martedì 26 marzo 2019
mercoledì 7 novembre 2018
Genova, nuovo ponte. Per Romano Baratta è opportuna un’illuminazione eco-friendly per non dimenticare
Author: culttimefoggia |
19:05 |
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«Semplice, evocativa e comunicativa: così sarà l’illuminazione del nuovo ponte di Genova che sostituirà quello crollato il 14 agosto» spiega Romano Baratta, Light Artist e Lighting Designer tra i migliori 40 al mondo under 40.
«Sarà un intervento ibrido tra light art e lighting design. Un nuovo skyline notturno di livello internazionale.
La luce può rendere monumentale un’area che lo richiede. Può dare identità a un luogo antico o a un altro che, seppur recente, è andato distrutto o crollato.
Un monumento leggero –continua Romano Baratta- per non appesantire ulteriormente l’anima di una città gravemente colpita.
Un monumento di luce che silentemente grida al mondo.
L’architettura del ponte che ci sarà non è rilevante. L’idea è adattabile a qualsiasi struttura».
«Una illuminazione che informa sul livello di qualità dell’aria: un ponte che smista e riduce il traffico, non può annullare l’inquinamento atmosferico –incalza Baratta-, ma può essere capace di informare la cittadinanza sul livello di bontà dell’aria. L’illuminazione sarà funzionale al benessere cittadino e farà aumentare il senso critico in merito alla tematica.
Il ponte fino alle 24.00 sarà un rilevatore dell’inquinamento dell’aria.
Luce azzurra per l’aria pulita.
Luce gialla per l’aria mediocre.
Luce rossa per l’aria inquinata.
Dalle 24.00 si attiverà il ricordo. L’essenza del ponte Morandi, i piloni e gli stralli si manifesteranno con la luce per rievocare la loro presenza fisica. Elementi luminosi che sembreranno delle figure umane che allargano le braccia per unire due parti della città ferita.
Per non dimenticare.
Per non dimenticare i sacrifici di chi permise questa grande opera e chi ha perso la propria vita.
Il ricordo è sterile se fine a se stesso; ma –conclude il Light Artist e Lighting Designer Romano Baratta- se il ricordo diventa un monito ma soprattutto azione per il miglioramento fattivo, allora le vite andate perse sono motivo di speranza».
#pernondimenticare #lightingpontegenova
mercoledì 15 agosto 2018
Foggia, con OBERTY GROOVE AND VIALANZA LIGHTSCAPE, il Ferragosto Light Art è targato Romano Baratta
Author: culttimefoggia |
01:40 |
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Oberty Groove e Vialanza Lightscape sono due installazioni di lighting design volute dall’amministrazione comunale in particolar modo dall’assessore Anna Paola Giuliani e del dirigente Carlo Dicesare per esaltare il paesaggio visivo della città per la giornata del 15 di agosto. Un regalo alla cittadinanza in questo giorno di festa.
Oberty Groove vuole evidenziare un monumento importante della città che non è percepito come tale nonostante sia uno dei simboli di Foggia. Si propone quella che potrebbe o meglio dovrebbe essere l’illuminazione di questo monumento. Un intervento di lighting design basato sulla lettura architettonica e storica del monumento, tale da far emergere delle informazioni poco note agli stessi foggiani. Un omaggio ad un grande progettista neoclassico, Luigi Oberty, che Foggia ha avuto l’onore di vedere all’opera.
Vialanza Lightscape, come già dimostrato il 26 luglio, è un nuovo modo di concepire l’illuminazione per le aree pedonali, dove la luce rende il percorso più attraente, conviviale e accogliente. Facilita le relazioni umane e il pensiero positivo. E’ il primo esempio di percorso pedonale di questo genere. Il 27 luglio molti cittadini e commercianti, durante il disallestimento, hanno palesato la loro volontà di mantenere questa illuminazione come permanente. Un evidente segnale che la luce è una forma di comunicazione semplice e diretta, di cui non è necessario conoscere le regole e ne essere dei tecnici per comprenderne i messaggi, ma basta viverla.
Durante i giorni di Light Art il servizio fotografico e video sarà curato dall’Artistic Photographer Vincenzo Baratta.
La luce può migliorare il territorio e permettere alle persone di vivere meglio nelle città. Romano Baratta per il 15 agosto darà un esempio di come è possibile.
Passeggiavo nella solita giungla e
nel solito frastuono di luci.
Ad un tratto una melodia visiva mi invadeva e
mi rendeva leggero in una partitura luminosa.
E’ stato come viaggiare.
15 agosto 2018. Foggia. Puglia.
#obertygroove #vialanzalightscape #pronaofoggia
Romano Baratta Lighting Studio
www.romanobaratta.com
venerdì 10 agosto 2018
1943 di Romano Baratta. Il video del Light Art. Foggia. Giornata della Pace.
Author: culttimefoggia |
00:54 |
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22 luglio 1943. Una data indelebile nella storia di Foggia. Annus Horribilis il 1943, che ha visto decimare la popolazione foggiana e polverizzare una intera città sotto i bombardamenti anglo-americani. Una città tra le più importanti del meridione annientata. L’anno zero, da cui ricominciare.
1 9 4 3 è una installazione di light art, voluta dall’amministrazione comunale in particolar modo dall’assessore Anna Paola Giuliani e del dirigente Carlo Dicesare, che narra alla comunità le qualità di cui è portatrice. La capacità di non piegarsi mai nonostante le alti fiamme, e risorgere dalle proprie ceneri, eleganti e vigorosi. Storia, emozioni e identità alla base dell'intervento. Un racconto storico tramite la luce. Light art come recupero storico e veicolo di marketing per far emergere l’identità di un territorio.
Il punto focale dell’intervento sono le emozioni collegate a quell’anno funesto:
Tomento, angoscia, dolore.
Un intervento, che per due giorni vuole far meditare sull’accaduto per non dimenticare. Non nascondere quella profonda cicatrice che è parte di tutti della propria identità. Il Teatro Giordano assurge ad emblema della città. L’interno come una anima tormentata e dolorante, mentre l’esterno come corpo restaurato, vigoroso ed elegante, dalla quale ripartire.
#1943bomb #pernondimenticare
ad un tratto mille bagliori colpiscono il cuore,
ricordi profondi che non svaniscono al tramonto.
Indelebili lampi assordanti.
il giorno rinasce, ma ora la luce si staglia sui volti
sabato 21 luglio 2018
"1 9 4 3 bomb", così Foggia con Romano Baratta commemora quel tragico bombardamento del 22 luglio
Author: culttimefoggia |
22:53 |
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A Foggia, il 22 luglio 2018, si commemora la “Giornata della Pace”. Romano Baratta, Light Artist e Light Designer, curerà la scenografia luminosa dell’evento, delle vie limitrofe e del Teatro, in particolare il palco dove la famosa cantante Ornella Vanoni, con le sue canzoni, in piazza Cesare Battisti davanti al Teatro Giordano, ricorderà questo evento. “1943 bomb” sarà l’intervento artistico ideato e curato da Romano Baratta, #pernondimenticare ciò che Foggia vuol ricordare e proporre ai posteri, perché la storia è un valore culturale, denso di avvenimenti che hanno caratterizzato Foggia. Le fotografie artistiche che immortaleranno la scenografia saranno curate dall'Artistic Photographer Vincenzo Baratta.
22 luglio 1943. Una data indelebile nella storia di Foggia. Annus Horribilis il 1943, che ha visto decimare la popolazione foggiana e polverizzare una intera città sotto i bombardamenti anglo-americani. Una città tra le più importanti del meridione annientata. L’anno zero, da cui ricominciare.
Foggia è come una fenice, risorge dalle sue ceneri. E’ questo il messaggio che questo intervento di Light Art vuole comunicare. Non è possibile distruggerla. Non è stato possibile nel seicento e nel settecento per azione del terremoto. Non è stato possibile nella seconda guerra mondiale e non lo sarà per mano di nessuno in futuro. La memoria è un valore e Foggia vuole ricordare questo avvenimento per non dimenticare.
1 9 4 3 è una installazione di light art, voluta dall’amministrazione comunale in particolar modo dall’assessore Anna Paola Giuliani e del dirigente Carlo Dicesare, che narra alla comunità le qualità di cui è portatrice. La capacità di non piegarsi mai nonostante le alti fiamme, e risorgere dalle proprie ceneri, eleganti e vigorosi. Storia, emozioni e identità alla base dell'intervento. Un racconto storico tramite la luce. Light art come recupero storico e veicolo di marketing per far emergere l’identità di un territorio.
Il punto focale dell’intervento sono le emozioni collegate a quell’anno funesto:
Tomento, angoscia, dolore.
Un intervento, che per due giorni vuole far meditare sull’accaduto per non dimenticare. Non nascondere quella profonda cicatrice che è parte di tutti della propria identità. Il Teatro Giordano assurge ad emblema della città. L’interno come una anima tormentata e dolorante, mentre l’esterno come corpo restaurato, vigoroso ed elegante, dalla quale ripartire.
#1943bomb #pernondimenticare
ad un tratto mille bagliori colpiscono il cuore,
ricordi profondi che non svaniscono al tramonto.
Indelebili lampi assordanti.
il giorno rinasce, ma ora la luce si staglia sui volti
nell’eleganza splendente del nostro avvenire.
Romano Baratta Lighting Studio
www.romanobaratta.com
venerdì 8 giugno 2018
CHANGE, Ciacianella’s Story, la perfomance light di Romano Baratta al Street Sound 2018 di Lucera
Author: culttimefoggia |
09:00 |
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mercoledì 23 maggio 2018
CHANGE. Ciacianella’s Story di Romano Baratta a Lucera per Street Sound 2018
Author: culttimefoggia |
01:50 |
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mentre si ode un vociare lontano che pian piano aumenta.
Un intenso bagliore rosso affiora da una strettoia
come varco di un tempo antico.
Rassicuranti riflessi che ci raccontano momenti
passati di svago dove il riposo e le parole nutrivano i cuori.
Storie perse che emergono dal buio attraverso
la convivialità di una luce che fu.
#CHANGErb #ciacianellastory #streetsound18
A Lucera il 25 maggio c’è STREET SOUND 2018
Author: culttimefoggia |
01:32 |
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#streetsound18 #CHANGErb #ciacianellastory
Differenti generi musicali per unire tutti in un momento di festa cittadina che vuole ergere Lucera a centro culturale e di movida serale.
Differenti locali proporranno musica e cibo a tema per tutti i gusti e palati, avvolgendo il centro storico in una serata di divertimento e intrattenimento.
Quest’anno Street Sound avrà due Special Guest:
Giuseppe Toziano
+39.320.1546186
giuseppe.toziano@gmail.com
giovedì 19 aprile 2018
Foggia, "FFF. Multiplicity Shape of Fire di Romano Baratta al Festival Libando"
Author: culttimefoggia |
19:58 |
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FFF. Multiplicity Shape of Fire di Romano Baratta al Festival Libando
La rassegna di street food che si svolge a Foggia è immerso in un lightscape avvolgente.
Nel suggestivo centro storico di Foggia, Libando, viaggiare mangiando, la più importante rassegna di street food in Italia, questo anno inaugura con FFF. Multiplicity Shape of fire di Romano Baratta, un lightscape che vestirà il centro di Foggia a nuova luce. Un opera urbana totalizzante dove la luce dialoga con l’architettura in un percorso coinvolgente e conviviale, pieno di concetti sul mondo del cibo e sulla storia della città. Un’opera che unisce light art, lighting design, arte contemporanea e tradizione.
FFF è un progetto di light art e lighting design che modifica il paesaggio visivo urbano, comunica e fa emergere gli elementi basilari di un territorio. Al centro dell’intervento c’è il fuoco come elemento simbolico e basico del festival: il fuoco è all’origine della cucina, della città di Foggia ed è la prima fonte di luce artificiale. Il fuoco come focolare attorno al quale mangiare e stare assieme, viaggiando con i racconti e le proprie storie.
FFF è un racconto storico mediante la luce, dove la narrazione viene vissuta attraverso le sensazioni che sprigiona il lightscape e attraverso la lettura di parole sui palazzi antichi che pongono profonde riflessioni sulle tradizioni, sui legami, sull’attualità e sulla felicità.
Sul far della sera il riverbero
del fuoco si diffonde nelle vie,
caldo e profondo e infonde
al cuore l’antica scintilla
che accende e divampa.
La sua luce ravviva le
antiche strade e ci nutre
l’anima come l’abbraccio
di una madre.
Fiamme generatrici che
ci raccontano la storia
millenaria da dove tutto
ebbe inizio.
#FFFrb #libando18 #cucinamadre
www.libando.com
sabato 14 aprile 2018
Foggia, Libando 2018, la quinta edizione nel segno della cucina madre e della cultura della luce [VIDEO]
Author: culttimefoggia |
00:21 |
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La manifestazione terminerà con una novità assoluta introdotta quest’anno, il Premio Libando.
venerdì 5 gennaio 2018
L’Intervista: Romano Baratta, Light Artist & Lighting Designer «Foggia deve farsi conoscere, sostenendo le sue eccellenze»
Author: culttimefoggia |
21:47 |
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Premiato con il “Lighting Design Award” tra i quaranta migliori light designer "under 40" del Mondo, a Londra presso la London Hilton Park Lane, dalla rivista specializzata britannica “Lighting Magazine”, autorevole magazine del settore, per il lavoro svolto sul fronte del lighting design, la data del 04 maggio 2017 per Romano Baratta rimarrà quell’indelebile giorno che per la prima volta ha coronato con sacrifici, dedizione, studio, tanta passione e caparbietà, quel sogno tanto inseguito, ora raggiunto e trampolino di lancio per future soddisfazioni professionali e personali. Una notizia rimbalzata immediatamente su tutti i media locali, nazionali e internazionali, come testimoniano diverse recensioni su giornali, riviste e web site, del settore, destando interesse e soprattutto riconoscimento verso Romano Baratta per aver portato nel mondo il nome della sua città natale, appunto Foggia e la sua provincia. Romano Baratta da qualche settimana è ritornato da un interessante e formativo workshop tenutosi in terra sudamericana. Difatti dal 6 al 9 ottobre 2017 a San Gabriel Ixtla, Stato del Messico, è stato realizzato dal Brandi Institute for Light and Design un Master Class cui Baratta ha avuto l'opportunità di insegnare, rilasciandoci un’interessante intervista, lunga ma proficua, per rafforzare la conoscenza sulla luce e su quello che si potrebbe realizzare laddove il lighting design e la light art sono poco conosciuti nella loro interezza.
D: Buongiorno dott. Romano Baratta, innanzitutto grazie per aver accettato la nostra richiesta di conoscerla meglio e di poterle porgere alcune domande. Complimenti per il prestigioso riconoscimento e per aver portato nel mondo il nome di Foggia e provincia. Lei è un “Foggiano D.O.C., che nel corso della sua carriera ha sempre portato la Capitanata e le sue peculiarità. È tornato da poco da una Master Class sudamericana. Ce ne può parlare, a benefico anche di chi vorrebbe intraprendere la professione di Light Artist e Lighting Designer?
R: È stata una bella esperienza professionale e di vita. Sono stato invitato in Messico da un lighting designer messicano per insegnare ad un workshop sulla luce, organizzato dal Brandi Institute for Light and Design tedesco. Un workshop dove hanno partecipato professionisti della luce e dell’architettura. Il workshop verteva sul tema a me molto caro: la coesistenza della luce artificiale durante le ore diurne con quella naturale in luoghi aperti. Non si pensa mai alla luce artificiale come elemento per alterare il paesaggio visivo diurno, per alterare la visione di un monumento. È vero che non serve funzionalmente per vedere, ma può essere utile per narrare qualcosa che solo la luce naturale non può fare.
D: Dal Messico cosa ha imparato e cosa Lei ha insegnato?
R: L’esperienza messicana è stata una totale immersione nei colori, nei paesaggi, nella natura, nei sapori del Messico. Una terra eccezionale che negli ultimi tempi è stata più volte colpita da terremoti violenti. È straordinaria la forza dei messicani di andare avanti nonostante le difficoltà. Dal punto di vista professionale è stato interessante vedere l’emozione che sprigionavano i miei insegnamenti e la visione dei miei progetti nei partecipanti. Ho avuto la conferma che quanto faccio ha un valore universale geograficamente. È bello vedere che le ricerche effettuate sono informazioni preziose anche per altri. Umanamente è stato bellissimo condividere con i partecipanti e gli altri insegnanti le ricerche, i progetti, le storie, le culture differenti, le lingue ma soprattutto il tempo. Il tempo per la colazione, il tempo per le riflessioni, il tempo per i progetti, il tempo per i pranzi, le passeggiate, i sorrisi.
D: Se dovesse consigliare questa esperienza a chi La segue, come lo comunicherebbe?
R: Partecipare ad un workshop con la modalità residenza è un valore superiore ai workshop normali, dove una volta finito le ore di corso si va tutti a casa. Si instaura anche la relazione umana con i partecipanti, si entra in sintonia con loro.
D: Lei è stato premiato come uno dei 40 migliori lighting designer under 40 a livello mondiale. Ci racconta le emozioni provate?
R: Sì, è stata una grande emozione e soddisfazione ricevere il premio a Londra dal vice presidente di Osram dr. Gernot Steinlesberger. Fa piacere sapere che oltre ai clienti anche gli addetti ai lavori apprezzano quello che fai, soprattutto quando a farlo sono gli inglesi che non sono per niente amorevoli con gli italiani e nell’ambito dell’arte e del design solitamente ci snobbano spesso. È quindi una doppia soddisfazione. È anche vero che nella giuria c’erano personalità anche di altre nazionalità: americani e tedeschi su tutti.
D: Fra le tante realizzazioni artistiche e progettuali che ha compiuto quale lavoro le ha dato più soddisfazione artistica?
R: Ad oggi, tra i lavori completati, indubbiamente il False Sunset eseguito al Kursaal di Giulianova, dove ho ricreato il riflesso solare del tramonto identico a quello reale, dove però non è possibile, ovvero, sulle coste del Mare Adriatico, appunto dove il sole sorge. Il Sole, tramontando ad ovest dietro la catena montuosa appenninica, non riesce a riflettere la sua luce dorata sugli edifici fronte mare. Con questo intervento ho voluto offrire un momento magico: far vivere e vedere il riflesso di un tramonto sulla facciata del Kursaal. Produrre quell’emozione furtiva di luce dorata è stato come seminare gioia nelle persone. Con questa installazione chi ha potuto godere dell’opera ha visto un tramonto, nei suoi colori, nei tempi scrupolosamente studiati e attuati, nelle sfumature di quel sole che scendendo dapprima accarezza e poi lambisce il lido. Un’interazione tra luci naturali e artefatte che coniugandosi realizzano ciò che la natura compie da altre parti. Uno studio da me sempre intrapreso e in continua evoluzione. Tra quelli ancora non completati sicuramente c’è l’illuminazione della Lanterna di Genova dove l’illuminazione permetterà al monumento di far riemergere la propria storia e quella della città.
D: Una bella soddisfazione quella del “Fulse Sunset”, ma ancor di più un’aspettativa con il Lanterna che non tarderà a sortirne altre. Ora, entrando nel tecnico, secondo Lei, da esperto, quali sono le migliori fonti luminose: quelle ad incandescenza o a LED. E perché?
R: Non esistono fonti luminose migliori di altre ma diventano migliori in base all’utilizzo che bisogna farne. Ogni sorgente ha delle proprie caratteristiche che se sfruttate permettono di ottenere ottimi risultati. Tutto è correlato al loro spettro luminoso e ai materiali dalla quale la luce viene ottenuta. Conoscendo queste informazioni è possibile ottenere il meglio.
LIGHT#20. sunmoonarchitecture. (False Sunset) versione integrale. Italiano from Romano Baratta Lighting Studio on Vimeo.
D: Lei dice il meglio: si riferisce ai benefici di una buona luce, installata bene e secondo le necessità personali di chi la utilizzerà?
R: Il meglio è inteso sia dal punto di vista visivo che fisiologico e psicologico. Per vivere bene abbiamo bisogno di tutte le bande dello spettro anche di quelle UV (ultraviolette)e IR (infrarosse). Poi c’è l’aspetto esperienziale legato alla capacità di alcune sorgenti di creare particolari climi luminosi o di spostare sul piano emozionale dei ricordi apportando benessere, e su questo punto ahimè i LED ancora non riescono a raggiungere i livelli di quelle ad incandescenza.
D: Lo chiediamo a lei che è esperto: per vivere bene l’ambiente come deve essere illuminato? Luce soffusa, calda, fredda, con poca o tanta luce?
R: Tutto dipende di quale ambiente parliamo: domestico, lavorativo, ricreativo, ecc. In quello domestico la luce deve essere prettamente calda e soffusa, magari con alcuni colpi di luce per variare il mood, naturalmente in cucina dove bisogna fare attenzione si può utilizzare una luce più fredda e con flussi maggiori. In ambiti lavorativi per esempio è preferibile quantità alte di illuminamento con colorazione neutra o fredda, ma anche qui dipende dal tipo di lavoro che si esegue. Quanto detto va bene per ambiti operativi ma potrebbero non andare bene per un ufficio di rappresentanza o di un notaio.
D: Premettendo che la luce naturale è la migliore, qual è quella più consigliata?
R: È quella che vi fa stare meglio. Ma per saperlo è necessario affidarsi ad uno specialista. È come se ci chiedessero quale è il cibo che ci fa stare meglio: al 90% non lo sappiamo, ma potremmo saperlo affidandoci ad uno specialista. Che però deve essere un vero specialista e non uno dei tanti venditori di lampade. Maneggiare la luce non è cosa semplice e purtroppo pochi sanno veramente farlo. Quindi non fidatevi facilmente. Detto questo, posso dire che la luce in un ambiente non deve abbagliare, non deve stancare gli occhi, non deve alterare i colori degli oggetti, del cibo o dell’incarnato delle persone, non deve alterare lo spazio compromettendo la sicurezza oppure deve alterarlo per migliorarlo e renderlo fruibile. Comunque consiglio vivamente di stare molte ore alla luce solare perché è fondamentale per sintetizzare la vitamina D ed evitare la depressione e problemi alle ossa e al cuore.
D: Lei è di Foggia e non possiamo non chiederle cosa le piacerebbe illuminare nella sua città che le ha dato i natali. Lei ama la sua terra e lo evidenzia nel suo operato che mai dimentica l’origine. Ebbene, che ci dice?
R: Ehhh…, in primis mi piacerebbe lavorare per la Cattedrale di Foggia. Per esser franco il concept esiste già, in quanto fui contattato dalla precedente amministrazione comunale per occuparmene. Poi tra cambi e burocrazie il progetto non è più partito. Spero vivamente di realizzarlo sia perché ci tengo da foggiano ad illuminare il principale monumento cittadino, ma anche perché il concept stilato permette alla Cattedrale di emergere non solo visivamente dal torpore notturno attuale nel quale è avvolto il centro storico, ma anche culturalmente. L’illuminazione come l’ho concepita fa affiorare anche il passato della Cattedrale prima del crollo del terremoto del ‘600, ricordando il suo indiscusso legame con le “Tre Fiammelle” della Madonna dei Sette Veli e con Federico II di Svevia. È una illuminazione non banale, come purtroppo spesso si vedono per le chiese, ma che enfatizza il carattere e la convivenza tra il medievale e il barocco.
D: Ovviamente la Cattedrale di Foggia non è l’unico sogno nel cassetto. Ce ne sono altri?
R: Infatti non è l’unico! In teoria mi piacerebbe illuminare tutta la città con un lighting master plan per riequilibrare le connessioni e il modo di viverla. Però se devo scegliere dei luoghi, direi la Chiesa delle Croci, la Villa Comunale, la Stazione Ferroviaria, porta importante della città, dove ogni centro urbano dovrebbe riporre attenzione e investire per offrire a chi entra un luogo accogliente e ospitale.
D: Ma qui non c’è solo Foggia; abbiamo una provincia ricca di storia e testimonianze che andrebbero rivalutate e allestite per renderle appetibili e fruibili al turismo. Lei ha qualche sogno per realizzazioni in Capitanata?
R: Certo, la provincia è anche nei miei sogni e nei miei progetti, perché forse qualcosa si sta muovendo. Andando fuori città mi piacerebbe lavorare su Borgo Segezia, al Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo, presso la Fortezza Sveva Angioina e l’Anfiteatro Augusteo di Lucera, fare interventi di lighting sull’esterno della Cattedrale di Troia, per il Castello di Bovino dove tra l’altro ogni giorno va in scena lo spettacolare tramonto con il sole che pian piano scompare dietro i Monti Dauni. Poi c’è, seppur ridotto a un rudere, Castel Fiorentino dove morì Federico II. E lì avrei intenzioni, magari, di progettare e installare un’illuminazione che attragga il visitatore, tale da renderlo un indotto turistico d’eccellenza. Come pure, sempre per valorizzare la nostra storia e incrementare il turismo culturale, il cosiddetto “Castello dei Diavoli”, presso la masseria Ponte Albanito, che come citato dalle fonti del periodo di Federico II di Svevia era una residenza fortificata. Poi ci sono i monumenti medievali di Siponto e Manfredonia e un luogo sui generis, quelle Saline di Margherita di Savoia che offrirebbero spunti artistici luminosi che solo col sale possono essere realizzati.
D: Lei cita luoghi storici e culturalmente importanti del Sub-Appenino dauno. E per lo Sperone d’Italia che offre scorci e anfratti incantevoli, per altro perle incastonate nell’arido Monte Gargano, cosa e dove le piacerebbe lavorare, oltre alla già citata Monte Sant’Angelo?
R: Monte Sant’Angelo rimane il luogo d’eccellenza dove vorrei proporre e realizzare dei miei lavori; c’è un’affinità particolare mistico-religiosa che lega noi della pianura con la dimora dell’Arcangelo Michele. C’è Peschici, Vieste, Rodi, Vico del Gargano, e le loro spiagge ricche di faraglioni, cale e grotte. C’è l’ingresso per la Foresta Umbra e del bosco di San Matteo a San Marco in Lamis, dove con un master plan si potrebbe realizzare una illuminazione d’ambiente per interi paesi dove passeggiare di sera diventerebbe una esperienza sublime. Ovviamente ho citato solo alcuni dei paesi garganici, tutti meritevoli di attenzione per una migliore vivibilità luminosa.
D: Bene, siamo giunti quasi alla conclusione, e chiediamo ai nostri lettori un po’ di pazienza. Ma una domanda è d’obbligo. A Foggia abbiamo saputo che lei fin da piccolo era innamorato dell’arte e della sua storia e cultura. Sappiamo che girovagava per campi, in particolare dove un tempo c’erano infrastrutture e manufatti antichi: vedi Arpinova, Masseria Pantano, la chiesa di San Lorenzo in Carmignano. E girovagava per studiare ritrovamenti. Ma è vera questa storia? Su Masseria Pantano e la chiesa di San Lorenzo in Carmignano si potrebbe intervenire o è tardi? Infine voci dicono che la Tomba della Medusa potrebbe essere ricoperta. Cosa ne pensa lei dopo che son stati investiti fior di quattrini senza mai realizzare ciò che si avrebbe voluto?
R: Sì, è vero. Che ricordi! Ma come lo sapete? A questo punto deduco che siete degli ottimi giornalisti investigativi. Tutto iniziò quando avevo 14 anni e assieme all’amico Giuseppe ci armavamo di tanta buon volontà, passione, scarponi e bici per andare a visitare i luoghi nei dintorni di Foggia dove la storia di un passato glorioso era ancora visibile seppur avvolte difficile da scovare. Facevamo tanti chilometri in bici e non con le super leggere e dotate bici di oggi, ma con delle sgarrupate grazielle. Era sempre una grande emozione scovare e vedere antiche mura medievali, tombe romane, ceramiche federiciani e romane. È stata una grande scuola di storia dell’arte sul campo. Abbiamo avuto modo di comprendere le tecniche di lavorazione e costruzione nonché la grande creatività figurativa e coloristica. Nel 1993 pochi sapevano di luoghi come San Lorenzo in Carmignano, di Masseria Pantano ma anche del convento dei Cappuccini di via Ciano.
La chiesa di San Lorenzo in Carmignano è recuperabile. C’è stato qualche anno fa un accenno di sistemazione per renderlo un museo, ma poi tutto si è, come al solito, fermato. A San Lorenzo in Carmignano sarebbe bello riuscire anche a creare un polo museale più vasto che permetta di far affiorare i resti dell’antico Castrum medievale e del Palacium Pantani (Domus Solaciorum) federiciano. Un sogno sarebbe creare un polo più ampio lungo tutto l’asse che porta dal Palacium al Castrum ed arrivare all’altro Palacium federiciano, nei pressi del Bosco dell’Incoronata, se vogliamo rimanere in ambito medievale. Ma andando oltre si potrebbe includere sullo stesso asse le rovine di Herdonia. Masseria Pantano è già più complesso recuperarla, ma se ci sono i fondi è possibile. Tutto è possibile se lo si vuole. Masseria Pantano sorge poco distante da quella che doveva essere il Palatium Pantani di San Lorenzo. C’è chi pensa che il Palacium fosse più ampio e includesse quindi l’area della masseria con resti nelle strutture basse e chi indica che la masseria fu costruita con resti del Palacium stesso vicino. Ma magari la masseria era semplicemente una delle varie strutture rustiche adiacenti (masserie regie) alla Domus centrale. Questo perché non dobbiamo pensare che il Palacium fosse l’unica struttura esistente ma che ci fossero varie Domus per lo svago non solo dell’Imperatore ma anche della sua corte.
La storia della Tomba della Medusa è davvero l’ennesima brutta figura che facciamo rispetto al nostro patrimonio, ritrovato, recuperato per poi essere nuovamente abbandonato. Una struttura che potrebbe portare turismo sfruttando l’asse Manfredonia-Foggia, dove sorgono bei monumenti medievali e resti archeologici romani. Immaginate se tutti questi siti venissero recuperati creando dei percorsi turistici che sviluppo sarebbe per l’economia della provincia? Tanti stranieri conoscono il nostro mare e le nostre spiagge. Ma nessuno conosce la vastità culturale del foggiano. Foggia nella stessa Italia è vista come una città senza bellezza e spesso sento dire che non c’è niente da vedere. Ma non è vero. Il problema è che questi luoghi non sono visitabili. Come non sono valorizzate le chiese storiche della città, o gli antichi tratturi che sono gli unici esempi in tutta Italia di strade legate alla transumanza. Oggi potrebbero essere recuperate come dei sentieri per il trekking, per le passeggiate e come percorsi ciclabili. Non ci vuole tanto per farlo e i costi sarebbero minimi. La nostra zona potrebbe essere un ottimo luogo per passare delle vacanze e non lo penso solo io ma lo pensava proprio Federico II “Cum solatiis nostris Capitanatae provinciam frequentius visitemus et magis quam in aliis regni nostri moram sepius trahimus ibidem” Foggia purtroppo non si fa conoscere.
D: Siamo davvero alla fine. Sappiamo che qualche settimana fa è sceso a Foggia per lavoro. Ha avuto qualche offerta? Ce ne può parlare, se può, o almeno accennare? Sappiamo anche di un suo contatto a Londra dopo la premiazione. Ha in cantiere altre novità?
R: Sì, effettivamente sono sceso a Foggia per discutere di alcuni progetti che mi sono stati sottoposti sia in ambito privato che pubblico. Come dice il proverbio: se son rose fioriranno…
Grazie per la sua cordiale disponibilità.
NOTE INFORMATIVE
"La luce in sé è percepibile anche senza oscurità, come l'oscurità è percepibile anche senza la luce." Romano Baratta.
Romano Baratta, (Foggia, classe 1979), è un light artist e lighting designer italiano. Laureato all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano in scenografia con 110 lode e bacio accademico, ha conseguito un Master post-laurea in Lighting Design. Dapprima si è diplomato in Decorazione Pittorica presso l'Istituto Statale d'Arte Perugini di Foggia, per poi trasferirsi a Milano dove ha conseguito tutti gli altri titoli di studio.
Nel 2017 è stato premiato e annoverato tra i 40 miglior Lighting designer under 40 del mondo. Le sue installazioni di luce, visionarie e surreali, sono frutto di ricerche e sperimentazioni costanti e assidue. Si occupa solo di luce a 360° dal 2004 effettuando conferenze, docenze, pubblicazioni e progettazione della luce. Ha teorizzato i concetti di Antropologia della Luce, Filosofia della Luce e Clima Luminoso. Docente di Lighting Design dal 2014 presso l’Accademia di Belle Arti di Novara. Nel 2008 ha fondato Lighting Now! Il sito di cultura e riflessioni sull’illuminazione contemporanea. Nel 2011-2012 è stato membro del direttivo dell'Accademia della Luce. Direttore artistico del Contemporary Lighting Context, primo festival di Lighting Ambient in Italia. Ha esposto in gallerie d'arte e musei. Selezionato e premiato in concorsi e mostre internazionali, tra cui La Biennale di Venezia, Premio Codega, Luminale, Milano (fonte Design Week, Darc Awards).
Tra le esperienze artistiche e lavorative di Romano Baratta troviamo, oltre a quella come light artist e lighting designer, quella come costumista e scenografo per il film cinematografico Goliath diretto da Ettore Pasculli e come assistente alla direzione della fotografia alla RAI. Attualmente, oltre a quello già scritto, è direttore del web site di cultura della luce Lighting Now! (come già detto) e moderatore del più importante gruppo social professionale sulla luce. Inoltre è stato citato in un libro “L’Emigrante laureato. 100 eccellenze di Capitanata”, scritto da Ettore Braglia ed edito da Bastogi libri, a testimoniare della sua professionalità che potrebbe far ritorno in terra natia se si avesse consapevolezza e la volontà di chi è preposto a tal fine che le eccellenze sono patrimonio inestimabile da non fa emigrare. I nostri cervelli non devono fuggire, bensì rimanere.
È corretto affermare, a beneficio del lavoro svolto dal dott. Romano Baratta, che il “Lighting Design Award” per l’anno 2017 è stata una scelta compiuta per lavori artistici e progettuali, con pubblicazioni importanti e dopo un’attenta e approfondita analisi dei suo curriculum, cui però il “False Sunset”, ritenuto il suo attuale capolavoro, ha contribuito a tal scelta. Romano Baratta non è nuovo a queste tipologie di installazioni. Difatti è riconosciuto nel mondo dell'arte contemporanea per le sue installazioni spesso visionarie dove la poesia applicata alla luce. La finalità della sua arte è la ricerca e la pura sperimentazione nel campo luminoso e il suo palmares lo testimonia inequivocabilmente. Pertanto è corretto affermare, se non proprio obbligato, che l’osmosi tra luce e architettura in essere o progettata all’occorrenza è un dogma i suoi studi e poi per le sue realizzazioni.
Info Romano Baratta:
- www.romanobaratta.com
- www.lightinglab.it
- www.lightingnow.net
- http://facebook.com/romano.baratta
martedì 25 agosto 2015
Light #20 Sunmoonarchitecture, l’arte della luce in proiezione al Kursaal di Giulianova
Author: culttimefoggia |
20:32 |
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lunedì 10 agosto 2015
Light #19, seconda performance di Romano Baratta al Capitanata Grand Tour
Author: culttimefoggia |
02:15 |
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lunedì 19 gennaio 2015
Dualita' tra la Luce e l'Oscurita'. Metodi di applicazione e rappresentazione della luce
Author: culttimefoggia |
23:29 |
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| "Luce e Ombra" (foto R. Baratta) ndr |
lunedì 11 agosto 2014
Le città di luce: DAMPNUR
Author: culttimefoggia |
22:22 |
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DAMPNUR
Non è possibile rimanere per molto tempo a Dampnur. Non so come facciano i suoi abitanti a viverci. L’illuminazione pubblica di questa città è davvero pessima. Livelli di illuminamento elevati, colore della luce alterata, tendente al verdognolo, nessun senso estetico della distribuzione luminosa, abbagliamento, e altro ancora. Dampnur è l’esempio principe della mancanza di una regia di luce. Nessun piano urbano della luce. Nessun progetto.
La cosa assurda è che i suoi abitanti non si lamentano. I pochi che lo fanno spiegano che la colpa è dell’amministrazione cittadina che pur sapendo dei limiti di questo tipo di illuminazione non fa nulla per migliorarla.
Anche gli addetti ai lavori si lamentano. Si lamentano gli urbanisti, i lighting designer, gli ingegneri e gli architetti. Dicono che c’è poco da fare, visto che la scelta dei corpi illuminanti, delle aziende e dei presunti professionisti è fatta solo sulla base di interessi commerciali che vengono effettuate direttamente dall’amministrazione comunale.
Da una parte, quindi, c’è chi si rende conto dello stato in cui versa l’illuminazione pubblica ma non fa niente per cambiare le cose. Dall’altra la maggioranza: gente asuefatta, abituata al tipo di luce presente. Così asuefatta che non si accorge di vivere in modo limitato e dannoso.
Nessuno fa niente e la città rimane invivibile, soprattutto agli occhi di uno straniero che arriva da altre città.
info:
http://www.romanobaratta.com
http://www.lightinglab.it
http://www.lightingnow.net










































