente arrivando addirittura a formalizzare una denuncia per atti persecutori nei confronti del medesimo per allentare i frequenti controlli di Polizia. 
Inoltre, la presente indagine ha dimostrato che gli interventi degli operatori di Polizia a carico dei vari esponenti di questa organizzazione criminale, caratterizzati da arresti e sequestri di consistenti quantitativi di stupefacente, comunque non interrompevano l’acquisto dello stupefacente ed il costante rifornimento delle piazze di spaccio.
Invero, in data 11.11.17 CAPUTO Libero, PACILLI Francesco Pio e PALENA Lorenzo venivano tratti in arresto da una volante del Commissariato di Manfredonia, che, sotto la direzione degli operatori del “Gruppo Gargano” di questa Squadra Mobile, simulando un casuale controllo di Polizia sulla strada provinciale che porta a Manfredonia, trovavano i tre in possesso di 5 panetti di hashish del peso complessivo di 1 kg.
Il tentativo di disfarsi dello stupefacente per sfuggire al controllo di Polizia ed al conseguente arresto era vanificato dalla prontezza degli operatori di Polizia che notavano il lancio dal finestrino dell’involucro contenente lo stupefacente, nonché cristallizzato dall’attività tecnica precedentemente installata da personale di questo Team investigativo a bordo dell’autovettura su cui i tre viaggiavano. In particolare, proprio le microspie ambientali ivi presenti permettevano di captare l’accordo tra i tre finalizzato ad addossare al solo PALENA l’eventuale responsabilità circa la detenzione del consistente quantitativo di stupefacente lanciato poco prima dal finestrino dell’auto, disvelando la reale motivazione del viaggio intrapreso dai tre verso Cerignola. 
Ad ogni modo, come detto, l’arresto di CAPUTO Libero, PACILLI Francesco Pio e PALENA Lorenzo non impediva alla consorteria criminale di proseguire i lucrosi traffici illeciti. Invero, a soli due giorni dal loro arresto, il PACILLI Francesco Pio ed il CAPUTO Libero, ristretti in regime di detenzione domiciliare, pianificavano l’ennesimo viaggio verso la città di Cerignola per l’approvvigionamento di un ulteriore consistente quantitativo di hashish volto a recuperare la perdita inflitta con il citato intervento degli operatori di Polizia.
Su esplicito incarico dei vertici dell’organizzazione, infatti, CAPUTO Matteo e QUITADAMO Raffaele, opportunamente istruiti dal PACILLI Francesco Pio, si procuravano un’auto a loro non riconducibile e intraprendevano il viaggio alla volta di Cerignola in visto di un nuovo approvvigionamento di hashish.
Pertanto, una volta assicuratisi la disponibilità di un altro chilogrammo di hashish, i due facevano ritorno a Manfredonia, stavolta percorrendo strade secondarie e di campagna proprio al fine di scongiurare un altro intervento di Polizia. Tuttavia, il servizio di osservazione e pedinamento efficientemente svolto dagli operatori del “Gruppo Gargano” della Polizia di Stato permetteva di documentare e accertare l’avvenuto approvvigionamento dello stupefacente. Difatti, in data 13.11.17 il CAPUTO Matteo veniva trovato in possesso di 1 chilogrammo di hashish e tratto in arresto in flagranza di reato proprio appena arrivato sotto l’abitazione del CAPUTO Libero, cui avrebbe dovuto consegnare lo stupefacente. 
Le attività investigative permettevano altresì di accertare che i vari sodali dell’organizzazione criminale erano particolarmente attenti nella scelta dei luoghi di stoccaggio dell’hashish, provvedendo, con cadenza quasi quotidiana, ad effettuare numerosi spostamenti dello stupefacente con il preciso obiettivo di scongiurare ed ostacolare un’eventuale intervento delle forze di Polizia, potendo contare sulla disponibilità di numerosi locali a loro non direttamente riconducibili in quanto intestati ad insospettabili prestanome.
Durante l’intera indagine, infatti, è stato accertato l’approvvigionamento e lo smercio di consistenti quantitativi di stupefacente, nella dimensione di decine di kg., che l’organizzazione riusciva a procurarsi agevolmente sfruttando proprio la caratura e le entrature criminali del PACILLI Francesco Pio e le capacità manageriali del CAPUTO Libero. I due, infatti, nel giro di qualche mese sono riusciti a conquistare l’egemonia dello smercio al dettaglio dell’hashish nella città di Manfredonia, impadronendosi di punti strategici quali “piazzetta Mercato” e più in generale alcuni luoghi di ritrovo dei giovani manfredoniani situati in zona Monticchio di Manfredonia.
Questa inchiesta ha altresì evidenziato l’attuale interesse della criminalità organizzata garganica nel traffico di stupefacenti e che la spartizione dei relativi ingenti profitti costituisce elemento di tensione tra i diversi gruppi che operano in quell’area.
La minuziosa e capillare attività investigativa ha altresì permesso di accertare e documentare numerosi episodi di spaccio al dettaglio dello stupefacente, appurando che la citata organizzazione criminale aveva di fatto egemonizzato il mercato dell’hashish nella città di Manfredonia, eleggendo la “piazzetta Mercato”, luogo frequentato dai giovani della “movida” manfredoniana e per questo motivo strategico per massimizzare i proventi della vendita al dettaglio dello stupefacente, quale base logista per il continuo e massivo rifornimento di stupefacente a giovani e meno giovani manfredoniani. 
Con questo provvedimento della Direzione Distrettuale di Bari si è quindi riusciti a disarticolare il gruppo criminale operante a Manfredonia, dimostratosi capace di trattare e smerciare consistenti quantitativi di hashish ed assumendone via via il monopolio della vendita nell’intera città di Manfredonia.
Il provvedimento eseguito oggi si inserisce a pieno titolo nell’azione corale portata avanti nel territorio garganico e più in generale nell’intera provincia di Foggia dalla Polizia di Stato, dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e dalla Procura della Repubblica di Foggia, finalizzato ad annientare ogni forma di criminalità nell’intera area garganica e segue analoga operazione compiuta nei giorni scorsi a San Severo, quella denominata Agosto di Fuoco del settembre scorso e quella straordinaria denominata Decima Azione a Foggia.

venerdì 30 novembre 2018

“Decima Azione” l’operazione antimafia contro la “società” foggiana con 30 affiliati detenuti con 416/bis [Nomi e Video]


Nel corso della notte Agenti della Polizia di Stato della Squadra Mobile di Foggia e del Servizio Centrale Operativo e Militari del Reparto Operativo Nucleo Investigativo dell’Arma dei Carabinieri di Foggia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 30 persone, indagate, a vario titolo per associazione di stampo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco e tentato omicidio.

L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, ha ricostruito la struttura organizzativa e le dinamiche criminali dell’associazione mafiosa denominata Società Foggiana, in continuità con altre precedenti indagini già cristallizzate in sentenze, molte delle quali passate in giudicato. E’ per questo che viene definita convenzionalmente “DECIMA AZIONE”, in quanto rappresenta appunto la decima (in ordine di tempo) delle più importanti operazione antimafia messa in campo dalla DDA di Bari nel capoluogo dauno, una operazione che ha documentato anche la contrapposizione tra le due c.d. “batterie” mafiose egemoni sul territorio (da una parte quella dei SINESI-FRANCAVILLA e dall’altra quella dei MORETTI-PELLEGRINO-LANZA), e purtuttavia il loro inquadramento in un unico contesto all’interno della Società Foggiana.



L’attività investigativa sulla “Società Foggiana”, sulle sue dinamiche interne e sulle sue proiezioni criminali esterne è stata portata avanti, senza soluzione di continuità, anche in epoca successiva ai fatti accertati nell’ultima indagine, chiamata “Corona”, e si è protratta fino all’attualità: in tal modo è stato possibile documentare come la predetta organizzazione mafiosa abbia continuato:

- a mantenere la sua fisionomia strutturale, caratterizzata da una suddivisione in batterie e da una forte connotazione a base familiare
- a ridefinire al suo interno, in maniera violenta e spregiudicata, gli equilibri di potere tra le diverse batterie, con una ulteriore sanguinosa guerra di mafia;
- a sviluppare processi di gestione centralizzata delle risorse economiche del sodalizio, soprattutto per garantire una regolare assistenza economica agli associati detenuti;
- a consolidare la sua capacità di controllo territoriale mediante l’intensificazione dell’attività estorsiva e lo sviluppo di altre forme di infiltrazione nel tessuto socio-economico.

L’esistenza e l’operatività della c.d. “Società Foggiana” è stata da ultimo sancita, proprio di recente, nel processo “Corona” dalla sentenza del GUP del Tribunale di Bari emessa in data 28.4.2016. Anche la Corte di Cassazione ha ultimamente confermato gli esiti dell’indagine Corona, sancendo, l’8.10.2016, la definitività della configurazione del reato di cui all’art 416 bis c.p. in relazione all’organizzazione mafiosa in questione e delle relative condanne inflitte ai soggetti che ne fanno parte.

Come emerge dai precedenti giudiziari in precedenza citati, la Società Foggiana si è fin da subito caratterizzata per due fattori fondamentali, talmente interdipendenti tra loro da rappresentare una sorta di binomio costitutivo:
− un’unica organizzazione a base familiare che, tuttavia, opera sul territorio magmaticamente, ripartendosi per “batterie”;

− la presenza di una ciclica forza centrifuga generatrice di scontri, talora anche armati, tra le stesse “batterie”. A tali fasi di turbolenta ridefinizione dei rapporti di forza hanno fatto puntualmente seguito fasi di ricerca della ricomposizione, in un andamento sinusoidale teso alla elaborazione di più efficienti modelli organizzativi, capaci di governare la complessità del processo espansionistico in atto mediante il recupero della coesione interna.

Più specificamente, la causa del nuovo conflitto armato è rappresentata dal conseguimento della primazia e della leadership all’interno della Società Foggiana che trova il suo inizio il 13 settembre 2015 quando viene ferito Mario PISCOPIA (convivente della figlia di Rocco MORETTI). Subito dopo questo grave fatto di sangue, il successivo 17 ottobre, avviene il tentato omicidio di Bruno Vito LANZA. Sono questi i 2 episodi che rappresentano la doppia offensiva lanciata alla famiglia “MORETTI-PELLEGRINO-LANZA”, cui è susseguita nel tempo una lunga scia di omicidi e tentati omicidi.

Nella sua proiezione esterna, il sodalizio ha operato in numerosi settori illeciti in forma quasi monopolistica.

E’ emerso che uno dei settori di maggiore interesse è rappresentato dalle estorsioni, realizzate a tappeto nei confronti di tutti gli operatori economici operanti nella città di Foggia: dalle agenzie funebri ai gestori di slot machine, passando per gli esercizi commerciali e gli imprenditori edili.

Si è registrato anche il tentativo di condizionamento della società calcistica del Foggia, all’epoca militante nel campionato di Lega Pro. Infatti In alcune intercettazioni telefoniche è emerso che, i membri della Società Foggiana hanno imposto alla società sportiva Foggia Calcio la stipulazione di contratti di ingaggio nei confronti di soggetti vicini all’associazione mafiosa, pur non disponendo di qualità sportive significative.

E’ emerso come l’attività di infiltrazione si realizzava anche imponendo l’assunzione delle persone indicate dagli appartenenti alla Società Foggiana, come nel caso dell’azienda Tamma.

E ancora l’attività estorsiva riguardava tutte le sale scommesse, anche quelle gestite da familiari e parenti …(“perché non ce ne frega niente … il giro delle macchinette quelli noi li dividiamo ogni tre mesi”) e i costruttori edili … (“devono pagare: ho detto se non stai vendendo, tu neanche costruisci. Comunque ho detto a noi non ce ne frega niente…ci devono pagare tutti quanti, tutti i costruttori”).

Relativamente alle estorsioni in danno delle agenzie funebri, l’attività captativa ha evidenziato come i membri della Società Foggiana hanno inquinato non solo i settori economico/produttivi della città di Foggia, ma anche quelli sociali ed amministrativi, potendo avere notizie riservate – evidentemente trasmesse da dipendenti comunali – relative al numero giornaliero dei morti.

Afferma il Giudice per le indagini preliminari che “… la Società Foggiana riesce ad inquinare tutti i gangli vitali della vita sociale, economica, amministrativa di Foggia”.

Gli esponenti della Società Foggiana nello svolgimento dell’attività estorsiva per conto del sodalizio mafioso dispongono di una famigerata “lista delle estorsioni”, in cui sono riportati i nomi degli imprenditori foggiani che sistematicamente pagano il “pizzo”.

Aggiunge ancora il Gip, che “L’attività d’indagine, altresì, ha evidenziato lo stato di omertà assoluta lo si rileva anche dal dato numerico delle denunce, che dimostra chiaramente un limitatissimo apporto all’accertamento di reati commessi in danno di cittadini, imprenditori, operatori commerciali, rispetto alla elevatissima percentuale di ipotesi che vengono colte durante le attività tecniche e investigative in corso. Che questi fatti-reato non siano denunciati è un’ulteriore conferma della totale soggezione di larghe fasce della popolazione, indotte a subire silenziosamente i torti e le angherie poste in essere da coloro che agiscono evocando l’appartenenza a questo determinato contesto criminale: la Società foggiana”.

Naturalmente La Società Foggiana è attiva anche nel settore della cessione di sostanze stupefacenti avendo la disponibilità di ingenti quantitativi di droga

La forza della Società Foggiana emerge anche dalla volontà di colpire le forze dell’ordine impegnate ad assicurare il rispetto delle leggi, per come risulta dai propositi di uccidere un ispettore capo presso la squadra mobile di Foggia

Altra fonte di guadagni illeciti è rappresentata dal progetto di infiltrazione nel settore delle scommesse truccate con alterazione dei risultati delle corse dei cavalli. Tale circostanza emerge dall’attività intercettiva che ha evidenziato come i membri della Società Foggiana avevano agganciato il vecchiarello, uomo di Napoli, in grado di truccare le corse tris, facendo vincere il fantino di volta in volta individuato, corrompendo gli altri fantini con 600,00 euro per non piazzarsi.

Comunque qualche segnale positivo di rottura del muro di omertà è stato registrato attraverso il contributo di alcune vittime di estorsioni che hanno consentito di assicurare alla giustizia i responsabili. E’ un segnale positivo che ci consente di guardare al futuro con maggiore ottimismo.

I NOMI DEGLI ARRESTATI PER ASSOCIAZIONE DI STAMPO MAFIOSO EX ART. 416 BIS, TENTATO OMICIDIO, ESTORSIONI, ARMI

ABBRUZZESE Angelo, classe 1948;
ABBRUZZESE Francesco classe 1977;
ALBANESE Giuseppe classe 1980;
APRILE Alessandro, classe 1984;
BISCOTTI Luigi, classe 1976;
D’AMATO Emilio Ivan, classe 1973;
D’ANGELO Domenico classe 1993;
FRANCAVILLA Ciro classe 1974;
FRANCAVILLA Giuseppe classe 1978;
FRASCOLLA Gioacchino classe 1985;
GATTA Ernesto classe 1974;
LANZA Leonardo classe 1979;
LANZA Savino classe 1983;
LANZA Vito Bruno classe 1953;
MIRANDA Antonio classe 1957;
MORETTI Alessandro classe 1991;
MORETTI Rocco classe 1950;
PALUMBO Raffaele classe 1984;
PERDONO’ Massimo classe 1977;
PESANTE Francesco classe 1988;
RIZZI Fausto classe 1980;
SALVATORE Antonio classe 1991;
SINESI Cosimo Damiano classe 1985;
SINESI Francesco classe 1985;
SINESI Roberto classe 1962;
SPIRITOSO Giuseppe classe 1956;
SPIRITOSO Lorenzo classe 1981;
TIZZANO Fabio classe 1980;
TIZZANO Francesco classe 1972;
VILLANI Patrizio classe 1977;

La misura della custodia cautelare in carcere è stata eseguita nei confronti di tutti i suddetti, pertanto sono attualmente in carcere.

Comunicato Stampa DDA Bari, 30 Novembre 2018

venerdì 9 marzo 2018

Storie di donne e mafie in Puglia. Monte Sant’Angelo racconta…

Il Teatro Civile Festival promosso da Legambiente e Libera dal’8 marzo ha preso a Monte Sant’Angelo. Un inizio significativo nella giornata internazionale della donna. Già in essere con due appuntamenti intitolati “Il Coraggio delle Donne”, dove sono intervenute la vice presidente nazionale di Libera Daniela Marcone, Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania e Silvia di Iasio, presidente di Gruppo Donne Tilak, ma anche due madri, Luisa Lapomarda e Rosa Guerra Ciavarrella, che stanno chiedendo verità e giustizia per i giovani figli vittime di lupara bianca. Mentre, sempre nello stesso giorno, alle 20.30, nell’auditorium delle clarisse, è andato in scena per la prima volta uno spettacolo composto di tre brevi monologhi teatrali, interpretati dall’attrice pugliese Giusy Frallonardo. “Fat(t)e di Mafia" mette al centro la resistenza e la resilienza delle donne. Un racconto che parla di Puglia, di criminalità, di sopraffazione e della capacità di reagire che hanno le donne, ad una vita che non hanno scelto e che le ha schiacciate e le ha travolte. Tre monologhi, tre punti di vista diversi ed un unico punto in comune: la violenza. Quella dei clan, quella degli uomini, quella del branco. Maria, Palma e Palmina narrano di una Puglia diversa fatta di donne forti e protettive, di maternità e di sconfitta. "Fat(t)e di Mafia" mette gli spettatori dinanzi all'evidenza di un territorio difficile eppure così crudelmente indimenticabile.
Il festival prosegue fino al 17 marzo con altri tre appuntamenti: il 10 marzo tocca a Pierluigi Bevilacqua portare sul Palco del Teatro Umberto Giordano di Foggia il monologo “Frichigno”, che racconta Foggia con gli occhi di chi la ama e proprio per questo ne racconta sia le luci che le ombre; Il 16 marzo si torna a Monte Sant’Angelo per un forum su “Mafia e Politica”, con la partecipazione, tra gli altri, del presidente nazionale di Libera, don Luigi Ciotti affiancato sul palco da Salvatore Spinelli, referente provinciale di Libera, Nino Morabito, responsabile nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente, Franco Salcuni, presidente di Legambiente FestambienteSud e il giornalista Piero Paciello, direttore del quotidiano l’Attacco; Si chiude infine il 17 marzo, sempre a Monte Sant’Angelo, con lo spettacolo “Il Testimone”, messo in scena dagli attori Bebo Storti e Fabrizio Coniglio, che racconta l’assassinio del giudice trapanese Giacomo Ciaccio Montalto e le vicende processuali che ne seguirono. Autori del testo teatrale sono il suo collega magistrato Mario Alberighi e lo stesso Fabrizio Coniglio.

Il festival è promosso da Legambiente e Libera, con la collaborazione del Teatro Pubblico Pugliese, e inserito tra le attività del progetto FestambienteSud 2017-19 sostenuto nell’ambito dell’avviso triennale per lo spettacolo dal vivo della Regione Puglia, Fondi di Coesione 2014-20. Si ringrazia l’associazione Gruppo Donne Tilak e il Comune di Monte Sant’Angelo.

Per aggiornamenti www.festambientesud.it

mercoledì 24 gennaio 2018

I mille volti della mafia raccontati a Foggia da Attilio Bolzoni

Attilio Bolzoni (nella foto by SITe.it) presenta a Foggia, in anteprima nazionale, il primo volume della collana “Mafie” edita da Melampo.

Attilio Bolzoni è tra i massimi esperti di mafia in Italia, argomento di cui si occupa dagli Anni Settanta. Giornalista del quotidiano “la Repubblica”, è autore del blog “Mafie”, nato sul portale di repubblica.it, che ha ispirato la pubblicazione di ben sei volumi, editi da “Melampo editore”.
Il primo volume di questa nuova collana, dal titolo “La mafia dopo le stragi – Cosa è oggi e come è cambiata dal 1992”, sarà presentato in anteprima nazionale a Foggia, lunedì 29 gennaio alle ore 19.00, presso lo spazio conferenze della libreria Ubik, sita in piazza Umberto Giordano.
L’iniziativa è promossa dall’Ufficio Diocesano per la Scuola e l’Università, in collaborazione con Unione Giuristi Cattolici di Foggia, Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali e Consulta provinciale degli studenti.
Nel blog divenuto carta Bolzoni racconta la trasformazione delle organizzazioni criminali in Italia dalle stragi di Capaci e Via D’Amelio ad oggi. A ripercorrere questi 25 anni oltre 300 firme tra esponenti delle Istituzioni, magistrati, giornalisti, docenti e scrittori che, in un anno, hanno apportato il loro contributo alla conoscenza dei fenomeni criminali a tutte le latitudini.
Bolzoni, che sul blog ha dedicato un’intera sezione alla mafia del Gargano, sarà a Foggia anche per discutere di criminalità locale: con lui, infatti, dialogheranno il Presidente della sezione foggiana dell’Unione Giuristi Cattolici, il magistrato Antonio Buccaro, Tatiana Bellizzi, giornalista, che per il blog ha coordinato i racconti dedicati alla mafia garganica, e molti degli autori dei testi riguardanti proprio le organizzazioni criminali del promontorio. Modera l’incontro la giornalista e docente Monica Gigante.
L’iniziativa è stata voluta dal Direttore dell’Ufficio Diocesano per la Scuola e l’Università, don Bruno D’Emilio, che con gli insegnanti di Religione delle Scuole di ogni ordine e grado sta promuovendo una serie di iniziative in preparazione della “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, promossa da Libera, che si terrà a Foggia il prossimo 21 marzo. Bolzoni il giorno seguente incontrerà gli studenti del liceo scientifico “Guglielmo Marconi” di Foggia.

martedì 15 agosto 2017

Sul Gargano Cacciatori di Calabria, poco conosciuti, molto efficaci [VIDEO]

di Nico Baratta

24 unità già operative sul Promontorio del Gargano per catturare latitanti, boss e mafiosi. Questo è il loro compito. Nel frattempo ve li raccontiamo, chi sono, cosa fanno, come agiscono.

[I Cacciatori di Calabria -foto Repubblica.it]

Da pochi giorni sul Gargano è operativo lo Squadrone eliportato Carabinieri Cacciatori "Calabria", un reparto speciale dell’Arma con sede a Vibo Valentia, dipendente dal Gruppo operativo Calabria.  Questo, come lo ha presentato il Ministro Marco Minniti durante la conferenza stampa dopo il summit del Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica tenutosi in Prefettura a Foggia il 10 agosto 2017, avrà il «compito particolarmente attivo e particolarmente “aggressivo” perché sono reparti capace di fare qualunque tipo di operazione. Sono reparti che hanno avuto una capacità di attività notevole in Sardegna, in Sicilia e in Calabria». Un vertice, quello del 10 agosto, voluto e dovuto dai massimi esponenti dello Stato per contrastare la dilagante escalation di agguati e morti ammazzati per mente e per mano della mafia locale, quella di Capitanata. Dall’inizio di quest’anno sono 17 le vittime di mafia e oltre 300 da trent’anni, come ha ricordato il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti , definendo la mafia locale «…non di serie B», omicidi molti dei quali ancora senza colpevoli.

Giunti a Foggia per diventare immediatamente operativi presso la Tenenza Carabinieri di Vieste, i militari dei Cacciatori di Calabria, 24 uomini, affiancheranno le FF.OO. territoriali ma con il preciso compito di pattugliare le zone impervie del Gargano, e precisamente quelle della Foresta Umbra e zone limitrofe, anche costiere, da tempo aree preferite per nascondersi dai latitanti e dai boss. Ogni giorno per loro sarà proprio una “battuta di caccia” all’uomo e a ciò che cagiona morte. Non a caso il Ministro Minniti ha utilizzato il termine “aggressivo” poiché questi uomini hanno il compito di stanare la preda. «È un corpo d’élite, in grado di essere immediatamente impiegato sul territorio e dispiegato in zone impervie per ricerche in aree più complesse dal punto di vista orografico. Per noi, è un valore aggiunto notevole» come li ha presentati il Comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Foggia, il Colonnello Marco Aquilio.


Ma vediamo nello specifico, chi sono, come sono scelti, come si addestrano e come operano. Fondato il 1° luglio del 1991 in seno al Gruppo operativo Calabria dell'Arma dei Carabinieri, i Cacciatori di Calabria, anche detti di Sardegna e di Sicilia, sono la naturale evoluzione delle squadriglie che un tempo operavano in Aspromonte e in Barbagia, per contrastare e assicurare alla giustizia componenti inizialmente della ‘Ndrangheta e Anomia Sarda, ed oggi impiegati laddove colpisce la mafia operativa sul campo, qualunque essa sia. Contraddistinti con il caratteristico Basco Rosso e un distintivo tondo con sfondo rosso su cui c’è raffigurata la Fiamma dell’Arma, un elicottero, un’ala e per soli quelli di Calabria una spada, i Cacciatori vengono scelti, per chi ne fa richiesta, solo dopo aver superato dure prove psico-fisico attitudinali. Poi vengono mandati presso il Reggimento Carabinieri Tuscania, dove svolgeranno un corso specifico per l’abilitazione alle tecniche operative in piccoli nuclei all'interno di zone impervie ed in totale autonomia operativa e logistica. Qui, per quattro settimane sotto la diretta supervisione degli istruttori del Tuscania, gli aspiranti acquisiranno la padronanza di materie e di tecniche di topografia, tecniche di elisbarco tramite il "fast rope" o del “barbettone” utilizzate dalle unità di sbarco e attacco della Marina Militare (Marò, Incursori, Lagunari), di ardimento, di addestramento al combattimento e al tiro, padronanza delle trasmissioni, utilizzo e impiego di mezzi e apparecchiature speciali, esplodenti e di trasporto, prevalentemente con mezzi fuoristrada. Dopodiché verranno inviati presso il comando di Vibo Valentia per specializzarsi come “Cacciatori” addestrandosi e specializzandosi in discipline come l’esplorazione tattica (ovvero ricognizione ed acquisizione di obiettivi), occultamento, tecniche avanzate di combattimento in edifici (C.Q.B., Close Quarters Battle), topografia, attività ginnica-sportiva di educazione fisica, tecniche particolari di tiro e di primo soccorso, studio approfondito della fenomenologia della criminalità organizzata calabrese e varie in essere nei tempi odierni, addestramento e tecniche di difesa personale e di disarmo come il Krav Maga (letteralmente “combattimento con contatto/combattimento a corta distanza”) tecnica israeliana di combattimento ravvicinato e autodifesa estrapolando e semplificando i movimenti e le tecniche apprese attraverso lo studio delle arti marziali in modo da renderlo il più semplice ed efficace possibile durante un combattimento senza regole. I Carabinieri diventati "Cacciatori" opereranno esclusivamente per combattere la lotta al crimine organizzato. Il modus operandi sarà innanzitutto quello di battere “palmo a palmo” il territorio, con perlustrazioni a squadre e setacciando ogni punto del terreno calpestato. Si avalleranno di attività d’indagine e raccolta informazioni, appoggiandosi ai diversi comandi competenti per territorio. Difatti saranno (e sono) in continua e stretta collaborazione con le altre FF.OO. (Baschi Verdi, ROS, SCO, Unità speciali militari varie, Servizi Segreti, etc…), pianificando ogni battuta e intervento con lo standard tipicamente militare, che tra l’altro prevede l'attuazione di tecniche di controguerriglia, oltre quelle di infiltrazione occulta nel territorio con ricognizione speciale e controllo del territorio, di appostamento con l’acquisizione degli obiettivi e attacco d’assalto rapido, diretto ed inatteso.


Nello specifico, come preannunciato, i Cacciatori di Calabria di stazza sul Gargano hanno già iniziato il loro arduo ma importante e fondamentale lavoro per combattere e debellare la mafia locale, quella mai riconosciuta ufficialmente dallo Stato e che ora, dopo il quadruplo omicidio avvenuto il 9 agosto 2017, lungo la S.P.272, nei pressi della stazione di San Marco in Lamis direzione Apricena, in provincia di Foggia, e per voce del Ministro Marco Minniti, sarà oggetto di attenzione particolare da parte dello Stato Italiano e perciò, si spera, ufficializzata. Una decisione attesa da anni, dopo una lunga scia di sangue, anche innocente, iniziata negli anni ’80 per una faida consumata a Monte Sant’Angelo, che potrebbe dar luogo a utilizzare le leggi antimafia, come il 41 bis, misure di prevenzione personale e patrimoniale anche con la confisca dei beni, tutela gestione e amministrazione dei beni, tutela delle persone in tutte le sue forme e durante e dopo i processi, azioni investigative particolari, e tante altre misure previste dal codice. E tra il lavoro svolto in questi pochi giorni i “Cacciatori” hanno già colpito, scovando uomini pericolosi affiliati ai clan mafiosi locali e armi ben occultate e pronte per probabili altre mattanze. 

Certo, mattanze, perché è quello che avviene in questa terra, tanto generosa quanto aspra se non lavorata col duro lavoro delle mani. Una terra che spesso puzza di polvere da sparo per bombe del racket, per l’utilizzo di fucili d’assalto Kalashnikov AK-47, per quelli da caccia calibro 12, per fucili a pompa e a canne mozze e proiettili di pistole semiautomatiche di grosso calibro. Ma puzza anche e purtroppo di omertà, a quella che molte persone oggi si ribellano ma che poi non denunciano, anche avvalendosi di associazioni preposte a tal fine. Foggia, San Severo, Torremaggiore, Apricena, Cerignola, Monte Sant’Angelo, Vieste, Mattinata, Manfredonia, San Giovanni Rotondo, ed ora anche San Marco in Lamis nella lista dei centri urbani e periferici dei morti ammazzati, della scia di sangue mafioso che cagiona morte ai boss, agli affiliati e purtroppo agli innocenti, rei –per modo di dire- di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Ma qui, come ha detto e scritto giustamente sull’Avvenire Antonio Maria Mira «Al posto sbagliato ci sono i mafiosi. Le vittime erano al posto giusto». Un posto che da sempre ospita latitanti, anche di altre organizzazioni criminali e mafiose, come quelle dei Casalesi, della Santa e Picciotteria, albanese. Le FF.OO. stanno cercando gli esecutori del quadruplo omicidio pocanzi detto, che hanno freddato due pregiudicati, Mario Luciano Romito, 50enne di Manfredonia, boss dell’omonima famiglia contrapposta alla storica dei Li bergolis da sempre in cima a quella garganica, meglio conosciuta come il “Clan dei Montanari”, e quella di suo cognato, 44enne, Matteo De Palma. Ma cercano anche, e soprattutto, chi il 9 agosto scorso ha trucidato due innocenti, i fratelli Luigi e Aurelio Luciani, agricoltori incensurati di 47 e 43 anni, che erano lì non per caso perché stavano lavorando nei loro campi, stavano guadagnandosi da vivere, col sudore della fronte e la forza delle braccia, per dar da mangiare a loro e i loro cari, forse testimoni scomodi o scambiati per i guardia spalle di Romito.


Cacciatori di Calabria, cacciatori di mafiosi, di quelli che in questi giorni tremano nei loro nascondigli poiché i militari super addestrati stanno setacciando anche l’area della Foresta Umbra per trovarli, stanarli e arrestarli. L’attività investigativa svolta nei mesi scorsi da altri uomini dello Stato sta dando i suoi frutti, assegnando ai “Cacciatori” tutte le informazioni per snidare i fedelissimi dei vari clan mafiosi locali e delle storiche faide garganiche. Gli affiliati dei Li Bergolis potrebbero avere le ore contate, come pure quelli degli storici Notarangelo, Romito, Ricucci e quelli emergenti affiliati ai Perna e ai Raduano. Proprio su questi ultimi due clan che si sta cercando di chiudere il cerchio. Il motivo è la non reperibilità di alcuni esponenti di spicco, forse boss o futuri tali,  che pur non essendo soggetti a misure di restrizione si stanno rendendo irreperibili, quanto affermato dal Comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Foggia, il Colonnello Marco Aquilio. Un’operazione, quella delle forze dispiegate dallo Stato, che in questi giorni stanno perquisendo decine e decine di casolari, abitazioni, aree segnalate come possibili nascondigli, grotte e boscaglie varie, che sta interessando tutta la provincia di Foggia. Tuttavia, come delinea il Col. Aquilio, la non reperibilità di alcuni esponenti di spicco della mafia di Capitanata fa pensare a due ipotesi: o che il nascondersi è dovuto alla paura di diventare bersaglio di altri clan o che alcuni di loro sarebbero coinvolti nelle mattanze di questi ultimi periodi. Circostanze, quelle degli omicidi, che hanno un punto in comune: chi è stato ammazzato era da poco uscito di galera. Unico non ancora totalmente “intercettato” e controllato a vista è il viestano 32enne Marco Raduano, anche detto “pallone” o “faccia d’angelo”, ex luogotenente del fu Angelo Notarangelo, meglio conosciuto come “Cintaridd”, che seppur libero ma con un’ordinanza di sorveglianza speciale con obbligo di dimora nella sua Vieste, non ne vuol sapere di uscire allo scoperto. Un mese e più fa, l’indomani dell’arresto di Matteo Pettinicchio avvenuto nella sua abitazione per mano della Polizia di Stato, Raduano fu ritrovato nella sua dimora, solo per una volta, e poi sparì nuovamente. Qui si concentrano le indagini degli inquirenti “speciali” in campo in tutta la Capitanata, dove, e come sempre, pongono Foggia in primis poiché i clan del capoluogo sarebbero al vertice di tutte le altre, e anche in guerra tra loro.

[I clan mafiosi presenti in Capitanata - foto aggiornata nell'anno 2016]

Concludendo la nostra provincia deve cambiar rotta, modo di pensare, virando verso quel modus operandi chiamato collaborazione, perché tutto si ottiene anche se la Cultura alla Legalità, tanto declinata in cortei, convegni, sit-in, proclami, comizi, dibattiti, talk show, e chi più ne ha ne metta, mette in campo quelle forze collaboratrici chiamate persone, cittadini, che purtroppo e da sempre e non solo da queste parti manca. Per farlo, a detta del popolo, tuttavia l’azione dello Stato dev’essere sempre più energica e preventiva, ma soprattutto convincente, efficace, protettiva e principalmente con leggi dalla pena certa e repressiva, altrimenti il cittadino non parla, non vede, non sente, perciò non collabora perché ha paura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Per chi ne vuol sapere di più vedendo in azione i Cacciatori di Calabria su YouTube sono presenti tanti altri link video.

sabato 12 agosto 2017

Mafia in Capitanata. Il Ministro Minniti presiede summit in Prefettura a Foggia [VIDEO]

di Nico Baratta


FOGGIA, 12 AGO 2017 - Un quadruplo omicidio, due pregiudicati e due innocenti, pare sia stato quel grimaldello che ha aperto gli occhi allo Stato Italiano per combattere meglio la mafia di Capitanata. E si, perché qui non si parla più di criminalità organizzata per voce del Ministro dell’Interno Marco Minniti, bensì di criminalità organizzata di stampo mafioso. Finalmente, seppur non formalmente con atti processuali alla mano, si è presa consapevolezza che nella provincia di Foggia, capoluogo in primis, c’è la mafia. Quella cosiddetta la “quarta mafia”, dopo Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra.  Con ciò si spera che vengano applicate tutte le restrizioni del caso, come il 41bis, il blocco dei beni patrimoniali dei boss e delle loro famiglie, di chi è affiliato ai clan locali, e tutto ciò che le leggi antimafia prevedono. 
Quattro persone ammazzate, come detto, due pregiudicati, Mario Luciano Romito, 50enne di Manfredonia, boss dell’omonima famiglia contrapposta alla storica dei Libergolis da sempre in cima a quella garganica, meglio conosciuta come il “clan dei montanari”, e quella di suo cognato, 44enne, Matteo De Palma. Con loro anche due innocenti, li per caso mentre stavano lavorando nei loro campi, i fratelli Luigi e Aurelio Luciani, agricoltori incensurati di 47 e 43 anni, freddati probabilmente per aver assistito all’uccisione del boss Romito. Un agguato premeditato, svolto con tutti i crismi mafiosi, avvenuto lungo la S.P.272, nei pressi della stazione di San Marco in Lamis direzione Apricena, in provincia di Foggia. E dal quadro investigativo delle ultime ore emergono altri indizi, forse prove, che a quell’agguato probabilmente avrebbe assistito un altro testimone. Una carneficina che ha un movente, quella del business della droga, di  vecchie faide e lontane parentele, oggi riemerse dopo la recente scarcerazione di Romito avvenuta una settimana fa. Per la cronaca i fatti sono stati sostanzialmente che i due allevatori erano li impegnati nella raccolta di verdure nei loro terreni, mentre i veri bersagli sono stati raggiunti da una raffica di colpi d’arma da fuoco, sparati da un fucile d’assalto Kalashnikov AK-47 e uno da caccia calibro 12, mentre erano a bordo di due autovetture. Il tutto è avvenuto a bordo di maggiolone Volkswagen di colore nero, mentre i due sfortunati fratelli agricoltori erano a bordo del loro Fiorino Pick-Up di colore bianco. Una mattanza, quella che lascia il segno e che insanguina una terra di per se aspra e difficile da coltivare, in tutti i sensi.
Alla luce di quest’ultimo cruento atto, e dopo innumerevoli gridi lanciati dalle Istituzioni, dalla società civile e religiosa, da gruppi di cittadini che vogliono legalità e sicurezza, finalmente lo Stato prende consapevolezza della gravità della situazione che da mesi e anche da anni attanaglia la provincia di Foggia, meglio conosciuta come Capitanata. A Foggia, il 10 agosto 2017, nel pomeriggio Il Ministro dell’Interno Marco Minniti ha partecipato a una riunione del Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. Un vero summit contro la mafia locale, dove al tavolo c’erano tutte le massime cariche istituzionali e militari del caso. «La risposta dello Stato rispetto alla morte di due innocenti sarà durissima», ha esordito il Ministro dell’Interno Minniti, che terrà incontri bimestrali in Prefettura a Foggia. Un appuntamento che Foggia e tutta la sua provincia seguirà con molto interesse, per le azioni intraprese ma soprattutto per i risultati. Questi ultimi saranno, si spera, il risultato delle decisioni intraprese nel summit: 
- Operativi dal 16 agosto 2017 (fino a quando si renderà necessaria la loro presenza nel territorio) 192 unità dei reparti prevenzione e anticrimine della Polizia di Stato, delle compagnie di intervento dei Carabinieri, dei Baschi Verdi della Guardia della Finanza, in aggiunta ai già operativi reparti del ROS e dello SCO. 
- Apertura nel più breve tempo possibile a San Severo della sede del “Gruppo repressione crimini”, come richiesto in precedenza dal sindaco Miglio.
- Protocollo d’intesa con tutti i Sindaci della Capitanata, con misure atte a contrastare la criminalità.
- Ulteriori 24 unità dello Squadrone Eliportato Carabinieri “Cacciatori di Calabria”, un’unità prettamente utilizzata per reprimere e stanare in modo «aggressivo», come detto dallo stesso Ministro Minniti, mafiosi e criminali di spessore. A tal fine si precisa –nota redazionale da info personali ottenuti dall’autore dell’articolo dall’Associazione Antiracket Capitano Ultimo Onlus- che nel territorio sopradetto purtroppo sarebbero presenti latitanti super ricercati e di origine calabrese. Ecco il perché dei “Cacciatori di Calabria” voluti da Minniti che ha info in merito (già con delega ai Servizi segreti con il Governo Letta).
- Utilizzo di sofisticate apparecchiature per il controllo del territorio, in primis potenziamento videosorveglianza, sistema satellitare e utilizzo di droni.
- Inoltre, saranno presenti in Puglia ai già operativi, e nello specifico in provincia di Foggia, reparti speciali delle Forze di polizia,  investigatori dello SCO, del ROS e dello SCICO.


Un bel pacchetto che farebbe invidia a tutti. Ma quello che fa pensare è perché certe decisioni, determinati summit, vengono fatti l’indomani di stragi per un certo verso prevedibili dove a perdere la vita vi sono anche innocenti. Un dato che deve far riflettere tutti, un fatto delittuoso che purtroppo si ripete ogni circa, o poco più, dieci giorni. L’ultimo omicidio di stampo mafioso è avvenuto il 27 luglio 2017, dove un ristoratore di Vieste, Omar Trotta, 31 anni, affiliato e già pregiudicato, è stato freddato a colpi di pistola mentre si trovava nel suo locale e sotto gli occhi dei suoi cari. Comunque nel corso del summit il Ministro Marco Minniti ha chiesto a gran voce la collaborazione di tutti i Sindaci, in particolar modo quelli dei comuni dell’area garganica, attraverso una partecipazione attiva. La stessa che Franco Roberti, Procuratore nazionale Antimafia, ha chiesto da tempo, anche non sospetti, affermando sempre (ma ascoltato poco) che quella del foggiano non è mafia di serie B. 
Chiosando, si spera, ripetendolo, ora che il Ministro Minniti afferma che in provincia di Foggia  vi sono atti criminosi di stampo mafioso vuol dire che lo Stato dovrebbe riconoscere che qui c'è la mafia, perciò applicando tutte le leggi e le restrizioni del caso.

martedì 22 novembre 2016

Inchieste: "La Vera Storia" #3, "La trasparenza degli appalti non è costume di un comune mafioso"

Proseguiamo la nostra informazione per illustrare ai cittadini i fatti contestati e che hanno portato allo scioglimento del Consiglio Comunale di Monte Sant’Angelo.

Oggi è la volta di informare la gente sugli appalti espletati dal Sindaco di Iasio: ai cittadini un giudizio su quanto di seguito da noi riportato in maniera corretta.

Nei tre anni dell’Amministrazione di Iasio sono stati pubblicati 26 bandi di gara, tra opere pubbliche e servizi, per un importo complessivo di 13,5 milioni di euro.
Quasi il 90% delle gare (pari al 95% degli importi) sono state espletate secondo la procedura dell’evidenza pubblica. Meno del 5% degli importi è stato affidato con la procedura negoziata (cioè senza bando pubblico).

Per chiarire il livello di trasparenza della Coalizione “Monte nel Cuore” in materia di appalti ci sembra opportuno richiamare un articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera del 18 luglio 2015 (proprio nei giorni dello scioglimento del Consiglio comunale!).
Il famoso giornalista analizza il cattivo vizio delle pubbliche amministrazioni di evitare le gare ad evidenza pubblica e riporta i dati di un rapporto dell’Autorithy (ANAC) sui capoluoghi regionali.

Il 60% degli appalti nazionali viene assegnato con procedura negoziata corrispondente al 34% degli importi.

Nel periodo 2011-2014, nella Firenze dei Sindaci Matteo Renzi (attuale Presidente del Consiglio) e Dario Nardella, oltre il 50% degli importi delle opere pubbliche è stato affidato con procedura negoziata (ribadiamo, senza bando pubblico). A Bari con il Sindaco Michele Emiliano (attuale Presidente della Regione Puglia) oltre il 39% degli importi è stato affidato con la stessa procedura negoziata.

Chi è più trasparente? L’Amministrazione comunale che affida con procedura negoziata molto meno del 5% delle risorse spese per opere pubbliche e servizi o chi ne affida il 39% o addirittura il 50%?

Le gare effettuate dall’Amministrazione di Iasio sono state vinte da tante ditte diverse, provenienti da differenti località: Andria, Bologna, Foggia, Manfredonia, Monte Sant’Angelo, Molfetta, Napoli, Reggio Emilia, Roma, San Marco in Lamis, Turi, Volturara Appula.
In nessuna gara d’appalto è pervenuto un ricorso da qualche impresa scartata o arrivata seconda o terza; eppure, alle gare hanno partecipato anche decine di imprese!

La Prefettura e il Ministro dell’Interno non hanno riscontrato alcuna turbativa d’asta e neanche un euro fuori posto!

Essi hanno concentrato la loro attenzione su tre gare: la gestione dei Servizi Cimiteriali (per questa gara il Sindaco di Iasio ha persino ottenuto un parere positivo dal magistrato Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione – ANAC), la distribuzione dell’acqua nella Frazione di Macchia e la gestione del Parcheggio Comunale (ex Campo Sportivo).

Nel corso del 2015 e del 2016 quelle tre gestioni sono andate incontro a scadenza e la Commissione Straordinaria, puntualmente, ha disposto l’indizione di nuove gare (distribuzione dell’acqua nella Frazione di Macchia e la gestione del Parcheggio Comunale) o sottoscritto il nuovo contratto (gestione dei Servizi Cimiteriali).
Sapete qual è stato il loro esito? I tre servizi sono stati assegnati alle stesse imprese a cui le avevano affidati le Amministrazioni precedenti.

Ovviamente, nessun condizionamento con la Commissione Straordinaria! Quindi, nessun condizionamento con le Amministrazioni comunali precedenti!

(Fonte: Coalizione politica “Monte nel Cuore” – Monte Sant’Angelo)

sabato 19 novembre 2016

Inchieste: "La Vera Storia" #2, Il Vestito di comune infiltrato o condizionato dalla mafia non si addice a Monte Sant'Angelo; lo dicono i numeri del bilancio

Monte Sant'Angelo. “… Il dissesto finanziario è infatti un’altra caratteristica che accomuna i <governi> mafiosi. Le ragioni consistono nel fatto che la spesa pubblica, anziché essere finalizzata a soddisfare le esigenze della collettività, è diretta a favorire le imprese “contigue” o quelle direttamente controllate dai sodalizi criminali (sono frequenti i casi in cui si acquistano o si affittano macchinari a prezzi da capogiro, oppure si affidano servizi, come la tesoreria e la nettezza urbana, a condizioni di assoluto favore a società appaltatrici fittizie). Questo complesso di circostanze comporta una sorta di esenzione permanente dal pagamento di qualsiasi tassa o imposta. La totale inazione fiscale, che si manifesta nella mancata riscossione di tributi di ogni tipo, fa si che le condizioni di indebitamento di tali comuni siano drammatiche e che essi dipendano, in tutto e per tutto, dai trasferimenti erariali dello Stato”.

Questo passo molto illuminante si può così sintetizzare: in un Comune condizionato dalla mafia o da organizzazioni criminali, il Bilancio comunale è in dissesto, non si riscuotono le tasse, i servizi pubblici vengono affidati a prezzi esagerati, la spesa pubblica fa arricchire le cosche mafiose.
Sapete di chi sono le parole virgolettate? Sono del dott. Cantadori, uno dei tre componenti della Commissione Straordinaria del Comune di Monte Sant’Angelo, in un suo articolo pubblicato su Gnosis – Rivista italiana di intelligence (art. 4 – di seguito il link dove poter trovarlo: http://gnosis.aisi.gov.it/sito%5CRivista24.nsf/servnavig/5).

Nel nostro Comune, i tre Commissari prefettizi non hanno riscontrato alcuna di queste condizioni. Infatti, l’ultimo Conto Consuntivo approvato dal Consiglio Comunale, prima del suo scioglimento, riguarda il 2014.

Questi sono i dati principali del Documento contabile:
- FONDO CASSA superiore ai 9 milioni di euro; 
- AVANZO DI AMMINISTRAZIONE superiore ai 4,5 milioni di euro;
- NESSUNA ANTICIPAZIONE DI CASSA;
- TASSE PIÙ BASSE DELLA PROVINCIA DI FOGGIA (IMU 0,86%, TASI 0,1%);
- PERCENTUALE DI RISCOSSIONE DELLE TASSE rispetto a quelle accertate superiore al 100%;
- CREDITI DI DUBBIA ESIGIBILITÀ appena 18 mila euro su un bilancio di spesa corrente superiore agli 11 milioni di euro.

Spesso ci scappa una battuta: “Quando parliamo del Bilancio di Monte Sant’Angelo, facciamolo sottovoce, perché, se ascolta la Merkel, la Città viene annessa alla Germania!”.

Nel 2012, Monte Sant’Angelo è stata inserita nella lista dei Comuni virtuosi d’Italia (143 in tutto), l’unico in tutto il Sud, insieme a Capri e a Capurso.

Nelle casse comunali, negli anni 2014 e 2015, sono confluite entrate extra (rispettivamente 900.000 euro e 2,5 milioni di euro) derivanti da una transazione con la Syndial, società del gruppo ENI, riguardante l’affrancazione di alcuni terreni della zona industriale di Macchia. Nel 2016, sono confluiti, per la stessa causale, altri 1,7 milioni di euro.

Appena insediata, l’Amministrazione ha estinto tutti i mutui in corso, conseguendo un risparmio di oltre 400.000 euro.

Il Patto di Stabilità, dal 2015, è cambiato e sono stati premiati i Comuni che negli ultimi anni sono riusciti a ridurre la spesa corrente e si sono mostrati più efficaci nella riscossione delle proprie entrate. Tra questi vi è a pieno titolo il Comune di Monte Sant’Angelo! Basta consultare il D.L. n. 78/2015, la cui tabella è stata pubblicata in data 19/06/2015 sul Supplemento Ordinario n. 32L alla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 140.
Ciò detto, viene spontaneo chiedersi: “Nella loro prima relazione al Ministero dell’Interno, la Commissione Straordinaria ha illustrato doverosamente la situazione virtuosa del Comune sul piano economico e finanziario?”.
Allo stato delle cose, non è dato sapere se l’abbia fatto oppure no. Tuttavia, se l’avesse fatto, avrebbe dovuto concludere in tutta onestà che “il vestito di Comune infiltrato o condizionato da organizzazioni mafiose” non si addice proprio al Comune di Monte Sant’Angelo.

Nel Bilancio di previsione 2015, approvato con Delibera di Giunta n. 130 del 14/07/2015 (http://pubblicazioni.saga.it/publishing/DD/docDetail.do?docId=49962&org=montesantangelo) era inserita una somma destinata a sgravi fiscali per giovani che avrebbero iniziato un’attività imprenditoriale e per commercianti che avrebbero denunciato episodi di estorsione (Intervento codice 11105050001, Contributi e Sgravi vari di sostegno ad attività economiche, nuovi imprenditori e vittime di racket, 100.000 euro).

Questa, dunque, era la situazione finanziaria del Comune di Monte Sant’Angelo quando è stato deciso lo scioglimento del Consiglio Comunale.

(Fonte: Coalizione politica “Monte nel Cuore” – Monte Sant’Angelo)

Inchieste: "La Vera Storia" #1, Monte Sant’Angelo è un Comune mafioso?”

Monte Sant’Angelo. ”Per comprendere la situazione assurda nella quale sono state catapultate la storia millenaria della Nostra Città, la sua cultura e la sua bellezza, è necessario avere a disposizione una serie di informazioni e dati relativi allo scioglimento del Consiglio Comunale per presunto condizionamento mafioso.
Per tale ragione, la coalizione “Monte nel Cuore” intende procedere a rendere pubbliche tutte le notizie in suo possesso attraverso una specifica campagna di comunicazione.
La relazione del Prefetto e il provvedimento del Consiglio dei Ministri, nella sostanza, hanno definito Monte Sant’Angelo un Comune mafioso o condizionato dalla mafia. Più precisamente, è stato scritto che nel Comune di Monte Sant’Angelo esistono “gruppi criminali efferati e pervasivi della struttura sociale”.
È evidente che un qualsiasi Comune infiltrato o condizionato dalla mafia o dalla criminalità organizzata ha una propria identità che lo rende diverso dai normali Comuni.
Allora, per rendere conto di come stiano veramente le cose, basta fare un semplice confronto tra un Comune mafioso e Monte Sant’Angelo”.
Comune mafioso – Comune di Monte Sant’Angelo
1. Bilancio comunale
CM – Il Bilancio presenta una quantità abnorme di debiti, tale da determinare in alcuni casi un vero e proprio dissesto finanziario.
CMSA – Il Bilancio è stato ed è in perfetto pareggio. Non ci sono debiti. Anzi, ogni anno si verificano consistenti avanzi di amministrazione. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha definito Monte Sant’Angelo “Comune virtuoso”.
2. Personale
CM – Si procede ad assunzione di personale anche non necessario, utilizzando metodi e procedure clientelari.
CMSA – Nei tre anni dell’Amministrazione di Iasio non è stata fatta alcuna assunzione; non è stato sostituito neanche parte del personale andato in pensione.
3. Tasse e tributi
CM – Non vengono riscosse tutte le tasse accertate. Si verificano spesso “strane e ingiustificate esenzioni”
CMSA – Le tasse riscosse superano addirittura quelle accertate. Non vi sono esenzioni che possano destare sospetti di favoritismi
4. Appalti
CM – La realizzazione di opere pubbliche viene affidata con procedure truccate a ditte collegate con i poteri mafiosi o a imprese-prestanome.
CMSA – Nell’appaltare le opere pubbliche non c’è mai stata una turbativa d’asta o una corruzione. Le imprese hanno tutte la certificazione antimafia, certificazione che regolarmente il Comune ha sempre chiesto e ottenuto.
5. Piano regolatore
CM – Quasi sempre manca il Piano Regolatore e regna la speculazione edilizia.
CMSA – Ha da 30 anni il Piano Regolatore Generale. L’Amministrazione di Iasio ha approvato il DPP (Documento Programmatico Preliminare) al nuovo strumento urbanistico con la previsione del solo recupero del patrimonio esistente e del consumo zero di suolo.
6. Abusivismo edilizio
CM – L’abusivismo edilizio è dilagante e rappresenta la regola di intervento dei privati.
CMSA – Non c’è abusivismo edilizio, se si eccettua l’uso di materiali non pertinenti nel Centro storico.
7. Servizio di nettezza urbana
CM – Il servizio è gestito in modo inadeguato, con rifiuti abbandonati e seri problemi di igiene e salute pubblica.
CMSA – Le nostre strade e le nostre piazze non sono mai state invase da montagne di immondizia. Nel 2015, il nostro Comune è stato riconosciuto Comune Riciclone del Gargano.
8. Servizio di pompe funebri
CM – Il servizio è gestito in situazione di monopolio di fatto.
CMSA – Il servizio è gestito in regime di concorrenza da imprese serie e trasparenti.
9. Gestione cimitero
CM – I loculi sono costruiti e venduti dai privati che ne determinano il prezzo di vendita secondo particolari meccanismi (poca offerta/molta domanda).
CMSA – I loculi, da sempre, sono fatti costruire e venduti dal Comune a prezzi preventivamente determinati. Essi sono assegnati secondo la data di morte del defunto.
10. Servizio trasporto pubblico
CM -In genere, il servizio è inadeguato e precario.
CMSA – Il servizio è gestito da una impresa locale perbene. Soddisfacente è il trasporto scolastico eseguito con mezzi e personale del Comune.
Dunque, per farsi un’idea del tutto autonoma e libera da pregiudizi circa la presunta “mafiosità” del Nostro Comune, è sufficiente analizzare e riflettere su quanto abbiamo scritto sopra”. (I – continua)

(comunicato stampa, Monte Sant’Angelo 09.11.2016)

lunedì 31 ottobre 2016

Operazione “Ariete”. I Carabinieri di Foggia sgominano banda criminale ed estorsiva garganica [Video]

FOGGIA: Dopo quasi un anno di serrate indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Manfredonia e coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, i Carabinieri del Comando Provinciale hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal G.I.P. di Foggia nei confronti di 19 persone, quasi tutte appartenenti alla malavita garganica.
Con l’esecuzione di detto provvedimento, infatti, si è neutralizzata l’azione posta in essere da un importante gruppo criminale attivo nei Comuni di Manfredonia, Mattinata e Vieste, conducendo in carcere il 34enne F.S. di Mattinata, il 49enne M.L.R. di Manfredonia (già sottoposto alla detenzione domiciliare per altra causa), ritenuti elementi di spicco del gruppo, il 48enne P.F.G. di Mattinata, il 41enne A.Q. di Mattinata, il 28enne M.S. di Monte Sant’Angelo, il 37enne L.F. di San Marco in Lamis, il 27enne A.Q. di Mattinata (già sottoposto agli arresti domiciliari per altra causa), il 30enne D.P.D.M. di Vieste (già sottoposto agli arresti domiciliari per altra causa), il 30enne G.I. di Vieste (già detenuto in carcere per altra causa), il 32enne H.H. di Vieste (già detenuto in carcere per altra causa), ed il 50enne C.C. di Manfredonia, Assistente Capo della Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Foggia.
Agli arresti domiciliari invece sono finiti il 34enne P.L.T. di Manfredonia, il 32enne A.G. di Manfredonia (già sottoposto all’obbligo di presentazione alla P.G. per altra causa), il 50enne A.D.N. di Manfredonia, il 45enne M.M.D. di Vieste, il 49enne G.T. di Manfredonia, il 29enne A.F. di Manfredonia (già sottoposto agli arresti domiciliari per altra causa), il 43enne G.C. di Cerignola (già sottoposto agli arresti domiciliari per altra causa), ed il 46enne G.C. di Manfredonia (già detenuto in carcere per altra causa). 
Tre le persone denunciate in stato di libertà in ordine a diverse fattispecie criminose.
Le indagini, condotte principalmente dall’Arma di Manfredonia con l’ausilio del personale del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Foggia, hanno consentito di raccogliere un pesante compendio indiziario a carico degli indagati in relazione alle ipotesi delittuose contestate.
In particolare nove di loro rispondono del tentato assalto ad un furgone portavalori nel novembre 2015. A capo del gruppo vi è uno dei rappresentanti della famiglia ROMITO, nota in area garganica per i fatti di sangue che l’hanno riguardata soprattutto nel corso di quella che è stata denominata la “faida del Gargano”. Gli stessi infatti, avevano meticolosamente pianificato una complessa rapina ai danni di un furgone “IVRI” con le seguenti modalità: avevano individuavano il luogo dell’assalto, controllato che non vi fosse segnale telefonico, definito le modalità dell’assalto, procurato diverse autovetture, ipotizzato  l’uso di mezzi pesanti con il posizionamento di un camion sulla carreggiata ed il taglio del blindato con una motosega, effettuato numerosi sopralluoghi per individuare le vie di fuga e preparato i mezzi da utilizzare, in particolare una pala meccanica modificata a mo’ di ariete per capovolgere il blindato medesimo e procedere al taglio. Avevano anche effettuato numerose “prove in bianco” su altri automezzi. A tale scopo, gli indagati, avevano previsto anche l’uso di esplosivi e di armi da fuoco. In definitiva, tutte le fasi dell’assalto erano state analizzate e programmate con cura anche pianificando la fuga. Erano poi assai guardinghi ed attenti ai controlli dei Carabinieri avvisandosi reciprocamente in caso di posti di blocco, di presenza di Carabinieri in borghese, di eventuali controlli subiti anche in merito alle auto utilizzate. L’assalto, non fu portato a termine soltanto per cause indipendenti dalla volontà degli indagati ed in particolare grazie ad un energico spiegamento di forze, anche con l’ausilio dell’elicottero, messo in campo dall’Arma che presidiò nella circostanza il tratto individuato quale teatro dell’evento (SS 89 tra Mattinata e Vieste –località Vignanotica). Nel corso delle attività, sono stati sequestrati numerosi veicoli provento di furto nonché diverse armi da sparo con relativo munizionamento.


Nell’ambito dello stesso contesto investigativo poi, sono stati raccolti pesanti indizi di colpevolezza in capo a H.H. e G.I. in ordine ad un delitto di rapina aggravato consumato dagli indagati in concorso, travisati ed armati, ai danni del supermercato  “Simply” di Vieste in data 11 dicembre 2015. La rapina fruttava ai due autori un bottino di euro 5.000 circa. 
A carico di alcuni arrestati, poi, sono emerse responsabilità penali per violazioni della sorveglianza speciale di P.S., ricettazioni, furti, detenzione illegale di un’arma clandestina e del relativo munizionamento. Quest’ultima rinvenuta durante una perquisizione posta in essere dai Carabinieri il 22 gennaio 2016 in Manfredonia. E’ stato contestato anche il furto aggravato in concorso commesso in Manfredonia il 14 marzo 2013 allorquando si impossessavano di 300 litri di gasolio sottraendoli alla cisterna servente il distributore Agip sito sul molo di levante di Manfredonia, previa effrazione del lucchetto posto sulla cisterna medesima.
L’assistente della Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Foggia, risulta gravato da un’ipotesi di corruzione poiché, con più atti esecutivi del medesimo disegno criminoso al fine di compiere un atto contrario ai propri doveri d’ufficio, dietro promessa di una somma imprecisata di denaro, si è adoperato per l’illecita introduzione all’interno dell’istituto penitenziario di un telefono cellulare. Nella circostanza, a suo carico, sono emerse anche responsabilità per gli accessi abusivi ai sistemi informatici ed a condotte di rivelazione di segreto d’ufficio. 

venerdì 9 settembre 2016

Ancora spari a Foggia. Nel mirino i Trusciuoglio, ma è solo intimidazione

di Nico Baratta

A Foggia pare che la mala abbia ripreso la sua guerra. Alle 20:30 circa son stati sparati alcuni colpi d'arma da fuoco innanzi l'attività commerciale dei Trisciuoglio (altro clan della mala locale con a capo Federico), in Via De Amicis, alle spalle del campo di calcio della parrocchia di San Michele. Non ci sono stati feriti. "Si ricomincia a passeggiare con la paura" la sintesi di alcune affermazioni dei cittadini.
Da una prima ricostruzione delle FF. OO. presenti sul luogo pare che i colpi d'arma da fuoco siano stati indirizzati verso l'auto dei Trisciuoglio, parcheggiata davanti il loro autosalone, colpendo anche una vetrata dell'esercizio commerciale. Sembra a tutti gli effetti un atto intimidatorio. Tuttavia quest'ultimo atto criminale è in scia alle ultime vicende criminali accadute nell'ultima decade foggiana, due attentati a mafiosi foggiani rimasti feriti.

[Il luogo degli spari - foto Voce di Foggia]

giovedì 28 aprile 2016

Foggia, Processo "Corona" sentenze e condanne per la “Società Foggiana”

di Nico Baratta

Sentenze e condanne quasi preannunciate quelle del processo "Corona" dove figurano molti capi dei clan mafiosi foggiani. 51 e mezzo sono in tutto gli anni inflitti agli accusati. Difatti, questa mattina il Gup del Tribunale di Bari, Anna De Palo, con un processo con rito abbreviato e dopo aver accolto le richieste del PM della DDA, Giuseppe Gatti, ha emesso sentenza. Il caso, come detto, è quello denominato “Corona”, l’indagine condotta dai carabinieri del ROS nel luglio 2013.

Tra i condannati spiccano nomi importanti della “Società Foggiana”, la mafia del capoluogo dauno. Francavilla, Sinesi, Triusciuglio, sono solo alcuni dei cognomi di spicco che ieri hanno visto aprire definitivamente le porte delle Patrie Galere. Per alcuni di loro sono stati previsti anche lavori presso una colonia agricola.
Le accuse mosse contro di loro sono di associazione mafiosa, traffico di droga, estorsione, sequestro di persona e detenzione di armi, a vario titolo. L’impianto accusatorio della DDA di Bari e dei Carabinieri del ROS è fondato su prove certe, filmate e registrate in vari eventi. Inoltre, sempre la DDA e i ROS, la mafia foggiana stava stringendo accordi con altre organizzazioni, sia con la mafia garganica, spietata e sempre in lotta tra essa con varie faide, sia fuori regione  particolarmente con i Casalesi e Cosa Nostra.

Al processo, c’è da porre in evidenza che si sono costituite parte civile alcune associazioni antiracket, la camera di Commercio di Foggia, che saranno presenti anche durante l’altro processo che si tiene a Foggia, sempre con rito abbreviato, per altri trenta imputati.

giovedì 10 marzo 2016

Inchieste. Operazione “Malebolge” della GdF: non si esclude complicità della mafia locale

di Nico Baratta

Assunzioni in nero, documenti falsi, nazionalità falsificata, sono alcuni dei reati contestati dalla Guardia di Finanza a chi ieri si è visto indossare le manette ai polsi. L’Operazione Malebolge tuttavia ha diverse tranche e tra queste si presume il coinvolgimento di esponenti mafiosi locali con il preciso compito di controllare il traffico umano, il denaro incassato e porre soluzioni laddove vi fossero controversie sulla loro modalità truffaldina di documentare l’immigrato. Stando a quanto finora emerso, gli agenti delle Fiamme Gialle avrebbero rinvenuto un tariffario per regolare la posizione degli immigrati clandestini. Nel dettaglio le somme sborsate dagli immigrati, perlopiù marocchini, egiziani e qualche cinese, erano di 5000 euro pro-capite, dove 1800 euro come anticipo della contribuzione, 200 euro per il rilascio del codice sanitario, 2000 euro per la falsa assunzione  poi versata alla società che solo sulla carta assumeva lo straniero, società che in realtà non esisteva e 1000 euro per la tassa di emersione. Somme versate da 157 immigrati clandestini a noti esponenti della mafia locale che avrebbero favorito la loro permanenza in Italia con un collocamento falsamente regolare e un permesso di soggiorno artefatto. Lo scopo era quello di incassare denaro per favorire i traffici della mala locale. Insomma un sodalizio che provvedeva alla regolarizzazione della posizione di immigrati clandestini con rilascio di permessi di soggiorno ai sensi del D.Lgs. 109/2012 e al rinnovo di permessi di soggiorno, ove già presenti sul territorio nazionale. Il tutto grazie anche a certificati medici falsi per attestare la presenza sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari prima del 31 dicembre 2011, così da avere accesso alla procedura di “emersione” prevista dal D.L. 109/2012.

venerdì 14 agosto 2015

Cronaca. Pubblicato il testo sullo scioglimento del Consiglio Comunale di Monte Sant'Angelo per mafia

E' stato reso pubblico il Decreto Ministeriale sullo scioglimento del Consiglio Comunale del Comune di Monte Sant'Angelo?. 
Di seguito la lettera del Ministro Angelino Alfano al Presidente della Repubblica Sergio Matterella e alla fine il link del il testo integrale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Scioglimento del consiglio comunale di Monte Sant'Angelo e nomina della commissione straordinaria. (15A06198) (GU Serie Generale n.187 del 13-8-2015)

Decreto del presidente della Repubblica (20 luglio 2015)

Al Presidente della Repubblica

Nel comune di Monte Sant'Angelo (Foggia) sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalita' organizzata che hanno compromesso la libera determinazione e l'imparzialita' degli organi eletti nelle consultazioni amministrative del 6-7 maggio 2012, nonche' il buon andamento dell'amministrazione ed il funzionamento dei servizi.
Tra il luglio 2013 e il marzo 2014 sono pervenute alla prefettura di Foggia circostanziate segnalazioni anonime relative a collegamenti tra sodalizi criminali locali ed alcune ditte utilizzate dal comune, nonche' denunce di danneggiamenti e di episodi intimidatori perpetrati nei confronti di amministratori locali e di figure apicali dell'apparato burocratico.
All'esito dei conseguenti accertamenti delle forze di polizia, disposti per verificare il contenuto degli esposti e per monitorare la situazione in atto, essendo state riscontrate possibili forme di ingerenza e di condizionamento del processo di formazione della volonta' dell'ente, con decreto prefettizio del 2 settembre 2014, poi prorogato, e' stato disposto l'accesso presso il comune, ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
Al termine dell'indagine ispettiva, il Prefetto di Foggia - su conforme parere reso il 21 aprile 2015 dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione del Procuratore distrettuale antimafia di Bari e del Procuratore della Repubblica di Foggia - ha redatto l'allegata relazione in data 23 aprile 2015, che costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalita' organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti per l'applicazione della misura prevista dal citato art. 143.
I lavori svolti dalla commissione d'indagine hanno preso in esame, oltre all'intero andamento gestionale dell'amministrazione comunale, il contesto ove si colloca l'ente locale, con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e le cosche locali ed hanno evidenziato come l'uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato, nel tempo, in favore di soggetti o imprese collegati direttamente od indirettamente a gruppi malavitosi. Per una corretta valutazione degli elementi che suffragano l'adozione della misura dissolutoria assume rilievo la circostanza che sul territorio e' presente un'associazione di tipo mafioso - la cui capacita' di penetrazione nella realta' economica e politica e' riconosciuta con sentenze definitive dell'autorita' giudiziaria - caratterizzata da una pluralita' di gruppi criminali, con forte vocazione verticistica, basata sui vincoli familiari, non legati tra loro da relazioni gerarchiche o di sovraordinazione. Le elezioni che si sono tenute nel 2012 a Monte Sant'Angelo non hanno portato alcun reale rinnovamento della compagine elettiva, che ha governato l'ente con sostanziale continuita'.
Il sindaco aveva rivestito una carica assessorile nella precedente consiliatura; su 16 consiglieri assegnati all'ente, oltre la meta' erano presenti nell'amministrazione eletta nel 2007 e alcuni di essi avevano svolto funzioni assessorili all'interno della giunta. Due dei predetti amministratori hanno rassegnato le dimissioni dalla carica dopo l'insediamento della commissione d'accesso. Il Prefetto di Foggia evidenzia i rapporti di alcuni amministratori e dipendenti comunali con esponenti della criminalita' organizzata locale, derivanti da vincoli familiari o da frequentazioni documentate dalle forze dell'ordine.
Assumono, in tal senso, un valore indiziante i legami, documentati dalle forze di polizia, di uno degli assessori dimissionari con la locale consorteria - legami che in nessun modo possono essere ritenuti occasionali - attestati dalla partecipazione dell'amministratore ad una ricorrenza personale, celebrata da un noto esponente malavitoso, sul quale gravano pregiudizi penali per reati gravi, quali l'associazione di stampo mafioso, l'associazione per commettere omicidi, rapina, estorsione ed altro.
Allo stesso esponente della criminalita' organizzata risultano collegati anche i tre titolari di alcune ditte - di cui e' nota la contiguita' alle locali consorterie - legati tra loro da stretti vincoli parentali, che hanno reiteratamente ricevuto dal comune affidamenti per portare a compimento lavori di competenza dell' amministrazione. Uno dei predetti imprenditori e' presidente del consiglio di frazione, costituito con delibera consiliare del 2010 per assolvere a funzioni consultive, propositive e d'iniziativa di comune interesse per i residenti. Secondo quanto riferisce il Prefetto, detto consiglio risulta ampiamente rappresentativo piuttosto che della comunita' locale, della famiglia dei predetti imprenditori.
Il presidente del consiglio di frazione e' anche titolare di una cooperativa che ha ottenuto affidamenti da parte del comune, anche dopo la costituzione dell'organo collegiale di frazione, ed e' componente di una societa' che assicura la gestione delle attivita' di distribuzione dell'acqua per usi civici, attraverso un consorzio affidatario del servizio. In occasione dell'esecuzione di un'operazione di polizia giudiziaria finalizzata alla cattura di un latitante pluripregiudicato e' stato disvelato un complesso reticolo di rapporti e connivenze che interessano anche due dipendenti del comune ed uno di una societa' partecipata dell'ente, incaricata della riscossione dei tributi.
La Corte d'Appello di Bari, con sentenza depositata il 20 gennaio 2015, ha comminato ai dipendenti comunali una pena detentiva - rispettivamente di anni 3 e mesi 4 di reclusione e 1 anno e 8 mesi di reclusione - tra l'altro per il delitto di estorsione, mentre ha riconosciuto al dipendente della partecipata - oltre ad una misura restrittiva della liberta' personale di anni 2 - l'aggravante del metodo mafioso. Emerge con concretezza, dai fatti sopra indicati, l'insieme dei rapporti interpersonali che correlano esponenti malavitosi agli organi politici, all'apparato burocratico dell'ente ed a rappresentanti del mondo imprenditoriale locale.
Vale ora approfondire il modus operandi dell'amministrazione comunale, analizzando se l'azione amministrativa si sia discostata dai principi di imparzialita' e buon andamento, per coltivare interessi diversi da quelli della collettivita'. Rileva, innanzitutto, a tal proposito, l'impropria commistione di ruoli tra funzioni politiche e funzioni amministrative che non puo' essere letta solo come mala gestio. Se, infatti, e' vero, da un lato, che l'attivita' ispettiva ha rilevato una sostanziale inadeguatezza dell'apparato burocratico sul piano qualitativo e quantitativo, nonche' patologiche forme di disorganizzazione e di disordine amministrativo, e' altrimenti vero che detta situazione ha favorito la permeabilita' di illeciti condizionamenti.
Ma cio' che soprattutto rileva e' la circostanza che la volonta' dell'amministrazione e' stata piegata ai voleri di soggetti controindicati che - esercitando il metodo mafioso - hanno impresso ai fatti di seguito indicati quell'unidirezionalita' rivelatrice dei collegamenti con la criminalita' organizzata e del condizionamento dell'ente. Occorre ribadire che l'accesso ispettivo e' nato dall'esigenza di disporre accertamenti in conseguenza di episodi di danneggiamento ed intimidazione che hanno coinvolto, in soli 10 mesi, amministratori, parenti di amministratori, ex amministratori legati da vincoli parentali con consiglieri in carica, responsabili di settori dell'ente.
Tra i diversi episodi denunciati, appare particolarmente grave l'attentato perpetrato ai danni di beni appartenenti al vertice di uno dei settori nevralgici dell'amministrazione, tale da costituire un elemento di concretezza circa la sussistenza dei presupposti per lo scioglimento del consiglio comunale ed in grado di esprimere, con adeguato grado di certezza, una situazione di condizionamento e di ingerenza della criminalita' organizzata nella gestione dell'ente, situazione che l'art. 143 citato intende prevenire. In occasione della presentazione della relazione conclusiva della commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali, lo scorso 13 aprile 2015, fra le altre motivazioni del fenomeno, e' stata posta in rilievo la circostanza che, «... hanno peso sempre crescente gli episodi connessi all'assegnazione di appalti, all'approvazione di piani regolatori, a clientele....».
Nel caso di specie viene analizzata la procedura di appalto per l'affidamento della gestione dei servizi cimiteriali, il cui iter procedimentale, che originariamente faceva capo al predetto responsabile di settore destinatario delle intimidazioni, e' tuttora in corso. Secondo la ricostruzione della vicenda effettuata dalla commissione d'accesso, sono state presentate due sole offerte, quella dell'attuale gestore - operante in regime di proroga - e quella di un raggruppamento di imprese, asseritamente costituito per partecipare alla gara, il cui amministratore unico e' ritenuto dalle forze dell'ordine vicino alla consorteria mafiosa locale e di cui fanno parte anche soggetti riconducibili, per vincoli familiari, a persone vicine al clan egemone. In data 30 giugno 2015, l'amministratore unico in questione e' stato tratto in arresto per il reato di tentata estorsione poiche', quale presidente di due cooperative di servizi interessate all'assegnazione dell'appalto relativo ai servizi cimiteriali, aveva inviato messaggi minatori all'indirizzo dell'allora responsabile del procedimento, per condizionarlo nell'affidamento.
Il dipendente comunale aveva gia' ricevuto indebite pressioni finalizzate ad orientare la volonta' dell'amministrazione, anche da parte di personale in servizio al cimitero, tra cui figurano persone notoriamente legate alla criminalita' organizzata. E' proprio durante lo svolgimento della procedura di gara che il predetto dipendente ha subito il serio atto di intimidazione sopra menzionato, consistito nell'esplosione di colpi di kalashnikov in direzione dell'autovettura e della saracinesca del garage di proprieta'.
A seguito della vicenda, dopo l'identificazione dei colpevoli a cura delle forze dell'ordine, il citato responsabile del procedimento per l'affidamento dei servizi cimiteriali comunali ha chiesto al sindaco di essere esonerato dall'incarico. Nelle more della definizione delle procedure di gara, la giunta - con delibera del 6 dicembre 2013 basata su una richiesta verbale della ditta interessata alla prosecuzione del rapporto con l'amministrazione comunale - ha disposto la proroga della gestione del servizio, pur essendo il contratto in questione gia' scaduto e senza tener conto della disposizione contrattuale che prevedeva la risoluzione del rapporto alla scadenza del termine convenzionale, senza bisogno di comunicazione di disdetta.
La ditta, che continua a gestire il servizio in attesa dell'ultimazione della gara, annovera tra i propri dipendenti in servizio al cimitero soggetti riconducibili alla consorteria locale. In materia di appalti e' significativa la circostanza che hanno reiteratamente ottenuto affidamenti dal comune le ditte che fanno capo agli imprenditori vicini ad un esponente malavitoso che, a sua volta, intrattiene documentati rapporti con un ex assessore comunale, di cui si e' trattato in precedenza.
Gli affidamenti si connotano per l'impropria commistione di ruoli tra gli organi di indirizzo politico-amministrativo e quelli gestionali, per le irregolarita' nelle procedure di affidamento, con particolare riguardo alla carenza o alla vaghezza della motivazione. Alcune delle aggiudicazioni sono state preventivamente avallate dalla giunta, che ha autorizzato espressamente il ricorso all'affidamento diretto. Si tratta dei lavori urgenti alla rete idrica di una porzione del territorio comunale, della realizzazione di una piazzola ecologica, di opere di manutenzione del cimitero e di strade comunali nonche' di interventi urgenti a ristoro dei danni derivati dalle eccezionali precipitazioni piovose del settembre 2014.
Uno dei titolari delle predette ditte fa parte di un'associazione, costituita nel 2006, alla quale il comune ha concesso - con delibere di giunta del 2012 e del 2013, anch'esse invasive della competenza della struttura burocratica - contributi per il patrocinio di feste e manifestazioni, talora senza considerare il parere contrario del dirigente di settore, motivato da esigenze di equilibrio finanziario.
Anche un'altra vicenda incrocia emblematicamente gli interessi di una delle ditte in questione, che si e' avvantaggiata della decisione del comune di completare, con oneri a proprio carico, alcune opere di urbanizzazione afferenti al piano «particolareggiato di esecuzione» relativo ad un comparto territoriale comunale le cui spese, in base ad apposita convenzione stipulata nel 2000 con il consorzio dei proprietari dei lotti, avrebbero dovuto essere sostenute dai lottizzanti. Con delibera di giunta del 1° luglio 2014, l'ente - nel prendere atto sia della mancata ultimazione dei lavori di urbanizzazione da parte dei proprietari che del deterioramento occorso negli anni a quanto gia' realizzato - ha posto a carico del comune il completamento degli interventi, nonche' la realizzazione delle opere necessarie a salvaguardare la pubblica e privata incolumita'. Dalla delibera e' poi scaturito l'affidamento diretto ad una delle predette ditte, senza alcun riferimento alla situazione di somma urgenza che giustifichi il ricorso all'impresa prescelta ed in assenza delle necessarie indagini di mercato per verificare la congruita' del prezzo dell'intervento.
Anche in questo caso la decisione e' stata assunta nonostante il parere contrario dello stesso dirigente del settore che ha definito il provvedimento non in linea con l'obiettivo patto di stabilita' 2014. Significativa, ai fini della presente relazione, e' la vicenda relativa alla gestione di una vasta area di proprieta' comunale adibita a parcheggio.
Nel 2008, l'amministrazione comunale ha indetto una gara con procedura negoziata, senza pubblicare il relativo bando, asserendo motivi di urgenza ed invitando alcune imprese - tra cui una cooperativa - i cui amministratori sono collegati con esponenti di spicco della locale consorteria. Il servizio e' stato affidato, in via definitiva ed in assenza di un'apparente ragione, alla suddetta cooperativa, ancorche' classificata seconda nella procedura concorsuale, che ha operato - a far data dalla scadenza contrattuale del 17 luglio 2009 - in regime di proroga, fino a che il comune, con delibera di giunta del 14 settembre 2012, ha indetto una nuova gara di appalto, con procedura ad evidenza pubblica, ritenendo necessario assegnare la gestione degli spazi ad un operatore qualificato e specializzato nel settore. La stessa cooperativa, che aveva in precedenza gestito il servizio, e' risultata vincitrice della gara.
Successivamente, la giunta municipale, con delibera del 24 maggio 2013, ancora una volta invasiva delle competenze gestionali, ha affidato alla stessa cooperativa, in base ad una mera richiesta del titolare e al fine di fronteggiare una situazione di grave disagio dei soggetti titolari, la gestione di un ulteriore servizio relativo alla gestione del traffico di una porzione del territorio comunale e dei connessi problemi. Rilevano le motivazioni addotte nella predetta delibera, con la quale si da' atto che il richiedente trovasi in stato di assoluta necessita' e quindi la gestione della sosta di autoveicoli e' un'opportunita' di lavoro.
Con altra procedura, che il Prefetto definisce emblematica del modus operandi ben consolidato a Monte Sant'Angelo, la giunta comunale ha individuato le modalita' di affidamento - attingendo da un elenco di imprese, con il criterio della rotazione - nonche' la ditta alla quale assegnare il diradamento selettivo di alberi, ai fini del rimboschimento, su alcune particelle di proprieta' comunale. In particolare, l'organo di indirizzo politico in carica nel 2011 - i cui componenti ricoprono ancora ruoli istituzionali nell'attuale giunta - esercitando compiti gestionali, ha affidato il lavoro ad una cooperativa agricola, il cui presidente e' legato da vincoli di parentela con un esponente malavitoso.
Nel 2002, l'amministrazione comunale aveva concesso in fitto ad una societa', per un periodo di 5 anni rinnovabili, una cava sita su un terreno di proprieta' comunale. Sulla base di una richiesta di proroga avanzata dal titolare della societa' stessa, il consiglio comunale dell'ente, con delibera del 26 novembre 2012, adottata dopo la scadenza del contratto, ha autorizzato la prosecuzione dell'attivita' estrattiva, senza tener conto della circostanza che il prolungamento della coltivazione della cava non poteva prescindere da una rinnovata valutazione di impatto ambientale (VIA) da parte della regione Puglia, la quale in precedenza aveva fissato in un quinquennio il limite della coltivazione della cava.
Nel 2013, l'assetto societario e' stato modificato, con il subentro di due nuovi soggetti, contigui al clan egemone e, nell'occasione, il comune, pur a conoscenza dei rapporti dei nuovi soci con la criminalita' organizzata, non ha opposto le dovute cautele per impedire la prosecuzione del rapporto. La cava in questione e' stata oggetto di interventi di risanamento, di rilevante importo, affidati ad una ditta a seguito di gara pubblica. In relazione a tale vicenda, secondo quanto emerge dall'ordinanza di misura cautelare emessa dal Tribunale di Foggia il 29 giugno 2015, il predetto presidente delle due cooperative di servizi interessate all'assegnazione dell'appalto relativo ai servizi cimiteriali, arrestato il 30 giugno 2015, ha effettuato minacce finalizzate a bloccare i predetti lavori, per farli eseguire da una ditta diversa da quella che si era aggiudicato l'appalto.
Le vicende analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione del Prefetto hanno rivelato una serie di condizionamenti nell'amministrazione comunale di Monte Sant'Angelo, volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali, che determinano lo svilimento e la perdita di credibilita' dell'istituzione locale, nonche' il pregiudizio degli interessi della collettivita', rendendo necessario l'intervento dello Stato per assicurare il risanamento dell'ente. Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l'adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Monte Sant'Angelo (Foggia), ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi. Roma, 10 luglio 2015

Il Ministro dell'interno: Alfano



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