mercoledì 24 maggio 2017

Tracheomalacia e l’infanzia rubata dalla malasanità


Di seguito si riporta un comunicato stampa dell'Associazione Antiracket Capitano Ultimo Onlus.

[Scriviamo facendo appello all’art. 18, all’art. 21 e all’art. 28 della Costituzione della Repubblica Italiana

Potremmo parlare di una carenza generica della prestazione dei servizi professionali rispetto alle loro capacità che causa un danno al soggetto beneficiario della prestazione. Come potremmo parlare di malasanità. D'altronde è la stessa cosa, detta con più parole, intrinseca nel suo significato. Giornalisticamente la malasanità è la cattiva gestione dell'assistenza sanitaria, causa di disservizi, scandali, errori, e tutto ai danni del cittadino, che può essere anche un medico. Ma qui non è un medico ad essere incappato nella morsa della superficialità di qualche professionista dal camice a volte bianco, a volte verde. Si tratta di una bambina, oggi sedicenne, che fin dalla tenerissima età, circa tre anni, ha convissuto con un malattia congenita che l’ha sottoposta ad un calvario tuttora in corso, e che purtroppo peggiora. Per motivi di privacy chiameremo Maria la giovane vittima della malasanità locale. Maria è nata a Torremaggiore. Ora risiede con i suoi genitori a San Severo, che da oltre un decennio, oltre al calvario medico per far curare il frutto del loro amore, hanno intrapreso azioni legali contro alcuni medici e sedi di loro appartenenza e pertinenza lavorativa. Maria è affetta da una malattia congenita e rara, gravemente invalidante: la Tracheomalacia, seppur in forma secondaria, ovvero “caratterizzata dalla presenza di una zona localizzata di debolezza della parete tracheale, associata ad anomalie mediastiniche (compressioni ab-erinseco da parte di strutture cardiovascolari, masse, malformazioni esofagee). La sintomatologia è la stessa delle forme primitive e, anche in questo caso, la diagnosi è in prima istanza endoscopica, anche se indagini radiologiche (TAC, Risonanza Magnetica) possono aiutare nella definizione eziologica. Il trattamento cardiochirurgico o chirurgico prevede l'eliminazione o l'allontanamento della struttura che esercita la compressione (es. aortopessi)” come descritto dai medici e professori dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova (leggi il link: http://www.gaslini.org/servizi/Menu/dinamica.aspx?idSezione=21078&idArea=24497&idCat=24499&ID=24505&TipoElemento=categoria). In altre parole Maria ha difficoltà a respirare, tossisce e spesso si ritrova in apnea, compromettendo l’adeguata ventilazione polmonare e perciò la vita. Una malattia frutto della superficialità di quei medici che dovevano fin dall’inizio diagnosticarle la causa della Tracheomalacia, ovvero l’anello vascolare in doppio arco aortico. Definita “secondaria” perché nel caso di Maria causata la Tracheomalacia interessa, nel caso specifico, non tutta la trachea localizzando il problema al terzo anello medio e distale. 

Noi dell’Associazione Antiracket Capitano Ultimo – Onlus come ben sapete ci occupiamo prevalentemente di avvenimenti legati a fatti di cronaca della criminalità, del racket, dell’usura. Il “prevalentemente” è precipuo ad allargare la sfera di interessamento ad altri fenomeni criminogeni: bullismo e cyberbullismo, Stupri, mobbing, gaslighting, femminicidio, molestie sessuali e psicologiche, casi giudiziari e abbandono dei collaboratori di giustizia, e tanti altri. Insomma, siamo contro ogni forma di sopruso e abuso, affiancando le vittime, supportandole e schierandoci se necessario anche come parte civile. E giacché riteniamo che il caso che ci è stato sottoposto, avallato da documenti medici e giudiziari in nostro possesso (non coperti da segreto istruttorio, perciò divulgabili), è un sopruso, noi lo sosteniamo. Fatevene una ragione, o Voi che vorreste il contrario. 

La storia è lunga, piena di avvicendamenti e tortuose vie per addivenire e soluzioni mediche per curare la grave malattia di Maria. Fin da quando nacque Maria manifestò sintomi che dovevano ricondurre alla corretta diagnosi i primi medici che l’hanno assistita; episodi di tosse, dispnea, frequenti malattie delle vie respiratorie. Ed invece nulla di fatto, tant’è che la paziente fu curata semplicemente secondo la farmacologia delle comuni malattie delle vie respiratorie. Poi dopo il secondo anno di età, prossimo al terzo, un calvario fisico e psichico, Maria fu ricoverata (in data 01-03-2004) presso la Divisione Pediatrica del P.O. di San Severo dell’Ospedale T. Maselli Mascia dove la piccola martire fu trattata con farmaci pertinenti a una laringite, poi a una tosse persistente e dopo ancora perfino a reflusso gastroesofageo, con una diagnosi dimissionaria dal ricovero di “Raffreddore comune in soggetto con stridore laringeo”. I giorni passavano, i mesi pure e Maria non dava segno di miglioramenti. Perciò i genitori decisero di portarla presso l’U.O. Pediatrica del P.O. della Casa di Sollievo della Sofferenza di S. G. Rotondo (28-03-2005), dove fu sottoposta a diversi esami più specifici, svolti anche in altre date e con una biopsia, perciò un intervento invasivo e svolto in anestesia totale, per una esofagogastroduodenoscopia in modo da consentire al medico di guardare direttamente all'interno di esofago, stomaco e duodeno, rilevando eventuali patologie. L’esame non diede riscontri rilevanti giacché la patologia non era quella. E Maria continuò a soffrire e ad essere curata per una laringotracheite e poi per un laringospasmo, diagnosticati dal P.O. di San Severo, in seguito a malesseri episodici che l’affliggevano. 

Come vedete e come potrete comprendere in seguito, Maria fu curata male, per diagnosi palesemente sottostimate dei medici che la visitarono e delle relative strutture mediche, seppur la fenomenologia poteva ricondurre ai comuni malori sopracitati. Ma un medico, un professionista, non può fermarsi al primo sintomo, deve approfondire allorquando si trova innanzi a una bambina nata con parto cesareo in posizione podolica che manifestava sintomi frequenti per problemi respiratori. Nel frattempo le condizioni fisiche di Maria peggioravano per l’anello vascolare in doppio arco aortico non diagnosticato e la Tracheomalacia avanzava inesorabilmente. 

La svolta si ebbe a Maggio, e precisamente il 17-05-2007, ben tre anni dopo il primo intervento farmacologico, tra l’altro inefficiente. Se i medici locali avessero diagnosticato la patologia congenita rara, Maria non avrebbe subito tutto quello che sta passando. Una superficialità medica che l’ha condannata a una vita sofferente se la patologia che ha causato la Tracheomalacia fosse stata diagnostica subito, per esser chiari. A maggio 2007, presso la l’U.O. di Chirurgia Pediatrica dell’Ospedale Gaslini di Genova, dopo un’accurata diagnosi, Maria fu sottoposta a due delicati interventi chirurgici; il primo di “sezione sutura del legamento arterioso e sospensione della parete terminale dell’arco aortico sinistro al piede della succlavia sinistra” per “arco artico destro con succlavia sinistra retroesofagea e legamento arterioso sinistro”, il secondo, in data 29-05-2007, per una complicazione consistente nella perdita linfatica, dovuta appunto al peggioramento nel tempo dell’anello vascolare in doppio arco aortico, causa della tracheomalacia, che ha costretto di fatto i chirurghi ad intervenire tempestivamente. 

Il tutto è riportato nelle varie perizie mediche dei CTU -Consulente Tecnico d’Ufficio- e dei CTP - Consulente Tecnico di Parte- che hanno trattato il caso, cui noi abbiamo le documentazioni dovute. Perizie di parte, dei genitori di Maria, delle U.O. mediche chiamate in causa e per conto degli relativi istituti assicurativi, dove si parla anche di difetto embriogenetico perciò presente nel periodo pre-natale. E si, perché ora il tutto gravita intorno al risarcimento dei danni subiti e perciò in mano ai magistrati. Perizie che contraddicono le precedenti, integrate poiché l’una o l’altra parte chiede spiegazioni o, addirittura, afferma di non aver risposto ai quesiti richiesti, perizie richieste da magistrati che nel tempo si sono succeduti e che hanno conferito a più professionisti –CTU- per evitare vicinanze, e perciò garantire l’estraneità, a rapporti professionali con le strutture ospedaliere di San Severo e di S.G. Rotondo, e con l’ente ASL di Foggia. 

Oggi Maria è quasi maggiorenne. La Tracheomalacia l’ha segnata e con essa le difficoltà respiratorie cui è sottoposta. Va a scuola e non può svolgere attività motorie ed anche ludiche che richiedono sforzi. Per lei la vita continua, seppur spezzettata, a volte piatta e incolore e senza particolari sensazioni che una giovane vita vorrebbe e dovrebbe avvertire, comprendere, goderne. Una vita che oggi è materia giudiziaria giacché le aule dei tribunali hanno già ospitato il caso, passato tra più mani togate e spesso rinunciatarie e che, sotto richiesta del giudice che oggi si occupa del caso, è prossima a una conciliazione forzata poiché i genitori di Maria non vogliono conciliare, ma far condannare chi ha “condannato Maria”. Una vita senza aiuti da parte di chi si dovrebbe occupare di persone invalidate poiché nel luglio 2015 la Commissione Medica per l’accertamento dell’Invalidità dell’ASL di Foggia non ha riconosciuto a Maria l’invalidità e perciò le “agevolazioni” del caso: è nero su bianco nel documento n° 3930677705517 dell’ASL FG. Sembra quasi che Maria abbia ricevuto la beffa dopo il calvario. Difatti nell’ultima perizia del CTU di parte medica e perciò assicurativa, è stato proposto solo il 18% del danno subito da Maria da parte dei medici e degli ospedali locali citati in giudizio dai suoi genitori. Un punteggio irrisorio, di 148mila euro di risarcimento danni che non sono stati graditi dalla parte offesa e che sarà oggetto di discussione nelle aule del tribunale e decisione del relativo magistrato. I genitori di Maria e la stessa vittima chiedono giustizia, che i colpevoli paghino per le loro colpe; i soldi sono solo un “additional” allo status quo e che servono e serviranno per future visite mediche e farmaci (quello che oggi l’ASL FG non eroga per un’invalidità non riconosciuta). A tal fine non possiamo esimerci nel ricordare alle parti in causa, sia a chi chiede i danni, sia a quelle istituzionali del caso, che sono l’ASL FG, i loro CTU, le aziende ospedaliere locali di San Severo e S. G. Rotondo, le loro compagnie assicurative, che con il Decreto Legge n.69/2013 è stata introdotta una norma, immediatamente in vigore per l’importanza del profilo processuale, che regolamenta eventuali conciliazioni tra le parti. Si tratta dell’ex art. 185 bis c.p.c. che testualmente recita: “Il giudice alla prima udienza ovvero fino a quando è esaurita l’istruzione, deve comunicare alle parti una proposta transattiva o conciliativa. Il rifiuto della proposta transattiva o conciliativa del giudice, senza giustificato motivo, costituisce comportamento valutabile dal giudice ai fini del giudizio”. E ciò è detto e soprattutto scritto nel penultimo verbale di udienza del 21/12/2016 che avrebbe dovuto sciogliere le riserve. Un passaggio dovuto che i magistrati svolgono, ma che può essere impugnato da chi chiede i danni, poiché i genitori di Maria, lo ripetiamo, vogliono che i medici e le relative strutture cui Maria ha subito il ritardo della diagnosi –riconosciuta dalle perizie dei CTU e CTP- paghino per il danno subito, per la loro superficialità, per non aver approfondito. 

A fine aprile si doveva svolgere l’udienza sperando che il magistrato decidesse affinché la giustizia cammini di pari in passo alla legalità. Invece, ecco un nuovo inciampo giurisprudenziale. Con la sentenza del 26/04/2017, Prot. n° 5172/2010 R.G.A.C.C., il Tribunale di Foggia ha disposto nuove perizie conferendole ad altri due CTU, nominati dallo stesso giudice. La motivazione dell’ordinanza, nel dettaglio della sentenza prodotta, è riconducile «… a risultati diametralmente opposti (dei due precedenti CTU ndr.), oltre a non aver adeguatamente risposto ai quesiti sottoposti dal giudicante ed alle osservazioni delle parti…». Con ciò il Tribunale ha disposto «…la necessità di nominare un collegio di medici specialisti in medicina legale e cardiochirurgia pediatrica, rispettivamente individuati nelle persone dei prof.ri ….c/o l’Università “Alma Mater Studiorum di Bologna e … c/o il Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna…». Una decisione che in altre parole riporta la causa in atto al punto di partenza, all’anno 2013. E tutto perché, secondo il giudice le perizie prodotte, come detto, erano discordanti pur essendo state prodotte da CTU sempre al di fuori del Circondario dell’intestato del Tribunale, ovvero da quello delle parti in giudizio, dell’ASL FG e Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di san Giovanni Rotondo. Ora Maria, e i suoi genitori, devono attendere il 05/07/2017, e precisamente alle ore 11:30, non per conoscere gli esiti, bensì per il conferimento dell’incarico ai CTU con annesso giuramento. Nel frattempo i tempi si dilatano, come accade molto spesso nella giustizia, una macchina sempre più lenta. 

Non resta che dire che a Maria è stata rubata l’infanzia e questo non ha prezzo; che i colpevoli paghino per avergliela sottratta. 

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