sabato 27 gennaio 2018

L’intervista. È lucano l’Iron Man della bicicletta. Rocco Mucci campione di Everesting

di Nico Baratta

La notizia è già nota. Ripresa da molti addetti ai lavori che l’hanno scritta su varie testate giornalistiche, blog e siti web vari, l’impresa compiuta lo scorso ottobre, precisamente a metà mese del 2017, da Rocco Mucci ha dell’incredibile. Nel bosco di Rifreddo, in provincia di Potenza, dalle parti di Laurenzana, area impervia, Mucci in 35 ore, cui 27 sui pedali, ha ricoperto la distanza di 449,100 km, raggiungendo quota 8.848 mt s.l.m. tutto d’un colpo, stabilendo il nuovo record di Everesting italiano e primo nel Mezzogiorno d’Italia. Con questa prova Rocco Mucci è entrato nella classifica mondiale della specialità suddetta, così da immortalarlo come l’Iron Man italiano della bicicletta.

Rocco Mucci non è un professionista sulla bici, ovvero non vive di bicicletta. Lavora a turni presso un’azienda alimentare di fama mondiale, perciò alternandosi tra turni (tutti e tre), famiglia e sport. Un’impresa da pochi, che solo con volontà, spirito di sacrificio e tanta, ma tanta passione, spinge il bikers lucano a simili prodezze.

L’Everesting per chi non lo conosce è una specialità che mette a durissima prova il partecipante, che nei mesi di preparazione deve ben dosare le energie, controllare la nutrizione, rilassarsi mentalmente e condurre una vita sana, perseverante e all’insegna dell’obiettivo prefissato. Nello specifico l’Everesting è un percorso scelto dal bikers che in una sola volta deve raggiungere quota 8.848 mt s.l.m.

Rocco ce l’ha fatta e a poco meno di un’altra impresa, appresa durante l’incontro e che vi faremo conoscere nel proseguo di questo articolo, ha voluto rilasciarci un’intervista.

D: Rocco, in lei si legge negli occhi tutta la soddisfazione della riuscita dell’impresa. Definirla Iron Man è un dovere. Cosa la spinge a sfidare se stesso?

R: La voglia di confrontarmi, la passione per lo sport estremo, di stabilire una vicinanza quanto più vicina con la natura e, rispettandola con onore e timore, sfidarla nella sua intima grandezza e potenza.

D: Ci spiega in poche parole cosa è l’Everesting?

R: È una prova di resistenza che ha lo scopo di raggiungere la quota di dislivello positivo di 8.848 mt, che poi è pari all'altezza del monte Everest; ecco perché si chiama Everesting. In sostanza si sceglie una salita da ripetere più volte fino al raggiungimento del dislivello (8.848 mt). In Italia chi organizza questo evento è l'Everesting Italy, con l’internazionale Hells 500, appoggiandosi agli organizzatori Australiani che ne certificano la realizzazione e la riuscita. Ciò è possibile attraverso un’App che si scarica sul cellulare e che si chiama Strava, dove confluiscono tutti i dati certificandoli.

D: Come è stato anticipato nella premessa, lei ha ricoperto una distanza di 449,100 km, in 35 ore cui 27 sui pedali, fino a raggiungere la fatidica quota di 8.848 mt s.l.m. Come è andata l’impresa? Ci può raccontare le emozioni, le fatiche, il dopo gara?

R: Ha detto bene, fatiche, emozioni e dopo gara, tutte sensazioni che oggi a distanza di tempo sono riuscito a metabolizzare e raccontare con il senno di poi. Tanto per esser precisi ho raggiunto quota 8.860 mt. s.l.m., nel tempo e distanza già descritta, con una salita di 10,7 km con pendenza media del 6%, ripetendola per ben 20 volte e mezza. È ovvio che come tutte le prove di resistenza devi avere le basi per poter affrontare una simile fatica. Quindi tanto allenamento, soprattutto in salita, controllando e curando con certosina perseveranza nei mesi precedenti l’alimentazione e riposo nei giorni prefissati dalla scheda di allenamento. E si, perché se non si programma una scaletta l’impresa difficilmente si raggiunge e si termina. Ma questa è una regola che vale per tutti gli sport e per la vita quotidiana, che come la mia deve alternarsi tra lavoro a turni e famiglia. Devo dire che durante la prova ho sofferto molto il freddo della notte, perché la salita che ho scelto, appunto detta di Rifreddo, arriva fino a quota 1.085 mt s.l.m., con una temperatura minima che scende fino allo 0° C. Si figuri che durante la discesa il sudore diventava ghiaccio. Fortunatamente durante il giorno il sole era caldo e potevo riprendere vigore. Devo dire che per questa prova mi sono alimentato bene tant’è che non ho avuto altri problemi. Posso dirlo: è stata la gara perfetta. Tuttavia dopo qualche giorno ho risentito dei postumi post-gara, dolori soprattutto alle mani e al fondoschiena, ma è normale.


D: Quando ha accettato la sfida con se stesso sapeva che mai nessuno c’era riuscito?

R: A dir il vero non avevo mai sbirciato le precedenti classifiche. Quando l'Everesting Italy, con la Hells 500, ha lanciato la sfida non sapevo dei precedenti record. Ho accettato e basta. L’ho fatto anche per aiutare, con una raccolta fondi, un’associazione che ringrazio, la +Watt Monat Wilson, che si occupa di bambini affetti dall’omonima sindrome. L’ho fatto con fierezza e sono pronto a ripeterlo. A fine gara, perciò ho appreso che mai nessuno in Italia ha superato questa prova ricoprendo i chilometri fatti da me. Perciò posso dire, con tanto di certificato, che sono il detentore del primato italiano. Per me è una grande soddisfazione.

D: Una curiosità che penso ogni lettore si stia chiedendo: a fine gara si è pesato? Ha perso chili?

R: Comprendo… Si, durante la gara ho perso 5 kg in soli 2 giorni. Mi sono alimentato con barrette proteiche, con pollo e riso. Ma ora è tutto ok e sono nuovamente in fase di preparazione pre-gara. Ovviamente sono stato seguito da esperti nutrizionisti e allenatori sportivi. Ad ognuno il suo e con le competenze e professionalità adeguate, altrimenti si rischia molto in termini di salute. Sia Chiaro e ci tengo a ribadirlo per chi vorrà intraprendere qualsiasi attività sportiva.

D: Pre-gara? Come, già è pronto per un’altra sfida? Ce ne può parlare, anticipandoci qualcosa?

R: Certo! Ad aprile del 2018, perciò fra poco, gareggerò alla Race Across Italy, una gara di 878 km, con circa 10.000 mt di dislivello da ricoprire in un tempo massimo di 42 ore. Questa è una gara che attraversa l'Italia centrale, dal Mar Adriatico al Tirreno con andata e ritorno, attraversando tre regioni (quattro per essere precisi, Abruzzo-Marche-Lazio e Molise), per due volte sull’Appennino, partendo e arrivando a Silvi. Insomma, parafrasando un mio attore corregionale, anche io ma sulla bici farò la mia coast to coast.

Grazie Rocco.

©NicoBaratta all rights reserved - Tutti i diritti sono riservati

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